I sostenitori della Messa in latino reagiscono con sgomento alle nuove gravi restrizioni del Papa

“Prego che i fedeli non cedano allo scoraggiamento che tale durezza necessariamente genera, ma che, con l’aiuto della grazia divina, perseverino nel loro amore per la Chiesa e per i suoi pastori”, ha detto al National Catholic Register il cardinale Raymond Burke.

di Edward Pentin (17-07-2021)

Papa Francesco ha emanato ampie restrizioni alla celebrazione della Messa tradizionale in latino, ribaltando i precedenti decreti papali che avevano liberalizzato la Messa celebrata prima delle riforme liturgiche di Papa San Paolo VI nel 1970, e sollecitando un “ritorno a tempo debito” alla liturgia istituita dopo il Concilio Vaticano II.

I sostenitori della Messa in latino hanno risposto con preoccupazione al nuovo documento papale, affermando che esso reprime in modo ingiustificatamente rapido e duro la sua celebrazione della sacra liturgia.

In una nuova lettera apostolica emessa motu proprio intitolata Traditionis Custodes e firmata il 16 luglio, festa della Madonna del Carmelo, il Papa ha preso la “ferma decisione” di ribaltare immediatamente il motu proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI del 2007 e il motu proprio Ecclesia Dei del 1988 di san Giovanni Paolo II che hanno liberalizzato la disponibilità della Messa celebrata prima del 1970.

Uno degli elementi chiave del Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI, che affermava che il Messale Romano promulgato da Giovanni XXIII nel 1962 «non è mai stato abrogato come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa», era quello di concedere che qualsiasi gruppo stabile di fedeli laici potesse chiedere un sacerdote per celebrare questa forma della Messa (detta anche Forma Straordinaria del Rito Romano), e non avrebbe avuto bisogno di “nessun permesso della Sede Apostolica o del proprio Ordinario”.

Ma con il nuovo motu proprio di Papa Francesco sarà ora “competenza esclusiva” del vescovo diocesano “autorizzare l’uso del Messale Romano del 1962 nella sua diocesi, secondo gli orientamenti della Sede Apostolica”. Al vescovo saranno conferiti anche altri poteri di vasta portata, tra cui la concessione del permesso ai sacerdoti che desiderano celebrare la vecchia messa, e a quelli che già lo fanno, e la cessazione del diritto per i gruppi di far celebrare questa forma della Messa nelle chiese parrocchiali. Papa Francesco ha detto che stava apportando le modifiche dopo aver “considerato attentamente” i risultati di un sondaggio in nove punti inviato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede ai vescovi lo scorso anno per valutare l’attuazione del Summorum Pontificum, e “alla luce dell’esperienza maturata durante questi anni”. “Le risposte rivelano una situazione che mi preoccupa e mi rattrista, e mi persuade della necessità di intervenire”, ha scritto il Papa in una lettera di accompagnamento ai vescovi pubblicata venerdì. “Purtroppo, l’obiettivo pastorale dei miei predecessori, che avevano inteso ‘fare tutto il possibile perché tutti coloro che veramente possedevano il desiderio dell’unità trovassero la possibilità di rimanere in questa unità o di ritrovarla di nuovo’, è stato spesso seriamente ignorato”, ha detto. Ha aggiunto che gli sforzi di san Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI per “recuperare l’unità” dopo che la Fraternità San Pio X si staccò da Roma nel 1988 a causa delle riforme liturgiche e dottrinali che seguirono il Vaticano II sono stati “sfruttati per ampliare le lacune, rafforzano le divergenze e incoraggiano i disaccordi che feriscono la Chiesa, bloccano il suo cammino ed espongono al pericolo della divisione”.

