Papa Bergoglio, fai attenzione: se dici le bugie, il diavolo ti porta via!

Le ultime interviste di papa Francesco mostrano definitivamente — nel caso ce ne fosse ancora bisogno — che tipo di uomo è.

Papa Francesco: “Sono un conservatore”. (E, tra l’altro, parla della Lettera Aperta ai vescovi)

di MIC (30-05-2019)

Nella nostra traduzione da Breitbart News (29 maggio) l’articolo di Thomas D. Williams che evidenzia, insieme ad un’altra puntualizzazione, il fatto che Bergoglio si è pronunciato sulla Lettera aperta ai vescovi. Purtroppo non è mai una situazione canonica, si tratta della solita intervista della quale appena possibile andranno presi in esame anche altri punti nevralgici. Ma ora ci soffermiamo sulla Lettera Aperta. L’articolo è seguito dal commento di Paolo Pasqualucci.

***

Papa Francesco ha dichiarato di essere sempre stato conservatore dal punto di vista dottrinale e prende alla leggera le accuse di eresia che gli sono state rivolte.

“Ho sempre difeso la dottrina”, ha detto il papa alla giornalista messicana Valentina Alazraki in una lunga intervista pubblicata martedì da VaticanNews. “Sono un conservatore”.

Quando l’intervistatrice gli ha chiesto come reagisce alle accuse di eresia, il papa ha dichiarato di prenderle “con senso dell’umorismo”.

Poche settimane fa, un gruppo di 19 [a oggi 90 – N.d.T.] prelati e studiosi cattolici ha messo in discussione l’ortodossia teologica del papa, accusandolo di “eresia” in una Lettera aperta ai vescovi della Chiesa cattolica.

“Prego anche per loro perché si sbagliano e ho visto che sono povere persone, alcune delle quali sono manipolate”, ha affermato il papa. “Ho visto chi sono le persone che hanno firmato”.

“No, seriamente, ho letto le accuse con senso dell’umorismo e direi anche con tenerezza, tenerezza paterna”, ha aggiunto. “Ossia, non mi sento per niente ferito. Ciò che mi ferisce è l’ipocrisia, la menzogna. Ma un errore del genere, fatto da persone che sono state imbevute di strane idee, no. Per favore, dobbiamo prenderci cura anche di loro. Dobbiamo prendercene cura”.

Il papa ha detto che le sue parole vengono spesso tratte fuori contesto, come nel caso della sua famosa esternazione: “Chi sono io per giudicare?”, rilasciata a proposito di un sacerdote omosessuale che stava cercando di vivere una vita casta.

Francesco ha affermato che la sua fede nell’immoralità degli atti omosessuali non è cambiata e che “è una contraddizione in termini parlare di matrimonio omosessuale”.

Il papa ha anche detto di essersi espresso male quando ha affermato che gli adolescenti che manifestano una tendenza omosessuale dovrebbero essere portati da uno psichiatra. “Volevo dire un professionista”.

Egli ha anche riconosciuto che nella vita si sbaglia spesso. “Mi confesso ogni due settimane”, ha rivelato. “Ciò vuol dire che faccio degli sbagli”.

Allo stesso tempo, il Papa ha dichiarato che il suo pensiero si è in un certo qual modo evoluto.

“Penso di essere cresciuto un po’ e di essere diventato un po’ più santo”, ha detto. “Le persone cambiano nel corso della vita. È possibile che i miei criteri si siano ampliati e che vedendo i problemi del mondo io abbia oggi maggiore consapevolezza di certe cose rispetto a prima”. E ha aggiunto: “Sì, da questo punto di vista penso di essere cambiato. Ma sono conservatore. Sono vere entrambe le cose”.

***

La sprezzante risposta del Papa all’accusa di eresia — Non si rende conto della gravità della sua posizione

Nella sua risposta, Papa Francesco ha anche aggiunto: “ma chi sono questi che hanno firmato?”, riferendosi ai primi firmatari, i 19. Un tono sprezzante, anche se espresso in modo bonario. Replica in modo simile agli articolisti di Avvenire o de La Stampa.

Ma è il tono con cui ha sempre risposto a tutte le richieste di chiarimenti (anche autorevoli) e alle contestazioni al suo pontificato: un tono di sostanziale dileggio che evita tuttavia accuratamente di entrare nel merito.

