Ostacolo scomodo

Il Rito Tridentino della Messa è un segno di contraddizione e un ostacolo scomodo per la rivoluzione che ha preso il controllo delle istituzioni della Chiesa al Concilio Vaticano II.

di Don Robert Brucciani, FSSPX

Il Rito Tridentino della Messa è la preghiera suprema della Chiesa, che esprime perfettamente la sua dottrina e la sua santità. Non è un segno passivo di dottrina e santità, come un crocifisso o un’immagine, ma un segno efficace, un sacramento, che produce ciò che rappresenta, è un sacramento della fede e della sacralità, una norma vivente. È il momento della vittoria sul peccato e sulla morte. È il mezzo attraverso il quale la vittoria arriva alle anime attraverso i secoli.

Così, esso è rimasto immutato nella sua essenza durante i secoli. È lo stesso sacrificio, con lo stesso Padre, per lo stesso scopo, e con le stesse parole pronunciate da Cristo.

Le preghiere che accompagnano la Consacrazione (il Canone della Messa) furono aggiunte nel corso dei primi sei secoli e furono definite al tempo di papa San Gregorio Magno (590-604). Papa San Pio V, seguendo un decreto del Concilio di Trento, promulgò la bolla Quo primum tempore per definire il Rito della Messa della Chiesa latina per tutti i tempi. Da allora in poi, il Rito è stato conosciuto come il Rito Tridentino della Messa.

Quando Chiesa e Stato camminavano mano nella mano, la Cristianità era ordinata in direzione della Messa. Hillaire Belloc, nel suo L’Europa e la Fede, faceva notare che qualsiasi storico medievale che non capisse cos’è il Santissimo Sacramento (e quindi cos’è il Santo Sacrificio della Messa) non sarebbe in grado di capire le motivazioni dei suoi antenati e quindi le grandi crisi della storia civile.

La Messa era l’apice, il gioiello e la forza motrice della civiltà. Era l’incontro tra il cielo e la terra: Dio che scende fino a noi; l’uomo che sale e tocca Dio.

Cosa è successo alla Messa?

Ah, dalla caduta di Adamo, l’eco del Non serviam di Satana risuonerà nella storia fino alla fine dei tempi. Il desiderio naturale dell’uomo per la Divinità sarà sempre in competizione con la tentazione di farsi Dio.

Sono sopraggiunte le rivoluzioni e hanno sconvolto la Chiesa nella società civile (riforma protestante), poi hanno messo da parte Gesù Cristo (l’Illuminismo), poi Dio (le rivoluzioni francese e comunista), poi l’ordine naturale che Dio ha creato (la cultura della morte e ora l’ideologia woke).

Ma rivoluzione più devastante di tutte fu quella in cui il Non serviam risuonò nei corridoi della Chiesa stessa. Al Concilio Vaticano II, l’uomo ha cercato di divinizzarsi e di mettere Dio al suo servizio.

L’uomo ridefinito

Secondo il Concilio, la dignità dell’uomo non stava più nella possibilità di essere innalzato dalla grazia di Dio a partecipare alla vita divina, ma nella sua autonomia, grazie alla quale l’uomo diventa come Dio:

  • Autonomia della volontà di scegliere il bene o il male, libero dai vincoli della legge naturale o rivelata (cioè il liberalismo);
  • Autonomia dell’intelletto per aderire a “verità” indipendenti dalla realtà (cioè il relativismo intellettuale);
  • Supremazia della coscienza rispetto alla Legge Eterna come guida del comportamento umano (cioè il relativismo morale);
  • Possesso da parte della natura stessa dei mezzi per raggiungere il suo fine ultimo, che è un fine puramente naturale, piuttosto che dipendere dalla grazia soprannaturale per un fine che è soprannaturale (cioè il naturalismo).

Sant’Agostino diceva che “Dio ha creato l’uomo perché l’uomo diventasse Dio”. Questo è vero se intendiamo questo potere di “diventare Dio” come sinonimo di “partecipare alla Sua Vita Divina attraverso la grazia soprannaturale”; ma è falso se lo intendiamo come sinonimo di “diventare autonomo”, come suggerisce il documento conciliare Dignitatis Humanae.