Autorità Episcopale

In base alle nuove norme, al vescovo è ora affidata la responsabilità di stabilire che i gruppi che celebrano la Messa in Forma Straordinaria «non neghino la validità e la legittimità» delle riforme liturgiche «dettate dal Concilio Vaticano II e dal Magistero della Sommi Pontefici». Il vescovo deve anche “designare uno o più luoghi” dove i fedeli di questi gruppi possono radunarsi per la celebrazione eucaristica, ma non nelle chiese parrocchiali. Il documento vieta anche “l’erezione di nuove parrocchie personali”. Ulteriore potere conferito all’Ordinario del luogo comprende la fissazione dei giorni in cui si può celebrare la Messa in forma straordinaria e l’assicurazione che «in queste celebrazioni le letture siano proclamate in lingua volgare». Inoltre, il vescovo delegherà un sacerdote, abile nell’antica forma della Messa e con una conoscenza del latino, alla cura pastorale di questi fedeli. In altre misure, il Papa ha detto che il vescovo locale deve accertare se le parrocchie che sono state istituite a beneficio dei gruppi che celebrano la messa in latino siano “efficaci per la loro crescita spirituale” e se “mantenerle”. Deve anche “fare attenzione a non autorizzare la costituzione di nuovi gruppi”. Il decreto prevede inoltre che i sacerdoti ordinati dopo la pubblicazione di questo nuovo motu proprio debbano presentare una “domanda formale” al Vescovo se desiderano celebrare la Forma Straordinaria della Messa, il quale a sua volta deve consultare anche la Santa Sede “prima di concedere questo autorizzazione”. I sacerdoti che già celebrano la vecchia forma della Messa devono anche ottenere il permesso di continuare a farlo dal loro vescovo locale. Il Papa ha inoltre decretato che le disposizioni di questo nuovo motu proprio saranno gestite dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, trasferendo tali compiti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che finora si è occupata di tali questioni. Mons. Arthur Roche, recentemente nominato prefetto della Congregazione per il culto divino, e il nuovo segretario e sottosegretario del dicastero, mons. Vittorio Francesco Viola e mons. Aurelio García Marcías, sono tutti noti per favorire le riforme liturgiche del 1970 rispetto alla Forma Straordinaria.

Nel frattempo anche le questioni relative agli istituti e alle società tradizionali (ad esempio, la Fraternità Sacerdotale di San Pietro e l’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote) passeranno dalla giurisdizione della Congregazione per la Dottrina della Fede e ora saranno gestite dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e Società per la vita apostolica.

Il Papa ha concluso il decreto affermando che «sono abrogate le precedenti norme, disposizioni, permessi e consuetudini non conformi alle disposizioni del presente motu proprio».

Il ragionamento del Papa

Nella sua lettera di accompagnamento ai vescovi, Papa Francesco ha spiegato le ragioni di tali cambiamenti radicali. Il Santo Padre ha insistito sul fatto che le riforme liturgiche promulgate dopo il Concilio Vaticano II sono “l’unica espressione” della liturgia della Chiesa cattolica romana. Scrivendo ai vescovi “con fiducia e parresia”, ha delineato le intenzioni di san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e ha osservato che erano “fiduciosi” che le loro disposizioni non avrebbero “messo in dubbio una delle misure chiave del Concilio Vaticano II o minimizzato in questo modo la sua autorità”. Ha inoltre osservato che Benedetto ha trovato la paura della divisione “infondata” perché “le due forme di uso del rito romano si arricchirebbero a vicenda”. Ma Papa Francesco ha detto di vedere abusi nella celebrazione della liturgia “da tutte le parti” – da un lato “intollerabili distorsioni” del nuovo Messale, ma anche quello che vede come “l’uso strumentale” del Messale Romano del 1962 che è “spesso caratterizzato da un rigetto non solo della riforma liturgica, ma dello stesso Concilio Vaticano II, sostenendo, con affermazioni infondate e insostenibili, di aver tradito la Tradizione e la ‘vera Chiesa’”. Ha detto: “Si tratta qui di un comportamento che contraddice la comunione e alimenta la tendenza alla divisione”, e ha aggiunto che “in difesa dell’unità del Corpo di Cristo, sono costretto a revocare la facoltà concessa dai miei predecessori”. Il Papa ha aggiunto: “Dubitare del Concilio è dubitare delle intenzioni di quegli stessi Padri che hanno esercitato solennemente il loro potere collegiale cum Petro et sub Petro in un concilio ecumenico, e, in ultima analisi, dubitare dello stesso Spirito Santo che guida la Chiesa». Il nuovo Messale, pubblicato da san Paolo VI e rivisto da san Giovanni Paolo II, ha segnato un rinnovamento “nella fedele osservanza della Tradizione”, ha affermato. Per legittimare la sua decisione, il Papa ha osservato che san Pio V ha anche abrogato tutti i riti che “non potevano vantare una provata antichità” e ha istituito un unico Messale Romano che durò quattro secoli. Ha anche detto che Paolo VI aveva in mente l’obiettivo dell’unità con le sue riforme liturgiche, con una “preghiera unica e identica”. «Questa unità intendo ristabilire in tutta la Chiesa di rito romano», ha scritto Francesco. Ha inoltre stabilito che «seminari e nuovi sacerdoti» si formino secondo la «riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II». Il Papa ha concluso la sua lettera invitando i vescovi a vigilare nell’esprimere «la comunione anche nell’unità di un unico rito, nel quale si conserva la grande ricchezza della tradizione liturgica romana. Io prego per te. Pregate per me».

