Naufragio della barca della Chiesa e nascita della nuova comunità

Analisi di un recente articolo di Aldo Maria Valli.

di Andrea Sandri (09-07-2021)

Su questo sito, nel tentativo di descrivere il “neotradizionalismo” come passaggio da un’essenza a un’altra – da una galassia di gruppi e individui che negli anni del post-concilio si sono mantenuti insistentemente fedeli alla Tradizione della Chiesa, rimanendo nella costituzione divina della stessa, a un movimento che, nei suoi risultati, appare sempre più una teologia della liberazione giocata “a destra” — si sono recentemente individuati tre passaggi fondamentali: 1) la negazione della Chiesa visibile, 2) la riduzione dell’ordine ecclesiastico all’organizzazione del gruppo di riferimento e 3) l’impostazione politico-apocalittica culminante nella malcelata elevazione dell’azione politica a “grande sacramento” di liberazione.

L’articolo di Aldo Maria Valli Mentre il papa è all’ospedale… comparso il 7 luglio sul blog del vaticanista si presta, per le sorprendenti affermazioni ivi contenute, a una verifica della fattispecie di “neotradizionalista” individuata. Nei giorni della degenza di Francesco, Valli si dedica, infatti, “per analogia” (sic!), a una ricognizione dello “stato comatoso” della Chiesa cattolica, facendo seguire una serie di preoccupate constatazioni che sono alla portata di qualunque cattolico che abbia conservato sufficiente ortodossia e capacità di giudizio. E fin qui si può concedere all’articolista di non avere torto. Poi, però, si precipita in una serie di affermazioni che corrispondono perfettamente al primo elemento di fattispecie del neotradizionalismo ossia nella negazione della Chiesa visibile. Tutto in un crescendo, anzi: in un irrefrenabile sprofondamento in un abisso che si potrebbe facilmente dire luterano.

Lucas Cranach il Giovane, La vera e la falsa chiesa (1546)

Valli premette che «naturalmente la Chiesa, che è di Cristo, non può finire», concedendo qualcosa al dogma della natura divina della Chiesa, ma aggiunge subito che «è finita la Chiesa così come l’abbiamo intesa e vissuta finora» e che «la Chiesa che sta rinascendo non ha nulla da spartire con la gerarchia [sic!] e le conferenze episcopali e le congregazioni della curia romana», perché «quella barca ha fatto naufragio ed è colata a picco [sic!]». E, come si legge più oltre, «di certo, sappiamo che l’autorità papale, già minata, ha ricevuto con questo pontificato un colpo mortale». Come Lutero nella Predica del 29 giugno 1522 su Mt 16, 13-19, il Vaticanista si assume l’autorità di pronunciare la sentenza di annientamento della Chiesa come «l’abbiamo intesa e vissuta finora» e di revocare così le parole di Cristo in Mt 16, 18: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa». Si dirà che siamo di fronte a un’iperbole o a una provocazione giornalistica, ma tale è il significato dell’articolo per chi legge, e d’altronde è lo stesso Valli che dichiara di avere abbandonato la finzione distopica dei suoi scritti precedenti. E tutto ciò è aggravato dall’esplicito riferimento al rovinoso naufragio della “barca”. L’immagine della “barca” di Pietro che cola a picco non ha bisogno di mediazioni culturali, si diffonde tra i fedeli smarriti e spaventati con il suo potere simbolico, come certi spettri che entrano in circolazione appena che se ne faccia il nome.

Ecco, dunque il punto zero in cui, tuttavia, «la Chiesa, che è di Cristo, non può finire». È il momento della nascita della nuova comunità “evangelica” di riferimento, il momento del secondo elemento di fattispecie del neotradizionalismo. Anche qui l’analogia con la visione luterana non può essere trascurata. Già in Lutero e, poi, in molti esegeti luterani e protestanti, c’è l’idea che, dopo la morte di Pietro, il potere delle chiavi sia passato non a un successore di Pietro, ma all’intera comunità che detiene così un illimitato potere di riforma della costituzione della Chiesa per volontà di Cristo stesso e nello Spirito Santo. Si possono confrontare con questo modello alcune affermazioni di Valli, a ridosso dell’annientamento della Chiesa “come l’abbiamo intesa e vissuta finora” e della sua gerarchia. È la nuova comunità nascente sotto l’impulso dello Spirito Santo, lontano dal primo esperimento fallito:

La Chiesa che rinasce, sostenuta dallo Spirito, è un miracolo di fede: spes contra spem, segno di contraddizione totale nel rapporto col mondo. Una Chiesa, mi scuso per il termine, un po’ guerrigliera, perché non inquadrata, spesso non visibile. C’è, ma si vede poco o per nulla, e nemmeno vuol farsi vedere. Tiene accesa la fiammella in modi che sono allo stesso tempo antichi e nuovi. Coniuga la Tradizione con l’inventiva che nasce dall’amore. Guarda con sconforto ai documenti ufficiali, alle linee e ai piani pastorali. Anzi, ignora tutto ciò perché sa che da lì può venire, ormai, solo un attentato alla fede. Poiché ha sete di Verità, va direttamente alla fonte dell’acqua che dà la vita e si riunisce attorno ai pochissimi pastori rimasti. A loro volta nascosti e perseguitati.

Nella nuova comunità teorizzata da Valli dobbiamo «lasciare tutto ciò che conoscevamo ed entrare in una dimensione nuova, all’insegna della piccolezza, del nascondimento e della persecuzione». Non è evidentemente più la Chiesa cattolica, la “societas permixta” agostiniana, ma la comunità della purezza neotradizionalista contrapposta alla Babilonia romana. La Chiesa qui è tanto spirituale, “invisibile”, “piccola” e “nascosta” che, nonostante le premesse, sembra poter fare a meno non soltanto del Vicario di Cristo sulla terra, ma anche del Verbo incarnato, dell’Incarnazione. E, non senza qualche preoccupazione, c’è da chiedersi da dove realmente proceda lo “spirito” che la sospinge.

Il terzo elemento della fattispecie è meno accentuato che, per es., nella predicazione “triaria” del Professor Massimo Viglione, alla cui sfera di influenza culturale d’altronde Valli non si è sottratto, anche se si può facilmente constatare che non manca la dimensione apocalittica. Apparentemente è assente la politica come “grande sacramento” di liberazione, almeno per ora. Ciò nondimeno si deve osservare che Valli accenna a una possibilità militante della comunità nascosta: «Ho smesso di essere cattolico “regolare” e sono diventato “guerrigliero”». La conformazione esterna di questa “guerrilla” non è ancora definita, anche se è destino delle comunità religiose pure, senza apparato e gerarchia, cercare in una struttura politica mondana ciò a cui, per essere “più spirituali”, hanno rinunciato.

(fonte: vigiliaealexandrinae.blogspot.com)

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