Identikit del cattoprogressita

Vi proponiamo ampi stralci di uno studio scritto da padre Julio Meinvielle (1905-1973), sacerdote e teologo argentino, e pubblicato tra il settembre e l’ottobre del 1965 sulla rivista Relazioni, riguardo la piaga che stava colpendo l’assise conciliare.

Il fenomeno progressista

Per caratterizzare il fenomeno progressista nella Chiesa, possiamo utilizzare gli articoli che la rivista Le Monde et la Vie pubblica nel suo numero di dicembre 1962, sotto il titolo “Dove va la Chiesa di Francia?”. Leggiamo a pag. 63:

«Sul piano dottrinale, papa Pio XII, il 13 luglio 1949, colpì con la scomunica i comunisti ed i loro complici. Tre mesi più tardi, Mounier, commentando questa condanna, avanzò l’ipotesi che fosse un grosso errore storico, il che permise di dire da parte di un degno padre cappellano ai suoi studenti, il 15 agosto 1958, in presenza del Vescovo di Nancy: i vostri maestri non sono né il Papa né i Vescovi, ma Emmanuel Mounier e Charles Péguy. È evidente che Péguy era citato nella sua originaria e poi superata forma socialista e proletaria».

Queste tendenze progressiste sono espresse più chiaramente in una rivista cattolica, Témoignage Chrétien. L’11 marzo 1955, mons. George Suffert scriveva che nel cuore dei cattolici vi sono oggi due Chiese: una Chiesa visibile, quasi del tutto decomposta, immersa nel capitalismo, che persegue una politica europea discutibile ed è condotta da vescovi di altra epoca ed invece una Chiesa ideale, formata da alcuni cristiani aperti, che rappresentano l’avvenire del cristianesimo, perché lottano gomito a gomito con il proletariato e auspicano, nel fondo del cuore, una Chiesa visibile più santa, più libera dai compromessi e dal denaro.

Ritratto del P. Julio Meinvielle.

I sacerdoti della nuova ondata ecclesiastica non si curano, vi si dice, della talare, del rosario, di Lourdes, di Montmartre e della liturgia, si dispensano dal ministero oscuro e fecondo del catechismo, confessionale e dei sacramenti ai moribondi, ma sono solo interessati ad una certa azione politica iniziata dai preti operai. Questa azione politica è quella che ha strappato a un deputato SFIO della Creuse la seguente confessione, che esprime tutto il programma del clero progressista: «Io avevo un feudo socialista completamente tranquillo. I Padri della Souterraine (Sacerdoti della Missione di Francia) me lo hanno fatto perdere, favorendo la vittoria del comunismo in esso».

Nello stesso numero della rivista francese che stiamo esaminando, c’è una intervista con padre Boyer. Il padre Boyer è un sacerdote che prima fu prete operaio, poi si accostò al comunismo e più tardi ritornò nella Chiesa, ma non in una posizione progressista, anzi, al contrario, in una totalmente opposta. Oggi dirige Action Fatima e lotta strenuamente contro i teilhardisti. Orbene, in quest’intervista padre Boyer dice:

«I media progressisti della Chiesa danno poca importanza alla Messa individuale e quotidiana. Ritengono che sia la comunità a dover pregare e partecipare collettivamente alla Messa. Si è, inoltre, adottata la Messa detta in un quarto d’ora. Già Teilhard aveva semplificato la Messa. Diceva la Messa sopra il mondo: una Messa ben strana, senza altare, senz’ostia, senza vino, nella quale l’officiante offriva a Dio il mondo intero, tutto riunito. Certi gruppi, come quelli del Prado di Lione, sono andati più lontano: non insegnano alcunché sull’inferno, Satana e sul peccato ai giovani del Catechismo. Tutto ciò costituisce uno scisma morale, che diventerebbe senza dubbio effettivo se il Sant’Uffizio annullasse tutte queste riforme».

