Mons. Carlo Maria Viganò: “L’abominio dei riti idolatrici è entrato nel santuario di Dio”

«La nave della Chiesa è in piena tempesta», denuncia in quest’intervista esclusiva a LifeSiteNews il vescovo Carlo Maria Viganò, colui che mise “a nudo” papa Francesco sul “caso McCarrick”. «Per sedarla, i Successori degli Apostoli che hanno lasciato Gesù sulla riva e che non percepiscono più la Sua presenza, hanno iniziato a invocare la Pachamama!».

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò chiede la riconsacrazione della Basilica di San Pietro, alla luce di quelle che lui chiama “le spaventose profanazioni idolatriche” commesse tra le sue mura attraverso la venerazione della Statua della Pachamama.

di Diane Montagna (06-11-2019)

Eccellenza, come caratterizzerebbe l’arco del resoconto sinodale? C’è un’immagine che la sintetizzi adeguatamente?

La nave della Chiesa è in piena tempesta. Per sedarla, i Successori degli Apostoli che hanno lasciato Gesù sulla riva e che non percepiscono più la Sua presenza, hanno iniziato a invocare la Pachamama! Gesù ha profetizzato: “Quando dunque vedrete l’abominio della desolazione….vi sarà allora una tribolazione grande, quale mai avvenne dall’inizio del mondo fino a ora, né mai più ci sarà” (Mt 24, 15.21). L’abominio dei riti idolatrici è entrato nel santuario di Dio e ha dato origine a una nuova forma di apostasia i cui semi, già attivi da lungo tempo, ora crescono con rinnovato vigore ed efficacia. Il processo della mutazione interna della fede, che ha avuto luogo nella Chiesa cattolica per diversi decenni, ha visto con questo Sinodo una drammatica accelerazione verso la fondazione di un nuovo credo, riassunto in un nuovo tipo di adorazione [cultus]. In nome dell’inculturazione, elementi pagani infestano il culto divino in modo da trasformarlo in un culto idolatrico.

Quale pensa sia la parte più preoccupante o problematica del documento finale del Sinodo per l’Amazzonia?

La strategia dell’intera operazione del Sinodo dell’Amazzonia è l’inganno, l’arma preferita del diavolo: dire mezze verità per raggiungere un fine perverso. Mancanza di sacerdoti: dicono quindi che è necessario aprirsi ai sacerdoti sposati e al diaconato femminile per distruggere il celibato, prima in Amazzonia e poi in tutta la Chiesa. In quale continente la prima evangelizzazione della Chiesa cattolica è mai stata realizzata da sacerdoti sposati? Le missioni in Africa, Asia e America Latina furono svolte principalmente dalla Chiesa latina, e solo in minima parte dalle Chiese orientali con clero sposato. Il documento finale di questa assemblea vergognosamente manipolata, i cui programmi e risultati sono parte di un progetto non improvvisato, è una minaccia frontale all’edificio divino della Chiesa, attaccando la santità del sacerdozio cattolico e premendo per l’abolizione del celibato ecclesiastico e del diaconato femminile.

Cosa ha rivelato la vicenda della Pachamama? E cosa si dovrebbe fare in risposta?

