Papa emerito, papa impedito. A che punto è la scrittura delle nuove norme

Avanza la riforma rivoluzionaria del primato petrino…

di Sandro Magister (14-09-2021)

A far correre questa estate le voci su possibili dimissioni di papa Francesco era stato anche un dotto articolo uscito in Italia su una rivista specialistica, che prospettava nuove norme canoniche riguardanti sia la rinuncia di un papa, sia la sua totale inabilità.

L’autrice dell’articolo, Geraldina Boni, professore ordinario di diritto canonico e di diritto ecclesiastico all’Università di Bologna, è anche consulente del pontificio consiglio per i testi legislativi, e bastò questo a far pensare che in Vaticano stessero approntando, per impulso dello stesso papa regnante, delle norme che fornissero un preciso quadro giuridico a una sua non lontana rinuncia.

Invece non c’è niente di tutto questo. Da quanto risulta a Settimo Cielo, in Vaticano non si muove foglia e proprio nessuno, men che meno il papa, sta facendo alcunché in questo senso.

L’iniziativa è tutta e solo esterna alle mura leonine. È opera di una rete internazionale di studiosi, che ha nella professoressa Boni e nelle cattedre di diritto canonico e di diritto ecclesiastico dell’Università di Bologna il suo centro propulsore, come già un millennio fa, quando lì insegnava il grande Graziano e da lì cominciò a prender forma l’architettura giuridica della Chiesa cattolica.

Il cantiere nel quale questi studiosi si sono messi all’opera è una piattaforma virtuale in più lingue, accessibile a tutti, su cui stanno man mano elaborando delle nuove norme che colmino i vuoti dell’attuale legislazione canonica su due punti cruciali come la rinuncia e il totale impedimento di un papa.

Quando questi studiosi riterranno di aver messo a punto un progetto adeguato, lo offriranno “al legislatore supremo”, cioè a papa Francesco, che deciderà che farne.

Nessuno, finora, aveva dato notizia dettagliata di questo cantiere, di come lavora e di che cosa sta elaborando. Lo ha fatto la professoressa Boni in questo suo scritto affidato a Settimo Cielo. A lei la parola.

***

DUE VUOTI GIURIDICI DA COLMARE

di Geraldina Boni

Sono note le vicende recenti del papato che hanno visto, dopo la rinuncia di Benedetto XVI, un’inedita convivenza del pontefice romano regnante con quello “emerito”. Inoltre, è sempre più evidente che potrebbero sopravvenire circostanze in cui un papa, per il progredire dell’età o gravi problemi di salute, resti in vita con l’aiuto della medicina e della tecnologia, ma non sia in grado di assolvere al “munus petrinum”.

La sede romana totalmente impedita è solo menzionata nel Codice di Diritto Canonico ma non è regolata, nonostante il can. 335 rinvii ad una legge speciale per tale ipotesi, che non è stata mai emanata. E soprattutto non è contemplata una soluzione giuridica per assicurare alla Chiesa universale il suo capo quando il romano pontefice non può più governarla a causa di un impedimento totale, permanente e irreversibile: con grave danno per la compagine ecclesiale. Si tratta di due lacune normative importanti che dovrebbero essere colmate.

Con la pubblicazione, in luglio, di un mio articolo sulla rivista scientifica “Stato, Chiese e pluralismo confessionale”, ho cercato di sollecitare il dibattito della canonistica su questi snodi cruciali, tracciando un’esposizione illustrativa di potenziali norme, prospettate in maniera volutamente dubitativa, alternativa o interrogativa: proprio per lasciare spazio a un fruttuoso contraddittorio.

Nel frattempo, già nel corso del 2020, un gruppo ristretto di canonisti di vari Paesi, una volta identificati i punti principali da disciplinare, ha steso due schemi normativi. Tale “team” ha cooperato attraverso la rete – del resto divenuta per tutti abituale compagna in quest’età di pandemia – convocando frequenti incontri on line per ragionare insieme con la massima libertà in merito a tutte le questioni sul tappeto: scambiandosi, poi, bozze che venivano da ciascuno esaminate e commentate mediante un confronto serrato. Esprimendo anche dei voti di preferenza motivati, laddove si delineassero due o più opzioni, a loro volta imperniate su differenti visioni teologico-dogmatiche: le quali sono implicitamente presupposte da ogni norma giuridica adottata.

I due progetti di proposte legislative, l’uno sulla sede romana totalmente impedita e l’altro sulla situazione canonica del vescovo di Roma che ha rinunciato al suo ufficio, sono stati, una volta concluso tale lavoro preparatorio, inseriti in un sito web per offrirli all’attenzione dei canonisti di tutto il mondo. Essi sono stati scritti originariamente in italiano e in spagnolo, e queste due versioni rappresentano i prioritari testi di riferimento: ma, per allargare il raggio delle consultazioni, si sono predisposte anche le traduzioni in inglese, francese e tedesco.

