Vaccini. Le due posizioni a confronto

Botta e risposta fra il prof. Pietro De Marco e don Mauro Gagliardi sul sito di Sandro Magister.

di Sandro Magister (18/08/2021)

A giudicare dall’impennata di lettori e dalle reazioni, l’intervento su Settimo Cielo del 9 agosto del professor Pietro De Marco (nella foto, con sue opere d’arte in mostra) ha davvero colto nel segno: > Apocalittici e libertari. Il ribellismo suicida dei cattolici No-vax

Propriamente, la critica di De Marco non colpisce solo quei cattolici, specie di area tradizionalista, che si ribellano alle normative vaccinali adottate in tutto il mondo. A sostenere analoghe contestazioni sono anche pensatori laici e progressisti di spicco, come in Italia i filosofi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben.

A tutti, De Marco imputa il grave errore di rivendicare la libertà da ogni imposizione, senza capire che così facendo si consegnano anima e corpo a “un amabile dittatore libertario” che “concede, anzi legittima, tutte le libertà private” e con ciò dissolve la concezione non solo cristiana della politica, dello Stato, in definitiva dell’uomo.

A riconoscere la solidità dell’analisi di De Marco è intervenuta anche una voce non sospetta, quella di Andrea Grillo, docente di teologia al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma, che contro lo stesso De Marco ha più volte duellato da posizioni progressiste. “Contrariamente a De Marco – conclude Grillo il suo commento – io non sono affatto convinto che la svolta liberale sia una catastrofe. Ma l’analisi delle dinamiche in gioco nelle polemiche attuali mi pare da lui condotta con mano sicura e con piglio autorevole. Di questo lo ringrazio e mi rallegro per la sua fortezza: cantare fuori dal coro non è mai facile”.

Ma c’è anche chi dissente da De Marco collocandosi in una posizione mediana, né favorevole né ostile al vaccino, ma a sostegno di una piena libertà di scelta e quindi anche di un’astensione dal vaccinarsi, tenuto conto in coscienza di possibili futuri effetti negativi del farmaco. È questo il caso di don Mauro Gagliardi, 46 anni, teologo di primo piano e autore, tra l’altro, di un massiccio trattato di dogmatica cattolica, La Verità è sintetica, edito da Cantagalli e presentato nel dicembre del 2017 con grandi lodi in Vaticano dal cardinale Gerhard L. Müller, prefetto uscente della congregazione per la dottrina della fede.

Ecco qui di seguito la lettera in cui Gagliardi argomenta la sua posizione, con la replica di De Marco.

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LA LETTERA DI MAURO GAGLIARDI

Caro Magister,

ho letto con attenzione il contributo di Pietro De Marco, che ci ha abituati a riflessioni di alta qualità, come è – quanto meno nei dotti riferimenti – anche la recente sua nota riguardo ai No-vax. Non essendo competente in materia, non entro nel merito sociologico e politologico e inoltre, dato il clima dogmatico che ormai si è creato, dichiaro subito di non essere un No-vax. Penso, tuttavia, che polarizzare il dibattito tra Pro-vax e No-vax, tra illuminati e retrogradi, tra “nòmici” – dal greco “nomos”, legge – e “anòmici”, sia riduttivo. Mi pare esista come minimo una terza opzione, quella del libero vaccino, del cosiddetto Free-vax.

Il Free-vax non è per forza un tradizionalista cattolico ottuso, né un libertario che rifiuta il principio di autorità. Egli potrebbe essere un cattolico serio, o anche semplicemente una persona seria, che sa di avere una coscienza, sa che deve formarla e usarla. Se credente, egli sa che Dio parla anche e principalmente nella coscienza rettamente formata e non solo attraverso le legittime autorità civili e religiose. Con John Henry Newman, egli sa che bisogna di certo brindare al papa, ma alla coscienza prima e poi al papa. Egli ha letto nel n. 1778 del Catechismo questa definizione dello stesso Newman: “La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo”.

Nel caso in oggetto, è necessario – come sempre – contemperare il dettame dell’autorità con quello della coscienza rettamente formata. La mia insistenza sul fatto che la coscienza deve essere formata elimina alla radice l’idea che chi non desidera vaccinarsi sia automaticamente un libertario o un anomico. La coscienza formata, infatti, è la facoltà che emette un giudizio pratico non in base al proprio arbitrio, bensì alla norma oggettiva applicata alle circostanze.