Si può facilmente spiegare come si diffonde questa intossicazione del progressismo. Padre Boyer avverte che, in Francia «l’intossicazione comincia nell’Istituto Cattolico di Parigi; continua poi attraverso i Gesuiti e i Seminari, ed è filtrata, dosata, somministrata attraverso il veicolo delle licenze e dei dottorati. I Seminari inviano i loro migliori allievi all’Istituto Cattolico. In seguito si dice ai neofiti: noialtri non possiamo dire quel che si dice al popolo volgare sinché non si sia entrati nei grandi segreti. Poi, un giorno, verrà un concilio e legalizzerà tutto ciò. Frattanto, l’iniziato è divenuto curato di parrocchia, Direttore di Seminario, Vescovo o che so io. In quest’opera i gesuiti formano un blocco con Teilhard. Tutto si compie, giova ripeterlo, con una assoluta discrezione che non si può descrivere in un articolo. Concedo che questi giovani credono di agire per il meglio, al pari della maggioranza dei loro professori; tuttavia la purezza delle intenzioni non giustifica l’errore».

Alcuni errori e deviazioni del progressismo cristiano

E molto difficile definire con precisione gli errori e le deviazioni in cui incorre il progressismo cristiano in quasi tutti gli aspetti della dottrina e della vita religiosa. Alcuni incorrono in determinati errori o deviazioni; altri in errori diversi da quelli. L’elencazione che qui facciamo non è completa né è fatta per tutti quelli che si dicono progressisti.

In primo luogo, si va affermando nei progressisti, soprattutto tra seminaristi e sacerdoti, un disprezzo marcatissimo per la filosofia e la teologia di San Tommaso, mentre è noto che per la Chiesa San Tommaso d’Aquino è il primo Dottore che ha effettuato una sintesi sinora insuperata degli insegnamenti cristiani e che li ha esposti in un corpo dottrinale formante una sola architettura. Di conseguenza, i chierici progressisti disprezzano la filosofia e la teologia tomista, ritenendo che essa dipenda da una scienza arcaica e superata definitivamente. E siccome questa scienza è ritenuta da essi scaduta, la metafisica e la teologia dì San Tommaso viene abbandonata.

Non è tuttavia difficile individuare altri errori dei progressisti. La metafisica e la teologia sono indipendenti dalla scienza sperimentale della quale si serviva San Tommaso, per il quale l’importante, in metafisica e teologia, è la formulazione dei primi principi della realtà e dell’essere. Censurare San Tommaso significa censurare la filosofia dell’essere e cadere di conseguenza in una errata interpretazione filosofica dell’idea, della vita, del divenire, dell’esistenza. Per questa strada è impossibile raggiungere l’essere e porre in contatto razionale l’uomo con Dio, suo Creatore. Così facendo l’uomo chiude il cammino della sua intelligenza verso Dio e si rende incapace di edificare una teologia che rispetti i fondamenti naturali e razionali, sopra i quali bisogna basare, poi, la Rivelazione e la teologia.

Così, nei progressisti dei quali stiamo ora parlando, con il pretesto di dover prendere contatto con le fonti, vi è logicamente una tendenza a rivedere anche i trattati della teologia scolastica e tomista per privilegiare in modo esclusivo la Bibbia e l’insegnamento dei Padri. Questo orientamento potrebbe anche essere buono, se fosse meno intransigente e non negasse il progresso legittimo che è stato operato con le grandi disquisizioni e i trattati dei dottori successivi. Ma il fatto è che essa mira ad una teologia puramente biblica e patristica, che per giunta ignora sistematicamente il Magistero.

Questa tendenza è tanto più pericolosa e si converte in fonte di innumerevoli errori, se teniamo presente che oggi la Bibbia è sottoposta a un bombardamento critico demolitore da parte del nuovo razionalismo. Vi sono esegeti, come per esempio il protestante Rudolf Bultmann, che sono impegnati a smitizzare, come essi dicono, il kerygma cristiano. In questo modo la parola divina della Scrittura è ridotta a ben poco, con il pretesto che tutto è mito, inclusa la Risurrezione del Signore. A questo proposito è utile sapere che oggi alcuni biblisti cattolici ridiscutono, per esempio, l’infanzia del Vangelo di San Luca e dicono che il Magnificat non è un cantico pronunciato dalla Vergine. Per questa via si apre la porta alla distruzione totale dell’Antico e del Nuovo Testamento delle Sacre Scritture.

