Gesù sarebbe accettato oggi in seminario?

Qualcuno, e più di qualcuno, non riconosce più a Gesù il diritto di dare indicazioni alla Chiesa su ciò che deve dire e deve fare, ma è la Chiesa, o meglio gli uomini di Chiesa, che pretendono di suggerire al Signore ciò che è bene e ciò che è male, ciò che dovrebbe dire e ciò che dovrebbe fare.

di Don Enzo Boninsegna

Nella Parrocchia di Santa Maria Immacolata dove sono stato per 15 anni col parroco don Guerrino Modena e con don Carlo Salvalai, un anziano sacerdote come confessore, parlando un giorno delle traversie, della confusione e dell’anarchia in cui già allora si trovava da alcuni anni la Chiesa, avevo fatto a quest’ultimo una domanda trabocchetto: «Se oggi un ragazzo, un certo Gesù di Nazareth, si presentasse in seminario chiedendo di essere accolto per prepararsi al sacerdozio e dicesse chiaramente che cosa predicherà una volta diventato prete, compresi certi toni violenti che Gesù ha usato e che troviamo nel Vangelo, secondo lei Lo accoglierebbero?». La risposta che ho avuto è stata quella che mi aspettavo e cioè… un silenzio assordante: né “sì” né “no”; un silenzio accompagnato da un sorriso sornione. Il furbastro aveva fiutato la trappola e cioè che… se mi avesse risposto: “Sì, lo accetterebbero”, mi avrebbe autorizzato ad attaccare i responsabili dell’anarchia che regna oggi nella Chiesa, così come Gesù ha attaccato i farisei del suo tempo, anche usando toni violenti. Se invece mi avesse risposto: “No, non lo accetterebbero”, si sarebbe dimostrato colpevole che nella Chiesa di oggi c’è così tanta anarchia che non c’è più posto, o quasi, per Gesù Cristo, o quanto meno per certe Sue espressioni verbali. Quel prete anziano, buono e retto nelle intenzioni, era stato formato alla vecchia maniera: «Non parlare mai male della Chiesa».

Certo, della Chiesa non si deve mai parlare male (perché è la Sposa di Cristo e nostra Madre), ma gli uomini di Chiesa non sono la Chiesa, e di questi signori e… monsignori, e anche più su e più su, se sbagliano pubblicamente e soprattutto se insistono nei loro errori e, aggiungo un altro soprattutto, e cioè… se fanno dei loro errori una linea di comportamento per tutti i cristiani, creando scandalo, allora non solo si può. ma si deve parlare. Ce l’insegna l’Apostolo San Paolo che, con carità, ma anche con altrettanta schiettezza, ha richiamato all’ordine un certo “mons. Pietro di Betsaida” che, guarda caso, era il Papa, il primo Papa, San Pietro apostolo. Scrisse San Paolo: «Quando Pietro venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto… Anche altri lo imitarono nella simulazione al punto che anche Barnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. Ora quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Pietro in presenza di tutti: “Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?”» (Gal 2, 11-14). Si noti bene… Pietro, il primo Papa, voluto da Cristo come capo della Chiesa per confermare i suoi fratelli nella Fede, di fatto, col suo comportamento, non li confermava, ma li confondeva nella Fede. E nessun Papa può permettersi questo “lusso”.

Per non parlare di quando Gesù ha dato del “Satana” all’Apostolo Pietro: «Va’ via da Me, Satana!. Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (Mt 16, 23). Quindi… tutti coloro che, pur dichiarandosi discepoli di Cristo, «non pensano secondo Dio, ma secondo gli uomini», sono dei “satana”. Parola non mia, ma di Gesù Cristo! Con questo criterio si può dire che oggi di “satanassi” nella Chiesa ce n’è un disastro e… vivono tranquilli e indisturbati nelle loro tane, perché i loro superiori non hanno il coraggio di colpirli per non subire contraccolpi.

Povero Gesù: oggi non sarebbe ritenuto degno di diventare sacerdote! Perché qualcuno, e più di qualcuno, non riconosce più a Gesù il diritto di dare indicazioni alla Chiesa su ciò che deve dire e deve fare, ma è la Chiesa, o meglio gli uomini di Chiesa, che pretendono di suggerire a Gesù Cristo ciò che è bene e ciò che è male, ciò che dovrebbe dire e ciò che dovrebbe fare.

Ma ancor più poveri quegli uomini di Chiesa che non sarebbero disposti ad ammettere al sacerdozio Gesù, il Sommo ed eterno Sacerdote e la fonte di ogni sacerdozio, perché… “colpevole” di troppa schiettezza! E come la metteranno questi signori e monsignori e più su e più su, quando si troveranno davanti a Gesù Cristo nel giorno del giudizio?

Tratto da: Ero “curato”, ora sono da “curare”, Verona, Manuscrito profissional, 2019.

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