Amoris Laetitia, la non-risposta di Francesco e l’apertura di Parolin

«È importante dialogare anche all’interno della Chiesa», ha detto il cardinale Pietro Parolin riguardo la correzione filiale. Intanto La Civiltà Cattolica ha pubblicato l’incontro di papa Francesco con i gesuiti colombiani, in cui si parla anche delle critiche all’Amoris Laetitia.

di Riccardo Cascioli (29-09-2017)

«È importante dialogare anche all’interno della Chiesa». Se anche il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, manda un segnale chiarissimo al Papa vuol dire che la tensione è proprio arrivata alle stelle. Ieri Parolin era a un convegno sull’Iraq organizzato dall’Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), ma a margine del convegno ha rilasciato alcune brevi dichiarazioni su immigrazione e Amoris Laetitia che, aldilà dei toni molto concilianti, lo mettono in rotta di collisione con papa Francesco e soprattutto con il “cerchio magico” che spinge a rapidi cambiamenti dottrinali.

Sui migranti, pur negando che ci siano posizioni diverse, ha sottolineato che «Si può accogliere a braccia aperte con prudenza», con un chiaro riferimento alla campagna della Caritas Internationalis lanciata il giorno prima proprio da papa Francesco a favore dell’accoglienza degli immigrati e che ha come slogan “A braccia aperte”. Parolin ha anche aggiunto che pur essendo a favore di accoglienza e integrazione, «poi toccherà alla politica italiana decidere», prendendo quindi le distanze dalla forte campagna a favore dello ius soli in Italia che si sta facendo in Vaticano e alla CEI.

Il card. Parolin con papa Francesco.

Ma il capitolo potenzialmente più esplosivo è quello che riguarda l’esortazione apostolica Amoris Laetitia. Dopo giorni di sbeffeggiamenti e insulti piovuti dai “guardiani della rivoluzione” contro i firmatari della Correzione filiale a papa Francesco, il Segretario di Stato vaticano ha invece chiamato al dialogo. Chiesto proprio di dare un parere sulla lettera firmata in prima istanza da 62 teologi, preti, studiosi che chiede al Papa di intervenire per porre un freno al propagarsi delle eresie derivate dalla Amoris Laetitia, il cardinale Parolin ha preso sostanzialmente le distanze dal Papa invitando appunto al dialogo: «Le persone che non sono d’accordo esprimono il loro dissenso ma su queste cose si deve ragionare, cercare di capirsi», ha aggiunto. Parole che vanno confrontate con l’atteggiamento di totale chiusura di papa Francesco, il quale ha snobbato qualsiasi richiesta di chiarimenti: non ha mai voluto rispondere ai Dubia, né ha mai accettato di ricevere i cardinali firmatari malgrado richieste precise in tal senso. E ovviamente non ha neanche risposto ai firmatari della Correzione filiale né ai tanti che in questi mesi hanno preso posizione su alcune derive facilitate dall’ambiguità di alcune parti della Amoris laetitia, in particolare quel capitolo VIII in cui si parla anche dei divorziati risposati. Anzi, chiunque abbia espresso perplessità o critiche ai passaggi che riguardano i divorziati risposati si è visto spesso punito, come è toccato recentemente al professore Josef Seifert, cacciato dall’Accademia Internazionale di Filosofia di Granada per aver firmato una lettera critica della Amoris Laetitia.

L’uscita di Parolin non passerà certo in silenzio, anche perché sembra collegarsi alla proposta fatta il giorno prima dal cardinale Gerhard Muller in un’intervista rilasciata a Edward Pentin, della testata americana National Catholic Register. Affermando che la Chiesa non ha bisogno di «polemiche e polarizzazioni», ma casomai di «più dialogo e reciproca fiducia», l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha proposto di creare una commissione composta da alcuni cardinali, nominati dal papa, che discutano teologicamente sulle parti controverse dell’Amoris Laetitia con rappresentanti dei Dubia e della Correzione.

Cresce dunque la richiesta di chiarimenti di fronte a una situazione ecclesiale sempre più confusa. «Solo un cieco può negare che nella Chiesa esiste una grande confusione», aveva detto il cardinale Carlo Caffarra lo scorso gennaio.

