La spietata “misericordia” di Bergoglio ha colpito anche il card. Sarah

Con un gesto senza precedenti, papa Francesco ha reso pubblica una lettera indirizzata al prefetto della Congregazione per il culto divino, il card. Robert Sarah, “reo” di aver cercato di interpretare cattolicamente il nefasto motu proprio liturgico Magnum principium.

“Misericordiato” anche l’ultimo cardinale di Benedetto

di Antonio Righi (23-10-2017)

Da tempo, in Vaticano, circola il neologismo “misericordiato”. Tutti coloro che nell’epoca Bergoglio vengono eliminati, oscurati, silenziati con modalità inedite, godono di questo appellativo, che ben mette in luce la distanza tra le parole di Bergoglio e il suo comportamento severo, duro, ducesco.

Chi si oppone al papa della sinodalità, della misericordia, del pluralismo… viene ignorato o abbattuto, in un modo o nell’altro: dopo Caffarra, Meisner, Burke, Meller… i vescovi ungheresi, polacchi e africani (accusati dal cardinal Kasper, alter ego di Bergoglio, di essere appunto africani e perciò inadatti a occuparsi di dottrina cattolica!)… è la volta di Sarah, il prefetto prefetto del dicastero per il culto, cui Benedetto ha riservato continui elogi, sino a prefare il suo ultimo libro con questa frase, vergata di suo pugno:

“Con il cardinale Sarah, un maestro del silenzio e della preghiera interiore, la liturgia è in buone mani” (Benedetto XVI)

Carlo di Cicco, ex vicedirettore dell’Osservatore romano, descrive così la smentita imposta da Bergoglio a Sarah: «A memoria di giornalista, ma anche di esperti in materia, non era mai successo una richiesta di rettifica pubblica su una questione delicata da parte del Papa a un cardinale prefetto di un dicastero vaticano. Porta la data del 15 ottobre la lettera con la quale Francesco chiede al cardinale Robert Sarah, prefetto del dicastero per il culto, di pubblicare la lettera su tutti i siti dove il porporato aveva in precedenza pubblicato un documento del dicastero con una interpretazione distorta del pensiero papale…».

Ne abbiamo viste di tutti i colori, ma non è finita!

(fonte: libertaepersona.org)


La correzione di Bergoglio al cardinal Sarah

di Achille Bendettini (22-10-2017)

L’attuale pontefice Francesco ha inoltrato una lettera al cardinale Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino, dove egli corregge una nota che il cardinale aveva trasmesso al Papa il 30 settembre riguardante l’interpretazione che egli aveva dato del Motu Proprio Magnum Principium. Il commento era stato pubblicato come lettera del 1° ottobre 2017 attribuita al cardinale Sarah, ma il pontefice afferma che tale attribuzione era erronea.

Bergoglio e Sarah nel 2015

La Nuova Bussola Quotidiana lo aveva pubblicato in anteprima per l’Italia riportando il nome del prefetto in calce al testo. Non intendo addentrarmi nel contenuto della probabile differenza di vedute tra il cardinale Sarah e il Papa, né sulla diatriba dell’autore del commento.

Rimando per questo alle osservazioni del direttore della Bussola Riccardo Cascioli poste a commento della lettera del pontefice dove si esprimono preoccupazioni per un processo tendente “verso Messali nazionali sempre più differenti tra di loro, verso uno ‘spirito liturgico’ sempre meno condiviso” e il conferimento di “qualche autentica autorità dottrinale” alle conferenze episcopali nazionali. Si potrebbe sostenere che il vescovo che non si sentisse in coscienza di aderire alla formulazione ufficiale della propria conferenza episcopale potrebbe seguire per la propria diocesi lo spirito, seppure non la lettera, del documento pontificio ed inculturare il messale in maniera più conforme alle esigenze della propria diocesi. E se lo fa il vescovo, in un contesto di abusivismo liturgico diffuso e incontrastato, perché non dovrebbe poterlo fare anche il singolo prete?

Padre Arturo Sosa Abascal, il Preposito generale dei gesuiti, ha dichiarato al supplemento Papel del Mundo che “abbiamo creato figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male”. Chissà come egli adatterebbe alla sua comprensione del diavolo le parole della rinuncia a Satana battesimale.  Ma non intendo spingermi su questo crinale che, se da un lato deve considerare che abusum non tollit usum, dall’altro deve includere i possibili abusi nelle fonti della moralità anche di questo atto quali circostanze da prevedere.

No, quello che qui intendo piuttosto sottolineare è la richiesta da parte del pontefice di rendere pubblica la sua “correzione paterna” al cardinale Sarah con preghiera esplicita di diffusione sui media che avevano ospitato l’intervento attribuito al porporato. Mi sembra questo un aspetto non secondario, il confronto teologico viene a svolgersi alla luce del sole con l’espressa approvazione del pontefice.

Pur condividendone i contenuti, spesso è stato rimproverato ai quattro cardinali di avere reso pubblici i loro dubia su Amoris laetitia e la richiesta non soddisfatta di essere ricevuti dal Papa. La stessa critica è stata rivolta ai firmatari della correctio filialis. È evidente che l’iniziativa di Papa Francesco fa decadere tale tipo di critica, dal momento che il pontefice l’ha fatta propria.

Egli infatti non si è limitato alla correzione a quattr’occhi, poi alla presenza di uno o due testimoni e solo alla fine alla denuncia all’assemblea richiamata nel Vangelo (Mt 18, 15-17) che tante volte è stato richiamato per denunciare la sconvenienza dei dubia e della correzione filiale. Il pontefice ha preso carta e penna ed ha scritto al cardinale chiedendogli di pubblicare le sue parole, dunque si è dubito rivolgo all’assemblea.

Ha fatto male? No, è giusto averlo fatto. Troppo spesso di quel brano evangelico si abusa omettendo di osservare che il comandamento di Gesù inizia con queste parole: “se il tuo fratello ha peccato contro di te”. Qui, come nel caso delle iniziative attorno ad Amoris laetitia, non stiamo parlando di questioni personali, ma di fatti che coinvolgono la fede, la dottrina, la liturgia, di fatti che riguardano il popolo dei battezzati nella Chiesa. Se dunque il Papa corregge paternalmente il cardinale Sarah o chi per lui in modo pubblico, perché i cardinali non dovrebbero rivolgere pubblicamente domande al Papa?

E perché centinaia di stimati docenti e intellettuali cattolici non dovrebbero potere rivolgere una correzione non già paterna, ma filiale, al Papa in modo altrettanto pubblico?

(fonte: libertaepersona.org)

Un pensiero riguardo “La spietata “misericordia” di Bergoglio ha colpito anche il card. Sarah

  1. Non può passare inosservato il tempismo con cui è intervenuto a misericordiare il card. Sarah, che moralmente e teologicamente lo sovrasta dieci volte al quadrato. Mai visto uno scatto così repentino, da uno poi che ci ha abituati a vederlo sfacciatamente fare l’indiano e non rispondere alle domande per lui scomode, anche quando presentate nella forma corretta e con buona educazione. Umanamente questo ometto travestito da ciò che non è rimane un grandissimo figlio di buonadonna. Meglio faceva a proseguire con la carriera di chimico, evitando di sprofondare la Chiesa cattolica nel caos conclamato che vediamo ogni giorno che passa.

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