Vescovo canterino e prete dj: “famolo strano” in chiesa

Un vescovo canta musica pop in chiesa perché fa più strano. E un prete ex dj a fine messa organizza con le Iene un balletto. Il solito modo scoraggiante di utilizzare le chiese ridicolizzando il sacro. Anche perché se si vuol fare davvero qualcosa di strano oggi bisognerebbe cantare un Kyrie.

di Aurelio Porfiri (28-02-2018)

I social network sono spesso criticati e non a torto. Tante cose sbagliate accadono in questi mezzi di comunicazione e gli esaltati ci trovano terreno di pascolo. Ma ci sono anche tante cose buone. Una di queste è la possibilità di diffondere informazioni che altrimenti forse non avremmo.

Molte sono le informazioni che riguardano la Chiesa Cattolica e in modo speciale la liturgia. Non sono poche le notizie che riguardano comportamenti discutibili da parte del clero. In questi giorni mi sono state segnalate due cose: una riguarda un certo don Roberto, ex dj divenuto prete. In questo video si vede il sacerdote vestito di abiti liturgici e in un luogo che si presuppone essere una chiesa imbracciare una chitarra e inscenare uno spettacolino con la complicità della trasmissione Le Iene. Le parole della canzone erano intonate a concetti religiosi ma la musica andava proprio da un’altra parte. Sembrava, più che un ex dj divenuto prete, un ex prete divenuto dj. Posso dire che queste cose fanno tristezza? Che i volti della gente che applaude a ritmo fanno ancora più tristezza, perché quelle persone avrebbero dovuto avere qualcosa diversa dalle cose del mondo di cui già sono piene? Che la chiesa è luogo sacro, che quando entriamo dovremmo desiderare di lasciarci alle spalle le cose del mondo per elevarci alle cose dello spirito?

L’altra cosa riguarda Mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto. In una cronaca di un giornale di Piacenza ci viene detto di come questo presule sia un promotore della musica leggera anche in contesti liturgici, tanto che dice (secondo la cronaca del giornale): “Ma se le canzonette di Sanremo, non tutte ovviamente, parlano del messaggio di amore che è il messaggio di Gesù Cristo, perché queste canzonette non possono entrare in chiesa?”. E si felicita il vescovo per il suo segretario, patito di Fabrizio de Andrè tanto da andare a cantarne le canzoni in un pub. Una nuova missione pub gentes, insomma.

Ora, io nei due casi spero che sia una montatura dei mezzi di informazione che hanno riportato le news in modo scorretto. Ma se non fosse, avrei molto da dire. La chiesa è luogo sacro, luogo altro dalle cose del mondo. Se il soprannaturale viene “naturalizzato” (vedi De Lubac) non è più soprannaturale. La chiesa è il limen, la soglia verso qualcos’altro a cui aspiriamo. Se devo avere il mondo fatto di canzonette perché andare a cercarle in chiesa, quando le posso avere molto meglio fuori? E se devo andare in chiesa per avere quel “di più” per la mia vita, ma la chiesa mi da quello che ho già nel mondo, perché andare in chiesa?

Poi, dire che il messaggio di amore delle canzonette è quello di Gesù Cristo, mi perdoni il Vescovo, è veramente scoraggiante. “Amore” è un concetto in cui entra tutto, anche le pornostar chiamano la loro attività “dare amore”. Che facciamo? Le canzoni di Sanremo, parlano di amore in mille modi diversi, la maggioranza dei quali sono non solo diversi dal messaggio di Gesù, ma a questo antitetici. Molti dei valori che hanno corrotto la nostra civiltà sono infatti stati veicolati proprio da certa musica leggera, a partire dagli anni ’50. E non è che i cantanti che lui menziona sono proprio noti per fervore cristiano. Anzi, proprio Sanremo e altre trasmissioni sono apprezzate dal “sistema” per il fervore con cui mettono in pratica e danno spazio a certe tematiche (anche qui) antitetiche da quelle che sono al centro del messaggio cristiano.

