Inter-comunione? Il no non definitivo di papa Francesco

Papa Francesco blocca il documento dei vescovi tedeschi a favore dell’inter-comunione. Il testo integrale della lettera scritta dal prefetto della CDF. Purtroppo questo giusto NO è dettato da motivi sbagliati.

di Sandro Magister (04-06-2018)

Nel ricevere questa mattina, lunedì 4 giugno, una delegazione della Chiesa evangelica luterana tedesca, papa Francesco ha messo in guardia dalla “foga di correre in avanti” e ha tenuto a dire che “alcuni temi, penso alla Chiesa, all’eucaristia e al ministero ecclesiale, meritano riflessioni puntuali e ben condivise”.

In queste parole si può scorgere una velata allusione alla controversia, esplosa tra i vescovi cattolici della Germania, se ammettere o no alla comunione eucaristica anche i coniugi protestanti.

Ma non solo. Proprio questa stessa mattina è pervenuta ai vescovi tedeschi una lettera del neocardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer (nella foto a lato), prefetto della congregazione per la dottrina della fede, che fissa dei punti fermi proprio su tale questione.

La lettera è riprodotta integralmente più sotto, tradotta dall’originale tedesco. Porta la data del 25 maggio. E il giorno prima, 24 maggio, Francesco aveva ricevuto Ladaria, per concordarne la stesura definitiva.

L’antefatto di questa lettera è il documento votato a maggioranza lo scorso febbraio dalla conferenza episcopale tedesca, presieduta dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, che dice come e quando consentire la comunione ai coniugi protestanti.

Contro tale documento avevano fatto appello a Roma, alla congregazione per la dottrina della fede, sette vescovi tra i quali il cardinale di Colonia, Rainer Maria Woelki: > Un cardinale, sette vescovi e quattro nuovi “dubia”. Questa volta sull’intercomunione.

Ne era seguito a Roma il 3 maggio, convocato dal papa, un summit tra le autorità vaticane competenti in dottrina ed ecumenismo e i rappresentanti tedeschi delle due parti in disaccordo.

Il summit si era concluso con un comunicato nel quale si informava che Ladaria aveva trasmesso ai vescovi tedeschi la richiesta di papa Francesco di “trovare, in spirito di comunione ecclesiale, un risultato possibilmente unanime”.

Papa Francesco e il card. R. Marx nel 2015.

E ciò fece sì che la disputa proseguisse in modo anche più acceso, non solo in Germania ma in tutto il mondo: > Comunione ai protestanti. La bomba è scoppiata in Germania, ma sconvolge tutta la Chiesa.

Ora però questa lettera del prefetto della congregazione per la dottrina della fede, scritta e inviata “con l’esplicito consenso del papa”, blocca la pubblicazione del documento dei vescovi tedeschi che ha acceso la controversia, e rinvia la questione a una riflessione più matura a livello di Chiesa “universale” e di rapporti ecumenici con altre Chiese anche diverse dalle protestanti.

Ecco dunque la lettera. Sul primo dei suoi due fogli papa Francesco ha apposto la sua sigla autografa: “F. 25.5.18”.

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Congregazione per la Dottrina della Fede
Prot. N. 212/2018 – 64727

Città del Vaticano
Palazzo del S. Uffizio

25 maggio 2018

A Sua Eminenza Reverendissima
Signor Cardinale Reinhard Marx
Arcivescovo di Monaco e Frisinga
Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca
Kardinal-Faulhaber Str. 7
D-80333 München
Bundesrepublik Deutschland

Eminenza, Illustrissimo signor presidente!

Al termine del nostro colloquio fraterno del 3 maggio 2018 sul documento “Mit Christus gehen…” [“Camminare con Cristo. Sulla pista dell’unità. Matrimoni interconfessionali e partecipazione comune all’eucaristia. Un sussidio pastorale della conferenza episcopale tedesca”] abbiamo stabilito insieme che io avrei informato Il Santo Padre dell’incontro.

Già nell’udienza del 11 maggio 2018 ho parlato con papa Francesco del nostro incontro e gli ho consegnato una sintesi del colloquio. Il 24 maggio 2018 ho nuovamente discusso della questione con il Santo Padre. A seguito di questi incontri vorrei portare a Sua conoscenza i seguenti punti, con l’esplicito consenso del papa.