Ridimensionata la teologia di San Tommaso, raccomandata insistentemente dal Magistero della Chiesa, si tende ad inventare nuove teologie, appoggiate su false filosofie, come per esempio lo storicismo, l’evoluzionismo e l’esistenzialismo, nonostante che Pio XII abbia condannato, nell’Humani Generis, tutte queste tendenze pericolose della “nuova teologia”. Ma, ovviamente, il progressismo non fa certo caso agli avvertimenti dei Papi.

Infatti, un’altra grave deviazione del progressismo è il ridimensionamento e la diminuzione dell’autorità del Papa e della Curia romana, stravolgendo così anche il magistero ordinario della Chiesa. A questo punto i progressisti formulano le asserzioni più pittoresche. Per essi, quando muore un Papa, perdono di valore tutte le verità da lui dettate. Questo errore è tanto più grave in quanto è risaputo che alcuni insegnamenti dei Papi, anche se non definiti in modo solenne, sono connessi alla verità della Rivelazione e dell’ordine filosofico naturale ed assumono un valore permanente. È proprio per questo che i Papi, nei loro documenti, invocano le dottrine del Magistero dei predecessori.

La campagna di disprezzo del Magistero della Chiesa è contemporaneamente accompagnata da un’altra contro le persone dei venerandi pontefici, come per esempio Pio XII. Non si perdona a questo Papa la promulgazione, nel 1950, dell’Humani Generis contro le deviazioni della “nuova teologia”; né tampoco gli si perdona di avere condannato il movimento dei preti operai, di aver posto fine agli eccessi di alcuni teologi o di aver canonizzato papa Pio X.

Alcuni progressisti, soprattutto in Francia, presentano un’immagine della Chiesa come se il suo centro, che è Roma, avesse per funzione di frenare, mentre la periferia sarebbe dinamica e spinta dallo Spirito. La mano romana che frena, si dice, è retrograda e sterilizzante, mentre il motore della periferia dà prova di intelligenza e di audacia apostolica.

I progressisti, spinti da un falso ecumenismo, osano addirittura sminuire i privilegi della Vergine e si oppongono, ad esempio, che le siano pubblicamente riconosciuti o che lei sia chiamata mediatrice di tutte le Grazie.

Rinnovando, poi, gli errori del pelagianismo, stanno giungendo addirittura a negare o oscurare la nozione di peccato e di inferno. Basandosi su tesi di psicoanalisi e della psicologia profonda, arrivano a negare la malizia e la responsabilità del peccato, soprattutto dei peccati sessuali.

Per quanto attiene alla vita spirituale, nei progressisti si assiste all’impegno di sopprimere lo sforzo degli atti e delle pratiche individuali a beneficio di una pietà esclusivamente comunitaria. Essi sogliono incorrere soprattutto nell’errore di un liturgismo comunitario esagerato.

Bisognerebbe, infine, segnalare anche gli errori e le deviazioni di un personalismo pericoloso che tende a formulare la tesi della libertà religiosa come quella di un diritto alla professione pubblica di qualunque errore e che elabora tutta una morale individualista o della situazione.

L’errore fondamentale del progressismo

Tuttavia, nessuno degli errori elencati è quello più caratteristico del progressismo moderno.

L’errore fondamentale del progressismo consiste nel negare la necessità di un ordine sociale cristiano o quello che il Magistero pontificio chiama, dai giorni di Leone XIII sino al pontefice regnante, la civiltà cristiana o città cattolica.

Infatti, i progressisti negano che vi sia stata o, altri, che vi possa essere, una civiltà cristiana, un ordine sociale pubblico cristiano.

A Parigi si è arrivati ad affermare – in trasmissioni radiofoniche – che tale concetto non esiste nel Magistero della Chiesa, quando è noto che vi sono almeno 50 documenti che fanno esplicito riferimento alla civiltà cristiana. Ciononostante, i progressisti definiscono “nazional-cattolicesimo” l’intento di dare vita ad una civiltà cattolica.

