Roberto de Mattei: «Lo spirito del mondo è penetrato nella Chiesa»

In quest’intervista lo storico Roberto de Mattei spiega perché la situazione attuale del mondo cattolico è così disastrosa: al Vaticano II lo spirito del mondo è riuscito a penetrare nella Chiesa per corromperla.

Mercoledì 8 luglio 2020Dies Ir æ pubblica un’intervista esclusiva con il famoso storico italiano Roberto de Mattei, che, tra gli altri argomenti, si è dedicato allo studio approfondito del Concilio Vaticano II in tutti i suoi aspetti. Durante quest’intervista, de Mattei fa un’ottima presentazione della situazione che stiamo vivendo e presenta alcuni dei suoi retroscena.

Professore, è in corso in questo momento un dibattito sul Concilio Vaticano II, aperto dagli interventi dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò e del vescovo Atanasio Schneider. Che cosa ne pensa? Qual è il suo giudizio sull’ermeneutica della continuità, a cui alcuni fanno richiamo?

La cosiddetta “ermeneutica della continuità” è stata teorizzata da Benedetto XVI nel suo celebre discorso ai cardinali del 22 dicembre 2005, in contrapposizione alla “ermeneutica della discontinuità” della scuola ultraprogressista di Bologna. Lo stesso Benedetto XVI, però, dopo sette anni di pontificato, in un discorso tenuto il 27 gennaio 2012 alla Congregazione della Fede, affermò che “in vaste zone della terra la fede corre il pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più alimento. Siamo davanti ad una profonda crisi di fede, ad una perdita del senso religioso che costituisce la più grande sfida per la Chiesa di oggi”. Un anno dopo, Benedetto rinunciò al pontificato, e io leggo la sua abdicazione come l’ammissione di un fallimento. La débacle è avvenuta perché il gravissimo problema della perdita della fede non è di carattere ermeneutico, ma storico, teológico e pastorale. Quale che sia il giudizio sui documenti del Concilio, il problema di fondo non è quello di interpretarli, ma di comprendere la natura di una frattura storica che si è verificata nella Chiesa tra il 1962 e il 1965. È chiaro che molti problemi preesistevano al Vaticano II, e molti altri sono sorti successivamente. Ma per l’osservatore spassionato, è altrettanto evidente che il Vaticano II ha costituito una catástrofe storica senza precedenti nella storia della Chiesa. Il dibattito aperto dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò e dal vescovo Atanasio Schneider è più che opportuno e i tentativi di neutralizzarlo in nome dell’“ermeneutica della continuità” mi sembrano destinati al fallimento. Oggi vediamo le conseguenze disastrose prodotte nel post-Concilio: chiese e seminari vuoti, eresie che si diffondono, distruzione della famiglia, aborti di massa, uomini di Chiesa “gay friendly”, ecc. Tuttavia, non è sufficiente attaccare solo le conseguenze. È necessario andare alle sue cause. Quali sarebbero, secondo Lei? La causa ultima, per me, è la perdita di quello spirito militante che, fino al Concilio Vaticano II; portava il cattolico a distinguersi dal mondo e a combatterlo. Facciamo l’esempio dell’abbandono della tonaca, sostituita dal clergyman e poi dagli abiti borghesi. La tonaca creava per così dire una barriera psicologica tra il sacerdote e il mondo e creava, attorno al sacerdote un’aura sacrale. L’abbandono della veste religiosa ha il significato di una secolarizzazione della vita del sacerdote, una penetrazione dello spirito del mondo nella sua vita spirituale. Lo spirito del mondo è penetrato nella Chiesa e l’ha corrotta. Oggi sarebbe necessario combattere questa corruzione attraverso una profonda riforma morale, analoga a quelle dell’XI o del XVI secolo. Dobbiamo pregare perché la Divina provvidenza susciti un san Gregorio VII o un san Pio V.

Sembra evidente che il mondo post-pandemico non sarà simile al mondo pre-pandemico. Dal punto di vista di storico privilegiato, quale mondo emergerà?

La pandemia, secondo me, è stata un monito salutare all’umanità, per ricordarci che siamo mortali, che tutto ciò che ci circonda è precario, che non possiamo trovare la soluzione ai nostri problemi né nella politica, né nella scienza. Per molti, l’epoca del coronavirus è stata un’occasione di riflessione, di approfondimento dei valori spirituali e morali e di perfezionamento della propria vita spirituale. Per molti altri invece gli stessi giorni sono stati l’occasione per allontanarsi dai sacramenti della Chiesa e immergersi nell’indifferentismo. Io credo che dobbiamo situare l’irruzione del coronavirus nel mondo all’interno di un grande quadro di teologia della storia, che è quello dei castighi spirituali e materiali, annunziati dal messaggio di Fatima. Oggi nessuno vuole sentire parlare di castighi, ma i castighi divini sono sempre atti di misericordia, perché Dio è, al tempo stesso, infinitamente giusto e infinitamente misericordioso. Per la stessa ragione non si può parlare di misericordia senza ricordare che essa presuppone sempre la giustizia. Questo è il linguaggio della Chiesa.

