Martin Lutero, il “padre” di tutte le rivoluzioni

Lutero sta all’origine delle rivoluzioni moderne. Sul piano politico ha posto le premesse dell’assolutismo della sovranità. Inoltre, ha generato i nazionalismi moderni; ha confuso politica e potere; ha identificato autorità e sovranità. Sul piano civile è stato definitivamente sconfitto dagli avvenimenti storici. Solo chi ignori le premesse teoriche della “Riforma” o da essa “dipenda” può pensare, perciò, di “riabilitarlo” sul piano religioso.

di don Samuele Cecotti (10/2016)

Nel 2017 ricorreranno i 500 anni della cosiddetta “Riforma”, che segnò la rottura della Cristianità occidentale e l’irrompere nel pensiero europeo delle tesi rivoluzionarie di Lutero. Tesi, ora largamente egemoni, portate nel mondo dai mille rivoli del protestantesimo, affermatesi in versione secolarizzata nella cultura occidentale moderno-contemporanea, penetrate potentemente sin dentro la Chiesa Cattolica.

Martin Lutero

Oggi che, anche in casa cattolica, pare ci si appresti ad offrire una lettura celebrativa della “Riforma” e di Lutero, non è inutile conoscere meglio il pensiero dell’eresiarca, per comprenderne la natura radicalmente eversiva dell’ordine naturale e sovrannaturale. In tutto ciò la dimensione politico-giuridica e morale non è secondaria. Anzi. E, tuttavia, lo studio di tali aspetti viene spesso trascurato.

Dell’aspetto rivoluzionario dell’eresia di Lutero abbiamo parlato col professor Danilo Castellano, intellettuale cattolico di fama mondiale, ordinario di Filosofia del Diritto e della Politica e già Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine, membro delle prestigiose Reali Accademie di Spagna, quella per le Scienze Morali e Politiche e quella di Giurisprudenza e Legislazione.

Professore, sembra che per la figura e per il pensiero di Lutero, a 500 anni dalla “Riforma”, sia stato avviato un processo di “rivalutazione” anche da parte cattolica. Che ne pensa?

Non c’è dubbio che è in atto da parte cattolica un processo di “recupero” del padre della Riforma. Il card. Marx di Monaco di Baviera e Frisinga, attualmente Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, per esempio, nel 2015 propose la totale “riabilitazione” di Lutero. Il card. Kasper, da parte sua, ritiene che Lutero vada “letto” in modo opposto rispetto alla cosiddetta “interpretazione prussiana”. Lo stesso papa Bergoglio sembra convinto che la Riforma sia una risposta all’esigenza di rinnovamento spirituale. Questo processo è in atto da tempo. Non va dimenticato che Giovanni Paolo II nel 1980 andò “pellegrino”, come lui disse, all’incontro con i rappresentanti del protestantesimo durante un suo viaggio in Germania. Purtroppo della “Riforma” si parla spesso senza conoscerla. La si “battezza” solo per esigenze “clericali”.

Che cosa intende dire?

Intendo dire che la cultura cattolica dell’Occidente contemporaneo è caratterizzata dalla dottrina gnostica luterana. Sia quella europea sia quella americana. La cultura cattolica non ama l’impegno e le sfide. Preferisce “adeguarsi”. Per questo “battezza” (necessariamente in ritardo) ciò che dovrebbe confutare con argomenti, non con insulti (come in passato è in parte avvenuto) o con contrapposizioni “frontali” prive di motivazioni razionali. Il “clericalismo” altro non è – lo insegnò magistralmente Augusto Del Noce – che il tentativo di prendere il cosiddetto treno della Storia per non rimanere esclusi.

A suo avviso ciò vale per tutta la cultura cattolica?

Sarebbe errato ed ingeneroso dire che tutta la cultura cattolica è “clericale”. A proposito di Lutero non solo in passato, ma anche attualmente ci sono state e ci sono prese di posizione interessanti. Per esempio, lo scorso aprile si è tenuto in Messico un convegno internazionale sulle conseguenze etiche, politiche e giuridiche del protestantesimo, le cui conclusioni vanno in senso opposto rispetto alla “riabilitazione” proposta dal card. Marx e programmata da papa Bergoglio.