Riguardo ai vaccini, la prima cosa da dire è che non si tratta solo di vaccini nel senso classico della parola, bensì anche di terapie geniche. La seconda è che, a quanto ci dicono, nel breve periodo essi funzionano, nel senso che tengono vuoti i reparti di terapia intensiva degli ospedali, anche se non impediscono il contagio dei vaccinati. Il terzo aspetto è che nessuno sa quali effetti producano questi farmaci nel medio e nel lungo periodo. Si spera che non vi saranno effetti negativi, ma il punto è che nessuno lo sa, né le case farmaceutiche che li producono, né i governi che, almeno in certi casi, li impongono. Non c’è stata mai chiarezza nella comunicazione riguardo a questo. Uno di quei virologi sempre presenti in TV ha detto che il governo italiano avrebbe dovuto essere più onesto nel dichiarare che è in atto una sperimentazione di massa. Questi aspetti non possono essere trascurati da chi cerca di formare la propria coscienza in vista di una decisione così importante. Con ciò non è detto che chi ha scelto di farsi iniettare il farmaco anti-covid abbia fatto male. È detto, però, che se qualcuno ci sta ancora pensando su, oppure ha deciso di non ricevere il farmaco, non è giusto etichettarlo come uno stolto o un rivoluzionario in ogni caso.

È noto che papa Francesco ha dichiarato che farsi vaccinare è un dovere etico. Questo è stato dichiarato in un’intervista. Quando però il papa ha approvato e fatto pubblicare la nota ufficiale con cui la congregazione per la dottrina della fede ha dichiarato la liceità morale dei cosiddetti vaccini, egli ha approvato anche il passaggio di quel documento in cui si precisa che la vaccinazione non deve essere obbligatoria.

L’Unione Europea, d’altro canto, ha escluso che si possano attuare discriminazioni dirette o indirette non solo verso chi non può, ma anche verso chi non vuole vaccinarsi. Il Governo italiano sta seguendo questa indicazione? Lo ha fatto quando ha imposto la vaccinazione al personale sanitario? E lo sta facendo ora, imponendo la vaccinazione agli insegnanti, pena la perdita dello stipendio, cioè la possibilità di mettere il pane in tavola e di pagare le bollette? Il tutto continuando ad affermare che non sussiste in Italia uno stretto obbligo vaccinale. Ma se un padre di famiglia che per sorte fa l’insegnante non vuole vaccinarsi, come può dirsi che non sia obbligato, dato che, se non accetta l’imposizione, gli portano via il reddito con cui mantiene se stesso e i propri cari?

Tra i Free-vax ci sono anche molte persone che si sono vaccinate o lo faranno a breve. Non si tratta, pertanto, di una presa di posizione negazionista o ideologica. Si tratta di difendere non il libertarismo ma la libertà, quella libertà che, come opportunamente ricorda De Marco, non significa negare il principio di autorità, né fare tutto ciò che si vuole. È, al contrario, quella libertà fondata sulla ragione e sulla possibilità di una onesta e responsabile autodeterminazione delle persone, in base a una coscienza rettamente formata. Paradossalmente, se le cose in futuro andassero male, ci si accorgerebbe che chi non si è vaccinato è stato più nomico di chi lo ha fatto senza convinzione e riflessione, affidandosi ciecamente alle accorate esortazioni delle autorità, o persino subendo senza difendersi le loro imposizioni.

Se poi – Dio non voglia! – i cosiddetti vaccini dovessero avere effetti negativi nel medio e lungo termine, a tenere in piedi la società, sotto diversi punti di vista, sarebbero proprio quelli che saranno scampati a tali effetti in quanto non vaccinati. In tale scenario quasi apocalittico, si rivelerebbe che chi a suo tempo seguì il ”nomos” oggettivo della legge naturale e divina, appresa e applicata dalla retta coscienza, fu lungimirante, profetico e per l’appunto nomico, e che invece coloro che acriticamente si fecero convincere dalla costantemente cangiante propaganda – e a volte censura – mediatica furono i veri anomici, perché sostituirono alla legge la fiducia cieca nell’autorità, la quale stessa è soggetta alla legge e alla quale non si può prudentemente offrire una fiducia totale che sospenda anche l’uso di ragione.

C’è da sperare che si torni in tempi brevissimi a un esercizio dell’autorità che consista nel sostenere lo sviluppo della persona più che a decidere al suo posto, privandola di fatto della responsabilità. A differenza di quanto sostenuto non troppo tempo fa da un sindaco italiano, in democrazia chi governa o amministra non è il “padre” dei cittadini, bensì un rappresentante del popolo. È bene ricordare a coloro che ci guidano che essi sono al servizio di chi li ha eletti (lo stesso vale per i non pochi leaders non eletti ma nominati: altra anomalia dei tempi recenti) e che i cittadini non sono tenuti ad accettare una sorta di “patria potestà” da parte di coloro che li rappresentano.

