Da dove viene l’autodemolizione della Chiesa

Il processo di autodemolizione della Chiesa non segue, anzi precede ed avvia il suicidio dell’Occidente.

di Roberto de Mattei (23-04-2022)

Per la festa del Lunedì dell’Angelo, la Conferenza Episcopale Italiana ha invitato ad esibirsi, in piazza San Pietro, affollata da 50.000 adolescenti che attendevano il Papa, il diciannovenne rapper di nome Blanco (Riccardo Fabbriconi). I temi prevalenti nella musica rap sono in genere politici e sociali, espressi con un linguaggio aggressivo e carico di riferimenti sessuali. Blanco ha vinto il Festival di Sanremo 2022 con Brividi, una canzone che pone sullo stesso piano l’omosessualità e l’eterosessualità.

Cristina Siccardi ha commentato l’episodio su Corrispondenza Romana con queste parole: «Il tentativo di conquistare la considerazione dei teen-agers, per lo più inghiottiti da una cultura cinica, trasgressiva, antiumana e anche violenta (si pensi all’azione delle baby gang), non è solo compiacere i movimenti LGBTQ, ma è una blasfemia vera e propria: sul sagrato della Basilica di San Pietro non è ammissibile ospitare chi si fa portavoce di parole colme di malessere, di turpitudine, di parolacce, di oscenità. L’incubo che vive coscientemente la generazione dei figli dell’infernale Lucignolo contemporaneo lo sta vivendo anche, ma incoscientemente, la Chiesa, travolta dalle mode, dal caos e dai masochismi di un’epoca irragionevole e dissacratoria. Ormai si è perso il contatto con la realtà del Vangelo e, dunque, con tutto ciò che ha insegnato veramente Gesù: per esempio, il buon pastore cerca e trova la pecora smarrita, non è quest’ultima a far smarrire le altre 99. Inoltre, resta un dato incontrovertibile: come non si possono servire due padroni (Dio e il mondo), così non si può indicare, come meta ultima, contemporaneamente, il Paradiso e l’Inferno».

A questa giuste parole di Cristina Siccardi aggiungiamo qualche altra considerazione. L’esibizione di Blanco ci sembra un atto di dissacrazione analogo a quello dell’8 dicembre 2015, quando venne allestito in piazza San Pietro uno spettacolo ecologico dal nome Fiat lux, in cui vennero proiettate sulla facciata della basilica le immagini più strane, tra cui pesci-pagliaccio e tartarughe di mare, quasi a evocare la liquefazione delle strutture della Chiesa. Perché di questo si tratta: un processi di autodemolizione della Chiesa in cui la roccia sembra sgretolarsi e fluidificarsi non offrendo più alcun appiglio sicuro nel diluvio di confusione che tutto travolge.

Questa autodemolizione, di cui sono responsabili gli stessi vertici della Chiesa, fa parte di un processo storico che coinvolge tutto l’Occidente e che oggi ha la sua espressione più clamorosa nella cosiddetta, cancel culture, la “cultura della cancellazione”, che vorrebbe distruggere i nostri valori e le nostre certezze, a cominciare dalle radici cristiane della società occidentale. Così la festa del Columbus Day è equiparata in America alla celebrazione di un genocidio. Colpevoli di genocidio furono i conquistadores che portarono nelle due Americhe la fede cristiana e la civiltà.

Poco prima della sua elezione a Papa, il cardinale Joseph Ratzinger denunciava “l’odio di sé dell’Occidente, che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più sé stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è in grado più di percepire ciò che è grande e puro. L’Europa ha bisogno di una nuova – certamente critica e umile – accettazione di se stessa, se vuole davvero sopravvivere” (Joseph Ratzinger, Europa. I suoi fondamenti oggi e domani, Edizioni San Paolo, Alba 2004, p.28).

Ciò che il cardinale Ratzinger diceva dell’Occidente, papa Benedetto XVI avrebbe potuto dire, ma non lo ha detto, dell’odio patologico che sembra nutrire verso di sé la Chiesa: la Chiesa – per parafrasare le sue parole – tenta sì in maniera lodevole ad aprirsi piena di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stessa; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro.

Suicidio dell’Occidente, autodemolizione della Chiesa. Il suicidio dell’Occidente, di cui oggi tanti parlano, viene da lontano, ma se vogliamo dargli una data di inizio potremmo fissarla al 1968, l’anno della Rivoluzione culturale nelle università di America e di Europa, in cui professori e studenti, iniziarono a decostruire i principi e le istituzioni che nei secoli avevano fatto grande la civiltà occidentale.

Il processo di autodemolizione della Chiesa non segue, anzi precede ed avvia il suicidio dell’Occidente. Anch’esso viene da lontano, e in questo caso, se vogliamo trovare una data simbolica, dobbiamo risalire a quell’ottobre di sessant’anni fa, in cui in piazza San Pietro si aprì il Concilio Vaticano II, nell’illusione di aprire una finestra sul mondo e fare entrare un po’ di aria pura nella Chiesa. Allora sarebbe sembrato blasfemo, oggi sembra normale che in quella stessa piazza San Pietro, si esibisca un cantante rapper che celebra l’affettività sregolata, l’amore profano privo di ogni frontiera morale, “libero al cento per cento”, come egli stesso lo ha definito.

Questo amore non ha niente a che fare con l’Amore di Dio e del prossimo che ci ha annunziato Nostro Signore.

Lo spettacolo che si è svolto in San Pietro il 18 aprile è un’espressione dello spirito di secolarizzazione che è entrato nella Chiesa e che porta alla morte l’Occidente. I giovani non hanno bisogno delle volgarità di Blanco, ma di un serio appello alla santità e all’eroismo, che potranno trovare solo quando la Chiesa proclamerà finalmente al mondo l’integralità del Vangelo di Cristo.

(Fonte: RadioRomaLibera.org)

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Un pensiero riguardo “Da dove viene l’autodemolizione della Chiesa

  1. Lo dico con dolore (da cattolico), ma la Chiesa sembra affetta da una malattia autoimmune, che la sta disgregando a poco a poco dall’interno!!

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