Marx di nome e di fatto/2. Il bersaglio del cardinale tedesco è il papa argentino

Il bersaglio delle polemiche dimissioni del cardinale Marx è Francesco. Si preme sul Papa affinché la Chiesa si adegui alle istanze progressiste.

di Luca Del Pozzo (07-06-2021)

Ora che la polvere si è posata ed i contorni della vicenda si fanno più nitidi, il quadro che emerge dalle inaudite dimissioni e, soprattutto, dal messaggio in esse implicito, del cardinale Reinhard Marx potrebbe rivelarsi ben più grave di quanto già non apparisse a caldo.

Perché più passano le ore più è chiaro che il bersaglio grosso delle dimissioni sia proprio colui nelle cui mani sono state consegnate, Francesco.

Due messaggi a Francesco

Dopo aver detto a chiare note che sulla questione della lotta agli abusi la Chiesa ha fallito (e poco conta che il cardinale parlasse della Germania essendo fin troppo evidente che il giudizio era ben più esteso), il messaggio neanche troppo velato recapitato a Francesco è riassumibile in due punti:

  1. se si vuole davvero cambiare rotta ed essere più efficaci, la Chiesa (di nuovo, tutta, non solo in Germania) deve fare come diciamo da tempo proprio noi vescovi e laici tedeschi ossia rimettere mano alla disciplina del celibato e a tutta la morale sessuale;
  2. ove ciò non accadesse – ed è qui in particolare che il messaggio prende una piega quasi minatoria nei confronti del Pontefice – a te Francesco non resterebbe che fare né più né meno ciò che ho fatto io: alzare i tacchi e andare a casa, dimettendoti.

La posta in gioco

Sta tutta qui, nella sua brutale sfrontatezza, la sfida lanciata dalla Chiesa tedesca al pontificato di Bergoglio. Sfida che acquista una valenza ed una drammaticità tutte particolari e niente affatto da sminuire proprio a motivo del fatto che a lanciarla non è stato un oppositore di Francesco, bensì uno dei suoi più stretti e ascoltati collaboratori.

Segno evidente che si vuole arrivare ad un punto di non ritorno. E già questo basterebbe per sottolineare la profondità della crisi e quanto importante sia la posta in gioco.

A cosa punta Marx

Ad aggravare una situazione già drammatica di suo, il paradosso di una toppa – quella suggerita dall’ala più aperturista della Chiesa tedesca incarnata dal card. Marx – che rischia di essere ben peggiore del buco che vorrebbe coprire, e che per così dire è la prova provata dello sbandamento e della confusione che c’è oggi nella Chiesa.

Toppa doppiamente miope: a livello di diagnosi, laddove continua ad additare il clericalismo come la causa remota degli abusi sessuali tra le fila del clero, quando le statistiche dicono che oltre l’80% degli abusi riguardano preti omosessuali (come per altro ha dimostrato il ben noto caso del predatore seriale McCarrick), al punto che se è certamente vero che non tutti i preti omosessuali sono pedofili è altrettanto vero che la stragrande maggioranza dei preti pedofili è omosessuale.

Chiesa al “punto morto”

Ma è miope anche la cura, nella misura in cui i novatori ritengono che sia sufficiente abolire o rendere facoltativo il celibato sacerdotale quando proprio la situazione della Germania – dove il protestantesimo è pressoché alla frutta nonostante del celibato manco l’ombra – sta lì a dimostrare che non è quello il problema (per non dire del fatto che un omosessuale non saprebbe cosa farsene di potersi accoppiare con una donna; a meno che, ovvio, qualcuno non si spinga fino ad immaginare preti gay sposati o quanto meno benedetti nella loro unione, nel qual caso ci troveremmo di fronte a ben più che una questione disciplinare).

Quel che è certo è che ora la palla passa a Francesco, messo suo malgrado di fronte all’impossibilità di non prendere una decisione le cui conseguenze, in un senso o nell’altro, potrebbero forse sbloccare e rimettere in moto la Chiesa dal “punto morto” in cui a detta del card. Marx essa di trova, ma per indirizzarla verso un qualcosa dagli esiti imprevedibili e potenzialmente devastanti.

Sinodi ed esortazioni

Francesco è corresponsabile della ribellione del clero tedesco.

Un’ultima considerazione. Per la maggior parte degli osservatori dimissioni del card. Marx hanno avuto l’effetto di un fulmine a ciel sereno. In realtà che il cielo non fosse affatto sereno e che anzi le avvisaglie che presto o tardi la barca di Pietro si sarebbe trovata in mezzo alla tempesta c’erano tutte, e non da ieri.

Non bastando quattro sinodi e tre esortazioni già di loro recepite come punti di partenza all’insegna di una certa discontinuità quanto meno pastorale rispetto al passato; non bastando iniziative a suo tempo fonte di polemiche più o meno tacite e parecchi mal di pancia (ad esempio la riforma dell’Istituto Giovanni Paolo II sulla famiglia) o nomine forse evitabili di consultori di dicasteri anche importanti apertamente schierati a favore della piena normalizzazione dell’omosessualità, il punto è che a furia di ripetere, direttamente o tramite portavoce più o meno ufficiali, che “la realtà è superiore all’idea”, e che “il tempo è superiore allo spazio”, e ancora che “l’importante è avviare processi” , per non dire della “Chiesa ospedale da campo” e della “Chiesa in uscita” e le “periferie esistenziali e il “chi sono io per giudicare?” – tutte frasi assurte ad emblema e cifra di un approccio volutamente più pastorale e meno dottrinale – intesa nel senso di una “rigidità” che non fa i conti con la realtà – poi non stupisce, non può stupire se qualcuno, forse anzi sicuramente forzando la mano in modo strumentale, arriva dove arriva spingendo la Chiesa fin sull’orlo del precipizio.

Scandali nella Chiesa

E se oggi, anno domini 2021, la stessa Chiesa che partorì Lutero – la cui effigie, e pure questo va ricordato, campeggiava neanche troppo tempo fa in Vaticano quando era tutto un celebrare il mezzo millennio della Riforma – sembra stia lì lì per far saltare di nuovo il banco usando la questione degli abusi sessuali come grimaldello, forse una qualche autocritica dalle parti di Roma andrebbe fatta.

D’accordo, la Chiesa è sopravvissuta a Lutero e, come dice il Vangelo, “è inevitabile che gli scandali avvengano”; ma, intanto, il prezzo pagato a causa dello scisma luterano è stato salatissimo; secondo, e cosa più importante, il Vangelo dice anche “guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!”.

Nella sua bimillenaria storia la Chiesa ne ha viste di cotte e di crude e probabilmente passerà pure questa crisi. Occhio però a non tirare troppo la corda col Principale. Soprattutto quando a rimetterci è il sempre osannato popolo fedele, in nome del quale qualcuno senza neanche rendersene conto sta scherzando col fuoco.

(Fonte: Tempi)


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