Nel progetto sulla sede romana impedita, la novità più rilevante concerne l’introduzione (anche mediante una modifica del Codice di Diritto Canonico) dell’impedimento totale per “inhabilitas” irreparabile del papa quale terza causa di cessazione dell’ufficio petrino, che si aggiungerebbe alla morte e alla rinuncia. Nel caso in cui la sede romana risultasse completamente impedita per “inhabilitas” irrimediabile del sommo pontefice – tale che neppure egli possa rinunciare volontariamente al suo ufficio –, la situazione, accertata e dichiarata mediante procedure accuratamente regolate (con l’intervento di una consulta medica e la ratifica del collegio cardinalizio a maggioranza qualificata), sarà equiparata in diritto alla sede vacante: con conseguente convocazione del conclave per l’elezione del nuovo successore di Pietro. Quindi, si oltrepassa, per così dire, la sede impedita per transitare nella vacanza, senza che vi sia una rinuncia, la quale, per l’incapacità del papa, risulterebbe naturalmente impossibile. Risalta chiaramente anche solo da questo accenno come si vadano a toccare cardini fondamentali dell’ordinamento canonico: quale, in specie, il principio “prima sedes a nemine iudicatur” inscindibilmente connesso al primato del vescovo di Roma.

Nel progetto sul “papa emerito”, si è deciso, invece, stante la delicatezza dell’odierna situazione, di limitare sensibilmente la disciplina, includendo solo alcune norme di stretta necessità per evitare dannosi equivoci e dirimere inconvenienti pratici. Esse sono, poi, prevalentemente formulate non in forma precettiva ed impositiva, ma esortativa: soprattutto con l’intendimento – moderando in certa misura l’esercizio di alcuni diritti del rinunciante – di non offendere in alcun modo la dignità di colui che ha occupato il trono di Pietro. Si annoverano dunque, premesse alcune significative norme sull’atto di rinuncia (ad esempio sulle formalità o la decorrenza dell’efficacia), disposizioni sul titolo e la denominazione, la residenza, il sostentamento, i rapporti con il romano pontefice, la condizione personale, lo stile di vita, le responsabilità ecclesiali e pubbliche, le esequie e la sepoltura del vescovo di Roma che ha rinunciato.

Con l’inaugurazione appena avvenuta della piattaforma nella rete internet, si è perciò creato un “locus” virtuale di interlocuzione scientifica mai prima d’ora sperimentato dai canonisti, contrassegnato da accesso senza filtri e con notevoli facoltà di interazione: in modo che il “forum” degli studiosi possa in maniera auspicabilmente ampia svolgersi sul web, all’interno di una sorta di “tavola rotonda” informatica senza preclusioni soggettive o limitazioni di qualsiasi tipo, se non quelle ovviamente riconducibili alla conservazione della pacatezza di una dialettica scientifica. In tale piattaforma multimediale, quasi una “agorà” digitale, ogni giurista – e del pari ogni teologo o storico – può fornire il proprio contributo di pensiero, sia firmandolo e rendendolo visibile all’intera comunità scientifica, sia anche anonimamente, inviando le proprie considerazioni all’équipe di redattori che ne tengono conto, dandone riscontro all’estensore. In essa sono poi caricabili da chiunque, oltre agli schemi e ai commenti che ai medesimi progetti sono via via effettuati, pareri più largamente argomentati, dossier, documentazione di vario tipo, bibliografie, ecc.

Al termine di quest’opera comune i progetti saranno presentati al legislatore supremo, affinché possa giovarsene se lo reputerà opportuno: a lui spetterà provvedere al testo latino autentico da promulgare, avvalendosi, anche qui, dell’ausilio, oltre che dei latinisti, dei canonisti, i quali non possono non pronunciarsi sulla stesura tecnica delle norme nel latino giuridico, d’altronde inevitabilmente sottesa agli schemi confezionati nelle lingue nazionali.

Questo è l’indirizzo della piattaforma:

www.progettocanonicosederomana.com

La canonistica pone, pertanto, a servizio del vicario di Cristo, e, con lui, della Chiesa e del popolo di Dio, le proprie conoscenze e competenze, promuovendo al contempo l’attuazione della “sinodalità” nell’esercizio della funzione legislativa, disegnando una modalità largamente partecipata nella formazione delle norme in vista dell’ottenimento del risultato migliore.

Fu così anche agli esordi della scienza giuridica, all’alba del Mille: in una stagione di grande esuberanza che vide un fortissimo legame, in particolare, tra i giuristi e i papi legislatori, i quali non di rado provenivano dai banchi e dalle cattedre dell’Università di Bologna. Qui fu Graziano il pionieristico iniziatore di una scuola decisamente innovativa dal punto di vista metodologico, la quale diede nei secoli successivi un apporto formidabile alla costruzione dell’architettura giuridica della Chiesa, rispondendo tempestivamente alle sfide di un tempo nuovo attraverso la feconda alleanza tra “auctoritas”, il potere legislativo, e “ratio”, la dottrina.

Oggi vorremmo provare a riallacciarci a quell’esperienza straordinaria, coniugando tale radice antica con le frontiere avanzate messe a disposizione dalla tecnologia della comunicazione: per incentivare in tal modo condivisione e solidarietà nell’elaborazione delle leggi. È il contributo specifico che il diritto canonico potrebbe offrire agli esordi del terzo millennio, assumendo, ancora una volta e con strumenti inediti, un ruolo propulsivo: con l’obiettivo di approdare a una soluzione dei problemi oggi emergenti che sia quanto più possibile coerente a giustizia, secondo la vocazione vera del diritto.

(Fonte: Settimo Cielo)

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