Pio XI, il Papa di “Cristo re” che la Chiesa ha dimenticato.

Il vaticanista Marco Tosatti ha pubblicato un interessante articolo del giornalista Americo Mascarucci sulla figura di Pio XI, il pontefice che condannò le ideologie e raccomandò la regalità sociale di Cristo.

Carissimi Stilumcuriali, Americo Mascarucci ci offre – e lo ringraziamo di cuore – una riflessione approfondita su un pontefice controverso, Pio XI, e su cui volutamente si è voluta far calare una sorte di oblio. Vediamo nelle parole di Mascarucci il perché di questo fenomeno. Buona lettura. (M.T.)


di Americo Vespucci (12-02-2021)

Il Novecento è stato un secolo di “papi santi” nel senso che quasi tutti sono stati canonizzati o beatificati. Alcuni come Pio XII o Giovanni Paolo I sono stati dichiarati venerabili e il loro processo di beatificazione è tuttora in corso. Non ci sono stati e non ci saranno invece processi o venerazioni per uno dei pontefici più importanti, e al tempo stesso “controversi” del secolo scorso, ovvero Pio XI, al secolo Achille Ratti. Nonostante quel papa non avesse nulla da invidiare in fatto di santità ad altri suoi predecessori o successori, ad iniziare da Paolo VI, il papa delle incertezze e delle molte ambiguità.

Pio XI è considerato un “papa scomodo” perché una storiografia avversa lo ha voluto a tutti i costi elevare a simbolo della Chiesa collusa con il regime fascista, visto che sotto il suo pontificato furono siglati i Patti Lateranensi che sanarono definitivamente il conflitto fra il Regno d’Italia e la Santa Sede, aperto dalla breccia di Porta Pia. Ratti è stato accusato di aver favorito sia l’ascesa al potere di Mussolini, anche “esiliando” don Luigi Sturzo e mettendo fine all’esperienza del Partito Popolare, e in seguito legittimando agli occhi dei cattolici il Duce come “Uomo della Provvidenza”.

In realtà come è stato dimostrato storicamente, Pio XI mise fine all’esperienza del PPI perché riteneva che gli interessi del mondo cattolico non avessero bisogno di un partito per essere difesi e perché considerava inevitabile che fosse la Chiesa in prima persona e senza intermediari, a trattare con gli Stati sovrani. Una politica che si può definire sbagliata ma certamente legittima, considerando per altro gli scarsi risultati che avevano ottenuto fino a quel momento i cattolici in politica, prima con il “Patto Gentiloni” (l’alleanza con i liberali di Giolitti sostenuta da san Pio X in funzione anti-socialista) e poi con il Partito Popolare, ovvero il partito dei cattolici fondato da don Sturzo con il consenso di Benedetto XV.

Quanto poi alla definizione di Mussolini “uomo della Provvidenza” è stato dimostrato come quella frase sia stata completamente stravolta e manipolata. In quanto Pio XI non intendeva in alcun modo benedire Mussolini e il regime fascista, ma ringraziare la Provvidenza per aver permesso di incontrare un Capo di Stato finalmente libero dai pregiudizi anticlericali e massonici che avevano contraddistinto tutti i precedenti primi ministri eredi della stagione risorgimentale. Tuttavia, se è vero che papa Ratti salutò con parole di stima Mussolini, non mancò di condannare apertamente i tentativi del regime di controllare le associazioni cattoliche e di assumere il monopolio della formazione e dell’educazione dei giovani.

Con l’enciclica Non abbiamo bisogno con cui intese difendere la sopravvivenza dell’Azione Cattolica, lo stesso pontefice che aveva ringraziato la Provvidenza per l’incontro con il Duce e la firma dei Patti Lateranensi, userà parole molto dure nei riguardi del fascismo, fino ad affermare che certi suoi aspetti erano chiaramente in aperta opposizione con il Vangelo e apertamente ispirati al paganesimo (il culto della personalità, il tentativo di imporre un’educazione di regime, l’imposizione del primato dello Stato rispetto alla Chiesa sul piano della formazione dei giovani).

