Il prete non prete vittima della liturgia fai da te

Pensava di essere un sacerdote, celebrava la Messa, assolveva i penitenti, ma in realtà non era neanche un prete. Don Matthew Hood, prete di Detroit, dopo aver letto la nota della CDF sui Battesimi fai da te è andato a rivedere il filmino del suo Battesimo. E ha scoperto che quel Sacramento era invalido, ma di conseguenza lo erano tutti gli altri amministrati da lui. E’ corso ai ripari, ricevendo ora una valida ordinazione sacerdotale. Ma questa storia mostra tutti i frutti malati del liturgismo fai da te.

di Luisella Scrosati (27-08-2020)

Pensava di essere un sacerdote, celebrava la Messa, assolveva i penitenti, ma in realtà non era neanche un prete. Un massone infiltrato nella Chiesa e scoperto dagli 007 cattolici? Magari. La realtà è peggiore, e di molto.

Don Matthew Hood, sacerdote della diocesi di Detroit, aveva ricevuto l’ordinazione tre anni fa, nel 2017. Almeno così pensava. Fino a quando ha letto il Responsum e la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede del 6 agosto scorso, sull’invalidità dei Battesimo amministrato con la formula: “Noi ti battezziamo, etc…”. Allora si è ricordato che una volta, rivedendo il video del suo Battesimo, amministrato dal diacono Mark Springer, aveva sentito proprio quella formula. E così il don ha realizzato… di non essere nemmeno cattolico. E poi a cascata tutte le conseguenze del suo non essere battezzato: invalida la Cresima, l’ordinazione diaconale e quella presbiterale; invalide tutte le Sante Messe celebrate in questi tre anni e le Comunioni amministrate, (se le particole erano state “consacrate” da lui); invalide le assoluzioni, le Unzioni dei malati e le eventuali Confermazioni da lui conferite su delega dell’Ordinario.

Per i matrimoni la situazione è un po’ diversa: il Diritto Canonico prevede ad validitatem l’assistenza dell’Ordinario o del parroco, o di un altro sacerdote o diacono delegato; in mancanza di questi, anche un laico può essere delegato. Don Hood, nel “benedire” le nozze, non era né sacerdote né battezzato, però era di fatto delegato dell’Ordinario. La diocesi di Detroit ha però prudentemente invitato ogni coppia sposata da don Hood a presentarsi dal proprio Parroco per verificare la validità del proprio matrimonio (che potrà comunque essere sanato in radice).

Don Hood ha ora ricevuto validamente tutti i sacramenti dell’iniziazione cristiana, è stato ordinato diacono e, lo scorso 17 agosto, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale. Questa volta validamente. Il diacono Springer, invece, si è ritirato dal ministero.

Tutto è bene quello che finisce bene? Non proprio. Anzitutto perché, come si è detto, rimangono anni di Messe non celebrate e di sacramenti invalidamente amministrati. E poi perché il diacono permanente che aveva attentato al Battesimo si è avvalso dell’originale formula per ben quattordici anni, dal 1986 al 1999, anni in cui svolgeva il suo ministero nella parrocchia Sant’Anastasia di Troy, nel Michigan. Quattordici anni di battesimi invalidi: per quanto siano in calo le nascite ed i battesimi, si tratta comunque di decine e decine di persone, che dovranno essere rintracciate e contattate. Persone che pensavano di essere state rigenerate alla vita della grazia, di aver ricevuto il carattere, di essere state fortificate nella Confermazione, nutrite dall’Eucaristia, etc. Persone come don Matthew Hood, che pensava di essere sacerdote e non lo era.

Mons. Vigneron ordina validamente sacerdote don Hood.

Con ragione, l’Arcivescovo di Detroit, Mons. Allen Vigneron, ha rivolto ai fedeli una lunga lettera per spiegare l’accaduto e per ricercare quanti hanno ricevuto sacramenti invalidi, sia da parte del colpevole diacono, sia da parte dell’inconsapevole sacerdote. E ha voluto ribadire l’importanza della grazia santificante che viene a noi tramite i sacramenti: «La grazia santificante è necessaria all’anima per trascorrere l’eternità in cielo e il valido sacramento del Battesimo garantisce che questa grazia sia stata posta nell’anima […]. Questa grazia è il tesoro dei tesori e noi dobbiamo fare tutto il possibile per proteggere l’integrità dei sacramenti mediante i quali la riceviamo. E’ dovere della Chiesa locale assicurare che tutti coloro che sono affidati alla sua cura abbiano il totale beneficio e certezza che proviene dalla valida recezione dei sacramenti».