Confusione che però ci si ostina a negare dalle parti di Santa Marta. Ieri pomeriggio, con un tempismo a dir poco sospetto, padre Antonio Spadaro ha pubblicato sul sito de La Civiltà Cattolica la trascrizione del dialogo che il Papa ha avuto con i gesuiti in Colombia, durante il suo recente viaggio. Rispondendo a una domanda sulla teologia, papa Francesco ha voluto affrontare a modo suo le controversie su Amoris Laetitia. Ecco le parole usate, così come presentate da La Civiltà Cattolica:

“Approfitto di questa domanda per dire una cosa che credo vada detta per giustizia, e anche per carità. Infatti, sento molti commenti – rispettabili, perché detti da figli di Dio, ma sbagliati – sull’Esortazione apostolica post-sinodale. Per capire l’Amoris laetitia bisogna leggerla da cima a fondo. A cominciare dal primo capitolo, per continuare col secondo e così via… e riflettere. E leggere che cosa si è detto nel Sinodo. Una seconda cosa: alcuni sostengono che sotto l’Amoris laetitia non c’è una morale cattolica o, quantomeno, non è una morale sicura. Su questo voglio ribadire con chiarezza che la morale dell’ Amoris laetitia è tomista, quella del grande Tommaso. Potete parlarne con un grande teologo, tra i migliori di oggi e tra i più maturi, il cardinal Schönborn. Questo voglio dirlo perché aiutiate le persone che credono che la morale sia pura casistica. Aiutatele a rendersi conto che il grande Tommaso possiede una grandissima ricchezza, capace ancora oggi di ispirarci. Ma in ginocchio, sempre in ginocchio…”.

In sintesi il Papa – peraltro in una chiacchierata con i suoi confratelli – dice che i rilievi critici sono sbagliati, ma invece di spiegare il perché dice che la Amoris Laetitia va letta tutta. Poi, quanto alla morale, dice che tutto poggia sul “vero” San Tommaso, ma senza dare ragione di questa affermazione. Anzi, per le ragioni dice esplicitamente di rivolgersi al cardinale Schonborn, il quale – come abbiamo scritto nei giorni scorsi – negli ultimi tempi ha rinnegato tutto quanto aveva sostenuto nei tanti anni precedenti.

Insomma, quella che sicuramente qualcuno spaccerà per la risposta del Papa ai Dubia, in realtà non risponde a nulla. E soprattutto dà la sensazione di affermazioni lontane dalla realtà che oggi si vive nella Chiesa.

Si può però sperare che dopo Parolin e Muller altri cardinali e vescovi di peso escano allo scoperto per chiedere al Papa di riaffermare con chiarezza la verità sul matrimonio e sull’Eucarestia.

(fonte: lanuovabq.it)


Riguardo al tomismo dell’Amoris Laetitia, segnaliamo che il grande teologo tomista padre Basil B. Cole, OP, ha scritto che non corrisponde al vero (cliccare qui per la versione spagnola e qui per la versione inglese). [@anticattocomunismo]

Pubblicità

2 pensieri riguardo “Amoris Laetitia, la non-risposta di Francesco e l’apertura di Parolin

  1. Indirizzata al cardinale Pietro Parolin nel giorno della memoria dei nostri gloriosi protettori Santi Arcangeli:

    Commento di CESARE BARONIO (del 22.12.16 ma ancora tristemente attualissimo) al pezzo “Ecco l’intervista integrale a Burke: eresia del Papa, scisma, sacramenti ai divorziati e altro ancora” sul blog http://www.radiospada.org:

    ” ” Vorrei spendere qualche parola sulle reazioni di Bergoglio, incluso il commissariamento (notizia di oggi) dell’Ordine di Malta.

    Qui non ci troviamo di fronte ad uno sprovveduto che butta lì una frase senza averne ben chiara in mente la portata. Tutte le esternazioni di Bergoglio – interviste, indiscrezioni, frasi de relato, discorsi informali, accuse generiche, censure, pronunciamenti ufficiali (ancorché non magisteriali) – sono perfettamente coerenti tra loro, e confermate dai suoi atti: commissariamenti, nomine, rimozioni, sponsorizzazioni dirette ed indirette, impunità per i rei e viceversa implacabile ira verso chi difende la giustizia e la verità.

    Ma com’è proprio dell’operare dei novatori – e dei modernisti in ispecie, smascherati da San Pio X nella sua immortale Enciclica Pascendi – egli gioca proprio sul non detto, sul lasciato intendere, su quanto affermato a suo nome dai suoi cortigiani. Ma talvolta egli si lascia prender la mano, e se ne esce con proposizioni tali, da non dare adito alcuno all’equivoco. Proposizioni che si trovano poi puntualmente palesate dalle intemperanze verbali cui sempre più spesso indulge.

    Ciò che lo rende furibondo, non è l’aggressione violenta o l’insulto – cose cui egli saprebbe ben rispondere con pari se non superiore virulenza -, ma la fermezza coraggiosa e composta di chi gli mostra l’errore e gliene chiede conto, affinché chiarisca – se può – l’eventuale fraintendimento. Dinanzi a questo comportamento che ricorda l’austera dignità di Nostro Signore davanti al Sinedrio, egli par volersi strappar le vesti, si adira, lancia accuse che non entrano nel merito, ma mirano solo a suscitare imbarazzo in chi lo ascolta.

