Il laico Marcello Pera spiega perché la Chiesa si sta smarrendo

Marcello Pera, filosofo ed ex presidente del Senato, nel suo ultimo libro Diritti Umani e Cristianesimo analizza, da laico quale è, la malattia del laicismo che ha contagiato anche la Chiesa. Nel nome dei diritti umani, anche quelli nuovi, la Chiesa dialoga col mondo, ma rischia di smarrirsi.

di Ettore Gotti Tedeschi (07-01-2018)

Marcello Pera è stato probabilmente il primo “laico” a comprendere i rischi che la Chiesa cattolica avrebbe corso nell’aprire questo dialogo con la modernità del XXI secolo, nell’intento di portarla fuori dalla grigia sacrestia che necessitava ricambio d’aria. Anzi è stato probabilmente il primo “laico” a intravedere i rischi del dialogo con i sostenitori della secolarizzazione, capendo che cosa sarebbe significato dialogare con la modernità (di oggi) partendo dal presupposto della “giustizia sociale”.

Marcello Pera non ha bisogno di tante presentazioni, fu presidente del Senato (dal 2001 al 2006), è un eminente filosofo della scienza, studioso di Karl Popper e della sua “società aperta”, i cui discepoli (soprattutto George Soros) oggi sembrano influenzare persino la chiesa stessa. Ma la sua preoccupazione per l’avvenire della civiltà cristiana prende con forza il senso di nostro interesse grazie al suo incontro con l’allora cardinale Ratzinger, con cui scrive nel 2004 il libro Senza radici, cui segue Perché dobbiamo dirci cristiani, dove condanna il relativismo e rivaluta la tradizione del cattolicesimo, che il mondo cattolico stava sotterrando. Facendosi così non amare dai laici(sti) e dai neo-cattolici, ma confermandosi profeta di ciò che entrambi hanno perso. E questo lo si rileva ora constatando lo stato di confusione in cui entrambi si trovano. I primi (laici) ora sono preoccupati della perdita dei valori cattolici di cui indirettamente godevano, i secondi (cattolici) a rischio di perdere una chiara identità e a rischio di perdere anche la speranza.

Il libro di Marcello Pera, che invito a leggere e meditare, è Diritti umani e cristianesimo. La Chiesa alla prova della modernità (Marsilio editori, 2015). Si tratta di una lezione di valori morali cristiani data da un filosofo, considerato laico, che ha bussato più volte alla porta del Cortile dei gentili, ma è stato lasciato fuori perché aveva lasciato intendere che cominciava a capire i misteri della Redenzione e la grandezza della fede vissuta. Mentre i gentili che vengono accolti devono, apparentemente, saper mantenere la propria identità gnostica. Pera dimostra tutto ciò in questa opera, di grande valore, sui cosiddetti “diritti umani”. Se dovessi commentarla con una sola espressione, lo farei dando io la risposta alla domanda di Kant (che Pera propone nel libro): «Perché oggi il cristianesimo, che in modo eminente è la religione dei Doveri dell’uomo verso Dio, della creatura verso il Creatore, del debitore verso il Benefattore, ha accolto la dottrina etica (e giuridica e politica) dei “diritti dell’uomo”?» (Intendiamo quella emanata nel 1789 dalla rivoluzione francese e poi riconfermata in qualche modo dall’ONU).

La risposta potrebbe essere: perché grazie ad un concetto generico confondente e mal spiegato di Misericordia, si sovvertono detti Doveri trasformandoli in “diritti di essere comunque salvati” prescindendo dalle azioni meritorie compiute. E se si prescinde dalle opere meritorie si prescinde dai doveri, e si hanno solo diritti. Il libro spiega il prezzo che il cristianesimo paga alla dottrina dei “diritti umani”, che snaturano i doveri cristiani, piegandoli alle esigenze dello spirito dei tempi, centrato su un progetto di vita e civiltà che prescinde da Dio. Quali sono infatti i nuovi diritti umani proclamati dall’ONU? (diritto all’aborto, eutanasia, gender…). Pera spiega che dopo il Vaticano II, quelle che prima erano considerate libertà false, rivendicate contro la religione cristiana, son diventati diritti sacrosanti per gli stessi cristiani, in nome del Vangelo addirittura. (Non è infatti, per esempio, indicato come persona esemplare Pannella?). Così il biodiritto imposto dall’ONU prevale sulla bioetica. I nuovi diritti umani (pretesi dalla modernità) emarginano poi la chiesa che li ha accolti. Pera cita più volte Leone XIII (Immortale Dei), profeta inascoltato, e conclude il libro con una domanda (la cui risposta lascio al lettore):  «… dialogando con la modernità e i suoi istituti, la Chiesa può oggi pensare di diventare umanitaria e democratica, aperta, accogliente, tollerante, conciliante, paterna, mite. Molti suoi avversari già la lodano per questo. Ma è per questo che esiste la Chiesa?».

(fonte: lanuovabq.it)

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