E quindi continua a non rispondere. Il card. Müller ha detto che la Lettera Aperta è una cosa seria, contenente accuse molto gravi e argomentate, coinvolgenti l’intero suo pontificato, alle quali si dovrebbe replicare in modo articolato mediante la Congregazione per la Dottrina della Fede.

Bergoglio ostenta disinvolta superiorità e ci tratta da minus habentes. Sono uno dei 19 ma più che offeso mi sento angosciato dalla cecità e dall’ostinazione che affliggono quest’uomo. Credo non si renda conto della situazione che lui stesso ha creato. Ha fatto una cosa gravissima quando ha ordinato l’inserimento negli AAS dell’interpretazione eretica data dai vescovi argentini al passo (in nota) della AL che racchiude il permesso della Comunione ai divorziati adulteri praticanti, interpretazione da lui inizialmente approvata con lettera privata.

Quest’interpretazione autentica dell’ambiguo passo (autentica perché data dal Legislatore stesso), dichiarata da lui l’unica possibile, l’ha fatta stampare sugli AAS, conferendole valore di “magistero autentico”, nella forma di una Epistola Apostolica, ossia di un documento che rappresenta una delle fonti più alte in grado del magistero pontificio. Si trova al terzo posto nella gerarchia delle fonti, dopo le Lettere Encicliche e le Esortazioni apostoliche (vedi articolo di P. B. Harrison sulle fonti pontificie, stampato tempo fa anche su questo blog).

Un fatto spaventoso del genere non era mai successo nella storia della Chiesa, una sfida a Dio da far accapponare la pelle. E non si vede quali altri argomenti si possano produrre per abbattere una pervicacia nell’errore, che appare sempre più caratterizzare Bergoglio quale eretico indurito e impenitente.

Continuiamo, comunque, a pregare, spes contra spem, affinché il Signore si degni di fargli cadere il pesante velo che gli oscura la vista e dia coraggio a qualche vescovo e/o cardinale di prender apertamente posizione. PP

(fonte: chiesaepostconcilio.blogspot.com)


Lo sventurato rispose. Perché papa Bergoglio su McCarrick avrebbe fatto meglio — per lui — a tenere il silenzio

Finalmente papa Francesco ha risposto alla accuse di mons. Carlo Maria Viganò riguardo allo scandalo McCarrick, ma avrebbe fatto meglio a tacere: mente sapendo di mentire e getta pure fango!

di Marco Tosatti (29-05-2019)

Cari stilumcuriali, mai le famose parole di Alessandro Manzoni – ma questa volta al maschile – risuonarono più vere. Lo sciagurato rispose. Ci riferiamo all’intervista che la bravissima Valentina Alazraki ha fatto a papa Bergoglio, cercando di avere risposte ad alcuni – non a tutti, ovviamente – i punti oscuri di una gestione imbarazzante. Vi proponiamo la parte dell’intervista relativa alla testimonianza di mons. Viganò, e vi preghiamo di accompagnarci in un esame preciso, punto per punto. Faremo delle considerazioni; che speriamo destino la vostra attenzione. Il neretto è quello delle domande di Valentina, e il corsivo sono le considerazioni di Stilum Curiae.

La questione di McCarrick mi porta a un’altra questione che volevo affrontare con lei. Lei mi ha consigliato in uno dei suoi ultimi viaggi di leggere “Lettere della tribolazione”: io le ho lette, ho fatto i compiti. Ho incontrato molto spesso la parola silenzio e la spiegazione di come a volte il silenzio sia necessario. Secondo lei, è quasi come un momento di grazia. Ma dire a un giornalista che il silenzio è necessario… Non rida Papa Francesco, è così. Si ricorda quando le hanno detto, otto mesi fa: c’è una dichiarazione dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò che dice che lui stesso le ha detto in un’udienza all’inizio del suo pontificato chi era McCarrick, e lei non ha fatto nulla, ha solo detto: “Non risponderò, giudicate voi, risponderò a tempo debito”. Quel silenzio ha pesato molto, perché per la stampa e per molta gente, quando uno tace, è come tra marito e moglie, no? Becchi tuo marito e non ti risponde e dici: “Qui qualcosa non va”. Allora perché quel silenzio? È giunto il momento di rispondere a quella domanda che le abbiamo fatto in aereo, sono passati più di otto mesi, Papa Francesco.

