Quattro pistole puntate contro la Dottrina sociale

In questo momento ci sono quattro pistole, caricate non a salve, puntate alla tempia della Dottrina sociale della Chiesa. Possono sparare e colpirla, oppure possono minacciarla per indurla a cambiare se stessa.

di Stefano Fontana (17-01-2021)

In questo momento ci sono quattro pistole, caricate non a salve, puntate alla tempia della Dottrina sociale della Chiesa. Possono sparare e colpirla, oppure possono minacciarla per indurla a cambiare se stessa. Le quattro pistole pronte a sparare tutte insieme sono:

  • il reddito universale,
  • l’abolizione del contante,
  • la censura in internet,
  • il vaccino obbligatorio.

Se dovessero essere applicate, e soprattutto se dovessero essere applicate tutte insieme, ne nascerebbe una società del controllo e della sorveglianza, con la gente in dipendenza completa dal sistema politico, priva di anticorpi e di mezzi di sussistenza che possano garantirne la libertà. Basterà un click di qualcheduno per azzerarli.

La proposta di un reddito universale ora viene fatta anche dalla Federal Reserve americana, è stata applicata in molte nazioni come l’Italia e l’Argentina, ha avuto l’incoraggiamento di papa Francesco, è considerata da molti come una risposta alla crisi economica da Coronavirus. Essa porrebbe nelle mani dello Stato un notevole numero di cittadini, farebbe stagnare l’economia, richiederebbe un aumento della pressione fiscale e, per poter essere gestita amministrativamente, aumenterebbe l’apparato burocratico. Non eliminerebbe la povertà, la coprirebbe con un velo per nasconderla e questo velo sarebbe nelle mani del potere.

L’abolizione del contante, con la scusa di eliminare l’evasione fiscale, renderebbe tracciabile, controllabile e bloccabile premendo un tasto del sistema elettronico la nostra libertà di comperare e pagare, di donare e di ricevere donazioni, di essere solidali in modo diretto e senza passare dall’apparato statale (che è sempre anche politico). Il sistema potrebbe bloccare le nostre credenziali elettroniche non solo per motivi giudiziari ma anche politici e noi non potremmo più fare alcuna transazione economica, saremmo poveri in canna pur avendo le risorse. Già oggi il sistema sa tutto di noi – anche se poi se lo dimentica quando deve distribuire anziché raccogliere – domani potrebbe non solo sapere ma anche chiudere il rubinetto dei nostri soldi – che altro non sono che convenzione riva di fondamento reale – in un istante.

L’esclusione di Donald Trump dai principali social, la lotta contro Parler, le minacce a Telegram, la sospensione degli account di molti profili che esprimono opinioni contrarie al codice etico del tale social network rispetto al quale tutto è fake-news o sciacallaggio, l’impossibilità di correggere e criticare, l’imposizione di un’etica comunicativa fondata sul pensiero dominante … stanno a dire che anche in questo campo le libertà si restringono di molto e che le promesse di una comunicazione libera e autogestita è un’illusione (ricordate quando dicevano che ora ognuno potrà fare un talk-show nel suo salotto e farlo vedere a tutto il mondo come se fosse la CNN?). I regimi politici hanno sempre tentato di mettere le mani su internet, mai riuscendovi completamente. Ma ora sembra essere internet a mettersi nelle mani dei poteri politici o di esercitare in proprio un potere politico conformista.

Infine la vaccinazione obbligatoria. Nel caso ci si arrivasse, saremmo tutti privati di anticorpi naturali, inglobati nel sistema sanitario statale e quindi dipendenti dal regime politico che lo governa. Già oggi, in molti casi, se non ti vaccini perdi dei diritti. Le scelte sanitarie sono, oggi più che mai, anche scelte politiche. Nel caso del vaccino abbiamo visto la mobilitazione convergente di tutti i pezzi del sistema: dai mezzi di informazione governati dal potere agli “esperti” ufficiali, dai vertici istituzionali politici a quelli religiosi, tutti si sono concordemente mobilitati a favore di una prassi terapeutica che, data la sua complessità e problematicità, dovrebbe essere lasciata alla valutazione etica e sanitaria delle persone. Abbiamo anche visto come l’obiettivo vaccinale fosse già il principale scopo delle politiche anti-Covid che hanno scartato terapie alternative. Inoltre tutti conosciamo gli interessi economici che stanno dietro ad una operazione politico-sanitaria di questo genere.

Questi quattro elementi sono contrari ai principi della Dottrina sociale della Chiesa ed è quantomeno molto strano che, invece, la Chiesa sia oggi schierata a loro favore, quando non addirittura alla testa di chi li sta proponendo e perseguendo. In questo modo essa lavora per un nuovo centralismo politico che tiene in dipendenza stretta le persone, le famiglie e i gruppi sociali, oggi fortemente indeboliti dalla pandemia e dalle politiche attuate nei suoi confronti.

(Fonte: LaNuovaBQ)


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