Praedicate Evangelium: una bozza piena di errori?

Il 19 marzo 2022 il Santo Padre Francesco ha emanato la nuova Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium. Come al solito è necessario leggere, studiare e soprattutto cercare di interpretare ciò che il legislatore dice.

di G.B. (21-03-2022)

Il 19 marzo 2022 il Santo Padre Francesco ha emanato la nuova Costituzione Apostolica “Praedicate Evangelium“. Questo testo è il più atteso del pontificato del Papa gesuita, e da sabato si susseguono ricostruzioni totalmente errate sui cambiamenti che porterebbe nella Curia Romana. Come al solito ci sono giornalisti che titolano “cambia tutto” o “la rivoluzione” e la domanda che Silere non possum continua a farsi è: “Sono mai stati in Curia questi soggetti?”

La risposta la potrete dare voi leggendo quegli articoli. La seconda domanda è “Ma l’hanno letta?”. Perchè anche su questo abbiamo seri dubbi. Innanzitutto per parlare di una costituzione come questa bisogna leggerla, conoscere il funzionamento della struttura e soprattutto conoscere la Pastor Bonus, ovvero il funzionamento precedente. Non solo, bisogna conoscere anche i cambiamenti che volle Benedetto XVI e le piccole ma numerose riforme che Francesco ha attuato in questi anni. Ovviamente però non possiamo aspettarci che giornalisti del Messaggero, di Repubblica ecc.. sappiano di cosa stanno parlando. Sia chiaro, parliamo di soggetti che parlano di “PM della Santa Sede”, parliamo di persone che parlano di Santa Sede come sinonimo di Vaticano o di Chiesa Cattolica. Parliamo di giornaliste che collocano Becciu alla segreteria di Stato quando rapirono Emanuela Orlandi. Non scherziamo!

Come al solito è necessario leggere, studiare e sopratutto cercare di interpretare ciò che il legislatore dice. Basti pensare, un esempio fra i molti, che Francesco scrive che il dicastero per il Culto Divino si occupera della “forma straordinaria del Rito Romano”. Lo stesso Papa però in Traditionis Custodes elimina completamente la concezione “forma ordinaria” e “forma straordinaria”. Ma non dimentichiamo che il suo “Sant’Uffizio” nel 2020 aveva addirittura pubblicato sette prefazi per questa forma, citando Benedetto XVI. Oggi, il segretario del consiglio dei cardinali ha riferito che si tratta di un refuso che andrà corretto. Ecco quindi che bisogna aprire ad una questione alla quale non ha voluto rispondere né Padre Ghirlando nè Matteo Bruni: perchè si è scelto di pubblicare il testo con questa urgenza e a sorpresa anche se non era pronto? Rivisto? Sistemato? Il testo sul sito della Sala Stampa è pieno di refusi anche ortografici. C’è anche da dire che alla Sala Stampa è stata inviata MINUTI prima delle 12 e il loro lavoro non poteva essere altro che un velocissimo copia e incolla. Ma questo è il metodo utilizzato anche in merito alle altre notizie (nomine, motu proprio, leggi, ecc..). Francesco non vuole le fughe di notizie. Ma un testo così importante, come mai, ancora una volta, esce prima in italiano e non in latino? La lingua ufficiale della Chiesa resta il latino e i testi canonistici devono essere pubblicati in latino proprio per comprendere quei problemi che emergono dall’interpretazione delle traduzioni. Il latino chiarisce. Perché non si fanno uscire i documenti con già le traduzioni?

Già la definizione della Curia Romana all’articolo 1 fa ben comprendere la concezione di Chiesa che ha Francesco. Non si tratta più di “coadiuvare” (Art. 1 PB) ma si tratta di “servire” (Art. 1 PE). Non si parla più di sevizio alla Chiesa ma al Pontefice. Già il primo articolo quindi va a smontare la descrizione fatta da alcuni giornalisti che hanno lanciato questa notizia come “la rivoluzione” del Papa che ha voluto un documento collegiale. Alt! Fermiamoci. Francesco ha sempre avuto la visione del Papa quale capo e non come vescovo fra i vescovi, lo abbiamo evidenziato in diversi articoli anche in merito alle riforme del diritto vaticano. Il Papa comanda, gli altri obbediscono. Questa visione Francesco l’ha sviluppata dal marzo 2013 perchè quando i Papi erano gli altri, ovviamente, Bergoglio era promotore della cultura del “dobbiamo ascoltare anche i vescovi”.

