A Natale non c’è posto per il Bambino Gesù nelle chiese

Numeri da capogiro per il tradizionale pranzo di Natale di Sant’Egidio che ha attovagliato i poveri nelle chiese di molte città italiane. Confermando la cattiva teologia che desacralizza le chiese per trasformarle in mensa. E relegando la messa di Natale a evento superfluo o accessorio. Ma se non si mette al centro il Pane Vero, che carità sarà mai quella che si vuole offrire ai poveri?

di Andrea Zambrano (27-12-2018)

Citano il Vangelo per sentirsi a posto con tutti. Ma scelgono le citazioni ad hoc ed evitano le altre. “C’è più gioia nel dare che nel ricevere” è il claim dei santegidini per il loro tradizionale pranzo di Natale nelle chiese. Verrebbe da chiedersi dove sia finito l’altrettanto evangelico “non di solo pane vive l’uomo”, ma avrebbe sicuramente rovinato la festa alla potente multinazionale della carità, sempre più vicina a una ONG.

Paglia e Riccardi

Pranzi in chiesa. Per il Natale 2018, coincidente con i 50 anni di attività della realtà di Andrea Riccardi & Vincenzo Paglia non si è certo badato a spese: oltre 240 mila persone in 77 Paesi del mondo, 60 mila solo in Italia dice il comunicato di Sant’Egidio. Tutti in chiesa, attovagliati: da Firenze a Roma, e poi Napoli, Genova, Messina, Milano, Bari, Torino, Pisa, Novara, Padova, Catania, Palermo, Trieste, Reggio Calabria e molte altre città in Italia e nel mondo. Perfino in Indonesia.

Una immensa tavolata nelle chiese. Ormai non ci si stupisce neanche più. Il povero come categoria teologica è diventato l’obiettivo supremo di qualunque attività pastoral-ecclesiale. E chi meglio di Sant’Egidio, che ha inaugurato la cattiva teologia dell’utilizzo delle chiese come refettori, dormitori e centri di svago di qualunque tipo, poteva onorare questo “sacro” principio?

Che deriva – lo abbiamo già detto – da una concezione rahneriana della storia dove il mondo stesso si fa chiesa da adorare e con il quale mischiarsi.

Con la campagna #salviamolechiese abbiamo abbondantemente denunciato questa deriva di desacralizzare le chiese. E lo diciamo utilizzando una parola che lo stesso cardinale Ravasi ci ha autorizzato a pronunciare nelle sue linee guida ad usum delle chiese dismesse, che però potremmo tranquillamente applicare qui. Infatti nel testo del Pontificio Consiglio per la Cultura si ammette l’utilizzo delle chiese come mense per i poveri e per usi solidali. Quelli appunto delle multinazionali della carità.

Tutti attovagliati, dunque, ma stando ben accorti ad allontanare con grande ipocrisia il Padrone di casa. Ipocrisia rivelatrice, o se vogliamo, prova regina che desacralizzare si può e si deve e non vale solo per le povere chiese dismesse, ma deve valere anche per quelle che ogni domenica ospitano la Santa Messa, ma all’occorrenza possono tirare fuori anche le tavolate.

Svuotare il tabernacolo equivale a dire a Gesù: “Perdonaci, stiamo facendo una cosa dove tu non c’entri. Ti portiamo altrove così te ne stai tranquillo da un’altra parte”. Potremmo disquisire ore e ore sulla cattiva teologia che anima questi pranzi, ma sappiamo che sarebbe fiato sprecato perché la sensibilità sacra o la si ha o non la si ha.

Solo una cosa ci sovviene. Il pomposo comunicato di Sant’Egidio parla di numeri esorbitanti, di partecipanti oltre ogni aspettativa e di chiese da tutto esaurito. Ma chissà in quante di queste chiese il giorno di Natale si è celebrata la messa. Immaginiamo in ben poche dato che le tavole dovevano essere pronte per l’ora di pranzo come documentano alcune foto che ci hanno mandato i lettori.

Ma in ogni caso sul sito di Sant’Egidio non v’è notizia di una messa che precedesse i luculliani pranzi. Né fotografie.

Quindi, fateci capire: per il giorno di Natale la Messa è diventata un optional e Gesù Cristo allontanato dal suo tabernacolo per soddisfare il bisogno di mangiare in chiesa. Inutile chiedere se nei pressi delle chiese non ci fossero – magari – saloni o refettori adatti. Inutile chiederlo perché non avrebbe fatto notizia e soprattutto non avrebbe soddisfatto la visione teologica della chiesa come luogo profano dove la Chiesa si incontra col mondo.

E confermare con coerenza che questi banchetti altro non sono che la prosecuzione logica di una concezione della messa intesa esclusivamente come banchetto fraterno, come agape amicale, svuotata da anni e anni di abusi della sua dimensione sacrificale, è rimasta solo come mensa di un cibo che all’occorenza può essere sostituito con i tortellini al ragù. E’ tutto estremamente coerente.

Ma se si toglie la Messa ai poveri per il giorno di Natale che cos’altro si è offerto per la loro salvezza, al di là del panettone? “Non di solo pane vive l’uomo”. Com’è falsamente caritatevole questo slancio di bontà verso i poveri, ai quali si dà un pane per soddisfare la pancia, ma non quello per l’anima proprio nel giorno in cui quel pane per l’eternità si è fatto carne.

(fonte: lanuovabq.it)

4 pensieri riguardo “A Natale non c’è posto per il Bambino Gesù nelle chiese

  1. E siccome non di solo pane vive l’uomo ma anche di circenses, perché non chiudere sti pranzi di Lucullo con dei bei valzeroni, che son parte anch’essi dell’umano? E a seguire anche giochi da circo e così via, che pure son parte dell’umano…

    ° ° ° ° ° ° °
    “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi.”
    (Albert Einstein)

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  2. La migliore iniziativa cristiana per offrire un pasto a poveri e stranieri rimane quella di predisporre la loro accoglienza non nella Cattedrale o nella Chiesa ma nel miglior Ristorante della città o del paese. E’ il luogo più idoneo per metterli a loro agio, spesso neppure lontano dalla Chiesa ma nella stessa piazza. Infatti, il pranzo, fatto fuori dalla Chiesa: 1- non umilia i poveri strumentalizzandoli, facendone un’esibizione ipocrita allo scopo di vantarsene ed essere ammirati 2 – non allontana il Padrone di casa, Gesù, togliendolo dal tabernacolo 3 – rispetta il luogo che è stato consacrato per incontrare Gesù, ascoltare Lui, conversare o sfogarsi con Lui nella preghiera, e non per altre conversazioni prandiali 4 – lascia all’Altare il riferimento al Corpo di Cristo e alla “mensa della Parola e del Pane vero e più necessario a tutti: il Pane Eucaristico”. Soprattutto evita che Gesù cacci via tutti con la frusta, sdegnato come un tempo, ricordando che la sua Casa è Casa di preghiera. Cosa che sarebbe comprensibile e logica, oltre che auspicabile.

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  3. Avete visto e sentito in tv, mi sembra su un canale Rai, la pubblicità del pranzo di Natale della comunità di S. Egidio fatta da una rappresentante di quella comunità nei giorni prenatalizi? Purtroppo non sono riuscito a trovarla sul web. Invitava con entusiasmo e trasporto a donare, donare, donare perché il pranzo fosse più ricco possibile, più degli anni precedenti, con grandi portate in qualità e quantità.
    Le fosse uscita di bocca una sola parola sul significato del Natale, sulla nascita di quel Dio Bambino che si andava a celebrare e glorificare!

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