Ci può dire qualcosa di più?

Il convegno di Città del Messico (organizzato dal Consejo de Estudios Hispánicos Felipe II di Madrid, dall’Associazione Messicana dei Giuristi Cattolici, dall’Unione Internazionale Giuristi Cattolici e dalla facoltà di Diritto dell’Università Anáhuac Norte di Città del Messico) ha evidenziato alcune “cose” degne della massima attenzione, perché investono questioni delicate del tempo presente (sia per la Chiesa sia per la società civile). Studiosi seri ed autorevoli, provenienti da diversi Paesi (Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Francia, Italia, Messico, Spagna, Stati Uniti d’America), hanno affrontato con metodo rigoroso la “lettura” di Lutero per quanto attiene agli aspetti etici, politici e giuridici della Riforma.

Lei a Città del Messico ha svolto una relazione sulla genesi protestante del popolo moderno e sulle conseguenze ecclesiologiche. È un tema di grande attualità sia nel campo politico sia nella Chiesa cattolica.

Non c’è dubbio che la storia politica moderna è caratterizzata dalla categoria del “popolo”, che trova la sua genesi in Lutero. La stessa Chiesa cattolica (pur non accogliendo la concezione luterana) ne ha subìto un “condizionamento”, particolarmente evidente nel Concilio Vaticano II. È una questione di cui è bene avere consapevolezza al fine di non aumentare la confusione. Ne parlo ampiamente anche nel mio libro su Lutero di prossima pubblicazione presso le Edizioni Scientifiche Italiane di Napoli.

Il libro del prof. Danilo Castellano in cui viene dimostrato quanto male Lutero ha fatto all’umanità.

Torniamo a Lutero. Perché, a suo avviso, si può dire che il padre della Riforma sta all’origine delle rivoluzioni moderne?

Lutero non è un pensatore, tanto meno un pensatore coerente. Lo sottolineò, per esempio, il luterano Kierkegaard. Non è nemmeno un esegeta. Lutero è piuttosto un ermeneuta. Uno che “legge” la Scrittura secondo i suoi obiettivi operativi, “correggendo” ciò che è di ostacolo alle sue tesi. Lutero, tuttavia, sta all’origine delle rivoluzioni moderne per il nichilismo (ereditato dal nominalismo), per il soggettivismo virtualmente radicale che pone le premesse per la “libertà negativa” (sviluppata coerentemente dalla “filosofia moderna”) e per la concezione della coscienza come “facoltà naturalistica”, che è la negazione della coscienza morale. Sul piano politico il padre della “Riforma” pone le premesse dell’assolutismo della sovranità (sia essa dello Stato o del popolo). Francisco Elias de Tejada, per esempio, ha osservato – fondatamente – che la “Riforma” rappresenta ed impone cinque «rotture»: quella religiosa (ovvia), quella etica (Lutero rende “attuale” Machiavelli), quella politica (resa sistematica da Bodin), quella giuridica (teorizzata da Hobbes) e quella sociologica (che infrange la Cristianità con le teorie adottate soprattutto dal Trattato di Westfalia e imposte da quella pace). Lutero, inoltre, ha generato i nazionalismi moderni; ha confuso politica e potere; ha identificato autorità e sovranità.

Dunque, a suo avviso, Lutero sta all’origine delle tragedie della storia moderna e contemporanea…

Le questioni non vanno semplificate. Quello che si può affermare – per la dimostrazione e l’argomentazione sarebbero necessarie centinaia di pagine – è che Lutero sta all’origine di molti mali del tempo presente. Solo chi ignora le premesse teoriche della “Riforma” o da essa “dipende” può pensare, perciò, di “riabilitarlo” sul piano religioso. Su quello civile e politico egli – contrariamente a quanto comunemente si pensa considerando l’attuale egemonia delle sue teorie – è stato definitivamente sconfitto dagli avvenimenti storici, dalle legislazioni ispirate alle sue opzioni, dalla confusione e dal disorientamento dell’Occidente che, errando, cerca la soluzione dei suoi gravi problemi nella radicalizzazione della “Riforma”.

(fonte: radicicristiane.it)

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