Praedicate Evangelium: una cartina tornasole

Pubblicata la versione ufficiale della Praedicate Evangelium. Il testo è in italiano e non in latino. Questa costituzione apostolica ci mostra che le cose non funzionano in Vaticano.

di S.I. (31-03-2022)

Oggi è stata resa nota la versione ufficiale della costituzione apostolica di Francesco sulla Curia Romana. Il testo viene presentato in lingua italiana e non latina. Gli errori corretti sono molteplici e sono sostanziali. Tralasciando l’analisi della Costituzione che nei prossimi giorni certamente faremo, rifacendoci a quanto abbiamo scritto anche qui, vogliamo concentrarci su quanto è accaduto il 19 marzo e nei giorni seguenti. Vogliamo parlare di un sistema che negli ultimi anni non sta funzionando affatto.

Il 19 marzo 2022 la Sala Stampa della Santa Sede alle ore 12 pubblica, dietro ordine di Santa Marta, il testo della Costituzione Apostolica che gli è stato inviato poco prima. Il testo, ovviamente, viene preso e incollato sul sito. In così poco tempo non hanno neppure avuto il tempo di impaginarla per bene e mettere i link di rinvio. Nulla. Un testo secco buttato lì. La Costituzione Apostolica non è stata anticipata a nessuno e su questo siamo d’accordo. I giornalisti si sono arrabbiati perchè non sono stati avvisati ma non è assolutamente scritto da nessuna parte che noi dobbiamo informare prima la stampa. In quella chiosa che è stata fatta in Sala Stampa, a quarantotto ore dalla pubblicazione, troviamo cose condivisibili ed altre no. In primo luogo sarebbe stata una procedura corretta pubblicarla durante la settimana e non di sabato. Poi sarebbe stato più corretto fare la conferenza stampa la mattina stessa e non dopo due giorni. Sul resto invece dissentiamo assolutamente.

Ma le domande che sorgono sono diverse, perchè tutta questa segretezza? Perchè questa fobia di “fughe di notizie”? Francesco aveva paura che uscisse qualcosa prima? Che qualche giornalista pubblicasse una parte? Quale grave cosa. Il testo comunque sarebbe stato quello e non cambiava granchè. Nessuno si stupisce che le nomine dei vescovi vengano pubblicate prima, dove addirittura c’è il segreto pontificio e ora ci soffermiamo sul testo di una costituzione apostolica?

Da questa vicenda però dobbiamo imparare una lezione. Si tratta di una cartina tornasole. 

Quando il Papa annunciò di voler creare un “consiglio di cardinali”, tutta la stampa lo osannò dicendo che era una cosa fantastica e si riempivano sempre la bocca di questa decantata parola che è la sinodalità. Negli anni precedenti il mantra era “lo dice il Concilio” ma ora invece si è passati “alla sinodalità”Cosa ci sia scritto nei documenti del Concilio però nessuno di questi soggetti lo sa e il concetto di sinodalità non è chiaro a molti. Come ricordava Benedetto XVI ai parroci di Roma nel suo ultimo incontro, due sono stati i Concili che si sono celebrati dal 1962 al 1965. Uno mediatico ed uno reale. La maggior parte delle persone che parlano del Concilio oggi conoscono solo il primo.

Sostanzialmente però in molti non si sono resi conto che nel 2013 Francesco ha creato un collegio nel collegio. Il collegio cardinalizio è già, per sua natura, l’organo che deve coadiuvare il Papa nel governo pastorale e non, perchè, dunque, scegliere un altro organo per riformare una realtà che andrà a toccare tutti? Francesco ha quindi creato una Curia Regis, un consiglio del Re. Ed emerge ancora una volta questa concezione che ha Francesco, la quale non è gesuitica ma è sua. Pensiamo agli altri porporati. Pensiamo al malcontento che si è creato. Pensiamo alla sinodalità. 

Due eventi ci devono far guardare con obbiettività al ministero petrino oggi. Oggi, non in generale. Oggi. Il processo cosiddetto Sloane Avenue e questo circo sulla Praedicate Evangelium.

La costituzione che in realtà era una bozza

Partiamo dalla Costituzione Apostolica. Quando uscì abbiamo titolato: “una bozza piena di errori?” Perchè in effetti era così, si trattava di un testo pubblicato con grande ansia ma che poi era una bozza non rivista. Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Marco Mellino è stato ordinato vescovo solo per svolgere il ruolo di Segretario del cosiddetto C9. Eppure, quest’uomo che arriva da Alba e ha servito qualche anno quell’ufficio che ora è sotto i riflettori per le marachelle di Mons. Perlasca, non ha corretto il testo quando era il momento? Stiamo parlando di un uomo che non ha null’altro da fare, capite? Il suo unico compito in questi tre anni è stato questo. Nel 2018 venne nominato anche membro del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, vi facciamo immaginare che grave mole di lavoro. In 1239 giorni non si è accorto della pubblicazione di tre motu proprio Traditionis Custodes, Fidem servare Competentias quasdam decernere?

Certo, si tratta di un errore umano (cit.). Un pò come l’errore umano che può fare un Monsignore a capo dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato firmando documenti senza il permesso del superiore? Sì, semplici errori.

Ma il problema non è neppure Mons. Mellino. Chi doveva occuparsi di verificare le questioni giuridiche di questo testo? Padre Ghirlanda? Stiamo freschi. Sembra abbia fatto un lavoro encomiabile infatti. Il grande consigliere canonista di Francesco non riusciva neppure a chiarire i dubbi dei giornalisti in Sala Stampa, figuriamoci.