Ad Abu Dhabi, Papa Francesco ha dichiarato per iscritto che Dio “vuole” tutte le religioni. Nonostante la correzione fraterna presentatagli di persona e per iscritto dal vescovo Atanasio Schneider, papa Francesco ha ordinato che la sua dichiarazione eretica fosse insegnata nelle università pontificie e che fosse creata una Commissione speciale per diffondere questo grave errore dottrinale. Coerentemente con questa aberrante dottrina, non sorprende che il paganesimo e l’idolatria debbano essere inclusi anche tra le religioni volute da Dio. Il Papa ce lo ha mostrato e lo ha promosso personalmente, profanando i giardini vaticani [qui] e la Chiesa di Santa Maria in Traspontina, e profanando anche la Basilica di San Pietro [qui] e la Messa di chiusura del Sinodo col porre sull’altare della Confessione una idolatrica “pianta” strettamente collegata alla Pachamama. Secondo la tradizione della Chiesa, la Chiesa di Santa Maria in Traspontina e la Basilica di San Pietro devono essere riconsacrate alla luce delle spaventose profanazioni idolatriche che vi sono state commesse. La vicenda della Pachamama ha rivelato una palese e molto grave violazione del Primo Comandamento, nonché la deriva verso l’idolatria in una “Chiesa con un volto amazzonico”. Quel rito svoltosi nel cuore del cristianesimo con la partecipazione di Bergoglio, assume il valore di un rito iniziatico della nuova religione. La venerazione della Pachamama è il frutto velenoso della “inculturazione” ad ogni costo e un’espressione fanatica di “teologia india”. Il Sinodo ha offerto una piattaforma di lancio per questa nuova chiesa sincretista e neopagana, dedicata al culto della Madre Terra, al mito naturalista del “buon selvaggio”, e al rifiuto del modello occidentale e dello stile di vita delle società avanzate. L’idolatria sigilla l’apostasia. È il frutto della negazione della vera fede. Nasce dalla sfiducia in Dio e degenera in protesta e ribellione. Padre Serafino Lanzetta ha recentemente affermato:

Adorare un idolo è adorare se stessi al posto di Dio. O meglio, è adorare l’anti-dio che seduce e separa da Dio, il diavolo, come si vede chiaramente dalle parole di Gesù al diavolo tentatore nel deserto (cfr. Mt 4,8-10). L’uomo non può non adorare, deve però scegliere chi. Tollerando la presenza degli idoli – le Pachamama nel nostro contesto odierno – accanto alla fede, si dice che in fondo la religione è ciò che appaga i desideri dell’uomo. Gli idoli sono sempre avvincenti perché si adora ciò che si vuole e soprattutto non si hanno troppi grattacapi morali. Anzi, sono per lo più la sublimazione di tutti gli istinti umani. Il vero grattacapo però si ha quando la corruzione morale dilaga e infesta la Chiesa. Un “abbandono di Dio” all’impurità per essersi prostituiti ad altri dei, per aver scambiato la verità di Dio con la menzogna adorando e servendo le creature anziché il Creatore (cfr. Rm 1, 24-25). Sembra proprio che San Paolo parli a noi uomini d’oggi. È il collasso dogmatico e morale la radice di questa triste parabola.

Non possiamo rimanere indifferenti agli atti idolatrici a cui abbiamo assistito e che ci hanno lasciati senza parole. Questi assalti contro la santità della nostra Madre Chiesa richiedono da parte nostra una giusta e generosa riparazione. È urgente riscoprire il significato della preghiera, della riparazione e della penitenza, del digiuno, dei “piccoli sacrifici, dei fioretti” e soprattutto dell’adorazione silenziosa e prolungata davanti al Santissimo Sacramento. Preghiamo il Signore di tornare e parlare al cuore della sua Amata Sposa, riportandola a Sé nella grazia del suo primo e irrevocabile amore, dopo che ha fatto l’errore di arrendersi al mondo e alla sua prostituzione.

Cosa ci ha mostrato il Sinodo per l’Amazzonia sulla natura della “sinodalità”?