La Costituzione apostolica “frutto di un lavoro comune”

Si è parlato di un lavoro collegiale, che ha ascoltato proprio tutti. Non è assolutamente vero e questo conferma che i giornalisti non capiscono nulla di ciò che avviene a Santa Marta. La Costituzione Apostolica è il frutto di un lavoro del consiglio dei cardinali che Francesco ha voluto e non di tutti i vescovi. Il Papa ha scelto delle persone ben precise e ha fatto la riforma con loro. Questa è la Verità. Basti ricordare che dentro a questo “sapiente” collegio c’erano il Card. Maradiaga e il Card. Marx. Il primo ha sulle spalle uno scandalo finanziario ed è accusato di aver coperto il vescovo Juan José Pineda che ha abusato di seminaristi e il secondo è risultato aver “gestito male” alcuni scandali di preti pedofili. Un bel gruppo illuminato dallo Spirito Santo o un gruppo dal “pensiero unico”? Chissà…

Alcune bozze sono state inviate alle Conferenze Episcopali, alle Rappresentanze Pontificie ed anche ad alcuni rettori delle Università Pontificie. Pochi hanno osato fare considerazioni in merito e quelle considerazioni il Papa non le ha tenute in considerazione. Con i membri di quel consiglio nessuno ha mai osato parlare di questa riforma e nessuno di loro ha mai chiesto consiglio al di fuori del cerchio magico. Un piedistallo sul quale il Papa si è messo e ha messo suoi fidati collaboratori e non ha sentito la necessità di condividere. Francesco non ha mai vissuto un giorno da curiale, ha fatto una riforma della curia senza consultarsi con nessun prefetto. Non è neppure vero che abbia consultato dei capi dicastero o vi abbia fatto visita. Le occasioni in cui Francesco ha fatto “irruzione” nelle Congregazioni lo ha fatto per redarguire e non per chiedere consigli. Questo porterà necessariamente a lotte intestine e furiosi scontri che già si sono verificati in questi nove anni. Nessuno si dimentichi che queste riforme sono state già sostanzialmente applicate e hanno portato a commissariamenti delle Congregazioni stesse perchè dentro è letteralmente scoppiato il putiferio. Ci sono segretari di alcune congregazioni che non si presentano più in ufficio perchè sono stufi di un sistema che non funziona. E Praedicate Evangelium non scioglie la matassa.

I cambiamenti

Le modifiche, come abbiamo detto, non sono eclatanti. In primis perchè il Papa le ha già attuate con i soliti Motu Proprio oppure con un cambio della prassi, in secundis perchè non stravolgono il funzionamento della struttura. Certo è, e chiederemo al nostro direttore di farci una spiegazione puntuale della riforma, che cambia il modo di concepire una struttura fondamentale per il funzionamento della Chiesa. Si serve il Papa e non la Chiesa, è ben diverso. Si guardi all’articolo 31 dove il Papa dice “È norma inderogabile che circa gli affari importanti o straordinari nulla deve essere fatto prima che il Capo di un’Istituzione curiale lo abbia comunicato al Romano Pontefice.”  Questa norma inderogabile fa affiorare alla mente quanto avvenuto in merito all’affare del Palazzo di Londra. Al Papa sono state riferite le questioni, lui le ha autorizzate, ma la questione non è andata bene ugualmente. Questo serva ai lettori per capire che non è una garanzia.

Degno di menzione e molto positivo è quanto prevede l’articolo 6. Molto spesso abbiamo sottolineato come i membri della Curia rischiavano di perdere il carattere sacerdotale del loro ministero e quindi la mancanza della cura d’anime. Uno splendido esempio, in questo campo, è stato il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, ora vescovo di Tortona, S.E.R. Mons. Guido Marini, che negli anni, pur ricoprendo questo ruolo “di curia”, si recava spesso in confessionale. Quando andava nella Parrocchia di Sant’Anna c’era una fila lunghissima fuori dal confessionale. Questo ovviamente è insito nella formazione sacerdotale che ha ricevuto Marini a Genova. Con questo articolo si auspica (ma poi chi controlla, chi educa, chi verifica, chi impone, chi richiama?) che i chierici della Curia Romana abbiano anche modo di esercitare il loro ministero nella cura d’anime.

