Soccorso CEI a Conte, così si diventa Chiesa di Stato

Il dichiarato appoggio della conferenza episcopale italiana ai tentativi del presidente del Consiglio Conte di perpetuare il suo governo va contro la ragione politica e contro le esigenze della fede cattolica nei confronti della politica. Significa anche sostenere che questo governo — fortemente anti-cattolico nelle sue politiche — ha fatto bene le cose e continuerà a farle bene. Giudizio assurdo, viste le mancanze, l’incapacità e il radicalismo anti-vita e anti-famiglia dimostrati dall’esecutivo.

di Stefano Fontana (18-01-2021)

La Chiesa italiana (CEI, ndr) appoggia i “costruttori” a sostegno del governo Conte e tra di essi potrebbe anche esserci qualche cattolico dichiarato. Nel momento in cui scriviamo, i giochi non sono ancora conclusi e non è ancora chiaro se da varie componenti parlamentari qualche costruttore tradirà il proprio gruppo e voterà la fiducia al governo. Quando in ballo ci sono le poltrone da preservare dal rischio elezioni e un enorme gruzzolo da spartire come è il Recovery Fund, anche la pandemia può diventare un utile alibi.

Vada come vada la conta in Parlamento, di particolare interesse è l’appoggio della Chiesa italiana all’azione dei “costruttori” e al progetto Conte, che molti chiamano neo-centrista colorandolo pure col passepartout del popolarismo europeo, tanto da attribuirgli qualche dignità.

Il cardinale Bassetti, tornato a Roma dopo la malattia e la convalescenza, ha detto che questo è il momento dei “costruttori” e che egli ripone piena fiducia nel presidente Mattarella. Difficile non vedere nella dichiarazione un appoggio al progetto in corso in questi momenti nei corridoi del palazzo.

Questa uscita decisamente e immediatamente politica del cardinale Bassetti è in linea con l’atteggiamento che la Chiesa italiana ha assunto fin dall’inizio nei confronti delle politiche governative sul Covid, del resto applicando alla lettera le indicazioni di papa Francesco. La CEI non ha mai minimamente messo in dubbio la validità di quelle politiche, anzi le ha sempre applicate con solerzia anche quando riguardavano il culto. Essa ha sempre fatto coincidere il bene comune con la necessità di eliminare le valutazioni critiche e perfino quelle scientifiche per rimanere uniti sotto la guida del governo in carica.

Il significato ultimo del bene comune, però, è detenuto dalla Chiesa e non dallo Stato, così facendo la Chiesa ha rinunciato alla ragione vera del suo ruolo pubblico e ha accettato non solo il bene comune indicato dal governo in questo caso specifico della pandemia, ma la titolarità originaria del governo nello stabilire cosa sia il bene comune. Il fatto è di notevole gravità e i danni di questo cedimento sulla Chiesa che è in Italia saranno di lungo periodo.

Del resto questa è la strada che le élites ecclesiastiche stanno battendo anche in un contesto più generale. Come la Santa Sede sta diventando la cappellania dell’ONU, facendo propria l’agenda globalista ed ecologista, così la Conferenza episcopale italiana si propone come cappellania dello Stato Italiano e perfino di Palazzo Chigi. Il sostegno di Bassetti ai “costruttori” rientra in questo ruolo di “Chiesa di Stato”. Il Covid è visto come occasione per superare le divisioni della società italiana sotto la guida del potere costituzionalmente stabilito, e la Chiesa intende se stessa come agenzia che collabora a questo “uscirne insieme”, non pensando che uscirne insieme non significa automaticamente uscirne bene. Pur di uscirne insieme, la Chiesa rinuncia a dire, dal suo punto di vista, ossia “dal di sopra” e “dal di fuori”, cosa significhi uscirne veramente bene.

Rompere l’unità sotto Conte e Mattarella diventa così più grave che dire la verità sulla pandemia e sulle politiche pandemiche e lasciare la libertà di scelta politica ai fedeli-cittadini. Questo, del resto, ha sempre fatto ogni Cappellania di Palazzo.

L’appoggio della Chiesa italiana ai “costruttori” e il suo ossequio alle esigenze di perpetuità del governo Conte va prima di tutto contro la ragione politica stessa e poi contro le esigenze della fede cattolica nei confronti della politica. Appoggiare questo governo e impedire le conseguenze di una crisi, come per esempio le elezioni, significa sostenere che questo governo ha fatto bene le cose e che continuerà a farle bene e che le elezioni sono da rifiutare perché interromperebbero questo ciclo positivo.

Ma una simile valutazione non regge dal punto di vista della ragione politica, tante e tali sono state le mancanze, le inesperienze, le assurdità, le superficialità, di questo governo e il suo radicalismo politico sui principi della vita e della famiglia. Ma anche se – poniamo per assurdo – così fosse, da quando in qua spetta alla Chiesa appoggiare i governi? Qui entriamo nel campo delle esigenze della fede cattolica nei confronti della politica.

La politica diretta non rientra nel campo di competenze della Chiesa gerarchica. Quando il cardinale Bassetti sostiene e spinge i “costruttori” fa una cosa che non dovrebbe fare. La Chiesa dovrebbe – invece, ma non lo fa – dare le mete e i criteri per agire, astenendosi dal come, almeno finché il come non implichi esso stesso aspetti morali e di fede.

Il 31 gennaio 2015, all’indomani dell’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, in un articolo sulla Bussola avevo sostenuto che il cattolico Mattarella avrebbe nascosto la sua cattolicità sotto le istituzioni. In questo modo “liquiderà i cattolici” — scrivevo — che non vogliano ridurre la loro fede alla loro cittadinanza. Non vorrei dare troppo peso né alle mie capacità previsionali né al ruolo giocato da Matterella, ma i segnali che addirittura la Chiesa italiana stessa abbia fatto questo passo non sono pochi e l’appoggio ai “costruttori” lo conferma.

(Fonte: LaNuovaBQ)

Responsabili o collaborazionisti? Il caso dei democristiani (Riccardo Cascioli)


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