«Sì, quelli che hanno fatto il diritto romano dicono che il silenzio è un modo di parlare. Questo caso di Viganò, non avevo letto tutta la lettera, l’ho vista un po’ … e già so che cos’è, e ho preso una decisione: confido nell’onestà dei giornalisti. E vi ho detto: “Guardate, qui avete tutto, studiate e traete voi le conclusioni”. E questo avete fatto, perché il lavoro l’avete fatto voi, e in questo caso è stato fantastico. Ho fatto molta attenzione a non dire cose che non erano lì ma poi le ha dette, tre o quattro mesi dopo, un giudice di Milano quando lo ha condannato».

Non ha neanche letto tutta la lettera, dice. E semplicemente ha deciso di non rispondere. Confidando nei giornalisti. E ha avuto ragione. Perché a parte un paio di colleghe coraggiose, Anna Matranga e Cindy Wooden, non c’è stato nessun tentativo da parte dei giornalisti di serrare papa Bergoglio sulle domande che tutti si ponevano. Né in quel viaggio, né in quelli successivi. Ma tutti o quasi si sono lanciati ad appoggiare la character assassination contro Viganò messa in campo dalla squadra di giornalisti del cerchio magico. Tutti: dai media cattolici e paracattolici e finanziati in maniera diretta o indiretta dalla Chiesa (compresi quelli che si felicitano adesso che il conto dei giorni di silenzio di Stilum Curiae è finito…), sia le grandi testate e le agenzie internazionali, voci di sinistra e del politically correct. Giustamente papa Bergoglio definisce “fantastico” il loro lavoro; e devo dire che se fossi uno di loro, di fronte a quel “fantastico” mi vergognerei come un ladro. Come ci ha fatto notare una persona che ha passato decenni in Curia, <mons Viganò è stato “condannato” a restituire dei soldi al fratello sacerdote dopo che li aveva usati in beneficenza in base ad un lascito dei genitori, poi ricusato dal fratello. ha dovuto versare una quota aggiuntiva di interessi a quelli già dati. Non è una azione criminale, è una vertenza civilistica e NON HA NULLA A CHE FARE CON IL CASO MCCARRICK. Mons Viganò è stato “condannato” a restituire dei soldi al fratello sacerdote dopo che li aveva usati in beneficenza in base ad un lascito dei genitori, poi ricusato dal fratello.

La questione della sua famiglia, intende?

«Certo. Ho taciuto, perché avrei dovuto gettare fango. Che siano i giornalisti a scoprirlo. E voi l’avete scoperto, avete trovato tutto quel mondo. È stato un silenzio basato sulla fiducia in voi. Non solo, ma vi ho anche detto: “Tenete, studiatelo, è tutto”. E il risultato è stato buono, meglio che se mi fossi messo a spiegare, a difendermi».

E il fango prova a gettarlo adesso. Di nuovo si complimenta con i giornalisti, perché non hanno fatto il loro mestiere; e sono stati costretti, di tappa in tappa, a riconoscere (il report Figuereido è l’episodio più recente) che Viganò non si era inventato nulla. Insisto, credo che un esame di coscienza di molti colleghi sarebbe opportuno.

«Voi giudicate prove alla mano. C’è un’altra cosa che mi ha sempre colpito: i silenzi di Gesù. Gesù rispondeva sempre, anche ai nemici quando lo provocavano, “si può fare questo, quello”, per vedere se cadeva nella provocazione. E lui in quel caso rispondeva. Ma quando divenne accanimento il Venerdì Santo, l’accanimento della gente, tacque. Al punto che lo stesso Pilato disse: “Perché non mi rispondi?”. Ossia, di fronte a un clima di accanimento non si può rispondere. E quella lettera era un accanimento, come voi stessi vi siete resi conti dai risultati».

Continua a cercare la simpatia e la complicità dei giornalisti. Non si capisce come un singolo documento, a cui non si vuole rispondere, rappresenti accanimento, che presuppone ripetuti episodi. E paragonare il rifiuto di dare risposte su un fatto preciso e documentato al silenzio di Gesù Cristo…beh se non è almeno irrispettoso, se non addirittura blasfemo giudicate voi.

«Alcuni di voi hanno persino scritto che era pagata, non so, non mi risulta però».