La valutazione del cardinale Burke

Nei commenti al National Catholic Register, il cardinale Raymond Burke, prefetto emerito della Segnatura apostolica, ha notato quelli che vede come una serie di difetti nella Traditionis Custodes, dicendo che non riusciva a capire come il nuovo Messale Romano sia “l’espressione unica della lex orandi di il rito romano”, come recita il nuovo motu proprio. La forma straordinaria della Messa “è una forma viva del rito romano e non ha mai cessato di esserlo”, ha osservato il cardinale Burke. Inoltre, non riusciva a capire perché il motu proprio entrasse in vigore immediatamente, poiché il decreto “contiene molti elementi che richiedono uno studio per quanto riguarda la sua applicazione”.

Il Cardinale americano ha inoltre osservato che nella sua lunga esperienza non ha assistito alla “situazione gravemente negativa” descritta da Papa Francesco nella sua lettera. Mentre alcuni fedeli possono avere “idee errate”, ha detto, ha scoperto che i fedeli in questione generalmente “hanno un profondo amore per la Chiesa e per i loro pastori nella Chiesa” e “non si attribuiscono in alcun modo a un’ideologia scismatica o sedevacantista. Spesso, infatti, hanno sofferto molto per rimanere nella comunione della Chiesa sotto il Romano Pontefice”.

Il cardinale Burke ha aggiunto che se vi sono situazioni “di atteggiamento o pratica contrari alla sana dottrina e disciplina della Chiesa, dovrebbero essere affrontate individualmente dai Pastori della Chiesa, dal Romano Pontefice e dai Vescovi in comunione con lui”.

Anche il cardinale Burke ha messo in dubbio il tono del motu proprio, osservando che è “segnato da una durezza” verso i fedeli che apprezzano la Forma Straordinaria. “Prego che i fedeli non cedano allo scoraggiamento che necessariamente genera tale durezza, ma perseverino, con l’aiuto della grazia divina, nell’amore per la Chiesa e per i suoi pastori”, ha affermato.

“Una grave delusione”

Joseph Shaw, presidente della Latin Mass Society nel Regno Unito, ha dichiarato al National Catholic Register di averlo trovato un “documento sbalorditivo, che supera le nostre peggiori aspettative”. “Papa Francesco ha completamente disfatto le disposizioni del Summorum Pontificum e ha coronato una situazione che sembra del tutto impraticabile, bandendo la Forma Straordinaria dalle chiese parrocchiali”.

Ha aggiunto: “I termini negativi del documento saranno una grave delusione per quei tanti laici e sacerdoti che hanno utilizzato la Forma Straordinaria perché san Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI li hanno incoraggiati a farlo, descrivendola rispettivamente come un ‘giusto aspirazione’ e ‘ricchezza’ per la Chiesa”.

Luigi Casalini, direttore di Messa in Latino che per primo ha rivelato che un tale motu proprio era in preparazione, ha affermato di ritenere che il Summorum Pontificum sia stato “abrogato con violenza senza precedenti e una totale mancanza di carità”.

Il sondaggio a cui fa riferimento Papa Francesco nel motu proprio e che, secondo lui, lo ha portato a emanare il motu proprio, secondo quanto riferito ha ricevuto solo una risposta moderata, e più della metà di coloro che hanno risposto ha avuto una visione favorevole o neutrale della ricezione del Summorum Pontificum.

Il cardinale Burke ha affermato che “data la natura drastica della normativa, sembrerebbe giusto fornire un resoconto dettagliato dell’esito dell’indagine, che verifichi anche la natura scientifica dell’indagine. Conosco molti Vescovi che sono molto vicini ai fedeli che adorano secondo l’Usus Antiquior [Forma Straordinaria] e ai sacerdoti che li servono”, ha detto il Cardinale. “Spero che anche loro siano stati ascoltati attraverso il sondaggio”.

(fonte: ncregister.com; traduzione: messainlatino.it)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...