Anche l’articolo 7 è un buon auspicio che però abbiamo la netta consapevolezza che sarà completamente disatteso. Lo stesso Francesco, in questi 9 anni, ha sempre ingaggiato soggetti incompetenti e senza esperienza che però erano “amici”. Il familismo amorale più becero.

Ciascun Dicastero, Organismo o Ufficio, nello svolgere il suo peculiare servizio, è chiamato, per la ragione stessa della missione alla quale partecipa, a compierlo convergendo con gli altri Dicasteri, Organismi o Uffici, in una dinamica di mutua collaborazione, ciascuno secondo la propria competenza, in costante interdipendenza e interconnessione delle attività.

Articolo 9 PE

Esattamente, Francesco, come pensa di attuare l’articolo 9? Alimentando fra loro l’odio? Mettendo e togliendo gente a suo piacimento? Alimentando il clima di terrore che ora abita la Curia? Forse bisogna spiegare al Papa che il principio “divide et impera” non si addice al Papa. È chiaro che oggi bisogna lavorare più sullo spirito di servizio, alla Chiesa e non al Papa.

Sparisce la camera apostolica ma resta il camerlengo di Santa Romana Chiesa. Francesco stabilisce inoltre che: “Nell’adempimento degli uffici assegnati, il Cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa è aiutato, sotto la sua autorità e responsabilità, da tre Cardinali Assistenti, di cui uno è il Cardinale Coordinatore del Consiglio per l’economia e gli altri due sono individuati secondo la modalità prevista dalla normativa circa la vacanza della Sede Apostolica e l’elezione del Romano Pontefice”. È chiaro che bisognerà aggiornare altre due costituzioni apostoliche: la Universi Dominici Gregis e la Pontifici eligendo. Già nell’Annuario pontificio del 2020 non erano riportate più le cariche di uditore generale né il collegio dei prelati chierici di camera. Restano pertanto solo il Camerlengo e il Vice. Attualmente le cariche sono ricoperte da S.E.R. il Sig. Cardinale Kevin Joseph Farrell e S.E.R. Mons. Ilson de Jesus Montanari

La Segreteria di Stato retrocessa

Non è assolutamente vero che la Segreteria di Stato perde importanza, come ha riferito la solita giornalista dell’HuffPost che non sa neppure ciò che dice. La dicitura “Segreteria Papale” era già presente nelle riforme di Paolo VI. Anche la Segreteria per l’economia è tale. La sua funzione è Segreteria per l’economia, in qualità di segreteria papale. Con questo si esplicita quanto abbiamo detto prima, ovvero che sono al servizio del Papa ma non cambia affatto il loro ruolo che, nella Santa Sede poi è fondamentale sia per i rapporti con la Repubblica Italiana che con gli altri Stati. Addirittura un giornalista ignorante, durante la conferenza stampa di quest’oggi ha detto: “Si poteva eliminare la Segreteria di Stato”. Ma con quale cervello ragiona questa gente non si sa. La follia più assoluta. Ci domandiamo perchè ci sia gente che compra ancora giornali del genere. La Segreteria di Stato continua ad avere il compito di coordinare gli altri dicasteri e di rapportarsi con gli Stati. Gli stati! Sia chiaro anche al direttore della Sala Stampa, Matteo Bruni, si tratta di una Costituzione Apostolica. Non si tratta di una legge di Stato. Lo Stato della Città del Vaticano ha sue proprie leggi ma la Costituzione Apostolica che regge la Curia Romana non ha nulla a che fare con esso. Meglio ancora, alcuni effetti ricadranno sullo Stato (purtroppo) ma non è una legge dello Stato. Anche il direttore della Sala Stampa confonde lo Stato con la Chiesa. Assurdo!