Mauro Gagliardi

LA REPLICA DI PIETRO DE MARCO

Caro Gagliardi,

ai suoi ragionati rilievi va tutto il mio apprezzamento, anche perché abbiamo ricevuto (intendo Magister ed io) qualche irata deprecazione. In più dovremmo sempre scusarci di accentuare troppo i toni.

Avverto subito che non è per obbedienza a papa Francesco, con il quale purtroppo sono spesso in dissenso teologico ed ecclesiologico, che ho preso posizione, ma per il motivo che ho scritto: l’abuso a destra e a sinistra, in campo laico come in campo cattolico, di argomenti libertari o anche tecnicamente liberali, nella dimenticanza che essi non hanno vigenza politica né giuridica nel “Notfall”, nello stato di necessità, in cui i popoli si trovano.

Lei mi oppone la coscienza formata e la norma oggettiva superiore, anzi suprema, che la guida. Direi che anche gli argomenti libertari o liberali invocati fin dal marzo-aprile 2020 rivendicano un fondamento analogo – l’individuo, la coscienza –, anche se poggiato sui “diritti fondamentali” e non sulla norma di diritto naturale e divino. In ambedue gli stili di deduzione della scelta, però, ciò che è realmente in gioco, che decide della decisione, è il giudizio sul fatto.

Lei argomenta, assieme a molti altri pensatori “moderati”: 1) che i vaccini non sono veramente tali; 2) che comunque non proteggono i vaccinati dal contagio; 3) che non conosciamo né potremmo sapere fin d’ora se vi saranno effetti imprevisti e magari perversi nel lungo periodo. Prevarrebbe, insomma, nella spinta delle autorità alla vaccinazione collettiva, l’aspetto della “sperimentazione” su quello della certezza della cura.

Ora, queste ragioni possono essere congrue alla formazione di una giudizio sospensivo, di massima cautela. Ma sfugge che la vaccinazione di miliardi di persone non è tema di una esercitazione accademica né argomento di un referendum, né una alternativa tra scelte indifferenti. La vaccinazione è oggi certamente una necessità. Gli Stati  – e gran parte dei singoli cittadini – che all’inizio avevano optato diversamente hanno dovuto ricredersi e agire con maggiore determinazione. La coscienza formata cui si chiede di decidere e agire ha bisogno di una visione intellettuale completa, consequenzialisticamente informata, e di sapersi comunque responsabile. Non è legittimata a fermarsi sulla soglia della libera scelta, sospendendo di agire.

Anzitutto perché questa è già anch’essa una scelta. Non per caso i No-vax radicali hanno optato prima per l’inesistenza del virus, come se fosse una messa in scena politica mondiale, poi per la sua inoffensività, poi per una sua pericolosità indotta, strumentale a un progetto di soggezione dell’umanità. In questi casi, tutti prova di un dominio farmacologico del mondo, per la coscienza così “informata” sottrarsi alla vaccinazione diventa una scelta obbligata.

Ma il “vaccino libero”, non apocalittico e complottista ma solo perplesso, non può moralmente fermarsi sulla soglia, perché l’utilità della vaccinazione per miliardi di uomini ne sovrasta i rischi per individualità anche numerose. Vi è una tradizione di casistica cattolica netta su questo: il caso celebre dei due alpinisti bloccati su una parete rocciosa. Ambedue precipiteranno, restando lì inattivi. Chi dei due può farlo deve salvarsi, sia pure con la morte certa dell’altro. I governi non possono fermarsi su una soglia di non scelta, che è solo l’attesa che i chiodi cedano; e infatti non si sono fermati, nella piena legalità costituzionale dello stato d’emergenza. I rischi futuri, tutti dell’ordine del possibile, non hanno la stessa obbligatorietà, nella formazione di una decisione, delle evidenze presenti, dell’ordine dell’essere.

Aggiungo: l’idea di trovarci in una fase di sperimentazione è concettualmente errata, ma gli specialisti non sono buoni filosofi. La sperimentazione in senso stretto è già avvenuta e un’altra sta avvenendo per migliorare i prodotti di prima generazione, nelle sedi e secondo protocolli appropriati. Noi siamo nella fase iniziale della somministrazione di un farmaco indispensabile, affrontandone da uomini i rischi connessi, come nella storia di ogni farmaco. L’idea che perciò siamo cavie è paranoica o è una fallacia logica.

Pietro De Marco

(Fonte: Settimo Cielo)

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