La Chiesa non è una democrazia. Il Sinodo dei vescovi, fin da quando Paolo VI lo ha istituto con il Motu Proprio Apostolica Sollicitudo il 15 settembre 1965, ha sempre affrontato i problemi riguardanti la Chiesa universale e ha concesso il diritto di partecipare ai vescovi che rappresentano tutte le conferenze episcopali in tutto il mondo. Il Sinodo per l’Amazzonia non ha rispettato questo criterio. La Chiesa in Amazzonia ha certamente dei problemi importanti, che pertanto devono essere affrontati a livello locale. Per risolverli sarebbe stato sufficiente che i vescovi latinoamericani avessero seguito le raccomandazioni che papa Benedetto XVI aveva fatto loro in occasione della sua visita ad Aparecida nel 2007. Non lo hanno fatto. In effetti, per decenni molti di loro hanno permesso, se non incoraggiato, gli aderenti alla teologia della liberazione e alle ideologie di origine per lo più germanica, con i gesuiti in prima linea, a continuare a rifiutare di proclamare Cristo come unico Salvatore. “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci” (Mt 7, 15). La situazione della Chiesa in Amazzonia è stata un fallimento, anche a causa dei nunzi apostolici in Brasile, come l’attuale Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, che ha proposto candidati per l’episcopato come quelli che abbiamo visto nel Sinodo. Tenendo un Sinodo a Roma, invece di tenerlo in loco, e invitando i vescovi scelti tra i più ciechi a guidare altri ciechi, non c’è forse il tentativo di esportare e diffondere la malattia nella Chiesa universale? Papa Francesco usa la “sinodalità” in modo fortemente contraddittorio e per nulla sinodale! La “sinodalità” è uno dei “mantra” dell’attuale pontificato, la soluzione magica a tutti i problemi che riguardano la vita della Chiesa. La tanto acclamata “conversione sinodale” ha soppiantato la conversione a Cristo. Questo è precisamente il motivo per cui la “sinodalità” non è la soluzione ma il problema. Inoltre, Papa Francesco sembra concepire la sinodalità come una strada a senso unico: attori, contenuto e risultati sono pianificati e diretti in modo mirato e inequivocabile. Di conseguenza, l’istituzione sinodale è seriamente delegittimata mentre è compromessa l’adesione dei fedeli. Si ha anche l’impressione che la sinodalità venga presa e strumentalizzata per liberarsi della tradizione e da ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Come può esistere autentica sinodalità se è assente la fedeltà assoluta alla dottrina? Parlando all’Angelus sull’assemblea recentemente conclusa, Francesco ha detto: “Abbiamo camminato guardandoci negli occhi e ascoltandoci con sincerità, senza nascondere le difficoltà”. Queste parole parlano di una sinodalità esercitata dal basso, non da Cristo Signore né dall’ascolto della sua verità eterna. Riflettono una sinodalità sociologica e mondana che serve un progetto semplicemente umano, ideologico.

Ha qualche idea su come l’apparato mediatico vaticano ha gestito il sinodo? I critici dicono che ha perso ogni credibilità.

Durante il Sinodo abbiamo assistito a una gestione della comunicazione in stile sovietico, con l’imposizione di una “versione ufficiale” che non coincideva quasi mai con la realtà. Quando l’evidenza di bugie o ambiguità è portata alla luce da così tanti coraggiosi giornalisti è stata negata o denunciata la cospirazione. Si sono stracciate le vesti, al punto di presentare una denuncia ufficiale, per il fatto che la dea madre Pachamama era stata gettata nel melmoso Tevere! Poi ci sono stati i soliti epiteti: cattolici conservatori e fanatici, retrogradi che non credono nel dialogo, persone che ignorano la storia della Chiesa, secondo un editoriale pubblicato su Vatican News, completo di una citazione del cardinale John-Henry Newman, che era favorevole alle statue. Eppure la citazione di Newman, secondo cui gli elementi di origine pagana sono santificati dalla loro adozione nella Chiesa, testimonia non solo la malafede di chi l’ha usata, ma si ritorce contro di lui. La citazione di Newman evidenzia infatti la sostanziale differenza tra la saggia pratica della Chiesa di Cristo e i metodi dell’apostasia modernista. In effetti, la Chiesa romana, che ha distrutto la tirannia degli idoli demoniaci (pensiamo alla demolizione dei templi di Apollo da parte di San Benedetto o della sacra quercia da parte di San Bonifacio) e ha stabilito il regno di Cristo, adotta forme di antica religione pagana e le battezza [dà significato teologico]. I nuovi modernisti, invece, che credono che Dio voglia positivamente la diversità delle religioni, si arrendono felicemente al sincretismo e all’idolatria.

Cosa specificamente della Chiesa e della sua fede è stato messo a rischio o minacciato dal Sinodo amazzonico?