1. I molteplici sforzi ecumenici della conferenza episcopale tedesca, in particolar modo l’intensa collaborazione con il consiglio della Chiesa evangelica di Germania, meritano riconoscimento e apprezzamento. La comune memoria della Riforma nel 2017 ha mostrato che negli anni e decenni passati è stata trovata una base che permette di dare insieme testimonianza di Gesù Cristo, il salvatore di tutti gli uomini, e di lavorare insieme in maniera fattiva e decisa in molti ambiti della vita pubblica. Questo ci incoraggia ad andare avanti con fiducia sulla via di una sempre più profonda unità.

2. Il nostro colloquio del 3 maggio 2018 ha mostrato che il testo del sussidio solleva una serie di problemi di notevole rilevanza. Il Santo Padre è perciò giunto alla conclusione che il documento non è maturo per essere pubblicato. I motivi essenziali di questa decisione possono essere riassunti come segue:

a. La questione dell’ammissione alla comunione di cristiani evangelici in matrimoni interconfessionali è un tema che tocca la fede della Chiesa e ha una rilevanza per la Chiesa universale.

b. Tale questione ha degli effetti sui rapporti ecumenici con altre Chiese e altre comunità ecclesiali, che non sono da sottovalutare.

c. Il tema riguarda il diritto della Chiesa, soprattutto l’interpretazione del canone 844 CIC. Poiché in alcuni settori della Chiesa ci sono a questo riguardo delle questioni aperte, i competenti dicasteri della Santa Sede sono già stati incaricati di produrre una tempestiva chiarificazione di tali questioni a livello di Chiesa universale. In particolare appare opportuno lasciare al vescovo diocesano il giudizio sull’esistenza di una “grave necessità incombente”.

3. Per il Santo Padre è una grande preoccupazione che nella conferenza episcopale tedesca resti vivo lo spirito della collegialità episcopale. Come il Concilio Vaticano II ha sottolineato, “le conferenze episcopali possono oggi portare un molteplice e fecondo contributo acciocché il senso di collegialità si realizzi concretamente” (Costituzione dogmatica “Lumen gentium” n. 23).

Portando questo a Sua conoscenza Le porgo fraterni saluti e auguri di benedizione.

Suo nel Signore

Luis F. Ladaria, S.I.
Vescovo titolare di Thibica
Prefetto

In copia a:

Sua Eminenza Reverendissima
Signor Cardinale Rainer Maria Woelki
Arcivescovo di Colonia

Sua Eccellenza Reverendissima
Felix Genn
Vescovo di Münster

Sua Eccellenza Reverendissima
Karl-Heinz Wieseman
Vescovo di Spira

Sua Eccellenza Reverendissima
Rudolf Voderholzer
Vescovo di Ratisbona

Sua Eccellenza Reverendissima
Gerhard Feige
Vescovo di Magdeburgo

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POST SCRIPTUM – In serata il cardinale Marx ha diramato la seguente dichiarazione:

“La lettera del prefetto della congregazione per la dottrina della fede del 25 maggio 2018 è pervenuta stasera, 4 giugno 2018, al presidente della conferenza episcopale tedesca, il cardinale Reinhard Marx. Nel colloquio del 3 maggio 2018 a Roma fu detto ai vescovi partecipanti che essi dovevano trovare «un risultato possibilmente unanime, in spirito di comunione ecclesiale». Il presidente è perciò sorpreso che sia arrivata da Roma questa lettera ancor prima di aver trovato tale concorde soluzione. Il presidente vede espressa nella lettera la necessità di ulteriori colloqui all’interno della conferenza episcopale tedesca, prima di tutto nel consiglio permanente e nell’assemblea plenaria d’autunno, ma anche con i rispettivi dicasteri romani e con lo stesso Santo Padre”.

(fonte: settimocielo.it)


Inter-comunione: Woelki non ci sta. E non è il solo

Rainer Maria Woelki, cardinale di Colonia, torna a parlare di inter-comunione, dopo la risposta poco chiara di Roma alle richieste di chiarimenti di sette vescovi tedeschi sulla possibilità di dare la comunione anche ai protestanti. “Questo riguarda la Sua Chiesa e di conseguenza riguarda la sua essenza”. E non solo in Germania.

di Marco Tosatti (04-06-2018)

La battaglia dell’intercomunione in Germania continua; ma è ovviamente un tema che riguarda tutti i cattolici, e in particolare quelli dei Paesi dove confessioni cristiane diverse vivono fianco a fianco. Dopo l’ambigua risposta di Roma alle richieste di sette cardinali e vescovi tedeschi, è tornato a parlare del problema in maniera molto netta il cardinale di Colonia, Rainer Maria Woelki. Alla fine della messa celebrata sul sagrato della cattedrale di Colonia in occasione della festa del Corpus Christi ha detto: “Qualcuno può pensare: dov’è il problema? È una sciocchezza. Altri possono persino pensare: ‘È un teatro di marionette’. Io penso: questo riguarda la vita e la morte. Riguarda la morte, e la resurrezione. Riguarda la vita eterna, riguarda Cristo. Questo riguarda la Sua Chiesa e di conseguenza riguarda la sua essenza. E questo è perché noi dobbiamo combattere per essa, e trovare la via giusta. Non semplicemente una via qualsiasi, ma la via del Signore, quella che Egli ci mostra, dal momento che solo Lui è la via e la verità e la vita”.

