Mediazione e diplomazia

Breve e interessante commento del vaticanista Giuseppe Rusconi al celebre colloquio di papa Francesco col CorSera.

di Giuseppe Rusconi (08-05-2022)

Il Corriere della Sera è stato scelto da papa Francesco (o chi per lui) per un’ampia intervista – soprattutto in materia di Ucraina — pubblicata sul giornalone milanese (il più venduto in Italia) martedì 3 maggio 2022. L’intervista non è certo priva di interesse: segnaliamo ad esempio la lode — uno stimolo genuinamente rivoluzionario — di Francesco per i portuali di Genova, che a suo tempo rifiutarono di trasferire su un cargo un carico di armi per lo Yemen (“Un bel gesto. Ce ne dovrebbero essere tanti così”).

L’intervista tuttavia pone non irrilevanti interrogativi, se consideriamo come papa Bergoglio persegua (giustamente, con tenacia) la mediazione tra i belligeranti per il raggiungimento almeno di un ‘cessate il fuoco’ in Ucraina.

Sono non meno di quattro i passi assai problematici in tal senso. Il primo: Francesco parla dell’ “abbaiare della Nato alla porta della Russia”, come una delle possibili ragioni facilitatrici della reazione di Putin. Prescindendo dalla corrispondenza o no dell’immagine alla realtà dei fatti, non si può non notare che il verbo “abbaiare” può irritare una delle parti in causa (e del resto in Polonia è subito montata un’ira diffusa verso Bergoglio, considerato ‘putiniano’).

Secondo passo, di segno diverso: il Papa ha dato del “chierichetto di Putin” al patriarca Kirill, che ha reagito con una dura nota del suo dipartimento degli esteri. Difficile negare che dare del “chierichetto di Putin” a Kirill possa essere percepito dallo stesso – altra parte in causa – come un insulto particolarmente infamante, duro da digerire. Un po’ come se a un italiano toccassero la mamma, la sorella, i morti. Una volta (sul volo Colombo –Manila, 15 gennaio 2015) Bergoglio osservò, rispondendo a una domanda sul caso tragico del Charlie Hébdo: “Ma se il dott. Gasbarri, grande amico, mi dice una parolaccia contro la mia mamma, gli arriva un pugno!”. Speriamo che Kirill sia meno manesco.

Terzo passo: lo stesso Francesco nell’intervista ha rilevato che nell’incontro a distanza con Kirill del 16 marzo scorso non ha capito niente delle giustificazioni per la guerra addotte dal patriarca. Ci si può chiedere: ma sull’incontro non sono già stati emessi due comunicati dal Vaticano e dal Patriarcato? Che senso ha aggiungere osservazioni suscettibili di alimentare altri contrasti?

Quarto passo: sempre nell’intervista Francesco ha anche riferito di un momento-chiave dell’incontro del 21 aprile con Viktor Orban: “Mi ha detto che i russi hanno un piano, che il 9 maggio finirà tutto”. Anche qui: che bisogno aveva Bergoglio di spifferare contenuti – perdipiù esplosivi – di un’udienza di Stato privata? Danneggiando in ogni caso la sua credibilità e quella della Santa Sede. Chi si fiderà più di confidargli qualcosa di importante?

Ben comprendiamo i sospiri rinnovati del cardinale Parolin, costretto per l’ennesima volta a indossare il casco del muratore e a provvedersi di calce e martello, cazzuola e scalpello per cercare di riparare i guasti provocati al ponte della diplomazia (temiamo involontariamente) dal Mediatore di bianco vestito.

(fonte: rossoporpora.org)

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