Ma io un poco capisco perché questo accade e non voglio pensare che don Roberto e mons. Staglianò siano in cattiva fede. C’è questa urgenza di far vedere che sono come noi. Ma il problema è proprio aver messo questo “noi” al centro piuttosto che “Lui”, questo anche nella liturgia. Per favore, non ci rincorrete, non rincorrete i giovani. Se li rincorrete nelle cose sbagliate, si farà la fine di coloro che si accodavano ai porci che andavano a buttarsi in mare. Il giovane che cerca qualcosa non cerca il prete come lui, ma cerca qualcuno che sia diverso, che lo porti a vedere la realtà con nuovi occhi. Se io vado da un medico è perché sono malato e non mi rassicura se il medico mi dice: non ti preoccupare, sono come te. Quello che voglio è che sia diverso da me, nel senso che abbia una competenza che gli consente di curarmi. Non siate come noi, di “noi stessi” abbiamo già abbastanza!

Il vescovo ha detto che cantava quelle canzoni di musica leggera perché questo avrebbe causato l’effetto di straniamento, cosa che non sarebbe stata possibile se avesse eseguito un Kyrie. La contraddico: oggi quello che fa veramente strano è sentire cantare un Kyrie, una musica liturgica e devota invece di quelle smielature melense che ci vengono propinate ad ogni piè sospinto che alla musica leggera devono tanto. Lo strano che i giovani cercano non è lo shock del momento sentendo un vescovo che canta una canzone, ma lo straniamento di una musica fatta per la liturgia e che ne rispetta i ritmi, le elevazioni, i silenzi. Ecco, vorrei dire, questo è veramente quello che mette un seme nei cuori dei giovani cercatori: allora, famolo strano… ma veramente!

5 pensieri riguardo “Vescovo canterino e prete dj: “famolo strano” in chiesa

  1. Credo che sui casi citati del prete e del vescovo ‘pop’ (?) il minimo che si possa dire è che sono dei bei casi di narcisismo e di anelito di ingaggio dallo star-system (del resto, dopo il caso della suor Cristina…).
    Il balletto in chiesa delle Iene, coi due inviati conciati da chierichettoni, è davvero al di là di ogni commento…
    Ma il caso più preoccupante è quello di mons. Staglianò vescovo.
    Stando a notizie nel web, egli avrebbe replicato alle critiche sul suo citare i cantanti Noemi e Mengoni durante il conferimento della CRESIMA: «È una cosa incredibile, pazzesca. Per uno come me che è nato il 25 dicembre ed è stato battezzato il giorno di Pasqua».
    Peccato che il suddetto sia nato il14 giugno (1959).

    Ma la follia che sta saettando in tanta parte della Chiesa – quanto meno italiana – può avere una radice precisa: è ormai palese che il vertice gradisce preti e prelati parapsyco. mentre quelli corretti e degni del nome e della responsabilità di pastori sono reputati noiosi, rigidi, facce da sottaceto eccetera eccetera.

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  2. Al di là della buona fede” è necessario dare il nome giusto alle cose.Si tratta di superficialità che non si addice alla missione e ruolo.
    È una povertà che fa emergere prepotentemente il fatto che ci sono cattivi maestri e carenza di persone veramente significative in grado di guidare le anime affidate. In ogni caso è un segno dei tempi e non resta che affidarsi al Signore.

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    1. Il fine giustifica il mezzo.Papa Francesco dice che la Chiesa più che convincere deve attrarre.Se i due prelati hanno impiegato canzoni laiche, anzicchè canti liturgici, significa che hanno usato il linguaggio da loro ritenuto giusto per attrarre i fedeli.I canti liturgici sarà possibile intonarli quando i loro fedeli avranno maturato la giusta sensibilità.

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      1. Il fine non giustifica i mezzi! È scritto nero su bianco nel Catechismo della Chiesa cattolica.
        E poi ricordiamo che se non si convince, l’attrazione rimane superficiale ed è fine a se stesse. Proprio per questo molti matrimoni, per esempio, si sfasciano: finisce l’attrazione sessuale e il convincimento dell’insieme nella buona e nella cattiva sorte va a farsi friggere.

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      2. Caro Cannavò, risulta che qualcuno abbia mai detto che la Chiesa deve ‘convincere’ ?.
        Marco 16,15-16:
        “Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.”

        Quindi non un’operazione ‘convincitoria’ da venditori di batterie di pentole o da imbonitori da fiera, ma un’offerta di Verità fatta alla libertà dell’altro.

        Quanto all’ “attrarre”:
        Né da Marco (v. sopra) né da da Matteo 28,19-20 si può estrapolare alcuna esortazione di Gesù a operazioni di attrazione o fascinazione sugli sperabili credenti: <>.

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