A Natale la Chiesa sta perdendo la retta ragione

Non solo l’incertezza su questioni dottrinali, ma anche il diminuito uso della ragione. La filosofia contemporanea, che ha portato a considerare il cristianesimo e il Natale come mere sovrastrutture sociali, sta diventando tipica anche dei pastori.

di Stefano Fontana (24-12-2020)

Un aspetto colpisce della Chiesa di oggi. Non solo l’incertezza su questioni dottrinali – il che certamente non è cosa da poco – ma anche il diminuito uso della ragione. La crisi attuale è crisi di fede, ma nello stesso tempo molti uomini di Chiesa sembrano fare a gara per non rispettare nemmeno le regole della ragione, né si impegnano ad educare i fedeli a farlo.

La cosa sembra evidente anche nelle piccole cose, che sono sempre le più indicative dei cambiamenti in corso. Si accettano disposizioni sanitarie illogiche e prive di senso. Un vescovo americano proibisce illecitamente di ricevere la comunione in bocca e il Vaticano lo difende, ben sapendo che quella sarebbe invece la regola. Si dà la possibilità di assoluzioni collettive senza che ve ne sia alcuna necessità. Si allestisce in piazza San Pietro un Presepio assurdo. Vescovi argentini si dicono “emozionati” per la vittoria (disastrosa per il futuro) di Biden. Intere conferenze episcopali sposano l’ideologia del vaccino e invitano a vaccinarsi con il prodotto Pfizer come atto di amore per il prossimo. Singoli vescovi si fanno perfino riprendere con l’ago infilato nell’avambraccio.

La Chiesa sta perdendo l’uso della ragione?

Eppure la ragione era stata alla base della critica al cristianesimo. Basta vedere come Georg Wilhelm Friedrich Hegel parla del Natale nella sua Vita di Gesù del 1795: “La ragione pura, che non tollera alcun limite, è la stessa divinità”. Cristo si è acquistato merito “per il miglioramento delle massime corrotte degli uomini, per la conoscenza dell’autentica moralità e dell’illuminata adorazione di Dio. Il luogo in cui nacque era il villaggio di Betlemme in Giudea; i suoi genitori Giuseppe e Maria, il primo dei quali faceva discendere la sua stirpe da Davide… Della sua educazione non si sa niente, tranne che ben presto “mostrò” i segni di una non comune intelligenza e che si interessò a questioni religiose”.

Il Natale cristiano è ridotto a dei contenuti di ragione a cui sarebbero stati sovrapposti dei racconti mitici sicché il risultato è stato un “prodotto teologico artificiale”, come poi avrebbe detto Bruno Bauer. Nella descrizione del Natale di Hegel, adorare Gesù vuol dire adorare i lumi della ragione dato che Egli è derubricato ad un uomo, figlio di Giuseppe e Maria, di intelligenza non comune e interessato a questioni religiose. Niente di più. Il Natale, con i suoi racconti di angeli e pastori, si riduce a dei significati utili per la vita degli uomini. Anche per Kant, nell’operetta La religione nei limiti della sola ragione del 1793, il contenuto della religione era solo razionale: una serie di buoni principi di una morale umana.

Dopo Hegel, pian piano, il piano inclinato fece sentire ulteriori effetti sul Natale. Per Strauss, che nel 1835 scrive, come Hegel, una Vita di Gesù, la religione cristiana è una dottrina etica umanistica ispirata religiosamente: il cristianesimo si perfeziona nell’umanesimo e “L’Uomo-Dio è l’Umanità”. Per Feuerbach Dio non è altro che l’essenza umana “contemplata e venerata”, e per Bakunin Gesù invita a “disperare filosoficamente del Cielo per sperare storicamente in Terra”. Con Marx, infine, la critica diventa “liberazione completa dalla religione”: se la religione è un racconto mitico, una favola che si sovrappone ad un contenuto umano, perché questo nucleo si circonda di un guscio ad esso estraneo? Capire questo significa aver capito l’origine della religione e aver trovato così il segreto per renderla impossibile. Marx mira ad una vita in cui la religione sarebbe diventata inessenziale perché la sua base terrena non avrebbe più avuto motivi per costruire sopra di sé un mondo diverso da quello terreno.

La ragione che critica il cristianesimo nelle forme ora viste, è una ragione atea, non più naturalmente orientata a Dio, ma che ha già fatto la scelta di non voler e di non potere dire nulla su Dio. L’unica cosa che questa ragione può fare è portare alla luce, sotto l’involucro del mito, le basi solo umane e materiali del Natale. E purtroppo questo sta influenzando anche la Chiesa. A sentire molte omelie di questi tempi, sembra che il Natale serva a darci serenità, rassicurazione e conforto nella pandemia e a farci sopportare meglio le restrizioni governative. Buoni principi morali, quindi, un nuovo umanesimo, un servizio alla natura umana universale. Per questo motivo diventa urgente vedere nel Natale un annuncio capace anche di rinnovare la ragione, oltre che la fede. Il Bambinello è il Salvatore sia della fede che della ragione perché anche la ragione ha bisogno di essere salvata dall’ ateismo filosofico.

Ecco perché si rimane delusi quando la gerarchia della Chiesa non insegna più ad adoperare la ragione. La critica filosofica alla religione è condotta con una ragione atea, che il Natale del Bambinello viene a convertire. Chi, di fronte alla Grotta di Betlemme, si converte per fede, converte anche la propria ragione.

(Fonte: LaNuovaBQ)

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