Respingendo la civiltà cristiana, essi respingono i diritti della Regalità di Cristo sull’ordine temporale e la vita pubblica, vale a dire sulla famiglia, i gruppi sociali, i sindacati, le industrie, le nazioni e il mondo internazionale.

È dalla Regalità di Cristo che deriva il diritto di tendere ad uniformare per quanto possibile l’ordine temporale e la legislazione all’insegnamento cristiano. Il progressismo respinge l’ordine sociale pubblico cristiano e lo taccia di cattolicesimo costantiniano, gregoriano, sociologico, allo scopo di presentarlo in una veste odiosa.

Non mancano nemmeno sacerdoti, come il Liégé, i quali affermano che lavorare per l’ordine sociale cristiano, per la civilizzazione cristiana, è fare opera massimamente negativa e nefasta quanto il comunismo. Al contrario, è il respingere la necessità di operare per l’edificazione di un ordine sociale cristiano, per la civilizzazione cristiana, che è fare opera massimamente negativa e nefasta quanto il comunismo.

Respingendo la necessità di lavorare all’edificazione di un ordine sociale cristiano, i progressisti sono costretti ad accettare la civiltà laicista, liberale, socialista o comunista, della modernità. Qui è radicato il vero errore e la deviazione del progressismo cristiano, che consiste nel cercare l’alleanza della Chiesa con il mondo moderno.

Nel parlare di mondo moderno, non intendiamo riferirci al tempo, ma alludere alla natura della società moderna e soprattutto allo spirito di questa società.

La società moderna, che comincia con il Rinascimento e continua con il naturalismo, il liberalismo, il socialismo ed il comunismo, è una società che tende a rifiutare Dio e a fare dell’uomo un dio, che con il suo sforzo creatore può ottenere il suo destino e la sua felicità.

Per un tale uomo, l’umanesimo (che comincia nel Rinascimento) si completa con il comunismo, vale a dire con la fase in cui l’uomo si trasforma in creatore esclusivo del suo stesso destino: non solo non ha bisogno di Dio – anzi, Dio lo disturba e lo molesta –, ma addirittura il credere in Dio è anti umano perché non lo induce a fondare solo su se stesso lo sforzo della sua opera creatrice. Per lui, come per Marx, la religione è una alienazione che sminuisce l’uomo.

Questa pericolosa alleanza della Chiesa con il mondo moderno, promossa dal cristianesimo progressista, induce a definire scienze supreme la psicologia e la sociologia; la psicologia, perché analizza e guida i condizionamenti interni dell’uomo; la sociologia, perché guida e conduce i condizionamenti esterni. L’uomo, così allontanato dall’ordine sociale cristiano, lavora nell’ordine laicista della psicologia, sotto l’influenza di Freud e nella sociologia, sotto l’influenza di Marx.

Il cristianesimo progressista, soprattutto oggi, tende ad unire comunismo e cristianesimo e perciò esso incorre in gravi errori e deviazioni. In primo luogo, nel considerare comunismo e marxismo come fossero un vero “umanesimo”, con valori positivi che debbono essere salvaguardati. È chiaro che per sostenere un’affermazione tanto peregrina, bisogna disarticolare il marxismo e il comunismo e con ciò negare il suo carattere unitario, che si manifesta soprattutto nella dialettica.

Il marxismo è un materialismo dialettico, che fa dell’uomo un puro lavoratore, inteso come operatore del cambiamento, il cui valore va misurato in base alla sua efficacia nel far progredire la dialettica nella storia, nell’operare per il cambiamento fine a se stesso.

L’uomo marxista è un essere degradato, al quale è stata sottratta la sua dignità divina, la sua dignità umana e finanche la sua dignità animale, per trasformarlo in un semplice ingranaggio della dialettica e della storia. È assurdo definire umano quello che rappresenta la degradazione dell’uomo.

Il cristianesimo progressista è impegnato anche a giustificare il comunismo nel suo rifiuto fondamentale del capitalismo. Di fronte alla dialettica capitalismo-comunismo, borghese-proletario e al rifiuto del capitalismo, considerato come il principale nemico, il cristiano progressista si vede obbligato ad accettare il comunismo. Ma questa dialettica è falsa, propria di una società che pone al primo posto i valori economici, mentre prima di questi vi sono i valori politici, culturali e religiosi.

