Il coronavirus e i vescovi che non credono ai miracoli di Dio

I vescovi invitano a pregare perché Dio sostenga i malati e i medici, pochi di loro chiedono di pregare perché il Cielo sconfigga il contagio. Sembra che non si riconosca a Dio la possibilità di operare al di fuori dell’ordine del creato, come invece in San Tommaso, ma solo rispettando le leggi di questo ordine. Ecco il frutto della teologia di Rahner, dove Dio è intramondano.

di Stefano Fontana (26-02-2020)

Nei comunicati di molti vescovi a proposito della sospensione delle Messe a causa del Coronavirus si legge l’invito a pregare perché Dio sostenga i malati, le persone colpite e danneggiate e gli operatori sanitari in modo che il contagio venga sconfitto. Solo in pochi casi si è potuto notare un invito a pregare perché il Cielo sconfigga il contagio e perché la Madonna interceda affinché Dio ponga fine alla piaga.

A sconfiggere il contagio potrà essere solo la scienza e che Dio aiuti gli scienziati: questo il senso di molti interventi episcopali. Sembra che non si riconosca a Dio la possibilità di operare al di fuori dell’ordine del creato, ma solo rispettando le leggi di questo ordine: quindi non cesserà la malattia se non quando le sue cause naturali avranno fatto il loro decorso o quando tale decorso verrà interrotto dall’intervento umano. È come se una persona malata pregasse e facesse pregare i suoi familiari e amici non affinché Dio estirpasse la sua malattia, ma solo perché sostenesse i medici e gli infermieri dell’ospedale in cui è ricoverato, riservando solo a costoro la possibilità di vincere la malattia. Con questa mentalità non esisterebbe nessun santuario dedicato alla Madonna della Salute. Dietro la decisione molto drastica di alcuni vescovi di applicare in modo rigorosissimo le normative restrittive dell’autorità civile si può forse notare un effetto di questo modo di vedere.

Sul punto in questione la teologia cattolica tradizionale la pensava in modo diverso dalla teologia prevalente oggi. San Tommaso d’Aquino dimostra che Dio ha creato le cose dal nulla e che il mondo non è sempre esistito. Egli poi spiega che creare il mondo significa anche conservarlo nell’essere e governarlo: “Come non può esservi cosa che non sia stata creata da Dio, così non può esservi cosa che non sia sottoposta al suo governo”. Ciò non vuol dire che Dio faccia tutto direttamente sul piano esecutivo, infatti egli “governa le cose in maniera da rendere alcune di esse cause rispetto al governo di altre: come un maestro che rendesse i suoi alunni non solo dotti, ma anche capaci di insegnare agli altri”. In altre parole l’operare di Dio va inteso “in modo da non pregiudicare il fatto che le cose stesse hanno la loro propria attività”, pur essendo Dio la causa prima del loro operare.

Fino a questo punto San Tommaso spiega che Dio opera tramite l’operato delle cause seconde, nel caso del Coronavirus degli scienziati e degli operatori sanitari. Egli però aggiunge anche che Dio può operare nel mondo al di fuori delle cause naturali da Egli stesso create e ordinate: “Dio può operare fuori dell’ordine stabilito, poiché non lui è soggetto all’ordine delle cause seconde, ma tale ordine è a lui soggetto”. “Le opere compiute da Dio fuori dell’ordine delle cause da noi conosciute vengono dette miracoli”. Il miracolo può superare la forza della natura in tre modi secondo San Tommaso: nel fare quanto la natura non può assolutamente fare; nel fare quanto la natura può fare ma non in quel tale soggetto; nel fare quando la natura può fare ma non in quel modo, “per esempio uno guarisce istantaneamente dalla malattia senza cure e fuori dal decorso normale della malattia”.

Allora si deve pregare Dio in quanto causa prima delle cause seconde che stanno operando contro la malattia, ma si deve pregare Dio anche perché guarisca dalla malattia intervenendo al di fuori del suo naturale decorso. Questo secondo punto viene oggi trascurato nel caso del Coronavirus.

Non è però una distrazione. La teologia contemporanea non condivide che Dio possa operare anche al di fuori delle cause naturali e quindi – in linea di principio – non ammette una preghiera perché ciò avvenga. Dietro la diversità di impostazione sta una diversa visione della creazione, dato che la teologia di oggi non pensa che in essa Dio abbia posto il mondo fuori di sé, come invece sosteneva San Tommaso. Per i teologi di oggi, l’azione di Dio nel mondo avviene sempre nel mondo e tramite il mondo e mai fuori di esso. Per rimanere nel caso che stiamo esaminando: non può esistere un intervento di Dio al di fuori dell’azione del personale sanitario e, più in generale, degli interventi umani, perché Dio è inteso come l’orizzonte che rende possibili quegli interventi e che si auto-comunica proprio dentro quelle storie. Perché dovrebbe sospenderle se proprio lì Egli si manifesta?

Karl Rahner, per esempio, ritiene che se Dio operasse in contrasto con le leggi naturali da lui stesso create si trasformerebbe in una causa naturale, una causa tra le altre cause e perderebbe assolutezza e trascendenza. Un intervento di Dio, secondo lui, non avviene muovendo le cause seconde, né agendo al di fuori delle cause seconde, la presenza di Dio si dà nell’esistenza dell’esistente finito e, quindi per il nostro caso, proprio nelle iniziative umane di tipo sanitario e sociale. Dio è per definizione intramodano e i miracoli non sono una sospensione momentanea della legge di natura da parte di Dio.

Se nei comunicati dei vescovi sul Coronavirus si è talvolta notato un eccesso di zelo amministrativo e solo un modesto sguardo agli interventi del Cielo, queste sono le cause teologiche.

(Fonte: LaNuovaBQ)

2 pensieri riguardo “Il coronavirus e i vescovi che non credono ai miracoli di Dio

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