Tagle, potere e fiducia: chi è il nuovo uomo forte vaticano

Il cardinale Tagle alla Congregazione per l’Evangelizzazione ridisegna la mappa del potere vaticano: si ritroverà a guidare un super-dicastero destinato a sottrarre alla Congregazione per la Dottrina della Fede il primato nell’organigramma. La vicinanza alla scuola di Bologna, l’imprinting “progressista” e la fiducia di Bergoglio: ecco perché il cardinale “bambino” sarà determinante nel nuovo assetto della governance vaticana.

di Nico Spuntoni (10-12-2019)

Il nuovo “papa rosso” (così viene chiamato il prefetto di Propaganda Fide) è il cardinale Luis Antonio Gokim Tagle. Il porporato filippino prende il posto del cardinale Ferdinando Filoni, nominato nel 2011 da Benedetto XVI. Molti osservatori hanno letto la scelta di Francesco come un segnale per la sua successione: non è un mistero che l’arcivescovo di Manila, 62 anni, sia uno dei nomi più ricorrenti nel pallottoliere dei futuri papabili. Di Tagle sul soglio pontificio si parlò già in occasione del Conclave del 2013 di cui fu il più giovane votante.

Lo sbarco in Vaticano alla guida della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli consentirà al cardinale asiatico di aggiungere quell’ultimo tassello utile a blindare un curriculum già di per sé solidissimo. Il suo maestro Joseph Komonchak della Catholic University of America disse di lui che sarebbe diventato il miglior teologo dell’Asia e uno dei migliori al mondo. Nel 1997 divenne il più giovane membro della Commissione Teologica Internazionale e quando l’allora prefetto Ratzinger lo presentò a Giovanni Paolo II, il papa polacco gli chiese scherzosamente se avesse fatto la prima Comunione.

Nell’ultimo concistoro del pontificato di Benedetto XVI ricevette la porpora in lacrime, una circostanza che qualcuno – malignamente – ricordò in occasione del Conclave del 2013 per ‘sbarrargli’ la strada ad un’elezione che non pochi già all’epoca considerarono soltanto rimandata. La successione al cardinal Filoni, spedito a 73 anni all’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme come Gran Maestro al posto dell’80enne cardinal Edwin Frederick O’Brien, darà a Tagle la possibilità di prendere confidenza con l’amministrazione centrale della Chiesa.

A suo favore per un’eventuale successione, il porporato filippino può vantare l’esperienza pastorale maturata fino ad oggi alla guida dell’arcidiocesi di Manila e l’origine asiatica per una Chiesa in uscita verso le periferie del mondo. Il nuovo “papa rosso”, inoltre, è legato alla cosiddetta “scuola di Bologna” ed ha fornito un contributo rilevante alla stesura della famosa Storia del Concilio Vaticano II diretta da Giuseppe Alberigo. A Tagle si devono le 66 pagine sulla cosiddetta “settimana nera”, quel periodo dal 15 al 21 novembre 1964 durante il quale le tensioni tra i padri conciliari furono tali da richiedere l’intervento mediatore di Paolo VI, con il rinvio del voto sulla libertà religiosa, la Nota praevia al capitolo terzo della Lumen Gentium e le modifiche al decreto sull’ecumenismo.

Secondo l’interpretazione dell’allora giovane teologo filippino, quella “tempesta di novembre” starebbe a testimoniare come il Concilio sia stato fonte di “belle lezioni, bellissimi documenti, entusiasmanti orizzonti, ma anche dolorose ferite”. Quella della scuola di Bologna, d’altra parte, è una lettura non esattamente vicina all’“ermeneutica della riforma nella continuità” indicata da Benedetto XVI.

La nomina a prefetto di Propaganda Fide rende il cardinale filippino uno degli uomini più potenti della Chiesa nel mondo: questo dicastero, infatti, ha funzioni e risorse larghissime, avendo la “specifica competenza di coordinare tutte le forze missionarie, di dare direttive per le missioni, di promuovere la formazione del clero e delle gerarchie locali, di incoraggiare la fondazione di nuovi Istituti missionari ed infine di provvedere agli aiuti materiali per le attività missionarie”.

Ma il potere nelle mani del nuovo “papa rosso” è destinato a crescere e a cambiare rispetto a quello detenuto dal suo predecessore: con la riforma della Curia romana promossa da Francesco con l’aiuto del Consiglio dei cardinali e la cui bozza è stata già inviata alle Conferenze episcopali, ci sarà un accorpamento della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli con il Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione. Tagle, quindi, si ritroverà a guidare un super-dicastero destinato a sottrarre alla Congregazione per la dottrina della fede il tradizionale primato nell’organigramma vaticano.

Un “sorpasso” dettato dalla volontà di rimarcare la vocazione missionaria della Chiesa, da mettere in evidenza anche rispetto al compito di custodire il deposito della fede. La nuova costituzione apostolica, che sostituirà l’ordinamento della Curia scaturito dalla Pastor Bonus di San Giovanni Paolo II del 1988, prenderà il nome di Praedicate Evangelium.

Il dicastero che sarà guidato dal nuovo “papa rosso” avrà il compito di supportare “le esperienze più significative già esistenti nel campo dell’evangelizzazione” e proporle come modello al resto del mondo. Il documento, di cui si è potuto leggere la bozza nei mesi precedenti, insiste molto sullo “spirito di collegialità”, un tema che sta particolarmente a cuore al teologo Tagle, autore di una tesi sulla Collegialità episcopale nell’insegnamento e nella pratica in Paolo VI. Il “Francesco d’Asia” — soprannome che lo accompagna da tempo — dovrebbe essere perfettamente a suo agio con il nuovo organigramma vaticano “sfornato” dalla riforma della Curia voluta da Francesco. Riforma che, peraltro, aveva costituito nei giorni del pre-Conclave 2013 una sorta di manifesto programmatico della candidatura Bergoglio, come sembrerebbe emergere da più di una ricostruzione di quelle fasi.

La nomina dell’arcivescovo di Manila al ruolo in prospettiva più importante del futuro organigramma, potrebbe indicare la volontà di Francesco di ottenere una piena attuazione della sua riforma, affidandone dunque i posti chiave agli uomini più “affidabili” e vincendo ogni tipo di resistenza. Una premessa necessaria, quest’ultima, a preparare il terreno — insieme ai concistori — per garantire continuità a questo pontificato. In quest’ottica, dunque, così come hanno scritto la maggior parte dei commentatori, la scelta di Tagle potrebbe rappresentare un segnale in vista di una futura successione.

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