L’inutilità della “Chiesa utile”

Quando la Chiesa si ritiene solo utile al mondo, finisce ben presto per ritenersi inutile.

di Stefano Fontana (14-05-2021)

Quando la Chiesa si ritiene solo utile al mondo, finisce ben presto per ritenersi inutile. Naturalmente, giunta a questo punto, anche la sua Dottrina sociale è arrivata al capolinea.

Nell’enciclica Caritas in veritate si legge che il cristianesimo non è solo utile ma è necessario per lo sviluppo dell’uomo (n. 4), perché “senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia” (n. 78). Necessario vuol dire che non può mancare, utile invece significa una presenza accidentale che, se c’è, produce qualche effetto positivo ma non essenziale e se non c’è non provoca nessun danno. Secondo Augusto Del Noce (lo dice ne Il problema dell’ateismo) il modo di pensare della modernità ha trasformato il cristianesimo da necessario ad utile perché ha fatto del peccato un semplice incidente che la dialettica storica o la prassi umana sono in grado di superare da sole. La secolarizzazione del peccato e, soprattutto, la negazione del peccato delle origini, ha prodotto un cristianesimo utile ma non indispensabile.

Un mondo senza peccato originale è capace di fare da sé e di darsi la salvezza al suo proprio livello, è autonomo e non ha bisogno di Dio né della Chiesa. Anche un mondo annichilito dal peccato originale – come accade nella visione protestante – non ha bisogno di Dio e anche in questo caso la religione e la Chiesa non hanno nessuna funzione essenziale e insostituibile. Nel primo caso perché il mondo pensa di far tutto da sé, nel secondo perché il mondo pensa di non poter fare nulla in qualunque modo, In ambedue i casi il mondo è autonomo, adulto, maggiorenne, padrone di se stesso.

Nella Chiesa cattolica assistiamo da tempo il suo ritrarsi dal mondo e nello stesso tempo il suo immergersi nel mondo. Il ritrarsi riguarda la sua convinzione di non avere più qualcosa di decisivo e indispensabile da portare nel mondo; l’immergersi nel mondo deriva da questa stessa convinzione per cui essa non ritiene più di avere una sua specificità (o una sua missione) rispetto al mondo. La Chiesa si ritiene solo utile, ma di cose utili ce ne sono tante e il mondo le utilizza ma non ha veramente bisogno di nessuna di esse. La Chiesa diventa una delle tante agenzie utili ma anche, proprio per questo, inutili. Se viene a mancare la sua presenza nel mondo nessuno se ne accorge, nemmeno gli uomini di Chiesa.

Di prove di questo ritenersi solo utile ne abbiamo avute tantissime, soprattutto in questi ultimi anni e perfino in questi ultimi giorni. La Chiesa che non difende più il diritto naturale, che non difende più la propria dottrina su questioni morali decisive, che non difende più la vita, il matrimonio, la corretta gestione della sessualità, che accetta di chiudere le chiese per decreto governativo, che non vuole più nulla di “cattolico” nella società … è una Chiesa che, dopo essersi ritenuta utile, arriva a pensarsi come inutile.

Oggi la Chiesa vuole rendersi utile nella difesa dell’ambiente collaborando con le agenzie internazionali, vuole darsi da fare per difendere la democrazia dal pericolo del populismo, mira ad essere molto “costituzionale” in difesa della Costituzione repubblicana, pensa di essere utile non condannando più le leggi ingiuste ma dandosi da fare per migliorarle, vuole essere utile abbattendo i muri e benedicendo tutto ciò che la società esprime, per poter essere utile all’accoglienza o alla riconciliazione rinuncia a precisare la propria dottrina, davanti ad ogni problema essa non si dimostra più interessata al cosa ma al come, proponendo solo percorsi utili di dialogo, di confronto e di unità.

Ma una Chiesa così utile è già inutile. Essere “utile a …” senza specificare a cosa, vuol dire lasciare che sia il mondo a chiarire, secondo le proprie categorie, a cosa essa può e deve essere utile. La Chiesa, per essere utile, ha scelto di rinunciare ad avere l’esclusiva dei fini ultimi, che danno senso a tutti i fini intermedi. In questo modo è diventata inutile. Una agenzia tra le altre dedita al dialogo, alla fraternità, all’accoglienza, all’accompagnamento, alla vicinanza, alla solidarietà, alla tolleranza, al camminare insieme, all’inclusione, alla sostenibilità.

(Fonte: LaNuovaBQ)

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