Ancora un’insinuazione, e oggettivamente di un genere squalificante per chi la propone. Così come è veramente clericale e pretesca nel peggior senso del termine la chiusa della frase. Cito la calunnia, e poi dico che non ho le prove.

Ci sono alcuni che continuano a pensare che è vera e che continuano a chiedersi il perché, se lei sapeva o no di McCarrick. Nella stampa c’è di tutto ovviamente.

«Di McCarrick non sapevo nulla, naturalmente, nulla. L’ho detto diverse volte, non sapevo nulla,non ne avevo idea».

Questa affermazione rasenta l’inverecondia. “Diverse volte”? A chi? Quando? Dove? Non ha mai detto nulla di pubblico, o anche di privato riportato poi in pubblico. Un’affermazione del genere o è pura menzogna, o è frutto di un disequlibrio.

«E quando dice che mi ha parlato quel giorno, che è venuto … e io non mi ricordo se mi ha parlato di questo, se è vero o no. Non ne ho idea!».

Su questo punto mons. Viganò è molto chiaro. Papa Bergoglio mente. È stato il Pontefice a chiedergli di McCarrick, e ha avuto una risposta esplosiva, durissima, e gravissima. Di fronte alla quale non ha battuto ciglio. Ma pretendere di non ricordarsi di una serie di accuse così drammatiche, relative a un cardinale, su cui tu stesso avevi chiesto informazioni, semplicemente non è credibile. Ed è un’offesa all’intelligenza dei tuoi interlocutori. Sempre confidando, ovviamente, nella simpatia e nella complicità dei giornalisti, quelli organici e quelli asserviti e quelli che hanno famiglia.

«Voi sapete che io di McCarrick non sapevo nulla, altrimenti non avrei taciuto».

Come facciamo a saperlo? In altri casi – Grassi, Inzoli, Murphy O’Connor, Barros, Maradiaga, Danneels, Zanchetta, per citarne solo alcuni – il silenzio e/o la complicità sono stati la regola di comportamento. A ottobre ha promesso che i documenti relativi al caso McCarrick presenti in Curia sarebbero stati resi pubblici. Siamo quasi a giugno, e gli unici documenti sul caso li ha forniti mons. Figuereido. Che fiducia si può avere?

«Il motivo del mio silenzio è stato prima di tutto che le prove erano lì, vi ho detto: “Giudicate voi”. È stato davvero un atto di fiducia. E poi, per quello che vi ho detto di Gesù, che nei momenti di accanimento non si può parlare, perché è peggio. Tutto va a sfavore. Il Signore ci ha indicato questo cammino e io lo seguo».

Quali prove erano lì? Da agosto 2018 ogni nuova dichiarazione e rivelazione ha portato solo conferme alla testimonianza di Viganò. Di nuovo si tira in ballo Gesù, per mascherarsi dietro al silenzio. Ma su una cosa forse in questo caso il Pontefice ha ragione. Che non si può parlare, “perché è peggio”. Questa intervista su McCarrick lo dimostra: avrebbe fatto meglio a continuare a tacere, per non portare alla luce la stoffa di cui è tessuta la sua umanità. Non è il Papa, il problema, o non solo il Papa: è l’uomo, come ha ben detto un suo confratello, padre Joseph Fessio, sj.


Riportiamo qui sotto il brano della testimonianza di mons. Viganò relativo a McCarrick e all’udienza del 23 giugno 2013 con papa Bergoglio.

«La mattina di giovedì 20 giugno2013 mi recai alla Domus Sanctae Marthae, per unirmi ai miei colleghi che erano ivi alloggiatati. Appena entrato nella hall mi incontrai con il Card. McCarrick, che indossava la veste filettata. Lo salutai con rispetto come sempre avevo fatto. Egli mi disse immediatamente con un tono fra l’ambiguo e il trionfante: “Il Papa mi ha ricevuto ieri, domani vado in Cina”. Allora nulla sapevo della sua lunga amicizia con il Card. Bergoglio e della parte di rilievo che aveva giocato per la sua recente elezione, come lo stesso McCarrick avrebbe successivamente rivelato in una conferenza alla Villanova Universityed in un’intervista al Catholic National Reporter, né avevo mai pensato al fatto che aveva partecipato agli incontri preliminari del recente conclave, e al ruolo che aveva potuto avere come elettore in quello del 2005. Non colsi perciò immediatamente il significato del messaggio criptato che McCarrick mi aveva comunicato, ma che mi sarebbe diventato evidente nei giorni immediatamente successivi».

