Legga le critiche, Santità: faranno bene alla sua salute mentale.

Alcune considerazioni del vaticanista Marco Tosatti riguardo le ultime dichiarazioni di papa Francesco e il caso Barros.

di Marco Tosatti (20-02-2018)

Avrei voluto commentare e condividere con i lettori di Stilum Curiae le parole del Pontefice ai gesuiti dell’America Latina che padre Antonio Spadaro ha pubblicato in esclusiva sul Corriere della Sera. Come sempre, maiora premunt, e come sa chi legge Stilum Curiae cerco, nei limiti del possibile, di postare un solo articolo al giorno. Così mi trovo adesso a farvi partecipi di qualche pensiero, relativo alla parte del colloquio che riguarda direttamente l’informazione.

Diceva il Pontefice: «Per salute mentale io non leggo i siti internet di questa cosiddetta “resistenza”. So chi sono, conosco i gruppi, ma non li leggo, semplicemente per mia salute mentale. Se c’è qualcosa di molto serio, me ne informano perché lo sappia. È un dispiacere, ma bisogna andare avanti. Quando percepisco resistenze, cerco di dialogare, quando il dialogo è possibile; ma alcune resistenze vengono da persone che credono di possedere la vera dottrina e ti accusano di essere eretico. Quando in queste persone, per quel che dicono o scrivono, non trovo bontà spirituale, io semplicemente prego per loro. Provo dispiacere, ma non mi soffermo su questo sentimento per igiene mentale».

Ecco, la prima cosa che mi ha colpito è il riferimento alla salute mentale (ripetuto due volte e poi come “igiene mentale” alla fine del paragrafo). Uno potrebbe pensare che è per la tranquillità dello spirito, per non cadere nella tentazione dell’ira, o del nutrire sentimenti malvagi e negativi verso i responsabili, che un papa evita di leggere critiche o affermazioni sgradevoli. Anche se, da giornalista, penso che sia necessario leggere tutto, e in particolar modo quello che non collima con la tua visione del mondo, della vita, della religione. Ma è interessante notare quel riferimento alla salute mentale; che peraltro non è il primo che il Pontefice fa, a parte il famoso riferimento alla psicologa ebrea degli anni da gesuita a Buenos Aires. Come se quelle critiche potessero disturbare un equilibrio. Il che, conoscendo il temperamento impulsivo e umorale dell’interessato, può essere ben plausibile.

Sul dialogo credo sia meglio, caritatevolmente, non soffermarsi. La storia dei Dubia, delle lettere personali, di cardinali e vescovi, e la vicenda di persone come mons. Ricardo Livieres Plano, cacciato da Ciudad del Este senza aver potuto incontrare il papa, nonostante le ripetute richieste, non avvalorano le parole del Pontefice. Ci sembra di non sbagliare se le consideriamo una formula quasi dovuta, un noblesse oblige, e poco più.

È interessante invece il riferimento ai siti internet e ai blog. È un riconoscimento del fatto che i media mainstream hanno un ruolo debolmente critico nei confronti dell’istituzione, a differenza di quanto accadeva con Benedetto XVI. Un elemento, quello della simpatia mediatica di cui gode il Pontefice molto interessante e che meriterebbe di essere analizzato in dettaglio, esaminando anche le singole testate e i singoli giornalisti. È evidente però che il ruolo di contro-informazione viene svolto in maniera quasi totale dai blog e dai siti internet. E in un periodo così evidentemente drammatico per la vita della Chiesa, è un compito vitale e importante, con buona pace della salute (igiene) mentale delle persone coinvolte.

Ora, è vero che sono legione quelli che considerano il papa eretico? Leggendo parecchi di questi commentatori, direi proprio di no. Se ci sono, sono una minoranza. Ma è vero che molti sono critici dei gesti di governo del Pontefice, del suo stile di ministero, della discrepanza fra alcune – non frequenti, ma chiare – affermazioni di principio su temi sensibili e la scelta di persone che nei fatti e nelle azioni smentiscono o rendono vacue le enunciazioni di principio. “Como habla lindo Bergoglio!”, dicevano a Buenos Aires, salvo poi vedere tradite le parole dalle scelte fattuali.

