Il Vangelo non è rivoluzionario. Chi glielo dice a Bergoglio?

È giusto affermare, come ha fatto papa Francesco, che il messaggio evangelico è rivoluzionario? Assolutamente no, risponde il noto teologo pugliese mons. Nicola Bux.

di Bruno Volpe (04-01-2019)

«Il Papa non può propagandare le sue idee private rispetto alla perenne verità cattolica. Il Vangelo? Non è rivoluzionario»: è l’affondo del noto teologo barese don Nicola Bux, apprezzato consigliere di Papa Ratzinger, in quest’intervista al Quotidiano di Foggia.

Mons. Nicola Bux

Don Nicola, il Vangelo, come affermato dal Papa, è rivoluzionario?

«No. Questa è una tesi che andava in vigore negli anni ‘70, dopo la pubblicazione di alcuni libri, e risente delle idee del sessantotto e del marxismo. Venne fuori per rendere maggiormente appetibile la figura di Gesù, ma non ha fondamento teologico».

Perché?

«Il Vangelo stesso ci dice che Gesù non è venuto ad abolire la Legge, ma a darle compimento e questo da solo basterebbe. Una rivoluzione che si rispetti non risparmia il passato e neppure l’esistente. Gesù, al contrario, è un “ricapitolatore” secondo la bella espressione di San Paolo, ricapitola in sé le cose. È vero che nell’Apocalisse c’è scritto che egli fa nuove tutte le cose, ma quel verso va letto come portare a compimento».

Meglio atei che cristiani che odiano?

«Io credo che il problema sia quando il Papa si allontana dal testo scritto che gli preparano ed alza gli occhi alla platea. La mia sensazione è che certe affermazioni, oltre che da un certo autocompiacimento, nascono dal fastidio che egli nutre verso la Chiesa. Papa Francesco preferisce una visione di Chiesa come popolo indistinto rispetto a quella intesa in senso vero. Non si accorge, però, che scivola in una visione contraddittoria e peronista, una schizofrenia che cozza contro la stessa idea di misericordia tanto diffusa e seguita».

Papa Francesco

Perché?

«Se dico che chi odia, dunque effettivamente in stato di peccato, fa bene a stare fuori della Chiesa e allo stesso tempo affermo che bisogna fare entrare il divorziato risposato civilmente, ugualmente peccatore dandogli la comunione, cosa che è impossibile, cado in contraddizione. Entrambi infatti sono in peccato. E allora perché essere severi con chi odia e misericordiosi col divorziato risposato? Torniamo al tema del peronismo. Succede che paradossalmente si vuole fare entrare quelli che sono fuori, ma poi escono quelli che sono dentro. Certe asserzioni, se cadono su fasce deboli o poco consapevoli, sono pericolose e hanno effetti deleteri. Rischiamo di svuotare ancor di più le chiese».

E allora?

«È un tema di fondo. Può il Papa propagandare le sue idee private rispetto a quelle della perenne verità cattolica? No. Non è un dottore privato e non è pensabile modificare a piacimento o dare versioni che urtano contro la dottrina cattolica e il deposito della fede, che non è un museo, ed anche qui ci sarebbe da dire».

Prego.

«Se i musei fossero roba inutile nessuno andrebbe a visitarli, non le pare? I pastori della Chiesa devono manifestare sempre fedeltà alla sana e perenne dottrina e verità senza inquinamenti, ma custodendole con cura».

(fonte: quotidianodifoggia.it)

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3 pensieri riguardo “Il Vangelo non è rivoluzionario. Chi glielo dice a Bergoglio?

  1. Le parole sono davvero molto pesanti, quasi incredibili, ma tutti sappiamo che non ci sarà la minima reazione se non una beffarda alzata di spalle. Intanto ‘opera di demolizione Implacabilmente procede.

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  2. Mons. Bux: “Papa Francesco preferisce una visione di Chiesa come popolo indistinto rispetto a quella intesa in senso vero.”
    In linguaggio nazionalpopolare si può affermare che egli preferisce una visione di Popolo di Dio come branco di oche, pronto a ingollare tutto quanto provenga da qualsivoglia imbonitore, urlaccione o fascinatore che sia.
    L’uomo però ignora chiaramente che – seppure molti credenti appaiono come pecoroni passivi – fu proprio un branco di oche coi suoi starnazzi a salvare il Campidoglio dagli Galli.

    https://cassiuscommunity.altervista.org/blog/galli-qui-cum-magnis-copiis-de-alpibus-in-italiam-descenderant-totam-regionem-ferro/

    Quanto al continuo dileggio e sprezzo dei musei nei discorsi del medesimo, c’è da capirlo.
    Il museo è per definizione “……. una raccolta, pubblica o privata, di oggetti relativi ad uno o più settori della CULTURA (tra cui in particolare, per tradizione, l’arte), della scienza e della tecnica. Lo statuto dell’International Council of Museums lo definisce un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e IMMATERIALI dell’umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di STUDIO, EDUCAZIONE e diletto.”

    https://it.wikipedia.org/wiki/Museo

    Quanto di più lontano …

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