Per i gesuiti & Co. l’uomo è sacro. L’Eucarestia no.

Il Bestiario Clericale di Marco Tosatti è sempre molto ricco di tristi notizie.

di Marco Tosatti (06-03-2018)

Il Bestiario Clericale di oggi è quasi interamente dedicato all’eucarestia. Considerata sotto diversi aspetti. […]

Ma cominciamo dall’Eucarestia. Qualche giorno fa il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto divino, ha affermato che l’eucarestia è meglio riceverla in ginocchio e in bocca, piuttosto che in mano e in piedi come cavalli. Chi legge Stilum Curiae sa che l’argomento è emerso più di una volta, nel blog; e ricorda anche che Stilum Curiae è della stessa opinione del porporato guineano, per tanti motivi; se realmente nella messa accade “quel” miracolo, e di conseguenza non è un wafer, quello che ci si mette in bocca, mi sembra logico dimostrare che tutto il corpo – come fanno per esempio gli ebrei e i musulmani – partecipa della sacralità del momento. E certamente le mani del sacerdote sono più pulite di quelle dei fedeli. Ma sappiamo che il cardinale Sarah è visto come il fumo negli occhi da parte di quelli che in Vaticano svolgono per il Papa la funzione che i Centri sociali svolgono per il PD. Così subito è partito un tweet di padre Antonio Spadaro, che vi offriamo qui sotto.

Eucarestia due. Qualche giorno fa abbiamo pubblicato la notizia del divieto da parte del vescovo Paprocki di dare la comunione al senatore Durbin, che ha votato contro la messa fuori legge dell’aborto dopo le venti settimane. (Durbin subito dopo ha ricevuto un’onorificenza da parte di un’Università gesuita; tanto per capire in che situazione siamo…). Di confusione, e certamente Amoris Laetitia una bella mano alla confusione l’ha data. Qualche giorno fa il card. Wuerl ha emanato il piano per le parrocchie per l’applicazione di Amoris Laetitia. In esso si legge: “Giudizi prudenziali degli individui sulla loro propria situazione non mettono a lato l’ordine morale oggettivo, ma una decisione di coscienza ad agire in un modo o nell’altro richiede una guida e una formazione spirituale”. E continua: “I sacerdoti sono chiamati a rispettare le decisioni prese in coscienza da individui che agiscono in buona fede, dal mometo che nessuno può entrare nell’anima di un altro e operare il giudizio per lui”. Cioè: il singolo fedele decide, e il prete zitto e mosca. Deve aver pensato così anche Angelo Vincenti, di Licata, che come racconta il Corriere del Mezzogiorno, si è visto negare l’Ostia (è divorziato e risposato) durante una messa in commemorazione del disastro della Seagull. Vincenti ha reagito con un gesto di rabbia, un grido strozzato e una lettera al rifiuto del celebrante di offrirgli l’ostia consacrata. Vincenti è persona nota a Licata, consigliere comunale, e quindi la sua situazione personale è nota.

Eucarestia tre. Sfortunato, il signor Vincenti. Se fosse stato in un’altra città, mettiamo Torino, e in un’altra parrocchia, mettiamo quella della Madonna delle Rose, forse avrebbe potuto sperare in una fortuna migliore. Diciamo così perché ci è capitato sotto gli occhi il foglietto parrocchiale, in cui si annuncia per il 12 marzo l’incontro con il vescovo, mons. Nosiglia, e con i sacerdoti, che credo siano domenicani, per la presentazione “dell’Enciclica Amoris Laetitia”. Intanto, non si tratta di un’enciclica, ma di un’esortazione post-sinodale; e la differenza, scusate, c’è, ed è piuttosto grossa. Continua il foglietto: “focalizzando l’attenzione sul capitolo VIII, quello che considera le situazioni matrimoniali irregolari: conviventi, divorziati risposati. Possono essere ammessi alla comunione o no?” (il grassetto è nostro). Beh, è interessante sapere se l’Eucarestia può essere data anche a conviventi. A questo punto ci si potrebbe chiedere che senso abbia ancora spendere soldi per i tribunali diocesani che si occupano di nullità matrimoniali e, portando la logica alle sue estreme conseguenze, che senso c’è a confessarsi? Non è nell’aria un ‘tana libera tutti’ colossale?

Eucaristia quattro. In Polonia ha superato le 140mila unità la petizione, rivolta al presidente della Conferenza episcopale polacca, mons. Stanisław Gadecki. Nella petizione si chiede una conferma dell’insegnamento della Chiesa dichiarato nella Familiaris Consortio e si esprime inquietudine per quanto riguarda la crescente confusione nella Chiesa seguito alla pubblicazione di Amoris Laetitia, e alle sue interpretazioni contrastanti. La lettera è pubblicata sul sito poloniasemperfidelis.

[…]

(fonte: marcotosatti.com)

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