Avvenire risponde alla Correzione filiale: un pastrocchio imbarazzante

Luciano Moia, da tempo impegnato a spiegare che con Amoris Laetitia è finalmente cambiato tutto, ha provato a rispondere ai 62 della Correzione filiale insieme al teologo Giuseppe Lorizio.

di Antonio Righi (26-09-2017)

Luciano Moia, da tempo impegnato a spiegare che con Amoris Laetitia è finalmente cambiato tutto, ha provato a rispondere ai 62 della Correzione filiale insieme al teologo Giuseppe Lorizio. L’argomentazione, che potete trovare qui, può essere smontata pezzo per pezzo, da un bambino.

-Anzitutto si sostiene che il documento “accoglie all’87% le due Relatio Synodi 2014-2015 e che quindi ciò che il testo propone non è frutto di un’invenzione del Papa, ma di un percorso sinodale che ha coinvolto oltre trecento vescovi, cardinali e teologi”.

–Ciò non significa nulla, perché i critici hanno sempre sostenuto che il documento è conforme alla dottrina cattolica nella sua gran parte. I passaggi sospetti sono numericamente pochi, soprattutto in nota, ma hanno una portata enorme. In teologia bastano poche parole per distruggere una prassi bimillenaria o una dottrina. In secondo luogo si finge di non sapere che molti padri sinodali, non quelli scelti da Bergoglio proprio perché innovatori, si sono spesso lamentati per pressioni, ingerenze, relatio intermedia truccata… È stato il segretario del Sinodo, monsignor Bruno Forte, fan di Amoris laetitia, a svelare le parole di Bergoglio che testimoniano che del Sinodo non interessava nulla perché tutto era già stato scritto a priori: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati – ha riportato mons. Forte riferendo una battuta di Papa Francesco – questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io” (qui).

Veniamo al punto principale.

-Chiede Luciano Moia: Come valutare l’osservazione a proposito dell’Eucarestia per i divorziati risposati? Lorizio: “L’Eucarestia non può essere concepita come il Pane di coloro che già sono perfetti. Ma è il panis viatorum, di coloro cioè che sono in cammino. Se dovessimo tutti attendere la pienezza dell’unione con Dio per accedere all’Eucarestia, nessuno vi potrebbe accedere. Tanto che pochi istanti prima di riceverla tutti, dal celebrante all’ultimo dei fedeli, dicono ‘Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa’”. Questo non essere degni, vuol dire che l’Eucarestia è data anche alla nostra fragilità. Del resto se la grazia è l’amicizia con Dio, Dio ci offre la sua amicizia attraverso i sacramenti. Ma non dimentichiamo che le reliquie del peccato restano anche nella persona che ha celebrato il sacramento della riconciliazione”.

–Vediamo di capire: Lorizio spiega che l’Eucaristia non è solo per “coloro che sono già perfetti”. Ma chi lo ha mai sostenuto? La Chiesa ha sempre insegnato che non si accede all’Eucaristia se si è in peccato mortale (ma lo si può fare se si è in peccato veniale); in tal caso bisogna pentirsi e confessarsi, per non cadere nelle parole di san Paolo, nella I ai Corinzi: “Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna”. Da sempre la I comunione è preceduta dalla confessione, proprio per questo. D’altro canto non avere peccati mortali sulla coscienza (adulteri, omicidi…) non significa essere perfetti, né avere la presunzione di esserlo: appare dunque inutile, perché evidente, la frase conclusiva di Lorizio sul fatto che anche chi si è riconciliato rimane un peccatore. Interessante invece un fatto: né nella domanda né nella risposta si parla mai di adulterio, benché tutto il problema dell’indissolubilità o meno stia qui. Perché è evidente che per cancellare la dottrina bisogna cancellare il nome stesso del peccato, nonostante esso appaia in uno dei 10 comandamenti e nonostante il già citato san Paolo sia molto chiaro: “Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio”. Moia e Lorizio rispondono, si fa per dire, ai Dubia e alla Correzione, saltando totalmente il problema, girandoci intorno.

-Domanda Moia: Ciò che nel documento si afferma a proposito della riconciliazione sembra frutto di una visione preconciliare… Lorizio: “Ma ancora peggio, in un punto significativo dal capitolo 12 del Decreto sulla riconciliazione del concilio di Trento – e quindi siamo in piena tradizione – si dice che nessuno può avere la certezza assoluta di essere graziato o predestinato, il che significa che nessuno può ritenersi in una situazione di ‘certezza’ per quanto riguarda la grazia. Il Papa, con Amoris laestitia, si innesta in questa tradizione. Chi dice il contrario, come traspare dal documento, evidenzia un problema di imperizia teologica”.

–Commentiamo: Anzitutto Moia deride la visione pre-conciliare, cioè 1960 anni di storia della Chiesa. Quindi il fedele dovrebbe credere sulla parola al signor Moia, e non a 1960 anni di papi e santi? Tanto più che il linguaggio dei 62 è esattamente quello delle encicliche di Giovanni Paolo II, di Bendetto XVI, del Catechismo della Chiesa cattolica del 1992! Quanto alla riposta di Lorizio, è fantastica: “Ancora peggio”, il che significa che pensarla come i santi di sempre, sant’Agostino, san Tommaso, Giovanni Bosco… tutti preconciliari, è cosa pessima, ma c’è ancora di peggio! Poi il Lorizio fa il capzioso, il sofista: sostiene che nessuno può “ritenersi in una situazione di certezza riguardo alla grazia”. E cosa c’entra? Qui si sta discutendo non di chi può avere qualche dubbio sul suo stato di grazia, ma di chi può sapere con certezza, essendo in peccato mortale, di non essere in grazia di Dio. E’ infatti certo che il peccato grave, come l’adulterio e l’omicidio, escludono dalla grazia, sino a pentimento. Per cui il discorso di Lorizio è del tutto fuori luogo.

-Moia: E la parte finale sul Modernismo e su Lutero? Lorizio: “Non si possono liquidare in modo così banale questioni storiche enormi. Oggi le ricerche ci hanno offerto una comprensione più profonda della teologia di Lutero e abbiamo molti documenti in più per inquadrare la questione del Modernismo, per cui agitare questi fantasmi in questo momento vuol dire essere fuori dalla storia e ignorare il frutto delle ricerche più recenti”.

–Commentiamo: è quantomeno singolare che mentre si cerca di difendere Bergoglio dall’accusa di eresia, si riabilitiamo con somma leggerezza un’eresia, il modernismo (condannato solennemente da san Pio X) e l’eretico Lutero (scomunicato e riscomunicato, accusato di eresia, e, per di più, non certo papalino). Si può difendere Bergoglio, perché è il papa (altri argomenti, come visto, non ci sono) condannando implicitamente i papi del passato? Non si accorgono Moia e Lorizio, non solo di non aver risposato ad una sola obiezione e ad un solo Dubium, ma di aver mostrato chiaramente di essere in non celata rottura con la Chiesa di sempre? Non sono davvero scismatici personaggi che, nel loro tentativo di difendere l’indifendibile, seminano qua e là la riabilitazione della più grande eresia della storia, il luteranesimo, e della più grande eresia della contemporaneità, il modernismo?

(fonte: libertaepersona.org)

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