Il vescovo Cupich promuove la politica omoeretica

Lo tsunami omoeretico soffia anche negli Stati Uniti. Il cardinale Cupich, una delle nomine della filiera McCarrick, ha detto che non fa parte della politica della sua diocesi negare la comunione o il funerale cattolico a persone che si trovano in un’unione omosessuale. E negli Usa preti dichiaratamente LGBT continuano a tenere conferenze.

di Marco Tosatti (12-10-2018)

Lo tsunami catto-gay soffia anche negli Stati Uniti, e a livello molto alto, a dispetto dello scandalo McCarrick, e delle polemiche sull’omosessualità pervasiva nel clero, come l’hanno definita alcuni vescovi. Il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago (una delle nomine della filiera McCarrick, nominato nel 2014) ha detto che non fa parte della politica della sua diocesi negare la comunione o il funerale cattolico a persone che si trovano in un’unione omosessuale. La dichiarazione è stata fatta durante un’intervista al programma Chicago Tonight della rete WTTW. In particolare, l’anfitrione, il giornalista Phil Ponce ha sollevato il problema riferendosi a un’altra diocesi, quella di Springfield, il cui vescovo, Thomas Paprocki, nel giugno del 2017 ha emanato una nota su Matrimonio omosessuale e temi pastorali collegati.

Mons. Thomas Paprocki, vescovo cattolico.

Ponce ha chiesto a Cupich: “Come le probabilmente saprà, il vescovo di Springfield, Illinois, Thomas Parprocki, ha decretato che le persone che sono parte di un’unione omosessuale non dovrebbero ricevere la comunione o riti funebri religiosi. Quale è la sua reazione a questo?”. Al che il cardinale Cupich ha risposto: “Bene, ci hanno già chiesto qualcosa su questo punto e abbiamo risposto che quella non è la nostra politica e noi, come abitudine, non commentiamo la politica delle altre diocesi”.

Nella sua nota, citando la Scrittura e la Legge canonica che governa la Chiesa, il vescovo Paprocki ha detto che il “matrimonio” omosessuale segnava “il rovesciamento di millenni di riconoscimento legale e giuridico dell’unione coniugale come possibile solo fra un uomo e una donna”. Ha detto anche che aveva “una responsabilità, come vescovo diocesano, di guidare il popolo di Dio affidato alla sua cura con carità, ma senza giungere a compromessi con la verità”. E per quanto riguardava la ricezione dell’Eucarestia, “data la natura oggettivamente immorale della relazione creata dai matrimoni omossessuali le persone in tali unioni non dovrebbero presentarsi per la Santa Comunione, né dovrebbero essere ammesse alla santa Comunione”. Inoltre scriveva che “i Pastori consapevoli di tali situazioni dovrebbero affrontare questi temi privatamente con le persone in tali situazioni, chiamandole alla conversione e consigliandole di non presentarsi per la Santa Comunione finché non siano state riportate alla comunione con la Chiesa grazie al sacramento della Riconciliazione”. Infine, quando si trova “in pericolo di morte, una persona che vive pubblicamente in un matrimonio omosessuale può ricevere la Santa Comunione sotto la forma del Viatico se esprime pentimento per i suoi peccati”. Per quel che riguarda i riti funebri, “a meno che non abbiano dato qualche segno di pentimento prima della morte, le persone decedute che abbiano vissuto apertamente in matrimonio omosessuale dando pubblico scandalo ai fedeli devono essere privati dei riti funebri religiosi. In caso di dubbio, il Pastore o l’amministratore parrocchiale deve consultare l’ordinario locale e seguire il suo giudizio”.

Tutto questo evidentemente non viene seguito e condiviso dal card. Cupich, anche se si tratta di norme chiaramente emananti dalla Dottrina della Chiesa. E d’altronde il porporato, trattando del matrimonio omosessuale, in un’intervista al Chicago Tribune del 2016, aveva detto che “è un sacco più semplice dire alla gente quello che stanno facendo in bianco e nero. La cosa importante è che tutti noi ci muoviamo avanti nel riconoscere che le vite della gente sono molto complicate. Ci sono circostanze attenuanti, psicologiche, la loro storia personale, forse persino biologiche. Non è un problema di sminuire quello che è l’ideale”. Catholic News Report, un sito di notizie statunitense, ha chiesto ripetutamente all’arcidiocesi di Chicago se il card. Cupich appoggia l’insegnamento della Chiesa cattolica secondo cui gli atti omosessuali sono “intrinsecamente disordinati” e non possono essere approvati in nessuna circostanza. L’ufficio del cardinale non ha voluto mai rispondere alla domanda. Da ricordare che Cupich, non votato dai vescovi americani, è stato invitato dal Pontefice regnante a prendere parte al Sinodo dei Giovani, in cui, come sappiamo il tema (e l’acronimo) LGBT sono stati inseriti surrettiziamente, senza che nessun gruppo di giovani l’avesse chiesto, nell’Instrumentum Laboris.

Il card. Blase Cupich, vescovo non cattolico.

D’altronde Cupich è oggetto di una petizione su Change.org, già firmata da quasi 25mila persone che ne chiede le dimissioni, dopo le dichiarazioni seguite allo scandalo McCarrick, perché, dicono i promotori, “nell’estate della vergogna che ha riguardato lo scandalo della predazione clericale omosessuale e la promozione della sodomia a ogni livello nella Chiesa, Sua Eminenza ha mostrato una penosa carenza di preoccupazione pastorale sia verso i laici che verso il suo clero”. In un’intervista Cupich, riferendosi al Pontefice aveva detto che aveva un’agenda più ampia che occuparsi degli abusi, poi di commenti che hanno scandalizzato i seminaristi, e infine la gestione del caso di padre Kalchik. “tutto ciò dimostra un modello di estrema negligenza nell’adempiere i suoi doveri come Pastore”.

Ma l’epidemia catto-gay si sparge anche negli Stati Uniti. In particolare nella diocesi di Lexington, il cui vescovo, John Stowe, OFM, ha parlato l’anno scorso alla Convention di New Ways Ministry, un’associazione dichiarata non cattolica dai vescovi USA, di cui è una leader la discussa religiosa Jeannine Gramick, insieme a padre Robert Nugent, colpiti nel 1999 da sanzioni vaticane. Nugent è scomparso nel 2014, ma Jeannine Gramik continua a tenere conferenze sull’omosessualità, a dispetto del richiamo vaticano al silenzio. E a Lexington l’associazione Fortunate Families, che promuove il “matrimonio omosessuale”, ha pubblicato foto e video registrati nella chiesa cattolica di Saint Paul di un’omelia tenuta dal diacono Steve Hester, in cui diceva, facendo riferimento alla comunità LGBT: “La bandiera dell’orgoglio che sventola su tutto il mondo rappresenta una comunità che dà valore a molte delle stesse cose a cui diamo valore noi. La loro bandiera rappresenta molte delle cose per cui noi ci battiamo e io per primo sono felice che qualcuno abbia avuto l’ispirazione di usare il simbolo del patto di Dio in un modo così insigne. Per coprire il mondo di arcobaleni”. Il vescovo Stowe d’altronde è considerato “consigliere ecclesiale” di Fortunate Families, e ha celebrato messa per il loro gruppo. Che, peraltro, ha ricevuto la “benedizione” del padre James Martin SJ, il grande propagandista LGBT nella Chiesa.

(fonte: lanuovabq.it)

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