    Dispiace doverlo affermare, ma questo costante atteggiamento, che va vieppiù inasprendosi negli ultimi giorni, dimostra ch’egli – se non è formalmente eretico, come peraltro può a ragione sembrare – non dispone in ogni caso della gravitas e della compostezza, della dignità e della serenità di giudizio, che si richiedono non tanto nel Vicario di Cristo, ma anche solo in un semplice ecclesiastico. S’egli fosse un seminarista, ne verrebbe aspramente redarguito dal Prefetto, ed allontanato dal Rettore. Se fosse un sacerdote, il suo Vescovo l’avrebbe senza meno costretto ad un periodo sabbatico, allontanandolo dalla cura d’anime. Se fosse un Prelato, la Santa Sede l’avrebbe invitato alle dimissioni o ne avrebbe disposto il trasferimento in partibus. Egli è che, per nostra sventura, costui siede sul Soglio di Pietro, dal quale ogni sua sillaba, lungi dal dissipare i dubbi e confermare il gregge nella verità, sparge viceversa l’errore, la confusione, lo scandalo. Di ciò, converrete, non occorrono ulteriori argomentazioni: sono più che sufficienti le sue parole ed i suoi gesti. Al punto che i suoi stessi sostenitori vanno ormai persuadendosi che anche il loro appoggio è opportuno sia più prudente, se non del tutto latitante.

    Rimangono, è vero, alcuni irriducibili – gl’integralisti della rivoluzione, i dogmatisti del Concilio, i fanatici dell’innovazione più ardita, i fautori della demolizione della Chiesa Cattolica ed i teorizzatori della nuova religione – che tuttavia non gli rendono gran servigio, fungendo essi da glossatori del verbo bergogliano. Con la loro stessa presenza, essi confermano e rendono palesi le intenzioni del loro padrone, sicché ci si trova, se non a scandalizzarsi per le loro affermazioni, quantomeno a commiserarli per l’imprudenza.

    Oggi abbiamo la grazia di assistere al compimento delle promesse vagheggiate dai peggiori nemici della Chiesa: il sovvertimento della dottrina, della morale, della liturgia, della spiritualità, dell’ascesi, della disciplina, del decoro e della civiltà. Vediamo la neo-chiesa per ciò che è, senza gl’infingimenti e le simulazioni del primo postconcilio. Il paradosso dell’eresia è che, nel delirio ch’essa porta con sé, la sua colpa diventa anche la propria condanna. Siamo ben oltre i sottili distinguo scolastici tra eresia formale ed eresia materiale: qui siamo al farneticamento, alla vertigine.

    Bene fanno le Loro Eminenze a mantenersi dignitosamente composte. Le reazioni che suscita la verità nei suoi negatori sono le stesse che si riscontrano durante gli esorcismi, quando si mostra il Crocifisso all’energumeno. Né si è mai visto un esorcista che scenda al livello dei demoni ch’egli scaccia per l’autorità della Chiesa. Quelli imprecano, schiumano di rabbia, bestemmiano; questo prega, ripete con autorità le formule del Rituale, invoca il nome di Cristo. E sappiamo che, prima o poi, vince sempre il ministro di Dio.” “

    "Mi piace"

  2. Che ne dite?
    C’era una fiorente società per azioni, che, pur in un mondo di difficoltà ( concorrenza, credito, fornitori, clienti) navigava abbastanza bene nel mercato.
    Ad un certo momento, un outsider , non si sa come pervenuto ad una certa posizione di prestigio, con occulte manovre riesce a far dimettere l’amministratore delegato e a pilotare un consiglio di amministrazione per farsi eleggere al suo posto .
    Una volta eletto, il nuovo amministratore delegato comincia a sbraitare pubblicamente dicendo che:
    la direzione vendite non funziona per niente
    nella direzione amministrativa non ci sono che ladri e corrotti
    i prodotti sono obsoleti
    la direzione ricerca e sviluppo e la progettazione di nuovi prodotti non c’è
    che i crediti della società sono fasulli e che tutti i debiti sono condonati
    che lui solo possiede la chiave per risolvere tutti i problemi
    che i dirigenti sono tutti da sostituire
    che la competenza e l’esperienza dei capi non contano nulla e che nell’azienda contano solo gli operai e i manovali al più basso livello.

    Per giunta quando fa pubblicità , la fa a favore dei tre maggiori e più pericolosi concorrenti e incoraggia l’acquisto dei loro prodotti. E se qualcuno si fa avanti per dirgli che forse sta sbagliando qualcosa manco risponde.

    Non voglio far torto all’intelligenza dei miei quattro lettori dicendo a chi si riferisce questa parabola e quali conclusioni se ne possono trarre.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...