Ma sarebbe sbagliato ritenere che il motivo per cui su Pio XI e il suo pontificato sia calata una sorta di damnatio memoriae soprattutto dentro la Chiesa sia da collegare unicamente all’accusa di collusione con il fascismo (che come detto è in larghissima parte infondata).

In realtà il motivo per cui questo papa costituisce imbarazzo per la Chiesa moderna è da collegare al Concilio Vaticano II. Perché Pio XI è forse il papa che più di tutti rappresenta l’emblema del tradizionalismo cattolico, ancora più del suo illustre predecessore San Pio X che pure ha dato il nome alla fraternità di Marcel Lefebvre.

Achille Ratti aveva una formazione fortemente anti-liberale che aveva maturato sin da ragazzo nei circoli cattolici più conservatori e anti-rosminiani dominati dalle posizioni intransigenti di don Davide Albertario. Nel 1921, quando fu nominato arcivescovo di Milano e creato cardinale da Benedetto XV, riportò l’arcidiocesi al più rigido dogmatismo, mettendo fine alla stagione progressista del cardinale Andrea Carlo Ferrari che era stato accusato di simpatie e tendenze moderniste. Non è certo casuale il fatto che mentre Pio XI sia stato dimenticato, il cardinal Ferrari sia stato invece beatificato dalla Chiesa post-conciliare.

Ai tempi di San Pio X toccò proprio a lui mediare fra il Vaticano e l’arcivescovo Ferrari, che il pontefice riteneva essere l’anima ispiratrice del movimento modernista che si era andato affermando intorno alla figura di Tommaso Gallarati Scotti di cui Ratti era stato precettore, e che era il rampollo di una famiglia molto intransigente. Pio X sospettava che fosse stato Ferrari a deviare il giovane spingendolo ad abbracciare posizioni progressiste e Ratti si trovò al centro dello scontro in quanto, da conservatore, cercò di riportare il giovane Gallarati sulla retta via e a riavvicinare Ferrari con il papa. Tentativo che andò a buon fine soltanto negli ultimi mesi del pontificato di Pio X quando quest’ultimo accettò di incontrare il cardinale e di riconciliarsi con lui.

A Milano Ratti come arcivescovo restò molto poco, perché il 6 febbraio del 1922 fu eletto papa in un conclave molto travagliato e caratterizzato da un durissimo confronto-scontro fra conservatori e liberali. Ratti apparteneva alla schiera dei conservatori e il suo nome alla fine fu proposto e accettato come soluzione di compromesso. Suo grande sponsor fu il segretario di Stato Pietro Gasparri che riuscì a far convogliare su Ratti la maggioranza dei cardinali, per impedire la temutissima elezione di Rafael Merry Del Val già segretario di Stato di Pio X.

Il pontificato di Pio XI fu senza dubbio all’insegna del conservatorismo e dell’opposizione alle varie forme di liberalismo, di socialismo e di comunismo. Lo dimostra chiaramente la sua idea di una fede non relegata a fatto privato ma elemento costitutivo della società contemporanea. Cristo nella sua visione doveva regnare su ogni aspetto della vita e la stessa società doveva essere governata dalla fede. Sognava in pratica una “teocrazia cristiana”, ovvero un sistema di governo ispirato al Vangelo e ai principi cristiani. Istituì la festa di “Cristo Re” proprio per riconfermare l’universalità di Cristo come signore dell’universo nel momento in cui divampava il bolscevismo ateo.

