Il card. Muller: I sacerdoti non obbediscano ad ordini contro la Legge di Dio

Un sacerdote può e deve rifiutarsi di dare la Comunione a un non cattolico, anche se fosse il suo vescovo a ordinarglielo: così il cardinale Gerhard Müller ha commentato l’affermazione del vescovo tedesco Genn secondo la quale non si avrebbe “il diritto di consentire o negare l’accesso all’Eucaristia”. “Un vescovo che impone sanzioni contro i sacerdoti che gli disobbediscono giustamente abusa gravemente della sua autorità apostolica”.

di Marco Tosatti (13-12-2018)

Un sacerdote può e deve rifiutarsi di dare la Comunione a un non cattolico, anche se fosse il suo vescovo a ordinarglielo: così il cardinale Gerhard Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha commentato la singolare affermazione del vescovo tedesco Felix Genn di Münster che, presentando alla sua diocesi le linee guida tedesche sulla Comunione a coniugi protestanti di coniugi cattolici, aveva detto: “Come custodi pastorali, non abbiamo il diritto di consentire o negare l’accesso all’Eucaristia. È inconciliabile, rigorosamente, negare la santa Comunione”.

Müller risponde a una domanda diretta, rivoltagli da Maike Hickson, di LifeSiteNews sull’argomento, che in Germania è divenuto particolarmente delicato, perché è finito al centro di una battaglia fra i vescovi, risolta ambiguamente da Roma e dal Pontefice. Müller fra l’altro sottolinea che non può essere lasciato alla libera decisione di chi si accosta all’Eucaristia se riceverla secondo l’insegnamento cattolico o secondo quello protestante.

Il problema si era imposto con evidenza ai media quando, durante la sua visita alla chiesa luterana di Roma, il Pontefice aveva risposto alla domanda di una donna luterana sposata con un cattolico. La risposta del Pontefice non fu chiarissima: “La vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni. Sempre fate riferimento al Battesimo: ‘Una fede, un battesimo, un Signore’, così ci dice Paolo, e di là prendete le conseguenze. Io non oserò mai dare il permesso di fare questo perché non è mia competenza. Un Battesimo, un Signore, una fede. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso dire di più”.

Müller spiega con chiarezza che sarebbe la stessa autorità episcopale ad essere messa in discussione qualora un vescovo esigesse di essere obbedito per ordini contrari alla dottrina esposta dalla Chiesa in modo vincolante. Il porporato ha ricordato a LifeSiteNews che ci sono casi in cui un sacerdote deve resistere al suo vescovo, proprio come San Paolo ha resistito a San Pietro: “In questo caso, ogni cattolico, e specialmente ogni pastore, ha il dovere – come San Paolo nei confronti di San Pietro – di opporglisi ‘a viso aperto, perché evidentemente aveva torto’ (Gal 2,11). Per il Cardinale, un sacerdote non è tenuto a dare la santa Comunione a un non cattolico. Al contrario, è obbligato a non violare “la sacramentalità della Chiesa”. “Comunque non è vincolato dalla legge divina ad amministrare la santa Comunione ad un non cattolico, e in ogni caso, non può essere certamente vincolato, per ordine episcopale e secondo la legge meramente ecclesiastica, a commettere un atto che viola e offusca la sacramentalità della Chiesa”.

La dichiarazione integrale di Müller fa anche riferimento al caso McCarrick: “I vescovi indebolirebbero la loro autorità, se esigessero obbedienza a violazioni contro la legge morale naturale e a falsi insegnamenti in questioni dottrinali e morali. E’ chiaro che l’ex arcivescovo di Washington, McCarrick, ha richiesto da seminaristi e sacerdoti atti immorali, abusando del suo potere per ricompensare o punire le persone. Questo è solo un aspetto dello scandalo degli abusi. C’è anche una fondamentale incapacità ad affrontarlo: non si vuole vedere la sua origine nel declino della moralità in ambito sessuale e ci si rifiuta, di conseguenza, di prosciugare questa palude.“Sarebbe altrettanto grave se un vescovo – prosegue il Cardinale -, appellandosi all’‘obbedienza religiosa’ che i sacerdoti e i fedeli della sua diocesi gli devono (Lumen gentium 25), chiedesse loro una confessione di fede e una cura pastorale che deviano dalla ‘verità dei Vangeli’ (Gal 2,14)”.

E’ proprio in situazioni di questo tipo che Müller ricorda il dovere di opporsi apertamente, come fece san Paolo: “Sfortunatamente, non abbiamo solo ‘pastori’ come San Paolo. Alcuni vescovi sono liberali, cioè indulgenti e indifferenti nella dottrina, sì, quasi relativisti, mentre allo stesso tempo agiscono in modo iper-autoritario verso i cattolici ortodossi nei confronti dei quali sanno solo adottare minacce e punizioni”

Ritornando al problema della Comunione ai non cattolici, il Cardinale ricorda che “la santa Comunione può essere ricevuta degnamente solo da un cristiano battezzato che è in piena comunione con la Chiesa cattolica nel suo Credo (= dottrina), nei suoi Sacramenti e con il Papa e i vescovi. Occorre poi aggiungere la riconciliazione con Dio e con la Chiesa in caso di grave colpa, con l’aiuto del Sacramento della Penitenza, o mediante un perfetto pentimento con la risoluzione di confessare il proprio peccato a un sacerdote nell’occasione più prossima possibile”. Perciò, continua Müller, “i vescovi tedeschi, con la loro dispensa riguardante la Comunione per i coniugi protestanti – che è stata elaborata in modo teologicamente difettoso – hanno chiaramente oltrepassato le loro competenze magisteriali, come ha affermato la Congregazione per la Fede con l’approvazione di Papa Francesco. Non può essere lasciato alla coscienza dei fedeli cattolici o dei cristiani non cattolici se ricevere la Santa Comunione in senso cattolico o se, piuttosto, dare alla santa Comunione un senso luterano o umanistico (nel senso che favorisce una sensazione di comunità). La comunione ecclesiale e sacramentale sono inseparabili, a meno che i vescovi non vogliano de-sacramentalizzare la Chiesa”.

E’ vero che “a chi è adeguatamente preparato, comprende i Sacramenti in senso cattolico e desidera riceverli, non si possono negare i Sacramenti. Ma [i sacerdoti] devono anche verificare se ci sia la piena comunione ecclesiale di chi li riceve, come anche la disponibilità di richiederli secondo la Fede cattolica”.

E’ chiaro che ogni persona dovrebbe, secondo il buon senso, evitare di prendere parte a riti di altre comunità o religioni, senza appartenervi. Da parte sua, “un buon pastore cercherà di evitare di provocare scandalo durante la santa Comunione […]. Ma spiegherà, in modo benevolo e fermo, la dottrina della Chiesa. Tuttavia, non è vincolato dalla Legge Divina ad amministrare la Santa Comunione ad un non cattolico”.

“Un vescovo che impone sanzioni contro i sacerdoti – conclude Müller – che gli disobbediscono con ragione, in questo caso abusa gravemente della sua autorità apostolica e deve rispondere di questo davanti ad un tribunale ecclesiastico. Ma qui devono essere applicati criteri oggettivi. Anche se accordi personali dietro le quinte favoriscono per un attimo i singoli attori che desiderano acquisire potere, l’autorità del Magistero e specialmente del Papa viene in tal modo pregiudicata in modo permanente”.

(fonte: lanuovabq.it)

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