Eucarestia, dai vescovi USA belle parole contraddette dai fatti

Il tanto atteso e discusso documento dei vescovi USA sull’Eucarestia ripropone correttamente la dottrina della Chiesa su ciò che è il suo tesoro, ma si contraddice nel non prevedere nulla per difenderlo. Si è privilegiata l’unità di facciata dell’episcopato e la volontà di evitare tensioni politiche rispetto a Cristo e alla vita di milioni di bambini.

di Luisella Scrosati (20-11-2021)

Durante la sessione mattutina della riunione dei vescovi statunitensi, con 222 voti favorevoli e 8 contrari (3 astenuti), mercoledì 17 novembre la bozza del documento per rilanciare la preziosità e centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa, è stata infine approvata.

Appena il giorno prima, con una tempistica sicuramente non casuale, Vatican News pubblicava un’intervista ad uno dei più discussi vescovi americani, il Cardinale Roger Mahony (nella foto a lato con papa Francesco nella cappella di Domus Sancta Marta nel 2014), arcivescovo emerito di Los Angeles, sul quale pende una denuncia per aver abusato di un ragazzo di 17 anni nel 1986. A parte questo fatto, Mahony è ben noto negli ambienti pro-life dei cattolici americani, per la sua netta opposizione di rifiutare la Comunione ai politici favorevoli all’aborto o ad altri gravi peccati pubblici. Mai Mahony ha voluto urtare i potenti; il Cardinale non aveva però esitato a dimostrare zelo nel calpestare gli umili. Come accadde con Madre Angelica, l’eroica suora fondatrice dell’emittente cattolica EWTN, rea di aver rivolto delle critiche aperte all’Arcivescovo di Los Angeles per alcune sue “trovate” liturgiche. Mahony brigò per fare in modo che la povera suora fosse colpita da censure ecclesiastiche; ed arrivò fino a minacciarla che non avrebbe più potuto ricevere i sacramenti, se non avesse fatto ammenda con scuse pubbliche.

E’ proprio questo personaggio che minaccia di rifiutare l’Eucaristia per permalosità, ma si mostra aperto al dialogo con i sostenitori dello sterminio di innocenti, ad esser stato scelto da Vatican News per cercare di influenzare i vescovi americani. Un ipocrita appello a raccogliere la “mano tesa” di sessanta membri cattolici del Congresso, ovviamente di area Dem, che vorrebbero, secondo Mahony, «collaborare con noi in molti modi e hanno fornito un elenco completo delle modalità in cui potremmo collaborare, cominciando dal ridurre il più possibile la necessità dell’aborto e la frequenza dell’aborto». Commovente. Questi uomini “della Provvidenza” «nel loro programma vogliono aiutarci a fare quanto noi vogliamo compiere. E’ incredibile!». Un’occasione imperdibile che lo ha spinto «a fare una dichiarazione aperta ai miei fratelli vescovi», perché si pongano in uno spirito di dialogo.

Non è dato sapere quanto abbia pesato questo appello del Cardinal Mahony; il fatto è che, come si era anticipato, nel documento non c’è traccia dell’obbligo da parte del ministro dell’Eucaristia, a norma del can. 915, di rifiutare la Santa Comunione a quanti perseverano ostinatamente in peccato grave manifesto.

L’idea di un “Eucharistic Revival”, contenuta nel documento, non può che essere la benvenuta; riproporre nel documento la dottrina cattolica sull’Eucaristia come sacrificio e sacramento, sottolineando la trasformazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo, è lodevole e più che mai opportuno; evidenziare la comunione attuata da questo sacramento con Cristo ed il suo Corpo mistico è assolutamente encomiabile. L’esposizione dottrinale sull’Eucaristia appare integra e ben strutturata, con più di un passaggio davvero eccellente; tanti aspetti interconnessi tra loro che esplicitano l’affermazione portante di tutto il documento e cioè che «non esiste un dono più grande che Dio potrebbe farci».

Ma ciò che viene insegnato a parole, è poi smentito nei fatti: da quella scelta di non voler prendere una posizione scomoda per poter difendere questo immenso e insuperabile dono dal continuo pubblico sacrilegio che si compie ogniqualvolta dei personaggi noti, che pubblicamente calpestano la legge di Dio, si accostano per ricevere la vita di Dio.

Il documento afferma correttamente la dottrina cattolica sulla necessità di non accostarsi all’Eucaristia se si è coscienti di essere in stato di peccato grave, perché, non solo non si riceve la grazia sacramentale, ma si «commette il peccato di sacrilegio, tralasciando di mostrare la riverenza dovuta al sacro Corpo e Sangue di Cristo» (§ 43). Ribadisce anche che la ricezione dell’Eucaristia in queste condizioni «rappresenta una contraddizione», perché da un lato si rompe la comunione con Cristo e la Chiesa con le proprie azioni, ma poi si pretende di ricevere il sacramento della comunione con Cristo e con la Chiesa.

Ma l’episcopato statunitense non cade in una simile contraddizione allorché afferma la riverenza dovuta all’Eucaristia, mette in guardia dal commettere un sacrilegio, ma poi non fa nulla perché questo non avvenga? A parole frena, ma nella pratica permette tutto? La decisione di tacere su questo punto, molto probabilmente motivata dalla necessità di non far apparire la profonda divisione interna all’episcopato americano, crea una contraddizione tra la parola e l’azione. A parole sosteniamo che l’Eucaristia è il più grande tesoro della Chiesa, ma nella pratica non si fa nulla per proteggere questo tesoro. Come se da un lato, al Colosseo si mettessero ovunque dei cartelli di rispetto e tutela del bene storico-archeologico, ma dall’altra parte si permettesse a chiunque di entrare e fare quel che gli pare.

Le persone vengono maggiormente colpite dalle azioni che non dalle parole. La Chiesa americana ha purtroppo dato un segnale di debolezza e di mancanza di fede, preferendo il quieto vivere intra ecclesiale, nonché tra la Chiesa e lo Stato, piuttosto che proteggere con tutte le proprie forze il tesoro dell’Eucaristia. Oltretutto, non avrebbe dovuto far altro che richiamare una norma canonica già esistente: non si trattava di essere dei pionieri.

Su un piatto della bilancia c’era Cristo, Vita del mondo; c’era la difesa di milioni di vite innocenti; c’era la gravità del peccato di sacrilegio. Sull’altro, il tentativo di tenere in piedi una “comunione” di facciata dell’episcopato e di evitare tensioni politiche. Ha vinto la seconda. Si facciano pure tutte le iniziative che si vogliono per questo benedetto “Eucharistic Revival”. I fatti dimostrano però che per l’Eucaristia non è valsa la pena correre dei rischi, presunti o reali che siano.

Eppure, proprio sulla verità del suo Corpo e del suo Sangue, Gesù non aveva esitato a rischiare di perdere tutti i suoi discepoli (cf. Gv 6, 67). Sant’Ambrogio non aveva temuto di correre il concreto rischio di perdere la cattedra di Milano, e forse la vita stessa, allorché scomunicò pubblicamente l’Imperatore Teodosio, per aver massacrato 7000 persone a Tessalonica. Qui abbiamo persone che sostengono il massacro sistematico della vita di milioni, di miliardi di bambini non nati e si ha paura di negargli la Comunione.

Il segnale è stato dato, in palese contraddizione con il testo del documento: né l’Eucaristia, né la difesa della vita innocente sono tanto importanti quanto i nostri equilibri interni.

(Fonte: La Nuova BQ)


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