Il dovere dei cattolici nei tempi di crisi

Oggi si è smarrita la vera nozione di fede, perché la si riduce a esperienza sentimentale, dimenticando che essa è un atto della ragione, avente per oggetto la verità. Perciò, quando il sensus fidei evidenzia un contrasto tra alcune espressioni delle autorità ecclesiastiche e la Tradizione della Chiesa, il credente deve far ricorso al buon uso della logica illuminata dalla grazia, rifiutare ogni ambiguità e contraffazione della verità, appoggiandosi sulla Tradizione immutabile della Chiesa, che non si contrappone al Magistero, ma lo include.

di Roberto de Mattei (09-11-2019)

La Chiesa cattolica è una realtà misteriosa, visibile e invisibile al tempo stesso. Non è una realtà solo invisibile, perché ha un corpo visibile; è una società formata da uomini viventi, dotata di una struttura giuridica, di un capo da tutti riconosciuto, al pari delle altre società umane. Questa società riunisce in sé i cristiani, cioè tutti coloro che avendo ricevuto il Battesimo, professano la fede insegnata da Gesù Cristo, partecipano ai Sacramenti ed obbediscono all’autorità da Gesù stesso costituita. La Chiesa però non è una società come le altre.

È importante sforzarsi di capire la fisiologia di questo misterioso organismo, che è la Chiesa. Negare l’elemento umano e visibile della Chiesa significa cadere nel protestantesimo, ma negarne l’aspetto divino e invisibile significa equiparare la Chiesa a una qualsiasi società umana. Togliere alla Chiesa uno di questi due elementi, l’umano o il divino, significa distruggerla. I cristiani ricevono con il Battesimo il dono dello Spirito Santo, che è lo spirito di Cristo: chi non lo possiede non è cristiano.

La sua struttura non è assimilabile a quella di un’azienda, né di un regime politico, democratico o dittatoriale che sia. La Chiesa cattolica non è soltanto un Corpo, ma è un Corpo Mistico, di cui Cristo è il capo, i fedeli sono le membra e lo Spirito Santo è l’anima. Leone XIII (Satis Cognitum) e Pio XII (Mystici Corporis), ma anche Benedetto XVI (Regina Coeli del 31 maggio 2009) hanno definito lo Spirito Santo «Anima della Chiesa». Vi è una presenza dello Spirito Santo in ciascuna anima in grazia, ma vi è anche una Sua presenza indefettibile in tutto il corpo della Chiesa, come Spirito di verità e di sapienza fino al tramonto dei secoli.

Il Sacramento della Cresima perfeziona il Battesimo e fa del Cristiano, come si diceva una volta, un autentico “soldato di Cristo”, un figlio della Chiesa militante che combatte con coraggio contro la carne, il demonio e lo spirito del mondo. Con il Battesimo e la Cresima il cristiano riceve anche una luce soprannaturale che i teologi chiamano “senso comune cattolico” o sensus fidei, cioè la capacità di aderire alle verità di fede per istinto soprannaturale, prima ancora che per ragionamento teologico.

La capacità soprannaturale che il credente ha di percepire, penetrare e applicare nella sua vita la verità rivelata proviene dallo Spirito Santo. San Tommaso insegna che la Chiesa universale è governata dallo Spirito Santo, che, come ha promesso Gesù Cristo, le «insegnerà tutta la verità» (Gv 16, 13) (cfr. Summa theologiae, II-IIae, q. 1, a. 9).

Nel 2014 la Commissione Teologica Internazionale, presieduta dal card. Gerhard Ludwig Müller, allora prefetto della Congregazione per la Fede, ha pubblicato uno studio intitolato Ilsensus fidei” nella vita della Chiesa, in cui si spiega che il sensus fidei non è una conoscenza riflessiva dei misteri della fede, come quella teologica, ma un’intuizione spontanea, con cui il credente aderisce alla vera fede o rifiuta ciò che le si oppone (ivi, n. 54). La fede dei fedeli, come la dottrina dei pastori, subisce l’influsso dello Spirito Santo e i fedeli, mediante il senso cristiano e la professione di fede, contribuiscono ad esporre, pubblicare, manifestare, attestare la verità cristiana.

Il sensus fidei, come l’atto di fede del cristiano, ha un fondamento razionale. Il principio di non-contraddizione costituisce infatti un irrinunciabile criterio di verifica dell’atto di fede come di ogni atto intellettuale. La fede si fonda sulla ragione, perché l’atto di fede è, di sua natura, atto della facoltà intellettiva. L’atto di fede non può svincolarsi dall’intelletto, riponendo l’essenza della fede in un irrazionale abbandono a Dio, alla maniera luterana. Oggi si è smarrita la vera nozione di fede, perché la si riduce a esperienza sentimentale, dimenticando che essa è un atto della ragione, che ha come oggetto la verità. Tutto ciò che appare irrazionale e contraddittorio ripugna invece alla vera fede.

Il fideismo è stato condannato dalla Chiesa, che nel Concilio Vaticano I ha definito invece come dogma l’armonia tra fede e ragione (DeNz-H, n. 3017). Perciò, quando il sensus fidei evidenzia un contrasto tra alcune espressioni delle autorità ecclesiastiche e la Tradizione della Chiesa, il credente deve far ricorso al buon uso della logica, illuminata dalla grazia. In questi casi il credente deve rifiutare ogni ambiguità e contraffazione della verità, appoggiandosi sulla Tradizione immutabile della Chiesa, che non si contrappone al Magistero, ma lo include.

La nostra coscienza non ha la sua regola oggettiva nelle persone dei vescovi o del Papa, ma nella legge divina e naturale, che le supreme autorità della Chiesa hanno il compito di custodire e di insegnare. Nessuno può essere obbligato ad aderire ad un principio che ritiene falso, né a compiere un atto che in coscienza ritiene ingiusto. Di fronte ad una proposizione che contraddica la fede o la morale, abbiamo l’obbligo morale di seguire la nostra coscienza che vi si oppone perché, come dice il santo cardinale Newman, «la coscienza è l’originario vicario di Cristo» (Lettera al Duca di Norfolk, tr. it. Paoline, Milano 1999, p. 219).

La Commissione Teologica vaticana ha affermato che: «avvertiti dal proprio sensus fidei, i singoli credenti possono giungere a rifiutare l’assenso a un insegnamento dei propri legittimi pastori, se non riconoscono in tale insegnamento la voce di Cristo, il Buon Pastore» (n. 63). Per questo il sensus fidei può spingere i fedeli, in alcuni casi, a rifiutare il loro assenso verso alcuni documenti ecclesiastici e a porsi, di fronte alle supreme autorità, in una situazione di resistenza o di apparente disobbedienza. La disobbedienza è solo apparente perché, in questi casi di legittima resistenza, vale il principio evangelico per cui bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini (At 5, 29).

Queste considerazioni devono guidare il comportamento dei fedeli davanti a parole o ad atti che suscitano scandalo, come è accaduto a Roma, in occasione del Sinodo sull’Amazzonia di ottobre. I fedeli non hanno il diritto di insegnare la dottrina della Chiesa, ma, seguendo le ispirazioni dello Spirito Santo, hanno il diritto e il dovere di conservare, trasmettere e difendere la fede che hanno ricevuto con il loro Battesimo.

(fonte: radicicristiane.it)

 

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