Vescovi fiamminghi: sì a benedizioni coppie gay usando Amoris laetitia

La decisione dei vescovi di lingua fiamminga di rendere pubblica una “liturgia” per la benedizione delle coppie omosessuali si pone in aperto scisma con la Chiesa, ma il documento utilizza Amoris laetitia per giustificarsi. Toccherà al Papa stabilire se l’interpretazione di AL e del processo sinodale da parte dei vescovi fiamminghi sia andata troppo in là oppure no. Ammesso che non assuma una posizione di “neutralità disarmata”.

di Luisella Scrosati (21-09-2022)

La decisione dei vescovi di lingua fiamminga – Josef De Kesel (Malines- Bruxelles), Johan Bonny (Antwerp), Lodewijk Aerts (Bruges), Lode Van Hecke (Ghent), Patrick Hoogmartens (Hasselt) – di rendere pubblica una “liturgia” per la benedizione delle coppie omosessuali arriva ad una settimana dalla prossima visita ad limina: parole e preghiera introduttive, preghiera di impegno reciproco della coppia ad essere reciprocamente fedeli, preghiera della comunità perché «siano forti e fedeli», Padre nostro, preghiera finale e benedizione. Con tanti saluti al piccolo dettaglio che non si tratta di un matrimonio e che i due non sono un uomo e una donna. Ovviamente si tratta di una traccia, che può essere modificata a piacimento nel contenuto e nella forma, in accordo con “l’accompagnatore pastorale” della coppia.

A darne per primo la notizia è il quotidiano olandese Nederlands Dagblad. Secondo l’arcivescovo di Bruxelles, nonché Presidente della Conferenza Episcopale del Belgio, e gli altri vescovi fiamminghi, l’iniziativa sarebbe una risposta alle frequenti richieste di coppie omo, che «chiedono durante gli incontri pastorali un momento di preghiera per chiedere a Dio che benedica e perpetui questo impegno di amore e fedeltà». Amore e fedeltà che ormai sono le etichette di un contenitore dell’indifferenziata, dentro il quale finisce ogni tipo di perversione dell’amore autentico; salvo poi rimarcare ipocritamente che deve rimanere chiara la differenza «con ciò che la Chiesa intende per matrimonio sacramentale».

Il signor Willy Bombeek, autodefinitosi «religioso e omosessuale o omosessuale e religioso: non importa l’ordine», per anni responsabile dell’educazione cattolica nelle Fiandre, e ora designato come responsabile di un apposita sezione per le coppie omosessuali all’interno dell’Ufficio interdiocesano di pastorale della famiglia, rispondendo a I. MEDIA, non ha alcun dubbio sul fatto che  questa liturgia intenda propriamente «benedire la loro unione, questo amore, questa fedeltà». 

Entrambe le dichiarazioni cozzano frontalmente con quanto l’allora Congregazione per la Dottrina della Fede aveva stabilito nel Responsum del 22 febbraio 2021. Nel testo si sottolineava infatti che le benedizioni di coppie omosessuali, di per sé richiamano l’analogia con il matrimonio, anche se poi a parole si dice altro: «Poiché le benedizioni sulle persone sono in relazione con i sacramenti, la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita, in quanto costituirebbe in certo qual modo una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale». Inoltre si distingueva con accuratezza tra la liceità della benedizione della singola persona con inclinazione omosessuale e l’illiceità della benedizione della coppia: «La risposta al dubium proposto non esclude che vengano impartite benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale, le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale, ma dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni. In questo caso, infatti, la benedizione manifesterebbe l’intenzione non di affidare alla protezione e all’aiuto di Dio alcune singole persone, nel senso di cui sopra, ma di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio».

Pare però che non esista una traduzione in fiammingo per esprimere che qualcosa è oggettivamente ordinato alla volontà di Dio. Di fatto, il comunicato originale in fiammingo di ieri (qui disponibile in traduzione inglese) ignora completamente il Responsum e cerca invece un appoggio, a onor del vero piuttosto stiracchiato, nel § 250 di Amoris Laetitia, che invita al rispetto delle persone con orientamento omosessuale; ne risulterebbe un’improbabile equazione: rispetto delle persone=rispetto delle loro scelte=benedizione. Da parte sua Bombeek stima che «quanto accaduto qui si sposi molto bene con il cammino sinodale che il Papa vuole con la Chiesa: si è passati dal basso, da iniziativa personale condivisa con altri, ai vescovi». Ciò che conta, insomma, è l’itinerario dal basso.

Famille Chrétienne riporta infine le ulteriori dichiarazioni di un anonimo responsabile della Conferenza dei vescovi fiamminghi: «”Non è una dichiarazione contro il Vaticano […]. È una risposta all’invito di papa Francesco contenuto in Amoris Laetitia”, prosegue, ritenendo che l’esortazione apostolica “che proviene da un sinodo” ha più peso di una dichiarazione di un dicastero». 

Sarà. In ogni caso toccherà al Papa stabilire se l’interpretazione di AL e del processo sinodale da parte dei vescovi fiamminghi sia andata troppo il là oppure no. Ammesso che non assuma una posizione di “neutralità disarmata”. A prescindere da ciò, tutto il mondo giornalistico ha salutato – piuttosto positivamente – la decisione di benedire le coppie omosessuali come uno strappo o una sfida lanciata contro il Vaticano; termini che, dal punto di vista cattolico, traducono uno scisma.

Si pensava di dover sorvegliare i confini del Reno e si scopre che l’affondo viene dal Belgio. Ormai pensare ad una unità nella Chiesa cattolica è semplicemente un miraggio. Benedire le coppie omosessuali? A Roma si dice “no”; a Bologna, con accento romanesco, si risponde “e vabbé”; nelle Fiandre si dice “sì”. E si procede spediti, facendo spallucce di quel che si è detto e si potrebbe dire Oltretevere.

(Fonte: La Nuova BQ)

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