I laici a capo dei dicasteri

Il Cardinale Marcello Semeraro ha parlato del fatto che non si parla più di Congregazioni ma di Dicasteri, proprio perchè quel termine era troppo clericale. Questa è la dimostrazione che nei luoghi di potere, ancora una volta, Francesco inserisce persone incompetenti. Nel diritto pubblico degli antichi stati italiani, le congregazioni erano una riunione di più persone aventi una determinata funzione unitaria. In particolare, nel medioevo, si trattava di una assemblea con caratteri e funzioni diverse secondo la regione di appartenenza: ad esempio, nel Saluzzese, la congregazioni dei comuni era formata dai rappresentanti di tutti i comuni, con i compiti precipui di stabilire le imposte, nominare gli esattori, il tesoriere e i revisori dei conti; in Lombardia, la congregazione del patrimonio, aveva funzione di guida della vita pubblica della comunità e con il compito di far eseguire le deliberazioni del consiglio della città e della provincia. Non si tratta quindi di una “cosa clericale” ma piuttosto di una visione della Chiesa. La Chiesa è come una realtà statuale? Ha dei ministeri? Dei dicasteri? Si sta forse confondendo la Chiesa con lo Stato? La Chiesa non dovrebbe essere esempio di comunione? Non dovrebbe essere pastorale?

Questa discussione sulla possibilità dei laici di poter rivestire ruoli di potere nella Chiesa deve assolutamente essere chiarita. Nella Chiesa le persone devono rivestire i ruoli non per il ministero che ricoprono (religiosi, sacerdoti, vescovi, cardinali) ma per il grado di competenza. Ci sono sacerdoti e vescovi che ovviamente avranno maturato esperienza e competenza in determinate materie, quelli sarebbero da mettere a capo dei dicasteri e non “gli amici”. Stesso ragionamento va fatto per i laici. Non bisogna inserire laici solo perché sono laici o solo perché sono amici di qualcuno. Bisognerà individuare persone COMPETENTI.

Non si comprende il senso di quanto disposto dall’articolo 17 comma 4. Riteniamo certamente giusto che vi sia un “circolo d’aria” nelle istituzioni e quindi si cambino i vertici e i membri ma questo ha dei rischi. Basti pensare all’attuale Segretario di Stato o all’attuale sostituto che, pur dopo molti anni, non hanno ancora compreso come funziona la struttura. Pertanto, quando vi sono problemi è bene che le persone possano essere rimosse, anzi bisogna farlo, ma il rischio è che ci sia un avvicendamento di soggetti che appena comprendono il funzionamento, vengono rispediti a casa. Inoltre, perché questo avvicendamento per i chierici e i religiosi e non per i laici? C’è forse la strana idea che i laici non creano problemi? Dobbiamo fare un elenco dei soggetti che grazie al Vaticano si sono arricchiti? La malattia del potere non è un problema “clericale” ma è un problema “umano”.

I tribunali

Una importante novità riguarda il Tribunale della Segnatura Apostolica. All’interno di questo importante organo, il quale giudica anche i conflitti di competenza fra Dicasteri, ora potranno essere nominati anche i presbiteri. Precedentemente solo vescovi e cardinali. Nessun laico, invece, potrà essere membro di questo tribunale.

Il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica è costituito da Cardinali, Vescovi e presbiteri nominati dal Romano Pontefice per cinque anni ed è presieduto dal Cardinale Prefetto.

Art. 195 PE

L’elemosiniere apostolico

Il ruolo dell’elemosiniere apostolica emerge e da “istituzione collegata con la Santa Sede” diviene un vero e proprio dicastero. Il dicastero per la carità.  Questo non stupisce, Francesco ha già nella prassi reso l’elemosiniere, un ruolo di rilievo. Basti pensare che oggi lo ha inviato in terra di guerra a elargire la carità del Papa e quindi a svolgere anche un ruolo politico. Emblematico che l’elemosiniere non rientra in quelli che non decadranno durante la Sede Vacante ma continuerà a svolgere il suo compito alle dipendenze del Collegio dei Cardinali.

