Omoeresia: Toronto, scuola cattolica censura il Catechismo

A Toronto, in Canada, in una riunione del Catholic District School Board, un delegato cita il punto 2357 del Catechismo sulla condanna degli atti omosessuali e viene interrotto e rimproverato dal presidente e da altri membri del CdA. Scandalo tra i fedeli. Interviene l’arcivescovo e cardinale Collins che biasima la censura del CCC, ricorda ai ribelli la loro missione e chiede: “Interrompereste anche Gesù?”.

di Nico Spuntoni (24-11-2020)

Il Consiglio di amministrazione di un sistema scolastico distrettuale cattolico ha censurato il Catechismo e ne ha bollato gli insegnamenti come “pericolosi”. È successo a Toronto nel corso di una riunione del Catholic District School Board svoltasi lo scorso 11 novembre e durante la quale Jose Luis Bundoc Dizon, parrocchiano della chiesa di San Bonifacio a Scarborough e delegato a parlare, è stato bruscamente interrotto e rimproverato dal presidente e da altri due membri per aver citato il punto 2357 del Catechismo della Chiesa cattolica secondo cui «appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”».

L’uomo non ha fatto in tempo a terminare il passaggio che uno dei membri del Consiglio, Norm Di Pasquale, è intervenuto per accusarlo di “navigare in acque burrascose”, subito confortato dal presidente, Joseph Martino, che ha definito “improprio” il linguaggio di Bundoc Dizon. A pensarla come loro anche un altro membro del Consiglio, Maria Rizzo, mentre la sola Nancy Crawford si è alzata per ricordare ai suoi colleghi che il delegato si era limitato a citare quanto è scritto nel Catechismo.

L’episodio ha avuto uno strascico su Twitter dove Di Pasquale, rispondendo alla domanda di un utente che gli chiedeva come potesse considerare “non accettabile” l’insegnamento della Chiesa, ha giustificato il suo comportamento, sostenendo di aver interpretato la citazione del Catechismo in quel contesto come “un mezzo per criminalizzare la comunità Lgbtq+”. Quella di Di Pasquale, però, è risultata essere la linea maggioritaria nel Consiglio di amministrazione della scuola distrettuale cattolica che con 8 voti contro 4 ha imposto al membro Michael Del Grande una serie di sanzioni tra cui l’impossibilità a ricoprire cariche nel board per tre mesi, la frequentazione di un corso di formazione sull’equità e l’obbligo di scuse pubbliche.

Del Grande ha subìto un processo interno dopo essersi opposto un anno fa all’introduzione della tutela dell’“identità di genere” nel codice di condotta del sistema scolastico. L’aggiornamento, voluto per rendere il regolamento più “inclusivo” nei confronti degli studenti LGBT, era passato con la maggioranza dei voti ma non senza polemiche per un emendamento provocatorio con cui Del Grande aveva provato a bloccarlo.

La riunione dello scorso 11 novembre è stata convocata proprio per giudicare la posizione di Del Grande, accusato di aver violato il codice di condotta a causa delle sue parole durante la discussione di un anno prima. Nel frattempo la causa arcobaleno, anche graficamente, ha fatto la sua comparsa nel programma della Catholic District School con la campagna per il rispetto delle differenze, dell’inclusione e delle appartenenze. Oltre a Del Grande, altri tre membri del Consiglio di amministrazione continuano ad essere contrari all’aggiornamento del codice portato avanti dalla maggioranza guidata dal presidente Martino. La persistenza di questa minoranza si è vista durante la discussione sulle sanzioni al collega incriminato (alla fine approvate) e le cui immagini, diffuse sui social, hanno provocato sconcerto nella comunità cattolica canadese per la censura al punto 2357 del Catechismo.

L’atteggiamento di Martino, Di Pasquale e Rizzo ha scandalizzato i fedeli che hanno deciso di scrivere in massa all’arcivescovo di Toronto, Thomas Christopher Collins, per chiedere un suo intervento. Intervento che, alla fine, si è concretizzato: il cardinale Collins, infatti, ha preso carta e penna e ha indirizzato una lettera di rimprovero al presidente del Board. “Che un cattolico — ha scritto il porporato canadese — debba essere criticato e gli debba essere impedito di fatto da amministratori cattolici di leggere il Catechismo cattolico in una riunione di un consiglio scolastico cattolico è riprovevole”. Collins ha ricordato a Martino che “la fede cattolica deve guidare tutti coloro che sono impegnati nell’istruzione cattolica — compresi gli studenti, gli insegnanti e gli amministratori — altrimenti cessa di essere cattolica”. L’arcivescovo ha tirato le orecchie ai membri del Consiglio che hanno dimostrato di “non apprezzare la fede ricca e vivificante della Chiesa” per abbracciare, invece, “la narrativa fondamentalmente anticattolica”, chiedendosi come possano, alla luce di ciò, “servire veramente coloro che sono affidati alle loro cure”.

Nella lettera, poi, ha ricordato loro il giuramento fatto al momento della nomina come membri del Consiglio della Catholic District School, dove hanno promesso di essere fedeli alla Chiesa, al primato del Romano Pontefice e all’autorità del Magistero. “Il mondo in cui viviamo — ha continuato il cardinale — è dominato da una visione secolare superficiale della persona umana e dello scopo della vita, visione contraria alla rivelazione divina, alla ragione e al profondo patrimonio della fede cristiana. È deludente che amministratori cattolici consentano a quella visione secolare di sostituire la pienezza della fede articolata nel Catechismo della Chiesa cattolica”. Collins ha ricostruito l’episodio della censura al Catechismo, esortando i dirigenti a non lasciarsi più guidare “dallo spirito ingannevole dell’epoca”.

Ascoltando il dialogo della riunione, l’arcivescovo di Toronto ha percepito che la priorità di Martino e degli altri due membri del Consiglio non era quella di rimanere fedeli “alla sfida evangelica che ci chiama alla santità” o alla “fede che Nostro Signore ci ha affidato per la nostra salvezza eterna”, ma piuttosto quella di “un’attenzione nervosa a come le persone potrebbero eventualmente reagire alla proclamazione di quella fede ed esserne offese”.

Il cardinale ha concluso la sua lettera di rimprovero proponendo un’immagine d’impatto: “Se Gesù stesso dovesse partecipare a una riunione del Consiglio d’amministrazione del sistema scolastico cattolico di Toronto, mi chiedo se verrebbe interrotto se iniziasse a dire (…) le cose che dice nel Vangelo, perché quelle parole forse non sono sufficientemente rassicuranti e forse potrebbero offendere; dopo tutto molte persone erano offese dalle parole vivificanti di Nostro Signore Gesù quando camminava tra noi; le parole di vita non si limitano a calmare: con chiarezza e carità, ci sfidano al pentimento e alla santità”.

(Fonte: LaNuovaBQ)

Io, prete, costretto a tacere su omosessualità e famiglia


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