Ed ecco il resoconto dell’udienza (40 minuti) di domenica 23 giugno:

«Iniziai io la conversazione, chiedendo al papa che cosa avesse inteso dirmi con le parole che mi aveva rivolto quando l’avevo salutato il venerdì precedente. Ed il papa, con un tono ben diverso, amichevole, quasi affettuoso, mi disse: “Sì, i Vescovi negli Stati Uniti non devono essere ideologizzati, non devono essere di destra come l’arcivescovo di Filadelfia, (il papa non mi fece il nome dell’arcivescovo) devono essere dei pastori; e non devono essere di sinistra– ed aggiunse, alzando tutte e due le braccia – e quando dico di sinistra intendo dire omosessuali”. Naturalmente mi sfuggì la logica della correlazione fra essere di sinistra e essere omosessuali, ma non aggiunsi altro. Subito dopo il papa mi chiese con tono accattivante: “Il card. McCarrick com’è?”. Io gli risposi con tutta franchezza e se volete con tanta ingenuità: “Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”. Il papa non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento. Ma allora, con quale finalità il papa mi aveva posto quella domanda: “Il card. McCarrick com’è?”. Evidentemente voleva accertarsi se ero alleato di McCarrick o no”.

(fonte: marcotosatti.com)


Bergoglio: “Mai saputo di McCarrick”. Ma il segretario dell’ex cardinale rende nota una corrispondenza che dimostra che il Vaticano sapeva fin dal 2008

di Aldo Maria Valli (28-05-2019)

In un’intervista concessa alla tv messicana Televisa, Bergoglio si difende dalle accuse dell’ex nunzio negli USA, Carlo Maria Viganò, affermando che lui del caso McCarrick non era al corrente. “Non sapevo nulla, altrimenti non avrei taciuto”, dice il papa. Ma queste sue dichiarazioni arrivano proprio mentre l’ex segretario personale di Theodore McCarrick, monsignor Anthony Figueiredo, confermando la versione di Viganò, rende nota una corrispondenza dalla quale emerge che il Vaticano in realtà sapeva tutto fin dal 2008.

Nell’intervista, che andrà in onda in Messico domenica prossima ma è stata anticipata dai media vaticani, viene chiesto a Bergoglio se sapeva o no del caso McCarrick (com’è noto, Viganò ha detto di aver avvisato il papa fin dal 2013) e Francesco risponde con decisione: “L’ho detto più volte che non lo sapevo, non ne avevo idea. E quando costui [Viganò, ndr]dice che mi ha parlato quel giorno, che è venuto… E non ricordo se me ne ha parlato. Che sia vero o no. Non ne ho idea! Ma sai che non sapevo nulla di McCarrick, altrimenti non avrei taciuto, no?”.

Ma perché ha deciso di tacere di fronte alle accuse di monsignor Vigano? Risposta di Bergoglio: “Quelli che hanno fatto il diritto romano dicono che il silenzio è un modo di parlare… Ho pensato che confidavo nell’onestà dei giornalisti e vi ho detto: guardate, qui avete tutto, studiate e traete voi le conclusioni. E questo avete fatto, perché il lavoro l’avete fatto voi, e in questo caso è stato fantastico. Ho fatto molta attenzione a non dire cose che non erano lì ma poi le ha dette, tre o quattro mesi dopo, un giudice di Milano quando lo ha condannato”.

In realtà nessun giudice ha “condannato” Viganò, dal momento che gli ha solo ordinato di pagare una somma al fratello, cosa che Viganò, del resto, aveva già fatto in precedenza, come è stato spiegato in un comunicato dei legali del Monsignore.

Dunque Bergoglio dice che non sapoeva nulla, mentre Viganò nel memoriale ricorda che nel suo incontro del 23 giugno 2013 con il papa non solo si parlò di McCarrick, ma fu proprio il papa a chiedere al nunzio informazioni sul cardinale americano. La domanda fu: “McCarrick com’è?”. Evidentemente Bergoglio voleva apprendere che cosa Viganò sapesse del cardinale, ma, se davvero era all’oscuto di tutto, perché, come racconta Viganò, non ebbe la minima reazione quando il nunzio gli parlò chiaramente delle nefandezze di McCarrick con seminaristi e preti? E perché il papa non chiese notizie su McCarrick, come gli suggerì Viganò, presso la Congregazione per i vescovi?

