La nuova Chiesa di Karl Rahner

Ecco in cosa consiste la rivoluzione portata dal gesuita tedesco Karl Rahner: la Chiesa, non avendo una verità esclusiva da comunicare, deve convertirsi al mondo.

Da un’inchiesta, condotta nell’immediato post-concilio tra gli studenti della Pontificia Università Lateranense, emerse che il più grande teologo cattolico di tutti i tempi fosse non san Tommaso d’Aquino o sant’Agostino, bensì il gesuita tedesco Karl Rahner (1904-1984). E, alla luce della situazione odierna della Chiesa, sembra che Karl Rahner abbia vinto.

Quali sono gli elementi del suo momentaneo trionfo? Il giornalista Stefano Fontana, nel suo libro La nuova Chiesa di Karl Rahner. Il teologo che ha insegnato ad arrendersi al mondo (Fede&Cultura, Verona, 2006, p. 112, € 13), ne ha fatto una sintesi:

«Si è diffusa la tendenza a far precedere alla dottrina la pastorale; si pensa che non possano più darsi precetti assoluti; che il dogma sia anche frutto di interpretazione; che la prassi contribuisca a fare la verità; che il Vangelo non abbia senso se non letto a partire da una situazione concreta; che la morale tradizionale della Chiesa circa la sessualità sia superata; che non si possa mai giudicare e quindi valutare alla luce della ragione e della fede nessuna situazione oggettiva di vita; che possano essere ordinate preti anche le donne; che il centro della vita cristiana sia la misericordia senza la verità e la giustizia; che Dio in Cristo abbia già salvato tutti e che l’inferno sia un mito, come anche il peccato originale, i miracoli o la stessa Creazione; che i Cattolici possano approvare le leggi sull’aborto; che pretendere di influire sulle leggi dello Stato per motivi religiosi significhi trasformare la fede in ideologia; che la Chiesa non dica di no a niente, ma si limiti ad accogliere e ad accompagnare; che i dogmi si evolvano».

La momentanea, ma concreta vittoria del modernismo è il dato di partenza di Stefano Fontana, che però ci conforta sull’impossibilità di una sua vittoria finale:

«Sembra, ma non è così, per due motivi: il primo è che l’impostazione teologica di Rahner è sbagliata e l’errore non può vincere sulla verità; la seconda è che nella Chiesa ci sono risorse di auto-aggiustamento impensabili. Nella Chiesa la verità vince, anche se gli uomini di Chiesa e le strutture della Chiesa dovessero sopportare gravi danni».

Questo testo di Gianandrea de Antonellis è stato tratto dal periodico Radici Cristiane.

(fonte: radioromalibera.org)

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