Molto spesso, quasi in maniera casuale, sentiamo dire che l’eucarestia è la fonte e la vetta della vita della Chiesa. Ma solo se riflettiamo a quello che ciò significa, e a quello che la Chiesa insegna e professa in tema di eucarestia, e della presenza reale del Signore nell’ostia, si possono mettere le parole del cardinale di Colonia nel giusto contesto. Rainer Maria Woelki è uno dei vescovi della Conferenza Episcopale Tedesca che hanno scritto e firmato una richiesta di chiarimenti alla Congregazione per la Dottrina della Fede in tema di comunione ai coniugi protestanti di cattolici. La Conferenza Episcopale tedesca, a maggioranza, aveva approvato un sussidio pastorale in cui era concesso ai coniugi protestanti di ricevere l’eucarestia durante la messa cattolica, con l’escamotage che si trattava di una situazione di grave emergenza spirituale. Questo stratagemma è stato contestato da personaggi autorevoli come i cardinali Brandmüller e Müller, e di conseguenza sette vescovi si sono rivolti a Roma. Ma il prefetto della Congregazione per la Fede, Ladaria, si è limitato a riferire un messaggio del Pontefice regnante in cui si suggeriva ai vescovi tedeschi di trovare una soluzione condivisa. Anche questo gesto, come era prevedibile, ha suscitato reazioni; alcuni vescovi tedeschi l’hanno interpretato come una non azione a favore dell’eucarestia ai protestanti, mentre altri hanno rimproverato a Roma un’omissione proprio laddove il suo ruolo sarebbe quello di fare chiarezza.

Il card. Woelki in udienza da papa Francesco il 18 maggio del 2018.

Nella sua omelia Woelki ha definito l’eucarestia il più grande mistero della fede, fatta eccezione per la Santissima Trinità. Ha ricordato ai fedeli che ricevendo la comunione dicono “Sì e amen” al Papa e al vescovo, alla struttura sacramentale della Chiesa, e ai Santi e alla loro venerazione. Questo rende la Messa non semplicemente “un evento” che possa essere rimpiazzato da un servizio della Parola e della Comunione, “non importa quanto bello”. “In primo luogo, ciò che conta è che nella celebrazione della Messa, noi abbiamo qualche cosa da dare – e cioè noi stessi a Dio – arrenderci a Lui”.

C’era stata polemica fra vescovi tedeschi riguardo alla lettera inviata a Roma. Woelki ha detto: “Molto è stato scritto e affermato. Fra le altre cose, è stato detto che mi sarei rivolto segretamente a Roma, che avrei scritto qualche cosa di nascosto. Con le parole della Sacra Scrittura, dico: ho agito e scritto e detto quello che doveva essere scritto e detto, in totale apertura. Dico ancora una volta: noi in Germania non viviamo in un’isola dei Beati. Non siamo una Chiesa nazionale. Siamo parte della grande Chiesa universale. Tutte le nostre diocesi tedesche sono incorporate nel grande globo. Siamo tutti uniti con le altre Chiese cattoliche del mondo, unite sotto la guida del Santo padre. Ecco perché ci avviciniamo a Cristo in unità con tutte le altre chiese particolari. In fedeltà al deposito della fede trasmesso a noi dagli Apostoli”.

Un altro vescovo che ha parlato del problema dell’inter-comunione è stato quello di Essen, mons. Franz-Josef Overbeck. Ha detto che bisognerebbe trovare una “soluzione teologicamente responsabile”, sottolineando che quando un matrimonio interconfessionale è in gioco, la comunione dovrebbe essere prevista per entrambi i coniugi. Ma non ha proposto nessuna soluzione concreta; e il Codice di Diritto Canonico non lo prevede. Mentre nei giorni scorsi il cardinale Arinze ha suggerito che i protestanti che vogliono partecipare all’eucarestia divengano cattolici. “L’eucarestia non è una nostra proprietà privata, che possiamo condividere con i nostri amici. Il nostro sì, e la nostra bottiglia di birra anche; quello possiamo condividerlo”.

(fonte: lanuovabq.it)

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