Su tutte queste circostanze una testimonianza arriva ora dalla corrispondenza che proprio oggi monsignor Figueiredo, ex segretario di McCarrick, ha deciso di rendere nota (ne riferiremo tra poco).

Da noi interpellato, monsignor Carlo Maria Viganò replica così alle affermazioni di Bergoglio nell’intervista alla tv messicana: “I fatti emersi in questi mesi hanno sempre provato quanto da me affermato e quindi parlano da sé ed ora sono stati ulteriormente confermati dai documenti rilasciati da monsignor Figueiredo. Il papa sapeva di McCarrick e sa e sta coprendo anche altri casi simili”.

E veniamo allora alla corrispondenza resa nota da monsignor Anthony J. Figueiredo, la quale conferma che McCarrick, a causa delle accuse di abusi sessuali, nel 2008 fu sottoposto a restrizioni da parte del Vaticano sotto il pontificato di Benedetto XVI. Viene inoltre confermato che il cardinale Donald Wuerl, che di McCarrick fu successore come arcivescovo di Washington, sapeva delle restrizioni e che McCarrick, nonostante le restrizioni, lavorò per conto del Vaticano, anche con frequenti viaggi, per tenere le relazioni con la Cina e altri paesi.

I dettagli delle restrizioni imposte dal Vaticano non sono noti, ma la corrispondenza rivela che McCarrick promise di non viaggiare senza l’espresso permesso del Vaticano e di dimettersi da tutti i ruoli in Vaticano e all’interno della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, mentre contestò la richiesta di non recarsi più a Roma.

In una lettera, in particolare, McCarrick lascia intendere che il Vaticano volle mantenere riservate le restrizioni per “evitare pubblicità”.

Stando alla corrispondenza pubblicata, McCarrick, nonostante le restrizioni, riprese gradualmente a viaggiare e a svolgere ruoli diplomatici di primo piano già durante il pontificato di Benedetto XVI e poi, in misura maggiore, con l’avvento di Francesco. Alcuni colloqui di McCarrick con le autorità cinesi hanno quasi certamente contribuito ad arrivare all’accordo dell’anno scorso, assai controverso (e duramente criticato dal cardinale Zen), tra Santa Sede e Pechino circa la nomina dei vescovi.

Bergoglio, da poco eletto papa, saluta McCarrick.

McCarrick lavorava alla luce del sole. Dalla corrispondenza risulta infatti che egli scrisse regolarmente a papa Francesco tra il 2013 e il 2017 per informarlo sui suoi viaggi e le sue attività.

Nella corrispondenza McCarrick dice: “Non ho mai avuto rapporti sessuali con nessuno”, tuttavia ammette “una sfortunata mancanza di giudizio” nel condividere il suo letto con giovani seminaristi dai venti ai trent’anni. “Quando i problemi dell’abuso sessuale cominciarono ad emergere mi resi conto che il mio comportamento era imprudente e stupido e [gli incontri] finirono”, scrive in una lettera del 2008 a un alto funzionario vaticano.

Da un esame della corrispondenza, comprendente mail e lettere di McCarrick, risulta che alti funzionari della Santa Sede, tra i quali il Segretario di Stato vaticano all’epoca di Benedetto XVI, il prefetto della Congregazione per i vescovi e il nunzio negli Stati Uniti, erano a conoscenza delle restrizioni informali, ma ciò non gli impedì di riprendere le sue attività.

McCarrick scrive che nel 2008 parlò delle restrizioni con il cardinale Wuerl, il cui aiuto, spiega, fu “di grande aiuto e sostegno fraterno”. Da notare che Wuerl ha inizialmente negato di essere stato a conoscenza delle accuse a carico di McCarrick, salvo poi, nel 2018, quando tutto venne a galla, giustificarsi accampando un assai improbabile “vuoto di memoria”.

Monsignor Anthony Figueiredo, che ha diffuso le lettere e le mail, è un sacerdote di Newark (ordinato proprio da McCarrick nel 1994) che servì l’ex cardinale come suo segretario personale dal settembre 1994 al giugno 1995, e successivamente ebbe funzioni di intermediario e assistente durante le numerose visite di McCarrick a Roma per un periodo di ben diciannove anni.

