Nozze “in volo” tra inganno e banalizzazioni

Certamente quando ci sarà la conferenza stampa sul volo che lo riporterà a Roma, papa Francesco avrà modo di spiegare meglio il significato che intende dare al matrimonio celebrato in Cile sull’aereo tra uno steward e una hostess, già sposati civilmente da otto anni. Purtroppo la prima impressione è che il sacramento del matrimonio non sia una cosa da prendere troppo sul serio, dove il sentimento è decisamente prevalente rispetto alla ragione, dove gli uomini sono molto più protagonisti di Dio. 

di Riccardo Cascioli (20-01-2018)

Certamente quando ci sarà la conferenza stampa sul volo che lo riporterà a Roma, papa Francesco avrà modo di spiegare meglio il significato che intende dare al matrimonio celebrato in Cile sull’aereo tra uno steward e una hostess, già sposati civilmente da otto anni.

Tanto più che dovrà anche giustificare il fatto che il matrimonio express le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, in realtà era ampiamente preparato. Ieri sera è infatti spuntato un lungo articolo del quotidiano cileno El Mercurio, datato 19 dicembre, in cui nel presentare lo staff incaricato del servizio nei voli del Papa in Cile si racconta proprio della storia di Carlos Ciuffardi e Paula Podest, che nell’occasione esprimono la speranza di potere essere sposati dal Papa proprio sull’aereo durante uno degli spostamenti (clicca qui). Esattamente quello che è successo. Si può dunque immaginare che i due abbiano in qualche modo fatto richiesta ufficiale in tal senso, che dalla Santa Sede sia stata data via libera, e dunque ciò che è stata presentata come un’idea totalmente spontanea del Papa si rivela invece essere stata ben preparata. Si tratta di una sceneggiata sconcertante e incomprensibile, che rischia di mettere in ridicolo non solo l’attuale Corte vaticana ma lo stesso papato. Chiunque sia stato il regista dell’operazione, a maggior ragione si deve ritenere che con questo colpo di teatro si volesse far passare un messaggio.

Del resto è la cifra di questo pontificato insistere sul fatto che i gesti valgono più delle parole. E dunque ci si deve chiedere – aldilà delle intenzioni di chi ha costruito l’evento – che tipo di impatto e che messaggio lancia il gesto compiuto dal Papa e ripreso dai media di tutto il mondo.

Purtroppo la prima impressione è che il sacramento del matrimonio non sia una cosa da prendere troppo sul serio, dove il sentimento è decisamente prevalente rispetto alla ragione, dove gli uomini sono molto più protagonisti di Dio. Non molto diverso francamente dai matrimoni express che nell’immaginario collettivo si celebrano a Las Vegas. E legato a questo c’è la percezione che le norme ecclesiastiche per la celebrazione dei matrimoni siano un orpello inutile, un ostacolo alla possibilità per tutti di sposarsi con rito religioso. Non c’era infatti nessuno stato di necessità che giustificasse la dispensa dallo sposarsi in chiesa, all’interno della messa, dopo una adeguata preparazione, dopo le pubblicazioni e dopo aver presentato una serie di documenti che, fastidiosi che siano, dovrebbero essere a tutela della libertà dei futuri coniugi.

Se dunque il Papa fa vedere al mondo che tutte queste cose sono superflue, su quale base un parroco può pretendere tutti i passaggi di cui sopra da coppie che chiedono di sposarsi? C’è da aspettarsi situazioni sempre più difficili per i preti che si dovranno confrontare con la pretesa di sposare in chiesa (o in qualche altro posto originale) senza perdere troppo tempo con gli adempimenti del caso. Così come oggi si trovano persone che, pur restando in stato di peccato, pretendono in confessione l’assoluzione perché «lo dice anche il Papa» o, più semplicemente, vanno alla comunione senza neanche più passare dal confessionale. Non che il Papa lo abbia detto effettivamente, ma questa è la percezione comune, questo è il messaggio che è passato, soprattutto dopo l’esortazione apostolica Amoris Laetitia.

E a proposito di Amoris Laetitia, dovremmo considerare ormai carta straccia tutte le parti dove si insiste sulla necessità di una preparazione adeguata al matrimonio. Era stato proprio Francesco a porre con forza il problema di tanti matrimoni non validi, a causa dell’impreparazione con cui si affronta il fatidico “sì”, al punto di pubblicare un Motu Proprio (Mitis et Misericors Iesus) per facilitare i decreti di nullità dei matrimoni. E allo stesso tempo in Amoris Laetitia chiedeva maggiore responsabilità per far sì che i giovani che intendono sposarsi possano adeguatamente prepararsi al matrimonio. I corsi di preparazione, già esistenti, dovevano essere molto curati per essere all’altezza delle necessità. Non che tali indicazioni abbiano avuto particolare successo nelle varie diocesi, pare proprio che tutti siano interessati solo alla Comunione per i divorziati-risposati. Però adesso quella necessità oggettiva di arrivare consapevoli al matrimonio sembra definitivamente cancellata dal gesto “spontaneo” sull’aereo: evidentemente non è più un elemento fondamentale. «Sei sicuro?», «Sì»; e tanto basta.