Il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, il Cardinale Marto, Vescovo di Leiria-Fátima, ha consacrato il Portogallo e la Spagna al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria. Rispetto ai testi delle consacrazioni precedenti, la formula usata per questa cerimonia è molto sentimentale, quasi afferma che Dio non punisce e, quindi, che non dobbiamo chiedere il Suo perdono per così tante offese commesse quotidianamente. Che cosa ha da dire al riguardo?

Nella consacrazione del cardinale Marto vedo una profonda contraddizione. Non si capisce come il vescovo di Leiria-Fatima, abbia voluto compiere, nel santuario di Fatima, un atto consacratario per ottenere la liberazione dalla pandemia, e non abbia mai preso l’iniziativa di chiedere al Santo Padre di compiere la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, che proprio nella sua diocesi di Fatima è stata personalmente richiesta dalla Madonna. La mancata consacrazione della Russia è uno dei maggiori scandali dell’ultimo secolo. Pio XII, con la Lettera apostolica Sacro vergente anno del 7 luglio 1952, consacrò la Russia al Cuore Immacolato di Maria. Quella consacrazione fu certamente gradita a Dio, ma fu incompleta, perché non fu fatta in unione con tutti i vescovi del mondo. Essa potrebbe costituire il modello della consacrazione, tanto attesa che neppure Giovanni Paolo II ha compiuto secondo le condizioni richieste dalla Madonna. Sappiamo che un giorno questa consacrazione sarà fatta, ma troppo tardi per evitare il castigo. La Madonna stessa lo ha predetto

In piena Settimana Santa, il Papa ha deciso di riaprire la Commissione per discutere del diaconato femminile. È un affronto premeditato al Signore Gesù stesso? Cosa si intende con tutto questo?

A mio parere papa Francesco non crede al diaconato femminile e ha formato una commissione non per raggiungere questo obiettivo, ma per perdere tempo, fingendo di accontentare la frangia progressista della Chiesa. Nella commissione però ha nominato come membro il prof. don Manfred Hauke, un ottimo teologo, certamente contrario al diaconato femminile. Questo mi lascia pensare che per ora non c’è spazio nella Chiesa per il sacerdozio femminile. Naturalmente quello che tutti desidereremmo è un no chiaro e netto su questo punto che tocca la divina costituzione della Chiesa, ma non sarà Francesco a pronunciare questo “no”.

Il professor Plinio Corrêa de Oliveira, illustre leader cattolico brasiliano, parlava spesso del Regno di Maria. Abbiamo notato che Papa Francesco evita, per quanto possibile, di onorare adeguatamente la Madonna, trattandola come una donna comune a tutte le altre. Quanto è importante la venuta del Regno di Maria, specialmente in un periodo così complesso come quello in cui viviamo?

La necessità di un Regno sociale di Gesù e Maria prima della fine del mondo è stata annunziata da molti santi e illustrata da molti teologi. La Madonna lo ha confermato a Fatima, con la promessa: “Infine il mio Cuore Immacolato trionferà”. Il professor Plinio Corrêa de Oliveira è stato nel ventesimo secolo un vero e próprio “profeta” del Regno di Maria, come ho cercato di spiegare nel libro che ho a lui dedicato con questo titolo. Questo libro ha una prefazione di S.E. mons. Athanasius Schneider di cui mi piace citare una parte Regnum Christi per Mariam. Uno dei mezzi spirituali più efficaci per promuovere il Regno di Cristo per mezzo di Maria è la consacrazione totale alla Madonna, secondo il metodo della santa schiavitù insegnato da san Luigi Maria Grignion di Montfort. (…) Plinio Corrêa de Oliveira non solamente visse con fedeltà questa santa schiavitù, ma si rese un vero apostolo della sua diffusione. Non si può comprendere l’azione pubblica e sociale del prof. Plinio se non si parte dal suo fondamento spirituale. La consacrazione a Maria, vissuta con totale coerenza, come egli la visse, porta Maria a regnare nell’anima dei suoi devoti. Il Regno di Maria nelle anime è pertanto l’inizio della realizzazione del Regno di Cristo nella società. Plinio Corrêa de Oliveira predisse un’epoca di splendore spirituale e visibile della Chiesa, coincidente con il trionfo del Cuore Immacolato di Maria annunciato dalla Madonna a Fatima nel 1917 e per questo trionfo combatté fino al suo ultimo respiro”.

(Fonte: Dies Irae; traduzione: Chiesa e post-concilio)

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