Nel rapporto di Figueiredo (di dieci pagine) figura una lettera del 25 agosto 2008 al defunto arcivescovo Pietro Sambi, all’epoca nunzio negli Stati Uniti, nella quale McCarrick si dice “pronto ad accettare la volontà del Santo Padre nei miei confronti” e si mostra disponibile ad annullare gli impegni e a cedere alla richiesta del Vaticano di trasferirsi in un monastero.

Tuttavia McCarrick annota che tutto ciò, ovvero la sua “emarginazione” da Roma, avrebbe suscitato scalpore, mentre “la pubblicità che ne sarebbe venuta è proprio quello che il cardinale Re spera di evitare”.

Il cardinale Giovanni Battista Re era all’epoca il responsabile della Congregazione per i vescovi e da uno scambio di mail sembra che Re avesse inviato, tramite Sambi, una lettera a McCarrick in cui gli venivano specificate le restrizioni. Risulta inoltre che una copia della lettera sia nell’archivio della Congregazione per i vescovi a Roma e anche in quello della nunziatura a Washington.

Una settimana dopo, McCarrick scrive una lettera al cardinale Tarcisio Bertone, all’epoca segretario di Stato, nella quale dice che le accuse contro di lui arrivano da “nemici” che si sarebbe fatto negli anni per essere un uomo di “centro”, quindi sgradito sia ai progressisti sia ai conservatori.

È proprio in quell’occasione che McCarrick ammette di aver condiviso il letto con i seminaristi, “mai in segreto o a porte chiuse”, e senza mai avere “rapporti sessuali con nessuno, uomo, donna o bambino”.

In una mail dell’ottobre 2008 a Figueiredo, McCarrick scrive che il cardinale Re gli ha vietato di apparire in pubblico senza il suo permesso e gli ha ordinato di dimettersi da tutte le cariche sia a Roma sia nella Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Tuttavia McCarrick contesta il divieto di recarsi a Roma sostenendo che, in quanto cardinale, è anche sacerdote di Roma e dunque vuole essere libero di salutare il papa e di ricevere la sua benedizione, con la speranza di “rimanere attivo, silenziosamente e senza fanfare” nell’opera per la pace in Terra Santa, nel dialogo cristiano-musulmano e nell’assistenza dei poveri.

Le mail successive dimostrano che McCarrick ignorerà progressivamente le restrizioni e si recherà a Roma due volte nel 2009 e una nel 2010. Nel corso del 2012 poi andrà a Doha, in Irlanda, a Beirut, in Giordania, Egitto, Thailandia, Myanmar, Cambogia, Hong Kong, Terra Santa e Bielorussia.

La corrispondenza mostra che dopo l’elezione di Francesco i viaggi aumentano ulteriormente, con impegni di tipo diplomatico in Cina, Asia Centrale, Cipro, i Balcani, Medio Oriente, Libano, Marocco, Iraq, Iran, Kurdistan, Filippine.

Qui sotto, nella mia traduzione (le frasi in neretto sono state evidenziate da me), ecco la parte iniziale del rapporto Figueiredo.

***

“Segui il sentiero della verità ovunque possa condurre”

Monsignor Anthony J. Figueiredo (28 maggio 2019)

L’ex cardinale Theodore E. McCarrick mi ordinò sacerdote esattamente venticinque anni fa come oggi. Ho servito come segretario personale nell’Arcidiocesi di Newark (settembre 1994 – giugno 1995) ed ho anche aiutato McCarrick durante le sue numerose visite a Roma nei miei 19 anni di ministero. Dopo una lunga riflessione, ho preso la decisione di rendere di pubblico dominio parte della corrispondenza e altre informazioni relative a McCarrick che possiedo e che derivano dai miei molti anni di servizio a McCarrick. Prima di rivelare quanto in mio possesso ho trascorso del tempo in preghiera e discernimento. La mia decisione fa seguito ai miei tentativi, iniziati nel settembre 2018, di condividere e discutere questi documenti con la Santa Sede e altri dirigenti della Chiesa.

Mons. Figueiredo e sua madre furono ricevuti da papa Francesco in Vaticano il 3 giugno del 2016.