Il Sinodo dell’Amazzonia è parte di un processo che mira nient’altro che a cambiare la Chiesa. Il pontificato di Papa Francesco è costellato di atti sensazionali volti a minare dottrine, pratiche e strutture che fino ad ora sono state considerate consustanziali con la Chiesa cattolica. Lui stesso ha definito questo processo come un “cambio di paradigma”, cioè una chiara rottura con la Chiesa che lo ha preceduto. Con il Sinodo amazzonico, è emersa all’orizzonte l’utopia di una nuova chiesa tribalista ed ecologista. È il vecchio progetto di quel progressismo latinoamericano che era già stato affrontato da Giovanni Paolo II e dall’allora cardinale Ratzinger ma mai realmente sradicato – e ora è promosso dal vertice della gerarchia cattolica. Lo scopo di questo Sinodo è di avanzare verso la definitiva consacrazione della teologia della liberazione nella sua versione “verde” e “tribale”. Con questo Sinodo, come in altre occasioni, la Chiesa cattolica sembra essere allineata con le strategie che dominano la scena globalista e sono supportate da potenti forze e finanziamenti. Queste strategie sono radicalmente anti-umane e intrinsecamente anti-cristiane. L’agenda include anche la promozione dell’aborto, dell’ideologia di genere e dell’omosessualismo, e dogmatizza la teoria del riscaldamento globale antropogenico. Per tutti noi cattolici, il paesaggio nella Santa Chiesa sta diventando sempre più scuro di giorno in giorno. L’attuale offensiva progressista lascia presagire una vera e propria rivoluzione, non solo nel modo in cui la Chiesa è intesa, ma anche nelle immagini apocalittiche che dà all’intero ordine mondiale. Con profonda tristezza, vediamo l’attuale pontificato segnato da fatti insoliti, comportamenti sconcertanti e dichiarazioni che contraddicono la dottrina tradizionale, e che seminano nelle anime un dubbio generale su cosa sia la Chiesa cattolica e quali siano i suoi autentici e immutabili principi. Sembra di essere nella morsa di un caos religioso di proporzioni gigantesche. Se questo piano satanico avrà successo, i cattolici che vi aderiscono cambieranno di fatto la religione, e l’immenso gregge di Nostro Signore Gesù Cristo sarà ridotto a una minoranza. Questa minoranza avrà probabilmente molto da soffrire. Ma sarà sostenuta dalla promessa di Nostro Signore che le porte dell’inferno non prevarranno contro la Chiesa, e con Lui vincerà nel Trionfo del Cuore Immacolato di Maria promesso dalla Madonna a Fatima

Cosa pensa che gli organizzatori del Sinodo abbiano realizzato dal loro punto di vista? Quali progressi hanno fatto nei loro progetti?

Gli organizzatori e i protagonisti del Sinodo hanno sicuramente raggiunto uno dei loro obiettivi: rendere la Chiesa più amazzonica e l’Amazzonia meno cattolica. Il paradigma amazzonico non è quindi la fine del processo di trasformazione a cui punta la “rivoluzione pastorale” promossa dall’attuale magistero papale. Serve da passerella per trasportare ciò che resta dell’edificio cattolico verso un’indistinta religione universale. Il paradigma amazzonico, con la sua venerazione panteistica della Madre Terra e l’interconnessione utopica tra tutti gli elementi della natura, dovrebbe consentire (secondo le speculazioni teologiche sviluppate nelle regioni germaniche) il superamento della religione cattolica tradizionale attraverso un Pantheon mondiale e apolide. Il recente Sinodo ha avuto successo nel senso di creare una chiesa amazzonica costituita da un insieme di credenze, adorazione, pratiche pagano-sacramentali, liturgie che sono inculturate in comunione con la natura e molto clero indio sposato, in vista dell’ordinazione delle donne. È un passo aberrante e veramente significativo nell’agenda di una “Chiesa uscente” che è impegnata nel processo della Grande Sostituzione del Cattolicesimo con Un’altra Religione; il che glorifica l’uomo al posto di Dio.

Come ex nunzio apostolico negli Stati Uniti. Cosa pensa dei laici che inondano il Vaticano e le nunziature apostoliche di lettere?