La sua visione di società integralmente cristiana diventò presto incompatibile con l’ideologia fascista, che al contrario, pur riconoscendo la religione cattolica come religione dello Stato, non accettava che fosse la Chiesa a dettare regole e principi morali, considerando la fede non essenziale per l’educazione dei giovani. Mussolini volle la firma dei Patti Lateranensi per poter accreditarsi come garante del mondo cattolico, mettendo a tacere le organizzazioni del laicato cattolico che si opponevano al fascismo e dimostrando che la Chiesa non aveva bisogno di corpi intermedi per poter ottenere ascolto e attenzione dallo Stato. E Pio XI preferì assecondare i suoi disegni, ma soltanto perché sapeva perfettamente che con nessun altro governo, socialista o liberale che fosse, sarebbe stato possibile risolvere la “questione romana” in maniera vantaggiosa per la Chiesa. Inoltre Pio XI era spaventato dal bolscevismo e considerava il fascismo comunque un argine per impedire la penetrazione del comunismo ateo in Europa.

In campo morale riconfermò la dottrina sull’indissolubilità del matrimonio, condannando l’aborto, richiamando gli sposi alla reciproca fedeltà e all’obbligo di educare cristianamente la prole. Ed in campo economico seguì la dottrina sociale della Chiesa, aggiornando la Rerum Novarum di Leone XIII con la promulgazione della Quadragesimo Anno in cui riconfermava la distanza sia dalla lettura liberista che da quella marxista dell’economia, e ribadendo il valore della proprietà privata e del lavoro in un’ottica cristiana e sociale.

Pio XI fu poi un papa, oltre che fortemente anti-liberale, anche profondamente anti-protestante. Condannò il dialogo fra cattolici e luterani arrivando a sostenere che intrattenere rapporti con quanti seguivano le dottrine protestanti equivaleva ad incorrere nell’eresia perché si rischiava di legittimare dottrine che minavano l’unica vera Chiesa di Cristo e mettevano in discussione la verità rivelata.

Fu intransigente contro i tentativi di adattare il magistero della Chiesa alla modernità, e sotto il suo pontificato avvenne la scomunica definitiva del sacerdote Ernesto Bonaiuti, il massimo esponente del movimento modernista.

Capitolo a parte riguarda il suo rapporto con il mondo ebraico. Non fu mai antisemita, anche se non mancarono da parte sua critiche al mondo ebraico di carattere sempre puramente teologico e mai razziale; anzi, quando era docente di ebraico al seminario portava spesso gli studenti nella sinagoga di Milano, attirandosi per questo molte critiche e antipatie. Fu contro le persecuzioni razziali, lasciò Roma nel 1938 quando arrivò nella capitale Hitler e si ritirò a Castel Gandolfo per evitare ogni occasione di incontro. Fu molto duro nel condannare il Manifesto per la Difesa della Razza degli scienziati italiani e di fronte all’emanazione delle leggi razziali da parte del fascismo non mancò di prendere posizione, inviando a tutte le università cattoliche un “sillabo antirazzista” con il quale invitava i docenti a condannare come contrarie alla dottrina cristiana tutte le principali posizioni con cui si giustificavano i provvedimenti contro gli ebrei.

Ci sono testimonianze dirette, ad iniziare dagli scritti di Galeazzo Ciano, da cui traspare l’irritazione di Mussolini per le posizioni di Pio XI contro le persecuzioni razziali degli ebrei, con tanto di inviti al pontefice ad essere più prudente. Il Duce stesso si sarebbe poi spesso lamentato del papa in occasione di incontri pubblici e privati con uomini di Chiesa, fino a tacciarlo di ingratitudine proprio per le sue posizioni molto dure contro l’alleanza con la Germania nazista e le leggi razziali del 1938.

Gli storici, dopo averlo denigrato come complice del fascismo, lo hanno usato contro il suo successore Pio XII fino a sostenere che Eugenio Pacelli, che pure di Pio XI era stato fedelissimo segretario di Stato e amico, avrebbe distrutto un discorso contro il nazismo, il fascismo e l’antisemitismo che il pontefice prima di morire aveva preparato e che non fece in tempo a pronunciare. Al quale poi sarebbe dovuta seguire un’enciclica di esplicita condanna. E questa sarebbe la prova provata di come Pio XII abbia voluto assecondare la politica antisemita dei nazisti.