Sappiamo, per sua stessa ammissione, che il Pontefice legge soprattutto il giornale punta di lancia della sinistra libertario-individualista-mondialista italiana. Certo, lì non ne troverà di critiche. Ma il sospetto – avendo studiato un poco la storia umana e da arcivescovo del Pontefice – è che non siano le accuse eventuali e rare di eresia, che non vuole ascoltare. Sono proprio le critiche tout court che gli danno fastidio, come accade a certi tipi di personalità, ed è per questo che, onestamente, parla di salute mentale. Certo è più facile – e in questo i corifanti di cui è circondato lo aiutano – squalificare in partenza le voci non omologate sotto un’etichetta che sia di stigma.

Umilmente, possiamo darle un consiglio, Santità? Li legga, li legga, questi blog! Senza paura! Vedrà che a costo di qualche ulteriore disequilibrio ne troverà giovamento.

Gli abusi, Barros e le improvvise grida di battaglia

Dopo il caso Barros, di cui ci siamo occupati qualche giorno fa, il tema abusi ha vissuto accelerazioni mediatiche continue. Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede si è premurato di informare che il Pontefice riceve frequentemente vittime di abusi da parte di ecclesiastici. La commissione vaticana sugli abusi è stata riattivata, con la conferma di alcuni membri e l’immissione di nove nuovi membri, e la presidenza è stata di nuovo affidata al cardinale di Boston Sean O’Malley, che aveva espresso le sue critiche alle parole del Pontefice sulle vittime di Karadima.

È dei giorni scorsi c’è la riapertura del caso di Ponticelli. Come leggiamo su Il Mattino: “In Vaticano si riapre il caso del prete di Ponticelli accusato di pedofilia. Papa Francesco ha richiesto «ulteriori e immediati» accertamenti. Vuole vederci chiaro. Vuole capire se le indagini svolte durante questi anni dalla diocesi di Napoli e, in seguito, dalle autorità competenti vaticane, relative alle accuse di abusi ai danni di alcuni bambini, e terminate nel 2016 con un’archiviazione, siano state fatte o meno accuratamente. Vuol capire se la procedura investigativa sia stata adeguatamente rispettata in tutte le fasi previste. Vuole che sia illuminato ogni singolo aspetto ancora oscuro della complessa vicenda. Dopo il racconto inquietante di una presunta ulteriore vittima di abusi, recentemente affiorato dal silenzio dopo anni, Bergoglio ha sollecitato le strutture d’Oltretevere ad attivarsi in base alle nuove «evidenze», e ad approfondire il dossier, per verificare se il caso non sia stato chiuso un po’ troppo frettolosamente dalla diocesi napoletana. Il Papa vuole capire che cosa esattamente, a suo tempo, abbia indotto chi investigava ad interrompere le inchieste e disporre l’archiviazione”.

La sensazione è che si voglia cancellare la pessima impressione lasciata dal viaggio in Cile, una visita segnata profondamente dal caso Karadima/Barros con una raffica di notizie battagliere, tese a dimostrare quanto il Pontefice è ardente in questa battaglia…Anche se la nomina del cardinale Mahony, ex di Los Angeles, a suo rappresentante a Stranton, nella messa che celebra i 150 anni dell’arcidiocesi è sembrata una nota discordante. Mahony è stato “liberato” da ogni incarico a Los Angeles nel 2013, in seguito alle accuse di aver fatto poco o niente per impedire abusi dei suoi preti dal 1985 in poi. Purtroppo come Danneels, e come Murphy o’Connor, anch’essi toccati dal problema di, diciamo così, una scarsa sensibilità agli abusi, fa parte del cerchio di consiglieri papali. Contraddizioni.

[…]

(fonte: marcotosatti.com)

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Un pensiero riguardo “Legga le critiche, Santità: faranno bene alla sua salute mentale.

  1. Non per sfiducia a prescindere:

    – che il papa ‘cerchi il dialogo’ con persone di cui ‘percepisce resistenze’ solleva ben più di un dubbio, dopo che mezzo mondo di credenti gli ha rivolto a valanga suppliche filiali, nella vana speranza di un ascolto e di una risposta mai arrivati;

    – che il papa ‘preghi per le persone senza “bontà spirituale” (= cattive) perché lo accusano di eresia’ solleva ancor più dubbi.
    Basta ricordare o leggere “Il piccolo libro degli insulti papali”, zeppo di epiteti che Bergoglio ha appioppato o scagliato gratis su persone ‘ree’ unicamente di fedeltà a Nostro Signore.
    O forse, prima di diffidare, occorrerebbe domandare al papa cosa intende lui per “PREGHIERA”.

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