Mons. Bux: Nessun papa è padrone della liturgia

Breve ma efficace intervista dell’ex vaticanista Aldo Maria Valli al noto liturgista mons. Nicola Bux riguardo il motu proprio Traditionis custodes.

di Aldo Maria Valli (30-07-2021)

Torniamo su Traditionis custodes con tre domande a monsignor Nicola Bux, liturgista.

Può spiegare in termini semplici qual è l’obbiettivo del nuovo documento?

L’obiettivo dichiarato è l’unità della Chiesa, che sarebbe minacciata dalla contestazione nei confronti del Concilio Vaticano II. Ma la contestazione di un concilio ecumenico, benché atto niente affatto commendevole, non è una novità nella storia della Chiesa. Si pensi alle obiezioni sollevate dal cardinale Gaetano a un altro concilio ecumenico, il V Lateranense, 1512-1517. Il punto è che l’unità nella Chiesa difetta da tempo a causa della crisi della fede e del crollo della liturgia, provocate dalle deformazioni del Novus Ordo “al limite del sopportabile”. Se non si pone mano alla riforma della riforma liturgica, sarà impossibile ricondurre i buoi nella stalla… Il documento fa cenno alle deformazioni, ma questa toppa è peggiore del buco. Infatti, affermando che Benedetto XVI aveva promulgato il motu proprio Summorum pontificum per ricondurre all’ovile la Fraternità sacerdotale San Pio X non si dice la verità, come ha dichiarato lo stesso Benedetto XVI sia nella lettera di accompagnamento al Summorum pontificum sia nel libro Ultime conversazioni con Seewald: Benedetto ha esplicitamente rigettato tale lettura riduttiva del suo motu proprio. Invece esso postulava appunto il reciproco arricchimento tra le due forme del rito romano, ossia “la riforma della riforma”; non è corretto citare il pensiero di un pontefice, di un alto prelato, di un autorevole teologo senza considerare le diverse fasi del suo pensiero. Inoltre il nuovo motu proprio cita diverse frasi di Summorum pontificum distorcendone il senso, ma non cita quella dove Benedetto dice che ciò che un tempo era sacro non può d’improvviso essere dichiarato negativo ed essere abrogato, perché resta sempre sacro. Può un papa rovesciare completamente l’insegnamento di suoi due predecessori, di cui uno santo e l’altro ancora vivente? Può un papa disporre della liturgia come se fosse cosa propria? Abbiamo pubblicato un intervento in traduzione su questo argomento su Il pensiero cattolico.

Che cosa cambierà ora in concreto?

Nel documento si fa appello al popolo di Dio: ma ci si è accorti della consistenza del popolo che ha seguito il Summorum pontificum? È ormai un mare che attraversa tanti paesi del mondo. Poi, se proprio si tiene al popolo, perché non lo si è protetto dagli innumerevoli abusi arrecati alla liturgia? Perché i vescovi non hanno vigilato sull’applicazione dell’Istruzione Redemptionis Sacramentum, voluta da Giovanni Paolo II dopo il Sinodo sull’Eucaristia per porre fine appunto agli abusi e persino ai reati contro il Sacramento? Si sono persino trasformate le chiese in trattorie, dimenticando quanto prescrive il rito della Dedicazione della chiesa. Tuttavia la fede e la preghiera di quella parte di popolo che è consapevole della presenza del Signore – che sola fa sacra la liturgia – troverà sempre le vie per esprimersi devotamente, proprio ora che la frequenza alla Messa ordinaria tocca ovunque il punto più basso, mentre alle Messe nel rito romano antico aumenta inesorabilmente. Si può fermare l’acqua del mare? Con questo motu proprio si mettono preti e fedeli davanti a un caso di coscienza: ubbidire all’iniqua decisione della legittima autorità presa contro la tradizione e contro la carità pastorale oppure ubbidire alla tradizione? Non bisognerebbe mai mettere i fedeli davanti a questi casi di coscienza che amareggiano e fanno pesare il voler rimanere nella Chiesa. Ora si pretende obbedienza assoluta a questo nuovo motu proprio, ma quanti vescovi hanno disatteso il Summorum pontificum? Vogliamo ricordare il caso di vescovi (come Plotti a Pisa) che addirittura emanarono norme diocesane che lo contraddicevano. Altri non hanno emesso norme, ma nei fatti hanno ostacolato in ogni modo la sua attuazione nelle loro diocesi; e la sinodalità così spesso invocata dall’attuale pontefice, dove la mettiamo? Tralascio la questione, su cui è intervenuto a suo tempo anche Ratzinger, se il papa abbia il potere di cambiare la liturgia; la Costituzione liturgica del Vaticano II al n. 22 afferma che la Sede apostolica e i vescovi possono solo “moderarla”.

Qualcuno ha parlato di provvedimento punitivo oltre che restrittivo. È d’accordo?

Se così fosse, il documento sarebbe stato preparato da ideologi e non da pastori. Purtroppo occorre dire che esso si impone senza dare motivazioni dottrinali, ma solo disciplinari. L’art. 1 abroga il Summorum pontificum ed è dottrinale ma senza fornire spiegazioni; il resto sono solo norme disciplinari o, come si suole dire oggi, pastorali, per non riconoscere la sconfitta del nuovo rito, che non ha aumentato il numero dei fedeli, anzi, né le vocazioni. Del resto, si son consentite le profanazioni in San Pietro con le pachamama, e non si è intervenuti sulle derive liturgiche e oltre del sinodo tedesco. Temo reazioni che innescheranno processi dirompenti per l’unità della Chiesa. Ma Gesù Cristo sopravanza tutto e sta facendo nuove col suo Spirito tutte le cose: dove rinasce il sacro nei cuori, comincia la riforma della liturgia sempre daccapo. A questo ha contribuito il Summorum pontificum e con esso il pensiero e il cuore di Benedetto XVI. Per il resto, rinvio ai nuovi dubia sollevati dalla Dichiarazione del cardinale Burke e dall’intervento del cardinale Brandmüller, entrambi davvero magistrali.

Una riflessione conclusiva. Il 17 luglio scorso un articolo in formiche.net ha sostenuto che la Chiesa è cambiata, e con essa tutta una visione delle cose. Per esempio: non bisogna chiedere più la conversione degli ebrei. Quindi è cambiata la liturgia: si vede dal fatto che non celebra più il sacerdote, ma il popolo insieme, che l’altare è una tavola. Prima c’erano due Chiese, ora non più; questo vuol dire Chiesa “sinodale”; quindi non si chieda più il cambiamento nella continuità, o di interpretare così il Vaticano II. Ma, per la dottrina cattolica, non è così: il sacerdozio è immutabile, celebra Cristo, la Chiesa è gerarchica e il sacerdote celebra nella persona di Cristo capo e rappresenta Cristo nel mondo, perché ha detto agli apostoli: chi accoglie voi accoglie me. I vescovi e presbiteri hanno ereditato questo sacerdozio apostolico. Gli abusi sono la vera causa dell’anti-concilio. Una nuova liturgia? Ha un futuro solo ciò che ha un passato. E poi non disse Benedetto XVI a Parigi che nella Chiesa c’è posto per tutti?

(Fonte: Duc In Altum)

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