Il doppiopesismo disciplinare del Vaticano

Quanto è avvenuto negli ultimi anni ha mostrato che un vescovo cattolico può essere rimosso dall’incarico per cattiva condotta, a meno che non goda del favore di papa Francesco. Due giornalisti hanno illustrato la questione.

di Phil Lawer (30-06-2022)

Quanto è avvenuto negli ultimi anni ha mostrato che un vescovo cattolico può essere rimosso dall’incarico per cattiva condotta, a meno che non goda del favore di papa Francesco. Due giornalisti hanno illustrato la questione.

Per Catholic World Report, Christopher Altieri racconta la sorprendente saga del vescovo argentino Gustavo Zanchetta, ex titolare della diocesi di Orano, ora incarcerato in Argentina per abusi sessuali. Un tribunale civile lo ha ritenuto colpevole, ma un tribunale ecclesiastico non è arrivato a conclusioni definitive e, incredibilmente, il canonico che ha difeso Zanchetta sta ora indagando sui suoi accusatori, con l’approvazione del Vaticano, “su incarico diretto dal Santo Padre”.

Dopo aver elencato i passi fatti da papa Francesco per proteggere Zanchetta (fra l’altro portandolo a Roma per evitare indagini in Argentina, creando per lui un nuovo incarico in Vaticano), Altieri scrive: “Si suppone che papa Francesco non sia realmente intenzionato a rovinare la salute psicologica e spirituale del clero di Orano, in Argentina. Si suppone che Francesco non si preoccupi di distruggere quella poca fiducia nella propria guida che può ancora esserci tra i fedeli di quel luogo. Si suppone che Francesco non intenda prendere in giro la legge, il governo e il buon senso. Ma sta diventando sempre più difficile da supporre”.

Sul National Catholic Register, Edward Pentin confronta il trattamento riservato dal Vaticano a due prelati: il vescovo Daniel Fernandez Torrez, rimosso dalla diocesi di Arecibo (Porto Rico) e il vescovo Richard Stika, che invece resta al timone a Knoxville, nel Tennessee.

Monsignor Fernandez ha protestato contro la sua rimozione, definendola “totalmente ingiusta” e da marzo sta cercando un incontro con papa Francesco e una spiegazione per la sua rimozione, nessuna delle quali gli è stata concessa. Il suo unico “reato” noto consiste nell’essere in disaccordo con altri vescovi di Porto Rico, in particolare con l’arcivescovo Roberto Gonzalez Nieves di San Juan. Ironia della sorte, allo stesso arcivescovo Gonzalez è stato chiesto di dimettersi, anni fa, a causa di denunce che includevano – indovinate – un’omissione nei confronti dei sacerdoti accusati di abusi. Ma Gonzalez resta in carica e Fernandez è fuori.

Quanto al vescovo Stika, egli è ancora a Knoxville, nonostante una serie di gravi lamentele sulla sua gestione dei casi di abusi. Il Vaticano ha condotto un’indagine sulla sua leadership e i risultati sono arrivati a Roma, ma ad oggi non è stata intrapresa alcuna azione nei suoi confronti. E forse, per quanto ne sappiamo, non ne verrà mai intrapresa una. E sappiamo quali denunce sono state presentate contro monsignor Stika, mentre ancora non conosciamo la natura delle denunce contro monsignor Fernandez.

Guardando alle evidenti disparità nella gestione da parte del Vaticano dei casi disciplinari che coinvolgono i vescovi, un prelato di Roma (che purtroppo ha scelto di parlare in modo anonimo) ha detto a Pentin: “Temo che le decisioni dipendano molto da chi sono gli amici del vescovo accusato e da quanto hanno l’orecchio teso a ciò che dice il Papa”.

(fonte: catholicculture.org; traduzione: aldomariavalli.it)


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