Ordine di Malta, la rivolta dei professi

Una dura lettera dei professi del Sovrano Militare Ordine di Malta contro i tentativi di imporre una riforma secolarizzatrice dell’ordine è l’ultimo episodio di una guerra aperta che si combatte dal 2017, quando il Gran Maestro fu dal Papa costretto a dimettersi.

di Riccardo Cascioli (16-10-2020)

C’è aria di rivolta all’interno del Sovrano Militare Ordine di Malta (Smom), che non ha pace da quando nel gennaio 2017 papa Francesco fece dimettere il Gran Maestro Matthew Festing. Mentre resta aperta la corsa all’elezione del nuovo Gran Maestro, c’è intanto il progetto di riforma degli Statuti dell’Ordine che tiene banco e provoca forti tensioni.

Nei giorni scorsi abbiamo presentato in esclusiva i punti cardine della bozza di riforma, che tende a laicizzare l’Ordine; ora siamo venuti in possesso della lettera di decisa contestazione che quasi la metà dei professi (coloro che hanno emesso i voti religiosi) ha inviato al luogotenente interinale fra’ Ruy Gonçalo do Valle Peixoto de Villas Boas e al Sovrano Consiglio. Secondo alcune voci la lettera sarebbe arrivata anche in qualche dicastero vaticano interessato alla questione.

Alle vicende interne travagliate dell’ordine si è infatti aggiunto anche il problema legato al cardinale Angelo Becciu, che papa Francesco ha costretto alle dimissioni da prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi lo scorso 24 settembre. Becciu nel 2017 era stato nominato delegato pontificio per l’Ordine di Malta, andandosi a sovrapporre alla figura del cardinale patrono Raymond Burke, che peraltro non è mai stato formalmente destituito anche se messo “in sonno”.

Nei comunicati ufficiali riguardanti gli incarichi tolti al cardinale Becciu non si fa cenno all’Ordine di Malta, ma si dà per scontato che non possa più ricoprire un incarico che si basa sulla fiducia accordatagli dal Papa. In questo momento di lotte intestine viene quindi a mancare anche l’interlocutore che possa fare da tramite tra l’Ordine e la Santa Sede.

La lettera, datata settembre 2020, non fa esplicito riferimento alla bozza di riforma già preparata, ma ne è chiaramente una reazione. I venticinque firmatari – tutti nomi di peso all’interno dell’Ordine, tra cui anche l’ex Gran Maestro Mathhew Festing – presentano i dieci princìpi su cui si deve fondare il «rinnovamento dell’Ordine di Malta», che i Cavalieri di Giustizia accolgono «calorosamente», ricordando al contempo che sono essi stessi «il cuore dell’Ordine».

Sottolineatura non casuale, perché il nocciolo del contrasto è il tentativo di secolarizzare l’Ordine, riducendolo a poco più che una Organizzazione non Governativa (ONG). È il progetto portato avanti dall’ala tedesca guidata dal barone Albrecht von Boeselager, attuale Gran Cancelliere (in pratica il ministro degli Esteri e degli Interni) che ha approfittato di questa transizione per allargare il suo potere.

I professi firmatari della lettera reclamano il riconoscimento della loro centralità, chiedendo che nessuna riforma possa essere varata senza la loro «finale approvazione» e che soprattutto il rinnovamento della vita religiosa dei professi «vada avanti senza la indebita influenza di coloro che non sono Cavalieri di Giustizia». A questo proposito, nel sostenere essi stessi la necessità di un rinnovamento della vita religiosa dell’Ordine senza venir meno al carisma originario, chiedono di poter discutere dei singoli aspetti, che riguardano sia la vita fraterna sia il percorso per arrivare alla professione. Un modo, tra l’altro, di far pesare il fatto che altri stanno decidendo su questi aspetti.

Al proposito chiedono anche di revocare il blocco dell’accettazione di nuove vocazioni (ci sono 12 richieste di ingresso nella vita religiosa dell’Ordine) e della professione dei voti solenni per quanti avevano già emesso i voti temporanei. È un blocco che dura ormai dalla “rivoluzione” del 2017, che non ha più alcun motivo se non quello di indebolire ulteriormente il ruolo dei professi all’interno dell’Ordine di Malta.

Altri punti toccati riguardano il ruolo dei professi all’interno delle Associazioni nazionali e la durata dei diversi incarichi, ma soprattutto viene ribadito con forza che «ogni questione riguardante i professi deve essere decisa dagli stessi professi». E questo anche a norma di diritto canonico.

Insomma un vero e proprio altolà a chi sta giocando pesante sul futuro dell’Ordine contraddicendo nei fatti il richiamo all’aderenza alla vocazione religiosa originaria dell’Ordine, espresso nella lettera del delegato pontificio (cardinale Becciu) dello scorso luglio. L’incertezza su chi ora debba vigilare per conto del Papa sul processo di riforma non fa altro che rendere ancora più pesante la guerra all’interno dell’Ordine. E certamente la lettera dei professi non sarà l’ultima battaglia.

(Fonte: LaNuovaBQ)

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