La liturgia

Differentemente da quanto viene spesso raccontato dai media, Francesco tiene molto all’aspetto liturgico e ha mal sopportato questi anni. Anche nella riforma della Curia Romana emerge la volontà del Papa di controllare il personale che si ritroverà attorno durante le celebrazioni. Differentemente da quanto previsto da Pastor Bonus (182 PB), la nuova Costituzione Apostolica prevede che i cerimonieri siano di nomina pontificia (232 PE). Non sarà più la Segreteria di Stato a nominare i collaboratori del Maestro, ovvero nella pratica era il Maestro che li sceglieva e ne chiedeva l’approvazione alla Segreteria, ma sarà il Papa stesso a nominarli. Questa è la risposta ai nove anni in cui Francesco si è sentito stretto attorno ad una cerchia di cerimonieri di nomina “Mariniana” e che al Papa ovviamente non sono piaciuti. Ma sono quegli uomini che, con sacro santa pazienza, hanno sopportato anni e anni di vere e proprie sfuriate di Francesco in sagrestia. Lo hanno assistito durante le messe e le cerimonie dove lui voleva fare a modo suo. Sono quei presbiteri che hanno fatto si che quelle celebrazioni del Papa, così come prevede il Cerimoniale Episcoporum, fossero esemplari.

Spariscono i pontifici consigli e le Congregazioni. Ci sono solo i dicasteri.

Il dicastero per l’Evangelizzazione

Francesco ha scelto di unire le competenze del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione e la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Il Dicastero sarà costituito da due Sezioni: quella per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo e quella per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari nei territori di sua competenza. Il Papa sarà a capo di questo dicastero e ci saranno due pro-prefetti. Si pensa davvero che il Sommo Pontefice farà il capo dicastero? No, è ovvio. Sarà come tutti gli altri dicasteri, ovvero il Papa è il capo ma ha dei Prefetti. Si tratta, anche qui, di una scelta di immagine. I fedeli vogliono una Chiesa che appaia in un modo o una Chiesa che è? Sono scelte.

Il dicastero per i testi legislativi

La novità che riguarda il dicastero per i testi legislativi è quella di “proporre”. Precedentemente non era prevista questa possibilità. Il compito del Pontificio consiglio per i testi legislativi era soprattutto quella di interpretare le leggi della Chiesa. Oggi questo dicastero ha anche il compito di presentare al Papa delle proposte:

Il Dicastero, studiando la legislazione vigente della Chiesa latina e delle Chiese orientali e secondo le sollecitazioni che gli pervengono dalla prassi ecclesiale, esamina l’eventuale presenza di lacunae legis e presenta al Romano Pontefice proposte adeguate per il loro superamento. Verifica, altresì, eventuali necessità di aggiornamento della normativa vigente e suggerisce emendamenti, assicurando l’armonia e l’efficacia del Diritto.

Articolo 178 PE

Bisognerà attendere il cambio dei vertici di questi dicasteri per vedere se Francesco davvero ascolterà questo organismo durante la sua attività legislativa. In questi anni, il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi non è mai stato consultato.

Le visioni distorte dei giornalisti

Alcuni giornalisti hanno affermato che il dicastero per la dottrina della Fede sarebbe meno importante di quello per l’evangelizzazione e che la Segreteria di Stato sarebbe oggi semplice “segreteria papale”. Queste ricostruzioni sono sbagliate. Le questioni sono due: o i giornalisti sono ignoranti oppure sono in mala fede. Noi le riteniamo vere entrambe. Nessun dicastero è più o meno importante. Lo chiarisce il testo stesso che dice:

La Curia romana è composta dalla Segreteria di Stato, dai Dicasteri e dagli Organismi, tutti giuridicamente pari tra loro.

Art. 12 PE

Anzi, da tale dicitura si evince che la Segreteria di Stato ha una conditio speciale rispetto agli altri dicasteri. Tutte le altre ricostruzioni sono false e senza senso.

Moltissimi giornalisti hanno preso quanto ha scritto il Papa: “Si è reso necessario ridurre il numero dei Dicasteri, unendo tra loro quelli la cui finalità era molto simile o complementare, e razionalizzare le loro funzioni con l’obiettivo di evitare sovrapposizioni di competenze e rendere il lavoro più efficace.” e hanno pubblicato notizie come: “Meno dicasteri, riduzione della spesa”, ecc..