La religione ridefinita

Quindi, al Concilio l’uomo fu ridefinito, così fu per la sua religione. La nuova religione è la Religione dell’Uomo, con la quale gli uomini diventano autonomi.

La Chiesa di questa nuova religione, la nuova Chiesa di Cristo, sembra abbracciare tutta l’umanità come già redenta dal Figlio di Dio (Gaudium et Spes). La Chiesa cattolica semplicemente “sussiste” in questa nuova Chiesa di Cristo: un’affermazione predisposta per implicare che la Chiesa di Cristo è più ampia della Chiesa cattolica e che l’appartenenza alla Chiesa di Cristo attraverso il battesimo, la grazia santificante, o la sottomissione all’autorità, alla dottrina e alla liturgia della Chiesa non sono necessarie.

Secondo la Lumen Gentium, la Chiesa di Cristo è un segno efficace o sacramento dell’unione di tutto il genere umano con Cristo. Essa è chiaramente una nuova Chiesa, e ai suoi fedeli è stato dato un nuovo nome: “il popolo di Dio”.

La liturgia ridefinita

Alla nuova religione e alla nuova Chiesa era necessaria una nuova liturgia, quindi fu promulgato il Novus Ordo Missae, il 3 aprile 1969, e fu poi permesso che fosse liberamente alterato.

Di fatto, si tratta di una liturgia malvagia, perché oggettivamente oscura il sacrificio di Cristo presentando la Messa come un pasto, e oscura il sacerdozio facendo del sacerdote il presidente di un’assemblea. In pratica, con la sua frequente mancanza di rispetto per il Santissimo Sacramento, essa ha trascinato Dio sulla terra e lo ha trattato in modo offensivo. Il suo effetto è stato quello di uccidere la vita soprannaturale dei fedeli, di prosciugare le vocazioni e di svuotare le chiese.

Summorum Pontificum e Traditionis custodes

Dopo quasi 40 anni di autodistruzione, papa Benedetto XVI ha riconosciuto che parte della colpa per il declino della Chiesa risiede nella cattiva liturgia, ma non ha visto gli errori dottrinali da cui deriva. Nel 2007, ha promulgato Summorum Pontificum, che ha dato a qualsiasi sacerdote il diritto di celebrare nuovamente la Messa nel Rito Tridentino. Il risultato fu fortunato in quanto, in presenza della tradizionale lex orandi, molti fedeli scoprirono o riscoprirono la lex credendi della Chiesa, che il Concilio aveva cercato di soppiantare.

Il Rito Tridentino cominciò ad essere visto come una minaccia alla rivoluzione e al suo sogno di una nuova Religione dell’Uomo; una religione al servizio del Nuovo Ordine Mondiale, così papa Francesco, il 16 luglio 2021, ha promulgato un nuovo motu proprio, Traditionis custodes, per annullare il Summorum Pontificum e dare vita all’apparato necessario per limitare il Rito Tridentino nella Chiesa conciliare.

Nel motu proprio, papa Francesco giustifica le sue misure sostenendo che il Rito Tridentino della Messa è una causa di disunione nella Chiesa. Questa accusa, così come il titolo del motu proprio, è non poco ironica, perché la promulgazione del Novus Ordo Missae è stata forse la più grande causa di disunione in tutta la storia della Chiesa.

Il nuovo rito della Messa ha rotto l’unità della liturgia, l’unità della lingua, l’unità della cultura e, soprattutto, l’unità della fede e della vita soprannaturale nel mondo e nei secoli. È una nuova liturgia di una nuova religione, per servire una falsa concezione dell’uomo.

Se il Rito Tridentino della Messa è considerato una causa di disunione, è solo perché contraddice la rivoluzione ed è un ostacolo scomodo per essa. Ma un giorno la rivoluzione crollerà.

Sancte Joseph, Protector sanctae Ecclesiae, ora pro nobis

(fonte: permanencia.org.br; traduzione: unavox.it)

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