Ddl Zan, la CEI rinuncia alla verità

In due interviste parallele il cardinale Bassetti, presidente dei vescovi italiani, e l’arcivescovo Paglia (rispettivamente a Repubblica e Stampa) si schierano per la modifica — e non l’affossamento — del Ddl Zan sull’omo-transfobia. Una posizione incomprensibile e non condivisibile, di cui non viene data alcuna ragione che non sia opportunismo politico. E parlano di dialogo con tutti, ma mai si sono posti il problema di ascoltare chi nella Chiesa — come noi e molti altri — sostiene che il ddl sia da rifiutare in blocco.

di Stefano Fontana (10-07-2021)

Mentre ci si avvicina alla resa dei conti in parlamento sul ddl Zan, la Chiesa (ufficiale) spara le sue ultime cartucce a salve. Ieri Repubblica ha pubblicato un’intervista al cardinale Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi italiani, mentre La Stampa ha sentito l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita e cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II. Le due interviste hanno confermato e, per così dire, suggellato la posizione finora assunta dalla Chiesa italiana e dalla Chiesa universale.

I due intervistati hanno nuovamente sostenuto che il ddl Zan va ritoccato ma non bloccato e che questa è la “voce di tutti i cristiani” (Bassetti) dato che “nessuno nella Chiesa vuole bloccarlo o ostacolarlo” (Paglia). Nessuno? Questa testata ha sempre sostenuto che il ddl in questione vada affossato perché inemendabile. Dobbiamo considerarci fuori della Chiesa? Come noi, tante persone, associazioni e movimenti, esperti e studiosi, genitori e centri di formazione e di informazione — molti dei quali sul campo hanno già dovuto subire angherie e soprusi non protetti dall’ombrello di nessuna legge Zan — non sono disposti ad essere accomunati ad un fronte di cui non comprendono e, quando riescono a comprenderle, non condividono le motivazioni.

Dobbiamo chiederci anche se Bassetti e Paglia abbiano sentito su questo punto il parere dei vescovi italiani, i quali ormai purtroppo tacciono sempre e su tutto ma questo non significa che la pensino come i loro due portavoce sui giornali nazionali. Hanno sentito il parere dei sacerdoti e dei religiosi? E quando mai Paglia o Bassetti hanno dato udienza alle ragioni dei cattolici che, come noi, sostengono da tempo che il ddl è da rifiutare in blocco? L’”ascolto profondo e reciproco, in un dialogo costante che è incontro”, che Bassetti propone come stile di Chiesa alla fine della sua intervista, perché non viene applicato anche nei confronti di chi nella Chiesa è critico sulle aperture della gerarchia all’inaccettabile? “Nessuno si senta escluso dall’essere parte della Chiesa” dice il cardinale, ma questo non vale appieno per i fedeli che lottano per una visione meno incoerente e che prenderanno sempre di più strade diverse da quelle indicate da Bassetti e Paglia.

Venendo ai contenuti delle due interviste, bisogna realisticamente osservare che sono difficilmente comprensibili e, quando si riesce a coglierne un qualche significato, non sono condivisibili. Facciamo un esempio da Paglia. Il ddl Zan – egli sostiene – “impone una ideologia del gender inaccettabile per la Chiesa e anche per la società”. Poi però conferma che il testo – che “impone una ideologia del gender inaccettabile” – non va bloccato ma riformato, e alla domanda “Voi siete contrari ai contenuti?”, risponde di no. Ma i contenuti non erano “inaccettabili”?

L’arcivescovo Paglia sostiene anche che bisogna realizzare l’articolo 3 della Costituzione che vieta ogni discriminazione. Secondo lui la Chiesa è d’accordo con l’arginare assolutamente l’omotransfobia. Poi però afferma che non esistono diritti senza doveri. Paglia dice di no alle discriminazioni senza eccezioni. Ma il Magistero ha sempre parlato di “ingiuste discriminazioni” e non solo discriminazioni. Ciò che rende giusta una discriminazione è appunto la dipendenza del diritto che viene recriminato da un dovere. E quali sarebbero i doveri fondativi dei diritti LGBT?

La cosa che più colpisce in queste due interviste è che i due autori non indicano i fondamenti di niente di quanto affermano. Essi propongono un pluralismo etico non discriminatorio di nessuna tendenza, concedono libertà agli LGBT e chiedono la libertà per sé. Niente di più. Non sono in grado di dire come devono stare le cose, moralmente e politicamente, per tutti. Il “collasso della teologia morale cattolica” di cui ci ha parlato Benedetto XVI qui lo si tocca con mano. Bassetti e Paglia non indicano più un ordine naturale o oggettivo come matrice di finalità e quindi di orientamenti di vita comune che risultano moralmente e politicamente vincolanti per tutti.

Chiedono che si riveda l’articolo del testo di legge sulla Giornata contro l’omofobia, ma solo perché siano tutelate le eventuali scuole cattoliche che non volessero partecipare. E le altre scuole? Le lasciamo in balia della diseducazione? Se la legge è sbagliata sarà sbagliata per tutti, o solo per i cattolici?

Chiedono che venga rispettata la libertà di espressione, ma anche i sostenitori del gender chiedono lo stesso. Da quando in qua l’obiettivo della Chiesa è garantire il pluralismo delle verità e delle falsità? La libertà di espressione ha un limite? Se sì, in cosa consiste?

Chiedono che venga rispettato il diritto dei genitori ad educare, ma anche il ddl Zan desidera che i genitori sostenitori dell’ideologia gender possano liberamente educare i propri figli senza impedimenti. Allora sul gender i vescovi chiedono semplicemente il pluralismo educativo?

Quella di Bassetti e Paglia è una Chiesa che dice di parlare a tutti ed invece è ormai incapace di fare un annuncio che valga per tutti fondato non su un positivismo cattolico o su una accoglienza indiscriminata ma sulla verità. Lascia di stucco come il tema della verità, così caro a Benedetto XVI, sia ormai sparito dall’orizzonte.

(fonte: lanuovabq.it)

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