Un teologo è arrivato a sostenere che è possibile «sostituire le strutture economiche fondate sul profitto come motore dell’attività economica». Ma sopprimere il profitto significa eliminare il capitale privato ed edificare il collettivismo.

Inoltre, il cristiano progressista si fa un’idea errata del “senso della storia”, come se questo imponesse di incamminarsi inesorabilmente verso il comunismo, con il quale si dovrebbe perciò essere già scesi a patti.

Tuttavia, benché il comunismo – come domani l’Anticristo – si sia imposto nella storia, non è detto che perciò debba essere accettato. Al contrario, bisogna combatterlo perché trionfi solo il Regno del Signore.

Come agirono perversamente i cattolici “alla Lamennais”, che nel secolo scorso abbracciarono il liberalismo, oggi i cattolici progressisti mescolano cattolicesimo con comunismo.

Al di sotto di questo errore progressista – che pretende di unire cristianesimo e comunismo – esiste un altro errore più diffuso, che consiste nell’alleare il mondo moderno – inteso nel significato già illustrato di laicista e ateo – con la Chiesa. Si tratta di una tesi così condannata dalla proposizione 80 del Sillabo: «Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e transigere con il progresso, il liberalismo e la civilizzazione moderna».

Se la civiltà moderna comporta l’autonomia assoluta dell’uomo di fronte a Dio, è certo chiaro che la Chiesa non può riconciliarsi con essa. Non si creda che questa dottrina appartenga ad un passato che ha perduto ogni valore. Al contrario, è un insegnamento costante da Pio IX a Giovanni XXIII. In effetti, quest’ultimo Papa, in un documento importante come la Mater et Magistra, arriva ad affermare che la «Chiesa si trova oggi innanzi a questo pesante compito: rendere la civiltà moderna conforme a un ordine veramente umano e ai principi del Vangelo». Il che significa che nell’opinione di Giovanni XXIII, la civiltà moderna non è conforme ad un ordine umano né ai principi del Vangelo. Questo stesso concetto aveva adombrato Pio XII, quando segnalava che «è tutto un mondo da rifare dalle sue fondamenta: da selvaggio, farlo umano; da umano, farlo divino, secondo il cuore di Dio». Già lo stesso Pio XII, parlando agli assistenti della Gioventù Cattolica, l’8 settembre 1953, li esortava a sentirsi «mobilitati per la lotta contro un mondo tanto inumano perché anticristiano».

Queste prese di posizione di fronte alla civiltà moderna, esigono da noi una formulazione dei principi basilari di una teologia della storia, per giudicare la stessa civiltà.

La civiltà moderna, che si sviluppa dal Rinascimento ad oggi, in un processo continuo di sempre maggiore materialismo – dal naturalismo al comunismo – comporta un progresso dell’uomo in quanto uomo o piuttosto un regresso ed una degradazione? È questo che è da stabilire.

[…]

Perché la tentazione filo-comunista del progressismo cristiano?

Il progressismo cristiano, per sfuggire il capitalismo e il liberalismo e accettare il carattere progressista della civiltà moderna – che si svolge dal liberalismo fino al comunismo – abbraccia forme socialiste di civiltà. In questo c’è un errore gravissimo. Queste forme non sono un progresso rispetto al capitalismo e al liberalismo, perché, se questi sono negativi, molto peggiori sono i suoi derivati, cioè le forme comuniste e socialiste di civiltà.

E per questa ragione che oggi è necessario rimontare la corrente capitalista e liberale e risalire il declino socialista e comunista, nel quale sfocia il liberalismo.

P. Meinvielle nel suo studio.

Allora, dirà qualcuno, non resta che tornare all’Ancien règime o alla città medievale? Certamente no. Ciò non è né desiderabile né possibile. Quello che bisogna fare è teoricamente molto facile.

Riconoscendo che invece di avere un progresso umano e morale, l’uomo della civiltà che si sviluppa dal Rinascimento ad oggi non ha prodotto altro che degrado e decadenza – perché sono stati abbandonati i principi dell’ordine umano naturale e dell’ordine soprannaturale –, non c’è che da rivolgersi a quei principi. E quei principi si concretizzano precisamente nell’ordine sociale pubblico cristiano – la civiltà cristiana, la città cattolica – che da quasi un secolo la Cattedra Romana propone all’uomo contemporaneo, nel suo magistero ordinario.

