Un video smaschera la fedeltà tradita di Avvenire

Il quotidiano della CEI Avvenire aveva sostenuto che sul caso del ritiro gay di Torino si era compiuto un fraintendimento perché la fedeltà era quella di Dio. Falso, come dimostra un’intervista all’ideatore dell’iniziativa. Il quotidiano dei vescovi ha costruito una notizia ad hoc, tradendo la fedeltà ai lettori.

di Andrea Zambrano (19-02-2018)

Basta un video di 4 minuti e mezzo per smascherare una colossale opera di costruzione della notizia. E’ quello che l’emittente locale Rete7 ha mandato in onda il 4 febbraio scorso intervistando don Gianluca Carrega, il sacerdote incaricato dalla diocesi di Torino della pastorale per gli omosessuali. Un’intervista che svela nero su bianco quanto il quotidiano La Stampa aveva già detto due giorni prima: e cioè che il ritiro spirituale organizzato da Carrega era rivolto agli omosessuali per insegnare loro la fedeltà. Quella fedeltà che la legge Cirinnà non aveva previsto al momento del voto e che la Chiesa torinese si sarebbe incaricata di illustrare agli omosessuali credenti.

La costruzione della notizia invece è quella che Avvenire ha cercato di fare post rem, per mettere una toppa su un buco grande. Il quotidiano dei vescovi invece aveva parlato di un colossale fraintendimento spiegando che in realtà il ritiro spirituale che poi l’arcivescovo di Torino, Nosiglia, aveva stoppato, aveva sì come argomento la fedeltà «ma non tanto quella tra coppie omosessuali, innanzi tutto quella che Dio esprime con il suo amore verso tutte le creature».

Luciano Moia

Insomma: circoscrivere la proposta solo agli omosessuali, di fatto quindi dando un giudizio positivo sulle relazioni omoaffettive, era sbagliato perché in realtà il ritiro si doveva occupare della fedeltà tout court che Dio manifesta all’uomo. Per rafforzare il concetto l’articolo di Luciano Moia aveva anche puntato l’indice contro «coloro che hanno gridato allo scandalo e hanno sollecitato la diocesi a fare marcia indietro, se avessero avuto il buon senso di informarsi e di riflettere si sarebbero accorti di aver rovesciato i termini della questione».

Sicuri? Sulla base di che cosa Avvenire ha potuto affermare ciò? Semplice: sulla base di una costruzione inventata della notizia. Infatti la rete, che solitamente non perdona, ha fornito a Moia & Co. la smentita al costrutto della disinformazione preventiva di quanti hanno accusato – e tra questi evidentemente c’è anche la Nuova BQ – l’iniziativa di essere eretica.

Il video è molto chiaro, per il semplice motivo che a parlare è don Carrega in persona, il quale non potrà ora prendere le distanze dando la colpa ai soliti giornalisti che travisano il senso delle parole. «Nel corso si cercherà di capire nel concreto le dinamiche ed è aperto a omosessuali che vivono un’unione stabile ma anche a coloro che sono single, anche se in questo momento non si realizzano in una relazione, ma possono raggiungere questo ideale». Insomma: quello della fedeltà tra omosessuali è un ideale e gli omosessuali non devono «spaventarsi da questa prospettiva. Questo corso può essere uno spunto per capire che ci può essere una dinamica di fedeltà invece di esperienze che durano poco nel tempo».

In breve: l’iniziativa partiva dall’assunto, vero e dimostrabile, dell’infedeltà e precarietà delle relazioni omosessuali, più volte giustificato da diversi motivi, e quindi si proponeva quel genere di esperienza formativa. Scimmiottando l’amore tra uomo e donna, che nella fedeltà vive la sua realizzazione.

Nell’intervista si parla anche di esclusività e si ammette che «su questo c’è un dibattito anche nella comunità omosessuale. Noi, come cattolici abbiamo una certa idea dell’amore, ci pare giusto che ai cattolici omosessuali sia consentito di vivere questa dinamica. Nel Vangelo la fedeltà è un valore importante, anche se non è prevista dalla legge Cirinnà che si è preoccupata più dei diritti, noi invece siamo su un piano diverso, quello della spiritualità».

Don Carrega

Don Carrega poi accenna al fatto che «si tratta di essere capaci di fare una proposta evangelica: dobbiamo avere una parola da dire anche a loro sennò il Vangelo non è per tutti». Ma don Carrega sembra ignorare che il Vangelo sui rapporti omoerotici parla chiaro, e con esso tutto il Vecchio e il Nuovo Testamento e infine la dottrina cattolica di sempre. Ed è un qualcosa che arriva a condannare gli atti, ma a guardare con bontà i peccatori ai quali si raccomanda castità e non fedeltà nel vizio.

Il corso di esercizi spirituali dunque si voleva porre come «una novità che la pastorale recepisce prima del Magistero. La pastorale — ha concluso don Carrega — ha un altro passo, la Chiesa può dire cose più innovative rispetto al Magistero perché può provocare una riflessione all’interno della riflessione dogmatica della Chiesa».

In pratica: per don Carrega è la pastorale che informa la dottrina, la pastorale che, essendo più avanti nelle esigenze dell’uomo, che sarebbe la guida e la dottrina soltanto la cornice da adattare per rendere la pastorale ufficiale. Si dimentica che è la dottrina che dà un senso alla pastorale e non viceversa perché non esiste una prassi che nasce sganciata da una dottrina, di cui invece è sempre conseguenza.

Parole in libertà dunque, come quelle che Avvenire ha cercato di esprimere per dire che in fondo quel ritiro non avrebbe cambiato nulla e non avrebbe diffuso dottrine erronee. Invece quel video dimostra che l’intenzione era proprio quella. E la fedeltà di cui si sarebbe parlato era proprio quella al vizio delle relazioni omosessuali. Così il quotidiano dei vescovi ha costruito una notizia falsa e tradito — è il caso di dirlo — la fedeltà ai suoi lettori nei confronti dei quali ha spacciato un’altra storia.

(fonte: lanuovabq.it)

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