Comprendendo pienamente che il dibattito su McCarrick è diventato altamente politicizzato, desidero solo presentare i fatti che aiuteranno la Chiesa a conoscere la verità. Fin dall’inizio di questo rapporto, prometto il mio costante affetto, la lealtà e il sostegno a Papa Francesco e al suo Magistero nel suo instancabile ministero come Successore di Pietro, così come l’ho assicurato anche a Papa Benedetto XVI, grato per la loro sollecitudine paterna e gli sforzi nell’affrontare il flagello degli abusi. In effetti, la mia decisione di rendere pubblico il rapporto in questo momento è incoraggiata dal motu proprio del Santo Padre Vos Estis Lux Mundi (“Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta”, Mt 5, 14), in base al principio fondamentale che è imperativo rendere di pubblico dominio, al momento giusto e con prudenza, informazioni che devono ancora venire alla luce e che incidono direttamente sulle accuse di attività criminale, le restrizioni imposte al mio ex arcivescovo, e chissà cosa e quando.

Spero vivamente che queste informazioni aiutino la Chiesa mentre cerca di creare una cultura della trasparenza. Questo rapporto, che può essere il primo di altri, è un contributo al desiderio di Papa Francesco e della Santa Sede “di seguire il sentiero della verità ovunque esso possa condurre” … e ha lo scopo di aiutare i Vescovi degli Stati Uniti nella loro promessa dello scorso agosto di “rispondere alle molte domande sulla condotta dell’Arcivescovo McCarrick perché siamo determinati a trovare la verità in questa materia” (Dichiarazione del cardinale Daniel DiNardo, presidente Conferenza episcopale Usa, 1 agosto 2018). Ciò che l’Arcivescovo Wilton Gregory ha espresso per la sua Chiesa locale, dopo la sua nomina all’Arcidiocesi di Washington, desidero fare per la Chiesa universale.

Nelle sezioni successive presento la corrispondenza con i fatti che ritengo pertinenti alle domande che ancora circondano McCarrick. Questi fatti mostrano chiaramente che presuli di alto rango probabilmente erano a conoscenza delle azioni di McCarrick e delle restrizioni imposte a lui durante il pontificato di Benedetto XVI. Mostrano anche chiaramente che queste restrizioni non sono state applicate anche prima del pontificato di Francesco. Non spetta a me giudicare fino a che punto la colpa sia della mancata imposizione di pene canoniche anziché di semplici restrizioni […] La mia intenzione nel pubblicare il rapporto è di presentare i fatti – non un giudizio o una condanna – per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili, la salvezza delle anime e il bene della Chiesa Universale. Come sacerdote ordinato dall’Arcivescovo McCarrick e uno che lo ha servito da vicino, rifletto spesso su quanti danni alla vita fisica, psicologica e spirituale di così tanti potrebbero essere stati evitati se le restrizioni fossero state rese pubbliche e applicate non appena fossero state imposto.

L’abuso di autorità della gerarchia e la copertura, nelle loro varie e gravi manifestazioni, hanno provocato conseguenze anche per me. Come ha notato Papa Francesco: “Molti di coloro che hanno sofferto in questo modo hanno anche cercato sollievo nel percorso della dipendenza” (Omelia, 7 luglio 2014). Soprattutto come sacerdote, mi rammarico incondizionatamente per i danni che ho causato cercando consolazione nell’alcool. Ora sono profondamente grato per il trattamento terapeutico che sto ricevendo, il che mi ha permesso di abbracciare una vita di sobrietà. La mia speranza è che la mia apertura incoraggi e aiuti altri sacerdoti, religiosi e seminaristi, che si sono trovati intrappolati in simili abusi di autorità e coperti da Vescovi e Superiori.

Se Dio vuole, la pagina web allegata (theFigueiredoReport.com) e il mio indirizzo email privato e sicuro (ajaf@protonmail.com) possono diventare un veicolo per condividere queste esperienze in un contesto sicuro e, quando desiderato, riservato […].

Il mio desiderio è che la mia esperienza contribuisca a una nuova cultura nella Chiesa, una cultura in cui nessuna vittima, giovane o vecchia, nessun sacerdote o seminarista, nessun religioso o superiore, nessun vescovo o nunzio abbia paura di dire la verità, una cultura in cui ognuno sa dove cercare aiuto e tutti sono ritenuti responsabili […].

(fonte: aldomariavalli.it)

2 pensieri riguardo “Papa Bergoglio, fai attenzione: se dici le bugie, il diavolo ti porta via!

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