Finanze vaticane, il problema è proprio papa Francesco

Al conclave del 2013 la “mafia di San Gallo” aveva convito diversi cardinali a votare per il gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio con l’assicurazione che avrebbe risanato i conti della Santa Sede. Fregatura su fregatura…

di Marco Tosatti (27-02-2018)

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, nei giorni scorsi su un sito para-vaticano è apparso un articolo in cui si raccontava di come il Pontefice regnante fosse impegnato nella ristrutturazione delle finanze vaticane e dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR) in particolare. Ora ci sembra di poter dire che dopo il coinvolgimento personale e diretto di papa Bergoglio prima in quel pasticciaccio brutto dell’Ordine di Malta, che, come sappiamo, profumava di soldi più che di santità, e la straordinaria richiesta alla Papal Foundation di 25 milioni di dollari per l’IDI, travolto da inchieste giudiziarie e tracolli finanziari, forse sarebbe più saggio anche per musici di corte non arpeggiare più di tanto su questi argomenti. E infatti Pezzo Grosso deve aver letto lo stesso articolo, e ci ha mandato una letterina al vetriolo. Eccola.

“Caro Tosatti,

le faccio una confidenza. So perché le finanze vaticane non funzionano, e credo di aver capito quale è il vero problema, anzi credo di sapere anche come si chiama il problema: Bergoglio. Tenterò di spiegarlo in modo sintetico e semplice. Dimenticavo, chi mi ha aiutato a capire son state ben tre persone, tutte ex coinvolte direttamente nelle finanze vaticane e tutte e tre si son dichiarate pro-Bergoglio, non ostili a lui. Ma tutte e tre han dato una risposta più o meno uguale alla domanda mia conseguente: ma allora perché non risolve il problema facendo…? Risposte: perché non si applica per capire e analizzare il problema; lo ascolta, dà un ordine e se ne va… Poi se legge sui giornali gli inevitabili conseguenti fatti scandalistici, si arrabbia…ecc.

Ma vediamo perché il problema si chiama Bergoglio:

– Nelle carte che Benedetto diede a Papa Francesco (al passaggio consegne), c’erano indicazioni sui problemi delle istituzioni vaticane che operavano in area finanziaria. Le ha lette?

– Tolse al Segretario di Stato Parolin la delega sulle attività finanziarie, praticamente spaccando in due la segreteria di Stato, e nominò il card. Pell. Sant’uomo certamente, che però di finanza non aveva alcuna esperienza, e lo dimostrò ben presto.

– Nominò (e confermò) mons. Ricca quale Prelato dello IOR. Il Prelato dello IOR ha il compito di gestire, quale trait-d ‘union, le relazioni tra vertici dell’Istituto e la Commissione Cardinalizia di sorveglianza. (NON è un ruolo onorifico).

– Nominò personalmente alcune persone al vertice di Cosea (ChaouquiBalda).

– Cambiò personalmente, e d’imperio, senza seguire nessuna procedura statutaria e senza avere informazioni necessarie su fatti e persone, il vertice dello IOR (nominando il DG Mammì e il Vice DG Mattietti).

– Non ascoltò il famoso capo del controllo Milone, il revisore dei conti, quando cercò di spiegargli cosa aveva compreso o scoperto (questo non mi è stato chiarito).

– Non ha mai voluto indagare, nonostante i suggerimenti ricevuti, sul ruolo svolto dall’Organo di Vigilanza (Aif) creato con la legge Antiriciclaggio nel 2010.

– Chiese personalmente ad un prestigioso ed esperto Consigliere IOR (Carlo Salvatori, ex Presidente Unicredito) di dimettersi perché “ostacolava” il lavoro della direzione facendo domande in Consiglio…

– Ha appena messo in condizione l’ex Ambasciatrice USA presso la Santa Sede, Ann Glendon, di dimettersi quale Consigliere IOR (e non lo ha fatto per ragioni di salute…).

Quousque tandem abutere … patientia nostra?”.

Pezzo grosso

(fonte: marcotosatti.com)

4 pensieri riguardo “Finanze vaticane, il problema è proprio papa Francesco

  1. Esperienza di vita dice che, quando ci si trova di fronte a situazioni economiche apparentemente o realmente difficili e pasticciate e non si riesce mai a venire a capo di nulla, MALGRADO I PROCLAMI DI VOLONTA’ DI RISANAMENTO, è perché il caos è VOLUTO.
    E perché è voluto? Perché, nella confusione totale, chi è in malafede può pescare a man salva.

    Nella fattispecie, perché ‘pensar male’ e voler vedere una volontà di frode?
    Perché ci sono tutti gli indicatori (quindi il cosiddetto pensar male è solo un arrendersi ai fatti, i quali – come diceva forse Lenin – hanno la testa dura):

    – il togliere al Segretario di Stato la delega sulle attività finanziarie per conferirla ad altro prelato, formato all’Urbaniana, con licenza in Sacra Teologia e approfondimenti in Pedagogia (= non formato in finanza e soprattutto con addosso il sospetto di aver insabbiato in passato casi di pedofilia, quindi rimovibile sui due piedi alla bisogna);
    – la nomina, quali ESPERTI FINANZIARI (?), di personaggi quanto meno chiacchierati e di certo in tutt’altre faccende affancendati (Ricca, Balda, Chaoqui, quest’ultima ex Miss Topless negli USA, …);
    – la rimozione sui due piedi di esperti in revisione dei conti, che revisionando erano arrivati a CAPIRE dove stavano il problema e l’emorragia di milioni di euro e dollari (finanziamento campagna elettorale della Clinton, giusto per dirne una stando a quanto pubblicato dagli organi di stampa, …………);
    – l’ignorare i suggerimenti e gli allarmi ricevuti dall’Organo di Vigilanza Aif, creato con la legge Antiriciclaggio nel 2010;
    – ………………………….
    – …………………………

    Quindi non mi pare si debbano attendere altri settantadue fenomeni per arrivare a capire quel che c’è da capire.

    Non bastasse, si aggiunge quell’altro problema:

    ‘Pezzo Grosso’ riferisce di aver ricevuto da più parti, come risposta alla sua domanda (‘Ma perché non risolve il problema facendo questo o quello?’):
    “Perché non si applica per capire e analizzare il problema; lo ascolta, dà un ordine e se ne va… Poi se legge sui giornali gli inevitabili conseguenti fatti scandalistici, si arrabbia…ecc.”

    Direi che è palese che il nodo è il seguente:
    per capire e analizzare un problema bisogna averne le facoltà, e non risulta che a un papa – con l’elezione al soglio – queste facoltà vengano infuse in automatico (salva l’inerranza ex cathedra in materia dottrinale). E’ per questo che, fino al fatidico 13.03.13, tutti i predecessori di Bergoglio si sono avvalsi di consiglieri nelle più svariate discipline…

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    1. Non mi pare che tutti i predecessori di Papa Francesco,pur avvalendosi di consiglieri esperti abbiano ottenuto risultati eccellenti.Significa che il problema è più complesso di quanto sembra.Il Santo Padre si comporta come chi deve correggere un quadro difettoso.Cancella,ridisegna,modifica il colore ecc..- Certamente riuscirà nel suo intento ma col tempo dovuto.Mi fanno sorridere quanti si improvvisano esperti in contabilità, amministrazione, statistiche ecc…, senza averne le competenze.Lasciamolo lavorare come ritiene giusto e confidiamo nello Spirito Santo,che certamente lo assiste.

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