La fede al tempo del Coronavirus/9

Papa Francesco ha percorso a piedi la strada fino alla scorsa settimana più amata e trafficata dai romani. Lo ha fatto per raggiungere la chiesa di San Marcello al Corso, il gioiellino barocco del rione Trevi che ospita il Crocifisso ritenuto miracoloso, già sopravvissuto ad un incendio devastante nel 1519 e tre anni più tardi portato in processione contro la peste (Nico Spuntoni, Il Papa prega nella chiesa del miracolo “anti peste”, La NuovaBQ, 16-03-2020).

«Dio non è all’origine del male, ma se ne serve per correggerci: il Coronavirus è un suo richiamo e quando sarà finito vivrò la Risurrezione col mio popolo». Il vescovo Camisasca tra video letterari, sgomento e Messe sospese: «Forse c’erano altre soluzioni, ma non abbiamo saputo trovarle. Tutto è precipitato velocemente, però la realtà dell’Eucarestia è condivisa da tutti». «Soffro per il Paese, per la mia Lombardia, per i malati, per i medici. Purtroppo si muore soli». La ripresa? «Sarà difficile e dolorosa, ma vedo una luce nelle famiglie in preghiera» (Andrea Zambrano, “Noi tra morte, sconcerto e rinascita: Coronavirus, un richiamo di Dio”, La NuovaBQ, 16-03-2020).

Scene da Cina comunista a Marina di Cerveteri dove il parroco viene colto di sorpresa da due agenti che intimano al sacerdote di interrompere la celebrazione. Il motivo? Sul sagrato si erano radunati – a distanza! – alcuni fedeli in preghiera (Nico Spuntoni, Adesso è troppo: la polizia interrompe la Messa, La NuovaBQ, 16-03-2020).

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