In realtà, come è stato poi appurato da diversi storici, Pio XII preferì non dare seguito alle intenzioni del suo predecessore dopo aver preso atto di come, ogni critica al nazismo giunta da parte del mondo cattolico nei vari Paesi occupati dai tedeschi, si traduceva puntualmente in violente rappresaglie e persecuzioni, sia contro gli ebrei, che gli stessi cattolici. Se Pio XII con un’enciclica fosse arrivato a scomunicare Hitler e a condannare la sua politica razzista, i nazisti avrebbero scatenato persecuzioni ancora più violente e rivolto la loro furia contro conventi, monasteri, istituti cattolici per altro già nel mirino. Il papa preferì tacere e aiutare ebrei e perseguitati in silenzio, approfittando delle possibilità offerte dall’extraterritorialità vaticana su monasteri e istituti dove in tanti trovarono rifugio e protezione.

Tornando a Pio XI è evidente come quel papa non possa essere in nessun modo santificato da una Chiesa che con il Concilio Vaticano II ha spalancato le porte all’ingresso delle idee liberali e ha promosso l’ecumenismo, fino a sostenere ogni dialogo con il mondo protestante per favorire la piena unità dei cristiani. Anteponendo ciò che unisce (poco) a ciò che divide (le verità rivelate considerate imprescindibili da Pio XI).

Dimenticando che fu proprio grazie a Pio XI se poi la Chiesa ha potuto avere un papa come Giovanni XXIII che ha convocato il Concilio. Perché fu proprio Ratti a nominare Roncalli nunzio apostolico prima in Bulgaria e successivamente in Turchia, permettendogli quella carriera ecclesiastica che lo ha poi condotto fino al soglio pontificio. In Bulgaria proprio Roncalli si trovò al centro della disputa che antepose re Boris al papa in occasione delle nozze del sovrano bulgaro con la principessa Giovanna di Savoia figlia del re d’Italia Vittorio Emanuele III. Pio XI era contrario alle nozze in quanto re Boris era di fede ortodossa, ma acconsentì a concedere la dispensa al matrimonio misto dopo che monsignor Roncalli ottenne la promessa che le nozze si sarebbero celebrate con rito cattolico e che i figli sarebbero stati tutti battezzati nella Chiesa. Accordo che fu rispettato solo in parte, perché il matrimonio fu celebrato ad Assisi con rito cattolico ma poi in patria il re fece celebrare una seconda funzione ortodossa. Il sovrano si giustificò dicendo che si trattava soltanto di una benedizione, di un atto puramente simbolico e non della ripetizione del rito, atto che serviva unicamente per non urtare la suscettibilità della maggioranza ortodossa. Ma poi il re non rispettò nemmeno l’accordo relativo ai figli che furono allevati nella fede ortodossa.. Il papa protestò vivacemente con un atto formale ed ebbe modo di lamentarsi anche dell’operato di Roncalli che fu in seguito inviato in Turchia.

Anticomunista, antiliberale, cattolico intransigente e contrario all’ecumenismo nella convinzione che la salvezza dell’uomo risiedesse, solo ed esclusivamente, nella Chiesa cattolica e nel battesimo. In pratica la negazione e il rigetto di quel processo che a partire dal Concilio è arrivato ai giorni nostri, trasformando la Chiesa in una sorta di agenzia di promozione del sincretismo religioso e del relativismo etico. Una Chiesa che si riconosce oggi in chi, invece di rivendicare la regalità universale di Cristo, ha finito per accettare che venisse negata in nome di un principio di fratellanza universale che unisce gli uomini oltre la fede. Una Chiesa che cerca l’abbraccio con il mondo e con le altre religioni anche al prezzo di svendere la propria identità cattolica.

(Fonte: Stilum Curiae)

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