Prima la Congregazione per la Dottrina della Fede e ora il vescovo di Detroit richiamano l’importanza di vigilare sull’integrità dei sacramenti, di metterli al riparo da quella «deriva soggettivistica e una volontà manipolatrice», per usare il linguaggio della recente Nota, che ormai dilaga. E bisogna farlo prima che succeda il patatrac, come nel caso di don Hood.

Se però i ministri vengono formati ad una liturgia creativa; se di fatto questa liturgia creativa la pongono in essere, inventando riti nuovi, cambiando a proprio piacimento le parole del Messale o del Rituale; se le rubriche diventano quelle noiosissime parole scritte in rosso e per ciò stesso da saltare a piè pari, allora è chiaro che prima o poi questa tendenza al fai-da-te finisce per provocare guai grossi. Per questo, occorre dare una stretta di vite all’andazzo generale. E’ stata la Nota del 6 agosto a ricordare che «il Concilio Vaticano II ha […] stabilito che nessuno “anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica” (SC 22 §3)», perché ogni modifica arbitraria «non costituisce un semplice abuso liturgico, come trasgressione di una norma positiva, ma un vulnus inferto a un tempo alla comunione ecclesiale e alla riconoscibilità dell’azione di Cristo, che nei casi più gravi rende invalido il Sacramento stesso, perché la natura dell’azione ministeriale esige di trasmettere con fedeltà quello che si è ricevuto (cfr. 1 Cor 15, 3)». Allora ci si domanda come sia stato possibile che per quattordici anni, nessuno sia intervenuto a fermare l’azione del diacono Springer…

Seconda riflessione: in tutti questi anni, delle decine, centinaia di fedeli che hanno sentito dalla bocca di Springer la formula “noi ti battezziamo”, a nessuno è venuto che qualcosa non andava? Allora qui c’è almeno un duplice problema. Anzitutto, i cattolici ormai non conoscono più gli elementi fondamentali del catechismo; non sanno più che la validità di un sacramento è legata alla materia, alla forma ed al ministro. E sanno poco o niente di quali siano queste cose richieste per fare un sacramento, per utilizzare il linguaggio del Catechismo di san Pio X. Una bella ripassata non sarebbe male, anche se il timore è che più che di una ripassata, ci sia ancora da dare la prima mano. Il catechismo imparato nelle nostre parrocchie è per lo più gravemente lacunoso, per non dire dannoso (per essere concreti ed operativi: procuratevi e diffondete l’ottimo materiale, che trovate qui).

Ma poi c’è un’altra questione, un dubbio che probabilmente si sarà affacciato nella mente di molti di coloro che stanno leggendo questo articolo: ma in fondo non conta l’intenzione del fedele o del ministro, più che i dettagli legati alla materia ed alla forma? Come si può pensare che per un pronome plurale anziché singolare molte persone ignare non abbiano potuto ricevere gli effetti del Battesimo, con tutto quello che vi è connesso?

Noi facciamo tanta fatica a capire che il primo e fondamentale atteggiamento di fronte a Dio è il timore, cioè il profondo rispetto della sua persona, la consapevolezza che Lui è Dio e noi no e che perciò a Lui dobbiamo l’obbedienza che nasce dalla giustizia e dall’amore; il timore santo non viene mai meno, ma si affina sempre di più, man mano che progrediamo nell’amore. Questo significa che noi non possiamo pretendere di piegare Dio ai nostri capricci, alle nostre voglie, alla nostra comprensione. La Congregazione, nel nostro caso, fa presente che «la Chiesa, sebbene sia costituita dallo Spirito Santo interprete della Parola di Dio e possa in una certa misura determinare i riti che esprimono la grazia sacramentale offerta da Cristo, non dispone dei fondamenti stessi del suo esistere: la Parola di Dio e i gesti salvifici di Cristo». Dio ha stabilito così e noi siamo legati alla sua volontà salvifica, non Lui ai nostri capricci. Dio ha scelto così: vuole passare attraverso le piccole cose, l’attenzione obbediente e amorosa ai dettagli. Questa è la sua via: chi siamo noi per giudicare Dio?

(Fonte: LaNuovaBQ)


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