Anche questa ricostruzione è falsa. I dicasteri non diminuiscono ma, anzi, aumentano.

Giovanni Paolo II aveva previsto: 9 Congregazioni, 12 Pontifici Consigli e 3 Tribunali. In totale sono 24

Francesco prevede: 16 dicasteri, 6 organismi economici, 3 uffici e 3 tribunali. In totale sono 28. 

Si parla quindi di quattro dicasteri in più. Non convince affatto, anzi è senza senso, la spiegazione di Mons. Mellino che parla di 4 organi economici perché gli altri sono retti da persone che sono a capo di altre realtà. Si tratta di quattro dicasteri in più. Fine. Anche perché immaginiamo il laico a capo di due dicasteri se non vuole il doppio dello stipendio.

L’inutile polemica sulla Commissione per la Tutela dei Minori

La Pontificia commissione per la tutela dei minori, con Praedicate Evangelium, non è più istituzione collegata con la Santa Sede ma diviene parte del Dicastero per la dottrina della Fede. Tale scelta non è finalizzata a “limitare” l’attività della Commissione, come ha sottolineato una ex membro della Commissione, ma è volta a dare importanza a questa istituzione e farla interagire sempre più con quella realtà che è preposta per giudicare i delitti sessuali commessi ai danni dei minori.

A questi soggetti che dicono che la Congregazione per la Dottrina della Fede avrebbe “tarpato” le ali a questa Commissione, vogliamo dire che il loro compito è solo e soltanto di consigliare e dare consulenza al Papa e non di avviare chissà quale indagine. Quel compito spetta alla Congregazione non alla Commissione. Il protagonismo è uno di quei mali che vanno estirpati nella Chiesa e non promossi.

Nella testa del legislatore

Sia chiaro, leggere nella testa del Papa è difficile ma un articolo della nuova costituzione ci conferma che la volontà di Francesco (e non solo) è quella di legiferare sulla figura del Papa Emerito.

L’articolo 6 della Pastor Bonus diceva: “Alla morte del sommo Pontefice, tutti i capi dei dicasteri e i membri decadono dall’incarico. Fanno eccezione il Camerlengo della Chiesa romana ed il Penitenziere maggiore, i quali sbrigano gli affari ordinari, proponendo al collegio dei Cardinali quelli, di cui avrebbero dovuto riferire al sommo Pontefice.”

Oggi Francesco, invece, scrive: In caso di Sede Apostolica vacante tutti i Capi delle Istituzioni curiali e i Membri decadono dall’incarico. Fanno eccezione il Penitenziere Maggiore, il quale continua a sbrigare gli affari ordinari di sua competenza, proponendo al Collegio dei Cardinali quelli di cui riferirebbe al Romano Pontefice, e l’Elemosiniere di Sua Santità, che continua nell’esercizio delle opere di carità, secondo gli stessi criteri usati durante il pontificato, restando alle dipendenze del Collegio dei Cardinali, fino all’elezione del nuovo Romano Pontefice.” 

Si tratta di una chiara precisazione sottintesa: la Sede non diviene vacante solo per la morte del Pontefice.

In conclusione

Non possiamo far altro che chiedere al nostro direttore di fornirci una spiegazione di questa riforma. Questo testo guiderà la Chiesa per molti anni, almeno così sembra, e quindi necessità di uno studio approfondito. Questo studio però potrà avvenire, come ci riferisce Perfetti, solo a seguito della pubblicazione del testo in lingua latina e sugli organi che sono preposti (Acta Apostolicae Sedis o Osservatore Romano). Oseremmo dire noi che è forse il caso di analizzarlo e parlarne solo a seguito di una pubblicazione certa che non avrà bisogno di “correzioni di refusi” cit. Mellino. È inammissibile che la Sala Stampa Vaticana pubblichi un testo che ancora non è definitivo ma che andrà ricorretto e lo si faccia così “ex abrupto”. Citando sempre le giornaliste che non sanno ciò che dicono: “Sì, Francesco ha risposto all’ala conservatrice che lo accusava di essere lento nel riformare, ma ha risposto molto male e con una grande gaffe”.

(fonte: silerenonpossum.it)

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