Forse il problema è alla fonte. Chi propone questi soggetti a Francesco? Oppure dobbiamo chiederci perchè Francesco li sceglie? Non ci è dato sapere. Resta un’unica certezza: non fare arrabbiare il Papa. Le critiche a Santa Marta non sono bene accette e il Sommo Pontefice lo ha dimostrato più volte.

Riassumendo, Francesco nel 2013 sceglie una elite di cardinali che la pensano come lui, che non hanno idea di cosa sia il funzionamento della macchina e procede spedito. Si arriva alla fine, il testo viene pubblicato dopo nove anni con molti errori. Anche chi non vive tutti i giorni questo ambiente capisce che manca proprio l’organizzazione base che anche il peggior imprenditore nella sua impresa metterebbe in campo. Gli organi competenti non vengono mai consultati e si procede così, senza una meta precisa.

Il processo Sloane Avenue 

Nel processo sul palazzo londinese emerge ugualmente questa problematica di Francesco. Il Papa prende una decisione e tira dritto. In questi mesi moltissime persone si sono recate da lui spiegandogli che questo non è il modo ma Francesco non ne vuole sapere. Prima entra in campo con 4 rescritti che modificano le indagini durante il suo svolgimento e poi ordina che si continui in barba a tutte le norme. È inutile che si continua a dire che non è così. I rescritti modificano la legge di procedura penale e lo fanno quando le indagini sono già in corso. Barbutelli canonisti che non hanno mai messo piede al di qua del Tevere non si scomodino ad affermare idiozie perchè chi ha letto le carte ha visto chiaramente cosa è successo, gli altri si possono anche impegnare a fare altro. Bisogna conoscere il funzionamento dei sistemi penali e non solo quattro nozioni di diritto matrimoniale per commentare queste vicende. Come sempre poi un pò di studio del diritto vaticano non farebbe male a nessuno. Qui si parla di diritti fondamentali dell’essere umano. Si tratta di risposta a precetti divini di giustizia! 

Il Papa è coinvolto nella vicenda come parte e non come legislatore o monarca. Lo abbiamo visto anche ieriMons. Carlino ha provato punto per punto che il Papa sapeva e sa. Il Papa sapeva e sa. Fine della corsa. Qui invece si vuol fare passare il Papa come un incompetente che è stato abbindolato da tutti. Se vogliamo fare i cospirazionisti va bene ma se vogliamo guardare alla realtà forse è il momento di cambiare narrativa. Poi sarebbe il momento che i giornalisti si decidessero: vogliono il Papa che è sempre in mezzo a tutto e quindi conosce tutto oppure vogliono il Papa isolato, che non sa nulla ed è vittima del sistema?

Non solo il Papa è coinvolto ma decide. Quindi, prima firma i rescritti, ordina che restino segreti, perchè sennò la sua immagine sarebbe lesa, e quando Pignatone si ritrova la patata bollente degli errori procedurali commessi anche da Diddì, Francesco ordina: il processo si fa. Si apre il processo, il Cardinale Becciu dice che ci sarebbe il segreto pontificio su determinate questioni delicate e il Papa di nuovo interviene e dice: “no, nessun segreto, parla ai giudici”. 

In gioco cosa c’è? C’è la credibilità di un intero sistema. Non solo i fedeli oggi sono convinti che in Vaticano si acquistano palazzi a Londra con i loro soldi delle candele (cosa falsa) ma ora penseranno anche che c’è chi pagava dei terroristi per far liberare preti e suore. “Il vaticano finanzia il terrorismo”, siamo già pronti a leggere i titoli dei giornali. Sempre se si rendono conto di quello che accade. E questa sarà una bella figura davanti a Moneyval.

Mala tempora currunt

In conclusione, oggi apprendiamo che le persone scelte dal Papa non hanno saputo correggere nulla di quella Costituzione ApostolicaTutte le novità introdotte da Francesco negli ultimi mesi sono state ignorate. A questo punto ci si chiede se le abbiano lette prima del 19 marzo. Questi vescovi hanno avuto notizia di questi motu proprio? O sono talmente tanti che ormai nessuno li legge più?

In merito al Dicastero per la Dottrina della Fede il motu proprio Fidem servare non era noto a Mons. Mellino. Si badi all’articolo 74, ora è stato aggiornato e si parla di esaminare non di giudicare.

In merito al Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, anche il motu proprio Competentias quasdam decernere era stato dimenticato. Ora si parla di conferma e non di esame dei decreti (art. 124).

Per quanto riguarda il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Mellino il motu proprio Traditionis Custodes non lo ha letto. L’articolo 93 ora recita: “Il Dicastero si occupa della regolamentazione e della disciplina della sacra liturgia per quanto riguarda l’uso – concesso secondo le norme stabilite – dei libri liturgici precedenti alla riforma del Concilio Vaticano II.” Nessun riferimento alla tanto odiata Forma Straordinaria che aveva portato pace. 

Il comitato per gli investimenti, di cui parlò anche Mons. Galantino nel 2020, il 19 marzo era presentato come “organo consultivo”, ora la specifica non compare più. Padre Ghirlanda ha avuto una svista? Chissà.

Purtroppo la versione latina non è stata ancora resa pubblica e anche questo denota il modo di ragionare che c’è ora: prima l’italiano e poi si traduce. Non si tratta più del modo corretto, giuridicamente, ovvero: prima il latino e poi si traduce nelle altre lingue nazionali. Mala tempora currunt si diceva nel 2013, oggi forse ancor di più.

(fonte: silerenonpossum.it)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...