“Il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11, 12). Come esorta il professor Roberto De Mattei:

“Dobbiamo militarizzare i nostri cuori e trasformarli in un’Acies Ordinata. La Chiesa non ha paura dei suoi nemici e vince sempre quando i cristiani combattono. I nostri avversari sono uniti dal loro odio per il bene, dobbiamo unirci nell’amore al bene e alla verità. Questa non è una battaglia ordinaria ma una guerra! È urgente che la resistenza cattolica sia fortemente unita e visibile di fronte al processo in corso di auto-demolizione della Chiesa, anche superando “i molti fraintendimenti che spesso dividono il campo del bene e cercando tra queste forze un’unità di scopo e azione, pur mantenendo le loro diverse identità legittime”.

In queste ore più difficili, i laici sono certamente la punta di diamante della resistenza. Con il loro coraggio, devono lanciare appelli a noi pastori e incoraggiarci ad agire con più coraggio e determinazione, per difendere la Sposa di Cristo. Proprio a noi pastori è rivolto il monito di Santa Caterina da Siena: “Apri gli occhi e guarda la perversità della morte che è venuta nel mondo, e specialmente nel Corpo della Santa Chiesa. Ahimè, possano i tuoi cuori e le tue anime esplodere nel vedere così tante offese contro Dio! Avete taciuto abbastanza. E’ ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito”.

C’è qualcosa che desidera aggiungere?

Diamo l’ultima parola a Santa Brigida di Svezia, co-patrona d’Europa:

Il Padre eterno rivolse le seguenti parole all’intera corte celeste che lo ascoltava: «Davanti a voi mi lamento: Ho dato mia Figlia la Chiesa, a un uomo che l’affligge oltre misura e la tiene miseramente in ceppi». Suo Figlio gli rispose: «È Colei che ho riscattato con il mio Sangue e che ho sposato con il mio Amore; ma ora mi è stata rapita con la violenza». Il Padre esclamò: «Figlio mio, condivido il tuo lamento, la tua parola è la mia, le tue opere sono le mie. Sei in me ed io in te in modo inseparabile. Sia fatta la tua volontà». Poi la Madre di Dio disse: «Sei mio Dio e mio Signore e il mio corpo ha custodito le membra di tuo Figlio. Ora, non ti ho rifiutato nulla sulla terra: abbi dunque pietà di tua Figlia – la Chiesa – per amore delle mie preghiere». Dio Padre replicò: «Poiché non mi hai rifiutato niente sulla terra, non voglio rifiutarti niente in cielo. Sia fatta la tua volontà». Poi parlarono gli angeli e dissero: «Sei nostro Dio e nostro Signore, in te riceviamo ogni forma di bene e non abbiamo bisogno che di te. Quando ti scegliesti questa Sposa, ci complimentammo tutti; ma ora siamo giustamente avviliti, in quanto è stata consegnata a un malvagio che l’umilia miseramente e la copre di ingiurie. Per questo abbi misericordia di lei: la sua miseria è immensa, e non c’è nessuno che la consoli e la liberi se non Tu, Signore, Dio onnipotente!». E disse agli angeli: «Voi siete miei amici e la fiamma del vostro amore brucia nel mio cuore. Avrò misericordia di mia Figlia – la mia Chiesa – per amore delle vostre preghiere» (Rivelazioni, Libro I, 24).

Lasciamo parlare ancora Santa Brigida.

“Sappi che se un papa concedesse ai sacerdoti il ​​permesso di contrarre il matrimonio Dio lo condannerebbe spiritualmente ad una sentenza tanto severa … Dio priverebbe completamente quello stesso papa della vista e dell’udito spirituali, nonché di parole e azioni spirituali. Tutta la sua saggezza spirituale si raffredderebbe. Quindi, dopo la sua morte, la sua anima sarebbe gettata all’inferno per essere tormentata per sempre, per esser data in pasto ai demoni per l’eternità. Sì, anche se lo stesso papa San Gregorio avesse decretato ciò, non avrebbe mai ottenuto il perdono di Dio per la sua decisione, a meno che non la avesse umilmente revocata prima della morte” (Rivelazioni , Libro VII, 10).

Signore, abbi pietà della tua Chiesa, per amore delle nostre preghiere e afflizioni!

(fonte: lifesitenews.com; traduzione: chiesaepostconcilio.blogspot.com)

 

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