(fonte: lanuovabq.it)


I miei “dubia” sul matrimonio “al volo” (Aldo Maria Valli, 19-01-2018)

3 pensieri riguardo “Nozze “in volo” tra inganno e banalizzazioni

  1. Il matrimonio cristiano è arricchito,oltre che dalla cerimonia religiosa,dalla benedizione della Chiesa,che vale sino alla sua cessazione.Papa Francesco ha fatto bene a sposare i coniugi nell’aereo perchè, data la loro lunga convivenza non avevano necessità di frequentare il corso prematrimoniale per conoscere i doveri reciproci degli sposi.

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    1. No, scusi, mi faccia capire: Lei sta dicendo che il concubinato — che, sino a prova contraria, è un peccato mortale — è il miglior corso prematrimoniale?

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    2. Caro Cannavò, allora il matrimonio è costituito solo dai ‘doveri reciproci degli sposi’?, per conoscere i quali è sufficiente aver alle spalle ‘una lunga convivenza’?
      Allora tutti i preti della terra, quelli che istruiscono con serietà il matrimonio delle coppie cristiane secondo i dettami della Chiesa cattolica, hanno buttato via finora il loro tempo? e l’hanno fatto buttar via ai candidati alle nozze?

      * * *
      da http://www.fratellidisanfrancesco.it:

      ” […………….] Cristo nel matrimonio non ha istituzionalizzato un “pezzo di carta” per legittimare l’amore umano. Ai suoi tempi il matrimonio esisteva già come “istituto naturale” della legge d’amore scritta nei cuori. Egli lo ha elevato a “sacramento,” cioè a segno visibile dell’amore con cui Lui ama l’uomo, il che è spiegato nella sua intera vita, fatta di amore fino alla croce. Ripercorriamo in un semplice schema la storia d’amore tra Dio e l’uomo, che definisce poi lo stile della coppia cristiana.
      Un uomo e una donna che si amano veramente non rappresentano solo una festa per sè e per tutti ma, secondo la Scrittura, sono manifestazione della natura di amore di quel Dio che “creò l’uomo a sua immagine…maschio e femmina” (Gn.1,27). L’unione coniugale è una realtà umana così grande che, alla luce della rivelazione di Cristo, la Chiesa l’ha collocata fra quei sette segni sacramentali nei quali Dio manifesta la sua presenza e la sua azione.
      I battezzati che scelgono di sposarsi in Chiesa, eleggono Gesù come unico maestro del loro amore. Invitandolo a benedire le nozze gli esprimono la loro volontà di costruire una famiglia cristiana e gli chiedono la forza necessaria. Nella Chiesa gli sposi trovano fratelli e sorelle impegnati nel loro stesso cammino di amore soprannaturale e fecondo che li rende santi, cioè persone che si sforzano di compiere la loro missione terrena di coniugi cristiani. Matrimonio cristiano vuol dire accettare Cristo e la Chiesa come modelli d’amore, ma con un’umile adesione di fede. Non si tratta allora di fare dei matrimoni in chiesa, quanto nella e per la Chiesa, cioè in quella parrocchia dove la nuova famiglia è chiamata ad esprimere la propria fede e impegno a vivere il vangelo.
      Nel matrimonio la coppia diventa segno dell’amore fedele di Gesù.
      L’amore degli sposi viene “cristificato” nel dono di sé compiuto davanti a Gesù, ossia reso capace di un sacrificio completo, fedele fino alla morte come il suo. Chi può sostenere una promessa di fedeltà eterna? Gesù, che manifesta la sua potenza nella nostra debolezza (2 Cor.4,5). […………….] ”

      * * *

      Secondo lei questa celebrazione papale, organizzata sui due piedi lì per lì, è stata qualcosa di serio ??
      O non piuttosto l’ennesimo colpo di teatro – per non dire pochade – giusto per finire sulle prime pagine di magazine e telegiornali, quando non per assestare l’ennesimo colpo di piccone (un altro !!!) a un Sacramento di Nostro Signore?

      Tralascio la versione, sostenuta da alcuni sulla scorta di interviste di qualche mese fa ai due stewards a riprova, che l’evento – lungi dall’essere stato qualcosa di spontaneo e improvvisato – fosse stato in realtà già preparato da tempo.

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