Questo insegnamento del Magistero dei Pontefici si può riassumere dicendo che l’uomo, senza abbandonare i progressi legittimi che ha realizzato negli ultimi quattro secoli, deve rivolgersi ai principi della sana filosofia e teologia – ordine naturale e rivelato – il cui espositore insuperato è San Tommaso d’Aquino, che Paolo VI, il 12 maggio 1964, nella sua visita alla Pontificia Università Gregoriana, chiamò il Primo fra i Dottori della Chiesa.

Perciò, l’unico rimedio alla degradazione dell’uomo di oggi, che dal capitalismo liberale marcia verso il comunismo, sta nella considerazione che mantenendo il progresso tecnologico moderno – e preservando il progresso del legittimo sviluppo dei gruppi sociali di livello inferiore ad altri, superiori per cultura e benessere, svoltosi in questi ultimi secoli – si accetti, soprattutto nella sociologia, nell’economia, nella politica e nella vita pubblica, il Magistero della Chiesa.

Questo Magistero comprende non soltanto l’ordinamento sociale ed economico, dalla Rerum Novarum alla Mater et Magistra, ma anche l’ordinamento politico enunciato nella Libertas e nella Diutumum illud di Leone XIII, fino alla Pacem in terris di Giovanni XXIII. Esso comprende soprattutto il riconoscimento leale e pubblico della presenza della Chiesa nel mondo, come lo prescrivono l’Immortale Dei e la Tametsi futura di Leone XIII e la Quas Primas, sulla Regalità di Cristo di Pio XI. Insomma, il Magistero integrale della Chiesa, luminosamente esposto in innumerevoli encicliche.

E precisamente questo Magistero ordinario di natura sociale della Cattedra Romana, che il progressismo cristiano non accetta, almeno nella sua integrità. Accettare il complesso degli insegnamenti sopra l’ordine pubblico sociale cristiano del Magistero Pontificio, equivale ad essere maliziosamente qualificato “integralista” e “reazionario”, dal progressismo cristiano.

I popoli vivono miseramente perché non hanno tetto e pane. Però, questo disastro è dovuto soprattutto al fatto che essi non hanno pane spirituale. Dopo che il laicismo lo ha privato di questo pane spirituale, l’uomo è cresciuto egoista e si nutre di odio. Così, non cerca che di accumulare ricchezze, con un disprezzo totale per la miseria di suo fratello. Poco conta che oggi l’uomo disponga di una scienza e di una tecnica ammirevoli, capace di dare benessere a tutta la popolazione del globo. Non curando la vita morale – assicurata solo da quella religiosa – egli agirà male e solo per se stesso, disprezzando i bisogni di suo fratello.

Perciò la Mater et Magistra di Giovanni XXIII, che si occupa del benessere economico dei popoli, nelle sue parole finali avverte che senza Dio non vi è ordine morale e senza ordine morale non vi può essere nei popoli un regime economico di giusta distribuzione della ricchezza.

«Si è sostenuto – dice Giovanni XXIII – che nell’epoca dei trionfi della scienza e della tecnica, gli uomini potrebbero edificare la loro civiltà senza bisogno di Dio. La verità è, al contrario, che i progressi stessi della scienza e della tecnica pongono problemi umani di dimensioni mondiali, che non possono trovare soluzione se non alla luce di una fede in Dio viva e sincera, principio e fine dell’uomo e del mondo».

Perciò, è indispensabile lavorare per l’elevazione ed il benessere materiale degli operai e degli umili; tuttavia – per ciò stesso – poiché è necessario operare per questo benessere che giustamente si deve agli umili, bisogna infondere lo spirito del Vangelo in tutti i gruppi sociali, anche nei più elevati, nella società e nel potere pubblico, perché così regni in modo effettivo ed a favore dei più abbandonati, l’autentica fraternità cristiana.

P. JULIO MEINVIELLE

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