Bergoglio prepara il repulisti

Da Oltretevere giungono voci insistenti su due provvedimenti pontifici imminenti. Il primo dei quali decreterebbe la scomparsa della Prefettura della Casa Pontificia attualmente guidata dal segretario di Benedetto XVI, il vescovo Gaenswein. Il secondo per la soppressione della commissione Ecclesia Dei, nata per i rapporti con i lefevbriani, ma che regolamenta anche l’applicazione del motu proprio sulla messa in forma straordinaria. Che ora rischia di essere più esposta ai divieti e agli arbitri di qualunque vescovo.

di Marco Tosatti (10-01-2018)

Da Oltretevere giungono voci insistenti su due provvedimenti pontifici che si dicono prossimi, se non imminenti. Si tratterebbe di due Motu Proprio: il primo dei quali decreterebbe la scomparsa della Prefettura della Casa Pontificia. La Prefettura è l’organismo che si occupa, in generale, degli appuntamenti e delle udienze del Pontefice regnante; ma in particolare sotto il pontificato di papa Bergoglio, gran parte dell’agenda è gestita personalmente dal Pontefice, o dal suo segretario particolare; e altre udienze vengono organizzate direttamente dalla Segreteria di Stato. La Prefettura della Casa Pontificia dovrebbe secondo le voci diventare un ufficio della Prima Sezione della Segreteria di Stato (quella che si occupa di affari generali e interni), perdendo così la sua autonomia e il suo ruolo.

Mons. Gaenswein

L’attuale Prefetto, l’arcivescovo Georg Gaenswein, già segretario particolare di Benedetto XVI, e la persona che ancora attualmente si occupa quotidianamente del papa emerito, dovrebbe, sempre secondo le voci riportate, diventare Segretario della Congregazione per le Cause dei Santi. Segretario della Congregazione è ora mons. Marcello Bartolucci, nato nel 1944 (compirà quindi 75 anni il 9 aprile prossimo), ed stato nominato nel 2010 a questo posto da Benedetto XVI; quindi ricorrono tutti gli elementi temporali e formali per una sostituzione. Il Prefetto della Congregazione è l’ex Sostituto alla Segreteria di Stato, Angelo Becciu. Se le indiscrezioni troveranno conferma, anche gli ultimi brandelli della gestione di Benedetto XVI scompariranno. C’era chi diceva che Joseph Ratzinger avesse chiesto, al momento del passaggio delle consegne, di mantenere Müller alla Fede, e Gaenswein alla Casa Pontificia. Evidentemente passati cinque anni e più quelle garanzie sono decadute. Anche se probabilmente il principale interessato, cioè mons. Gaenswein potrebbe persino essere contento di essere liberato da un onere che forse gli ha procurato più pesi che gratificazioni.

E le stesse voci confermano quanto già emerso qualche giorno fa; e cioè l’esistenza di un motu proprio che decreterebbe la fine della Commissione Ecclesia Dei la Commissione specializzata nel dialogo con la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e incaricata di garantire l’applicazione corretta da parte dei vescovi del Motu Proprio Summorum Pontificum, che liberalizza la forma straordinaria del rito romano della messa.

Secondo nostre fonti il Motu Proprio che dispone la fine di Ecclesia Dei come Commissione indipendente, e la sua integrazione come Ufficio nella Congregazione per la Dottrina della Fede è pronto, firmato dal Pontefice, e avrebbe dovuto essere pubblicato addirittura prima di Natale. La persona che ci ha dato la notizia l’ha letto, e ce l’ha brevemente descritto.

È un testo di stile giuridico, piuttosto breve, in cui si dice che dal momento che l’emergenza pastorale legata alla celebrazione del Vetus Ordo, e che ha portato trenta anni fa alla creazione della Commissione Ecclesia Dei è venuta a cessare, di conseguenza anche la Commissione nella sua forma attuale non ha più ragione di esistere.

Ricordiamo che il Motu Proprio di Giovanni Paolo II con cui si fondava Ecclesia Dei, del 2 luglio 1988, nacque in conseguenza della consacrazione di quattro vescovi da parte di mons. Marcel Lefebvre. Alcuni poteri e funzioni della Commissione sono stati modificati da Benedetto XVI nel 2009. Il documento di Giovanni Paolo II dava alla Commissione la facoltà di “concedere a chiunque ne faccia domanda l’uso del Messale romano secondo l’edizione tipica in vigore nel 1962, e ciò secondo le norme già proposte dalla commissione cardinalizia ‘istituita a tale scopo’ nel dicembre del 1986 dopo aver informato il vescovo diocesano”.

La Commissione in questi anni è stata il punto di riferimento di quanti a causa della posizione di singoli vescovi diocesani, si appellavano ad essa per ottenere la revisione dei dinieghi opposti dai vescovi alla celebrazione della Messa secondo il Vetus Ordo.

Inoltre, a seguito del motu proprio Summorum Pontificum di papa Benedetto XVI (2007), la commissione ha avuto l’incarico di vigilare sull’applicazione del Motu Proprio; e studia i possibili aggiornamenti di cui i testi liturgici redatti nel 1962 venissero ad avere bisogno: per esempio la presenza di nuovi santi nel calendario. Inoltre, come abbiamo detto, la Commissione era l’ultima istanza per i fedeli che chiedessero la celebrazione della messa secondo la forma straordinaria, e non avessero una risposta positiva né dal proprio parroco né dal proprio vescovo. Anche se con alterne fortune…

Bisogna ora vedere quanti, e quali di questi poteri potranno continuare ad essere svolti da quello che sarà il nuovo “Ufficio” Ecclesia Dei all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede; e il cui referente ultimo, evidentemente, non sarà più il segretario responsabile, nella fattispecie mons. Guido Pozzo, come in precedenza, ma il prefetto a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede.

“Tucho” Fernandez

E desta qualche dubbio più che legittimo l’affermazione iniziale, secondo cui l’emergenza pastorale sarebbe terminata. Nel momento in cui durante l’Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana si levano voci di presuli e di specialisti a negare validità giuridica al Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, e nel momento in cui ci sono vescovi che ostacolano direttamente o in maniera subdola la celebrazione della messa secondo il Vetus Ordo, dire che non esiste un’emergenza pastorale appare forse un po’ azzardato. Proprio di questi giorni il neo-arcivescovo di La Plata, e pupillo di papa Bergoglio, “Tucho” Fernandez, quello che viene considerato il reale autore di Amoris Laetitia, ha espresso una serie di divieti liturgici verso il latino e la messa di sempre. Chi dovrebbe e potrebbe richiamarlo a una maggiore equanimità e rispetto verso diverse sensibilità ecclesiali?

Se è vero che la FSSPX aveva espresso il desiderio di proseguire il dialogo in maniera preferenziale con la Congregazione per la Dottrina della Fede piuttosto che con una Commissione, è evidente che il problema delle sensibilità tradizionali all’interno della Chiesa cattolica ha bisogno di paletti saldi e di un’autorità credibile.

(fonte: lanuovabq.it)

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